CHRISTIANISTICA
commentarii ex lectionibus

Introductio in Rhetoricam Christianam: doctrina et usus

Lexicum rhetoricum

BIBLIOGRAPHIA


Ogni scienza sistematica studia i problemi sotto il profilo dei contenuti, della forma, della stile.
Sotto il profilo storico cronologico il latino cristiano comprende le sezioni:

I. LATINITAS LITURGICA

II. LATINITAS PATRUM

  • Versiones
  • Auctores ante Urbem eversam
  • Auctores post Urbem eversam

III. LATINITAS ECCLESIASTICA

  • Il Latino dei Documenti pontifici: Latinitas Apostolica (potissimum magisterium)
  • Il Latino dei Documenti della Curia Romana: Latinitas Romanae Curiae (potissimum leges)
  • Il Latino dei Documenti delle curie vescovili e religiose: Latinitas Curialis vulgata (id sunt potissimum necessitudines, interrogationes et responsiones

IV. LATINITAS CANONICA

  • Il Latino giuridico-canonico dei Concili e dei Sinodi
  • I testi legislativi
  • Le interpretazioni dei testi giuridici
  • Le regole monastiche

V. LATINITAS SCHOLASTICA

  • Tractatus
  • Summae
  • Latinitas vulgo 'goliardica' (ex grege 'Goliae' et 'gulae', in quem dissoluti clerici vagantes confluebant)

Il latino cristiano: genesi e problemi

Occorre tenere presenti le nozioni connesse con lo pseudo concetto di latino cristiano. Se ne dà una descrizione provvisoria, generica e generale, in quanto si preferisce ritenerlo come un grande albero, le cui maggiori ramificazioni sono il latino liturgico, il latino patristico, il latino ecclesiastico, il latino canonico e il latino scolastico.

Si pone in evidenza in primo luogo il latino liturgico, perché in esso confluiscono il latino biblico, il latino rituale e la letteratura latina martiriale, per analizzarne la struttura e il lessico. Alcuni esempi porranno in luce i caratteri distintivi lessicali (verba deprompta e sermone Hebraeo et Graeco - ebraismi, grecismi -, verba Latina a Christianis auctoribus novata - latinismi), sintattici e stilistici, che, uniti a moduli espressivi popolari, danno un tocco letterario inconfondibile e una peculiare dignità artistica anche alle opere degli autori cristiani, rinomati o anonimi, che hanno inculturato peculiari esigenze e contribuirono a crearlo.

Si sa che la nozione e l'esistenza del latino cristiano non sono condivise da tutti gli studiosi.(1) La Latinitas Christiana è infatti un nome troppo generico, che si applica a due generi di documenti profondamente diversi tra loro: il primo gruppo è abbastanza vicino alle origini e riflette meglio la situazione del ministero pastorale, con le sue esigenze di stare vicino al popolo e farsi capire dal popolo, usando magari il sermo vulgaris; il secondo gruppo riflette più da vicino l'insegnamento della Chiesa, ed usa un linguaggio più colto, anzi persino ritmico, come poi è divenuta prassi della Cancelleria della curia romana, erede anche in questo di quella imperiale, e che sarà quindi chiamato curiale.


1. La nozione di latino cristiano

De christianae latinitatis ratione - Sermo Latinus christianorum pars est habenda Latinitatis classicae, quae a religione christiana virtutem suam hausit, sive quod attinet ad sermonis usum, sive quod attinet ad affectuum animi declarandos.
Duo tamen extant genera huiusce sermonis: alterum elegantius testantur opera christianorum auctorum, qui rhetoricae artis praecepta cum nativo ingenio feliciter coniunxerunt, alterum demissum, simplex, expeditum, utpote ad commune inter homines commercium aptius, quod potissimum inter rudes frequentatur.
At Latinitas Christiana non est habenda altera lingua Latina, sed peculiaris eius forma, qua Religio nova novas induxit notiones, nova vocabula suppeditavit ad nova notiones declarandas, novam significationem tribuit usitatis vocabulis Latinis.

In linea generale (e generica) il latino cristiano abbraccia tutte le manifestazioni linguistiche della nuova religione cristiana. E' una sorta di categoria universale che riguarda tutti i generi della letteratura latina cristiana, dall'apologia, all'omiletica, alla storia, all'apocalittica.(2) In realtà la Religione nuova ha indotto non solo nozioni nuove e parole nuove o rinnovate di significato nel lessico latino, ma anche un nuovo modo di concepire la stessa capacità di esprimersi e di comunicare tra le persone e i popoli. Infatti alla caduta dell'Impero Romano ha fatto proprie alcune peculiarità culturali celtiche e germaniche, che secondo le leggi della pura retorica, ne hanno abbassato il livello artistico, e invece dal punto di vista dell'evoluzione storica, ne hanno perpetuata l'esistenza nel rito, nelle lettere, negli atti ecclesiali.

Sarebbe lungo passare in rassegna i numerosi studi, anche dei soli Schrijnen e Mohrmann,(3) che hanno contribuito a definire e ad approfondire il concetto di latino cristiano, i cui inizi sono avvolti pressoché nel mistero: in assenza di fonti certe e nel prevalere di semplici indizi, è però ragionevole porli già nel secolo II. La coscienza cristiana delle comunità latine, testimoniata dallo sviluppo delle arti plastiche, pittoriche e architettoniche, soprattutto delle catacombe, nei secoli III-IV, presuppongono uno sviluppo notevole della pietà popolare e di una cristianizzazione radicata.(4)

Una tale visione storica si può comporre con quanto sostenuto da Norden,(5) che vedeva in Tertulliano il creatore del sermo christianus, a motivo dei suoi violenti neologismi e della ferma convinzione che il cristianesimo era religio nova, destinata a innovare anche la cultura. Gradualmente il latino cristiano divenne lingua vulgata e fu reso familiare dalla liturgia e dalla prassi curiale, divenendo capace di esprimere il sentimento religioso e affettivo degli aderenti alla nuova religione, in misura uguale, o forse meglio, di quanto permetteva il linguaggio usato dagli autori pagani, compreso Ammiano Marcellino.(6) Il linguaggio della comunità cristiana, coi suoi riferimenti peculiari alle credenze e ai riti religiosi era certamente più ricco di simboli e di astrazioni.(7)

Il latino cristiano riguarda dunque sia la sostanza che la forma, usate dalle comunità cristiane d'Occidente, per esprimere il messaggio di Cristo. La forma particolarmente può avere assunto i caratteri del linguaggio fiorito di figure retoriche, sia del discorso comune del popolo.(8) Fu usato tanto per diffondere i documenti della Chiesa, quanto per alimentare la pietà dei fedeli, sia per difendere la fede, sia per divulgarla e fare proselitismo. La perfezione formale non è il suo scopo, ma nei secoli la ricchezza culturale di cui è portatore a buon diritto lo fa ritenere il latino dei cristiani, piuttosto che un latino cristiano, ricco di neologismi - Neuprägung - piuttosto che di innovazioni semantiche - Umprägung.(9)

Dal momento che la nozione di latino cristiano cristiano appare troppo complessa, sarebbe opportuno distinguere, secondo le leggi della retorica classica, i vari generi sotto cui è possibile ricondurre le sue varie forme e i diversi settori. Sebbene possa apparire troppo artificiale, sembra comprensiva dei generi, e dei relativi contenuti, la seguente distinzione: Latinitas liturgica, patristica, canonica, ecclesiastica e scholastica.

1.1. Il latino liturgico - Latinitas Liturgica

Il latino liturgico è il settore più importante, dal punto di vista linguistico, della latinitas christiana. Lo si usa nel culto, è documentato nei libri e nei testi letti durante la liturgia, è il più familiare e il più diffuso anche presso il popolo cristiano.
Della Latinitas liturgica fanno parte: a) la Latinitas Biblica, delle diverse versioni della sacra Scrittura in latino dall'ebraico e dal greco, aderente, a volte fin troppo, ai modelli originali; b) la Latinitas Ritualis, propria dei testi adibiti nell'amministrazione dei sacramenti, nella celebrazione della Messa, dei riti e delle benedizioni, nella celebrazione dell'ufficio divino o liturgia delle ore, dei carmina, con una grande varietà di espressione e di sforzi di esprimere le realtà sublimi della religio nova; c) la Latinitas Martyrialis, pervenuta negli atti e nelle passioni dei martiri, e nelle vite dei santi, che in genere potevano essere pure lette durante le celebrazioni assembleari.
Sull'universo del latino liturgico si potrebbe parafrasare quanto Paolo VI afferma riguardo all'Ufficio divino restaurato, nella Costituzione Laudis canticum: La Chiesa ha continuato ad innalzare sulla terra, con costanza e fedeltà attraverso i secoli, con una meravigliosa varietà di forme, quel canto di lode che in cielo si canta da tutta l'etemità e in terra fu portato da Cristo, Sommo Sacerdote.

1.2. Il latino dei Padri della Chiesa - Latinitas Patristica

Il latino degli autori cristiani non è certo troppo diverso da quello degli autori pagani coevi, e tuttavia si presenta con talune caratteristiche, mutuate tanto dalla latinitas liturgica, quanto dalle esigenze retoriche della scuola di provenienza. Sotto questa categoria letteraria si possono raggruppare: a) la Latinitas delle versioni degli autori greci e orientali, che è un esercizio di scuola con esiti vari, dal punto di vista artistico, ma che si configura con uno stile e caratteristiche proprie; b) la Latinitas originale degli autori cristiani fino alla caduta dell'Urbe (a.476), e quindi entro un ambito ancora rigorosamente retorico; c) la Latinitas, quasi sempre di riporto, degli autori cristiani dopo la caduta di Roma, entrati ormai nell'orbita dei nuovi popoli, che penetravano nei confini del disfatto Impero Romano, ridandogli nuove energie, o dissanguandolo ulteriormente delle risorse culturali.
Non si deve ignorare il contributo linguistico dato da autori cristiani culturalmente eminenti in Occidentale allo sviluppo della Latinitas christiana, ma occorre anche precisare che molti hanno deliberatamente rifiutato il purismo conservatore del classicismo in campo linguistico-letterario, accettando pienamente le tendenze rinnovatrici della nuova religione, e delle singole chiese in cui operavano.
Di fondamentale importanza furono i contributi letterari di Tertulliano, l'azione creativa linguistico-letteraria di Girolamo, nelle traduzioni bibliche, e di Agostino predicatore e scrittore.
Con l'affermarsi del linguaggio di tradizione biblica la letteratura latina di ispirazione cristiana si è arricchita di numerosi neologismi, in campo lessicale, e di nuovi generi letterari, in campo retorico.

1.3. Il Latino giuridico-canonico - Latinitas Canonica

La Latinitas canonica è propria dei testi legislativi cristiani. Al Senato e alla Curia imperiale, per un processo di imitazione e poi di usurpazione, si ispirano le leggi e i decreti normativi del mondo cristiano. Si crea così: a) la Latinitas dei testi conciliari, solennemente approvati e promulgati nelle assemblee; b) la Latinitas dei testi più propriamente legislativi canonici e dei codici; c) la Latinitas delle interpretazioni legislative e poi anche delle regole monastiche.
Questo corpus è di grande interesse sia per lo storia del diritto della Chiesa sia per la storia del Dogma, in quanto nuove realtà sociali ed economiche vengono di continuo assunte e integrate nel sistema politico ecclesiale, ottenendo legittimazione e stabilità.

1.4. Il Latino ecclesiastico - Latinitas Ecclesiastica

La categoria del Latino ecclesiastico è stata intesa variamente. Forse converrebbe definire Latino ecclesiastico solo quello usato nei documenti emanati dal governo centrale e gerarchico della Chiesa, di cui potrebbero far parte: a) la Latinitas dei documenti emanati dai Pontefici Romani; b) la Latinitas della Curia Romana; c) la Latinitas delle curie vescovili e dei vari ordini e società religiose. In questo genere di documenti la fonte emanante ha una grande importanza, ed occorre perciò distinguerla, perché si colloca nell'ermeneutica teologica con notevoli risvolti sul dogma, e dal punto di vista formale ha dei caratteri suoi peculiari a seconda del tipo (e sono senza numero) di documenti emanati.
Alla Latinitas ecclesiastica si potrebbero ricondurre anche altre forme di espressione in lingua latina, nel corso dei secoli, ma queste non hanno peculiarità distintive tali che permettano di collocarle in generi distinti, e non riguardano d'altro canto solo la vita della Chiesa.

1.5 Il latino della Scolastica - Latinitas Scholastica

La categoria del Latino della Scolastica potrebbe raccogliere i vari tipi di latino fatti propri dalla comunicazione didattica nelle Università, nelle scuole e nell'istruzione del popolo cristiano. Di essa fanno parte: a) la Latinitas dei trattati in uso nelle Università; b) la Latinitas delle Summae; c) la Latinitas che si potrebbe tentare di chiamare goliardica.

2. Caratteristiche del Latino cristiano

Se si accettano le distinzioni retoriche del latino cristiano si deve onestamente concludere che la latinitas christiana è in realtà uno pseudoconcetto, utile per chiarire i problemi, ma non certo per risolverli. Per alcuni studiosi il Latino cristiano sarebbe solo il linguaggio proprio delle comunità cristiane d'Occidente nei secoli II-V. Dal s.VI si dovrebbe parlare di latino ecclesiastico, liturgico, curiale, scolastico, canonico, come sviluppi del latino cristiano, fino all'epoca moderna e econtemporanea.

Anche ritenendo che il latino degli autori cristiani è espressione artistica delle singole personalità mentre la Latinitas christiana è legata al culto e agli atti dell'intero mondo ecclesiastico, si possono tuttavia individuare delle caratteristiche che, se non proprie, sono più frequenti e peculiari.
Si devono, ad esempio, elencare fenomeni lessicografici, semasiologici e sintattici speciali propri. Tra i fenomeni lessicografici particolare rilievo hanno gli ebraismi, i grecismi (verba deprompta e sermone Hebraeo et Graeco), i neologismi formati con normali processi di suffissazione latina.
Tali fenomeni sono sorti e si sono affermati nei contesti della vita di una comunità aderente ad una religione, che andava caratterizzandosi anche linguisticamente per effetto della propria disciplina, culto e dottrina rispetto alla società pagana.
Tale linguaggio non deve essere considerato una nuova lingua rispetto al latino classico, ma come una lingua settoriale, rispondente cioè a particolari bisogni e a particolari situazioni, come il sermo cottidianus, rusticus, militaris.
Il latino cristiano permette di valutare non solo fatti cristiani, ma tutti i fatti letterari, sociali e politici che diedero impatto alla nuova civiltà imperiale cristiana. Di fatto e di diritto è stato annoverata tra le lingue sacre cristiane, per il pregiudizio maiestatico di una lingua liturgica degna della divinità ed adatta ad esprimere verità sublimi, come sono appunto le verità teologiche e le preghiere che dalla terra salgono al cielo attraverso il ministero di un sacerdote.
Tale pregiudizio è comune a molte religioni e fu particolarmente sentito dagli antichi Romani, che fissarono le loro formule cultuali di supplica in stereotipi che o non avevano significato o tale significato era divenuto ormai incomprensibile persino agli addetti al culto (Carmen Arvale, Carmen Saliare, Carmen Lustrale, Carmina Sacra), da qui il valore magico loro attribuito. (10) La latinitas Christiana si presenta insieme cultuale e dottrinale, e alla intelligibilità, almeno nella fase iniziale della sua storia, ha sacrificato quella che in seguito verrà definita la emendata latinitas, o la optima latinitas, forgiata sui modelli cosiddetti classici, particolarmente su Cesare e Cicerone. Le tre lingue sacre cristiane furono così l'ebraico, in quanto era stata la lingua del Popolo di Dio, l'antico Israele, e in essa erano consegnate le Scritture, la Parola divina, il greco, in quanto era stato il veicolo dell'evangelizazione dei popoli del Mediterraneo e in essa era stato scritto tutto il Nuovo testamento e tradotto autorevolmente quasi tutto l'Antico (LXX), il latino, che acquistò dignità sacra quando la Chiesa Romana divenne Caput Urbis et Orbis, ed accentrò o centralizzò la Liturgia del rito latino occidentale, detto appunto Romano.(11)

I - Per quanto riguarda il lessico, si distinguono:

cristianismi

diretti

indiretti

integrali


verba proprie et integre christiana

integrali


verba integre sed improprie christiana

parziali

v. propria ex parte tantum christiana

parziali

v. paganorum saepe a christianis usurpata

Itaque in primigenio lexico christiano voces sunt quae aut res aut notiones proprie christianas designant: nomina quae ad rerum et personarum constitutionem spectant pleraque ex Graecis sumpta sunt qua lingua primum Romae preces et actiones liturgicae factae sint, neque postea sunt mutata. Cum re christiana etiam prisca vox sumpta est, eademque postea permansit. Ex quibus evangelium, apostolus, ecclesia, diaconus, baptismum, epiphania, monasterium.

Praecipuae mutationes in lexico videntur:


II - Tra i fenomeni semasiologici: Notiones vero quae cum doctrina christiana intime conectuntur, aut quae primarias fidei et vitae christianae notiones designant, aut quae singularem animi motum seu affectum expromunt, lingua latina expressae sunt; ut vocabula quae ad salutem spectant, ad redemptionem: salus, salvare, salvator, salvatio, sanctificare, sanctificatio, sanctificator, mediator, mediatrix, mediatio.(13)
Sunt etiam voces quae sensum non habent proprie christianum, sed rei christianae accommodantur in quibus sunt multae voces derivatae: transgressor, miserator, operator, trucidator, destructor, incorruptio, tribulatio, imperfectio, corruptibilis, ineffabiliter, infatigabiliter, indeficienter, mortaliter, mortificare, clarificare.


III - Tra i fenomeni sintattici ad esempio si può portare l'uso delle preposizioni causali dopo i verba dicendi et sentiendi.
De particulis quod, quia, quoniam, quomodo post verba sentiendi et dicendi positis pro accusativo cum infinito dicendum est usum numquam plane evanuisse, et praesertim scriptores, elegantius orationis genus affectantes, adhuc saeculo V p.Chr.n. eum servare studuisse.
Sed iam saeculo II p.Ch.n. accusativus cum infinitivo rarius occurrit et apud paganos et apud christianos auctores, maxime apud eos, qui Sacra Biblia Latine interpretabantur.
Etenim in libro, qui Bellum Hispaniense inscribitur, 36,1 legitur: 'legati renuntiaverunt, quod Pompeium in potestate haberent'. Item apud Hyginum, Petronium (quater ac quidem in iis partibus, ubi colloquia referuntur), interdum Suetonium, Tacitum, Plinium Iun., crebrius autem apud Apuleium, Gellium et seriores.
Saepe christiani voculis quia et quoniam praeoptant.
Nonnulli, philologae disciplinae peritissimi, docent usum huiusmodi iam apud Plautum deprehendi et apud Petronium 46, 4.
Quas inter voculas maximum momentum obtinuit quia, sed quomodo quoque saepe invenitur, immo apud Irenaeum una est.
Post medium saeculum III 'quoniam' obsolevit et vocula 'quia' magis magisque est propagata.
Quod ex more ponitur cum coniunctivo, interdum cum indicativo (semper apud Petronium). Uterque permiscetur apud Tacitum, Gellium et alios.
Quod In Itala versione Sacrorum Bibliorum, apud Hermae Pastorem, et apud Alcimum Avitum saepius invenitur cum indicativo, quia, quoniam, quomodo plerumque cum indicativo (raro scriptores ecclesiastici coniunctivum adhibent modum).


Brevibus adstringere verbis notiones potiores pseudo conceptus Christianae Latinitatis neque facile est neque opportunum, instantibus studiis pervestigationibus declarationibus innumeris, quae omnia magis ad dandam provvisoriam descriptionem inducunt, genericam et generalem, quam statutam definitionem et interprtationem.
Etenim Christiana Latinitas habenda est veluti patula arbor, cuius ramorum praecipuae propagationes sunt: Latinitas Liturgica, quae conectitur Latinitati Biblicae, Latinitati Rituali et Litteris Martyrialibus; Latinitas Patristica quae amplectitur omnes christianos auctores, quorum nonnulli Patres Ecclesiae habentur, alii haeretici, alii auctores errantes in rebus fidei; Latinitas Canonica; Latinitas Ecclesiastica; Latinitas Scholastica, quae amplectitur omnes auctores et opera aetatis quae dicitur Medii Aevi, usque ad renatas litteras, quae Renascentia vulgo habentur.

Non omnes autem docti viri de notione et existentia ipsa Christianae Latinitatis consentiunt.(1) Quod nomen nimis genericum videtur, duo documentorum genera spectans diversissima:

In genere et generaliter Christiana Latinitas amplectitur omnes expressiones linguisticas recentis Christianae religionis. Est igitur fere unversalis categoria spectans omnia genera Litterarum Latinarum, sive apologiam, sive, homileticam, historiam, apocalypticam.(2) Re autem vera Christiana Religio non solum novas induxit notiones novaque ac renovata verba in Latinum lexicum, sed etiam novam cogitandi rationem facultatis sese exprimendi et cum ceteris personis et populis communicandi.
Etenim declinante Romano Imperio peculiares qualitates assumpsit Celticorum et Germanorum, quae leges rhetoricas nihili fecerunt atque artificiositatem demiserunt, sed spectata historica evolutione, aeternam fecerunt in ritibus, litteris, ecclesiasticis documentis.
D. v. Schrijnen et d.m. Mohrmann,(3) multum contulerunt ad altius pervestigandam atque definiendam Christianam Latinitatem, cuius incunabula ponenda videntur iam saeculo II, apud christianas communitates, testimonia progressus artium plasticarum, pictoricarum et architectonicarum, potissimum in catacumbis s. III-IV, quod postulat magnum progressum pietatis populi et radicatae christianisationis.(4)

Huiusmodi historicum testimonium concordat cum sententia d.v. Norden,(5) qui habuit Tertullianum primum inventorem sermonis christiani, et propter violentos neologismos et quia firmiter sibi erat persuasum christianismum esse religionem novam, cui spectabat renovare quoque culturam.

Per gradus Christiana Latinitas facta est vulgata et familiaris in liturgia et in documentis Curiae, apta quoque ad exprimendos sensus pietatis et affectus omnium fidelium, ut antea fuerat apud paganos auctores, inter quos emonet Ammianus Marcellinus.(6)
Sermo tamen Christianorum magis erat refertus symbolis et verbis abstractis.(7)
Sed numquam sermo Christianus attingere voluit sublime et coronas caducas artificiositatis, sed usus neologismis - Neuprägung - magis quam innovationibus semanticis - Umprägung.(8)

Igitur notio Latinitatis Christianae videtur complexa et iuxta rhetoricas leges generibus variis et formis dividenda.
Licet ficta videatur scholastice distinguuntur opportune Latinitas Ecclesiastica, Patristica, Scholastica.
Latinitas christiana Latino utitur sermone, qui factus est sermo publicus Ecclesiae Catholicae, quae Latina propterea appellatur et eiusdem sermonis fautrix ac servatrix facta est.
Patet christianam religionem cum ex Oriente ad partes occidentales transveheretur, primo annuntiatam esse Graeco sermone, quem Romani humanitate exculti callebant, eoque humile vulgus, quod ex oriente in urbem commigrarat, utebatur.

Priora scripta Latina s. II, ostendunt proprietates Latinits sermonis christiani iam pridem esse exortas. Huiusmodi sunt: Acta martyrum Scillitanorum, espistula s.Clementis, in Latinum conversa, opera Tertulliani.
Notae peculiares Christianae Latinitatis spectant regionem lexicographicam semasiologicam syntacticam.
In regione lexicographica maximi sunt momenti Hebraismi, Graecismi (verba deprompta e sermone Hebraeo et Graeco), neologismi creati communi processu suffissationis Latinae.
Hoc factum est atque confirmatum in communitariis contextibus vitae associatae adhaerentis ad religionem Christianam, quae peculiariter notabatur quoque linguistice propriae disciplinae ergo, proprii cultus, propriae doctrinae coram paganis et pagana civitate.
Hic sermo fere sectorialis habendus est et respondens peculiaribus necessitatibus coetus Christianorum, ut erat sermo cottidianus, sermo rusticus, sermo militaris.

De facto et de iure ergo Sermo Christianorum inter sacros annumeratus est, licet iuxta praeiudicium maiestaticum, liturgici sermonis, dignus qui foret Maiestatis Divinae, aptusque ad veritates exprimendas altissimas, ut sunt theologicae veritates et preces a terris ad coelum elatae sacerdotii ministerio.
Hoc praeiudicium commune fere omnibus religionibus est, sed apud Romanos potissimum excultum, qui cultualibus orandi formis stereotipis utebantur, licet nihil significarent vel significationem amisissent, neque sacerdotes valerent intellegere: huiusmodi sunt Carmen Arvale, Carmen Saliare, Carmen Lustrale, Carmina Sacra, quae vim fere magicam habuerunt.(9)
Econtra Latinitas Christiana exhibetur una cultualis et dogmatica et ideo intelligibilitati, saltem un initio historiae suae, sacrificavit id quod postea definitura est emendata Latinitas, et optima Latinitas, in classicis exemplaribus, quae dicuntur, exstructa, potissimum Caesare et Cicerone.
Trium sacrarum linguarum Christianarum prima fuit Hebraica, utpote sermo Dei populi, Israelis antiqui, qua tradita erant Sacra Scripta, Dei Verbum; altera fuit Graeca, utpote evangelisationis vehiculum circa Mediterraneum habitantium gentium, qua totum Novum Testamentum scriptum est in quamque fere totum Vetum Testamentum conversum est (LXX - Septuaginta); Latina tertium locum occupavit sero dignitatis sacrae, cum Romana Ecclesia facta est Caput Urbis et Orbis, atque ad se convertit tamquam cetrum Liturgicus ritus occidentalis, qui appellatus ideo est Romanus.(10)


Sed vulgati dicendi modi saepe ingressi in Liturgiam notam enthusiasticam dederunt ritibus: S.Augustinus saldem decies potissimum in sermonibus ad populum explanat vel citat: ''Sursum cor habeamus'',(36) ''Erimus et nos gloria in excelsis Deo''.(37)
Fortasse non absurdum est inquirere de influxu Christianae Latinitatis in paganas litteras,(38) si verum sit quod Augustinus testatur: ''Unum scio quod omnes mecum sciunt, in hac civitate multas inveniri domos quibus non sit vel unus paganus; nullam domum inveniri ubi non sint christiani. Et si discutiatur diligenter, nulla domus invenitur, ubi non plures christiani sint quam pagani''.(39)
Apud Ammianum Marcellinum termini inveniuntur, ut: ecclesia, conventiculum, synodus, episcopus, presbyter, diaconus, clericus, martyres, monachi, qui sunt christianismi directi;(40) et utitur quoque adiectivo beatus pro episcopis.(41)

Post celebratum Concilium Vaticanum II novi textus liturgici sunt exarati, qui resonant - ut factum est per saecula - studium et ingenium auctorum necnon eorum doctrinam de Latinitate, quam ipsi sunt amplexi.


NOTE

2. Cf V.GROSSI, Dal "sermo humilis" delle traduzioni latine della Bibbia alla teologia agosiniana dell'evangelizzazione, in L.PADOVESE, Atti del VI Simposio di Efeso su S.Giovanni Apostolo, Pontificio Ateneo Antoniano, Roma 1996, 273-291; S.SCONOCCHIA-L.TONEATTO (a cura), Seminario Internazionale sulla letteratura scientifica e tecnica greca e latina 1. Università degli Studi, Trieste 1993; 2. Patron, Bologna 1997.
3. Cf Lingua Patrum, I, cit., p.156-159 (Mohrmann) e p.167-168 (Schrijnen), ma soprattutto A.Blaise, Manuel du latin chrétien, [Turnhout] 1955, rist. 1986: da qui è tratta la maggior parte dell'esemplificazione e spesso anche delle considerazioni.
4. Cf F.Memoli Accursio, Originalità, fortuna ed arte di un nuovo genere letterario, il sermone latino cristiano, Nuova Didask. 14(1964)57-90; - Diversità di posizioni e apparenti incoerenze degli scrittori cristiani di fronte alla ‘eloquentia' classica, Aevum 43(1969)114-143; - Studi sulla prosa d'arte negli scrittori cristiani, Napoli 1979.
5. E.Norden, Die antike Kunstprosa, Leipzig-Berlin 19594, tr. it. La prosa d'arte antica, I-II, Roma 1986, p.607.
6. L.F.PIZZOLATO, Metodi di ricerca nella letteratura cristiana antica, in "Cultura e Lingue Classiche" 2, a cura di B.Amata, LAS, Roma 1988, pp.105-115.
7. Cf C.Codoñer Merino, Latín cristiano, lengua de grupo?, Nova Tellus 3(1985)111-126. Il noto studioso G.B. PIGHI, Storia della lingua Latina, in Enciclopedia classica 6,1, SEI, Torino 1968, p.185 n.84 e p.186 n.85, ha parlato di un latino medio cristiano, da inserire tra quello quotidiano e quello letterario; un altro studioso, altrettanto noto, I.Devoto, Storia della lingua di Roma, Bologna 1969, p.311-314, ha scoperto l'esistenza di due lingue latine cristiane; dello stesso parere è I.Mir, Latinitas Christianorum propria, o.l. 236, n.10.
8. Schrijnen, I caratt. cit., Bologna 19812, 57-85, 109-110; J.OROZ RETA, Del latin cristiano al latin liturgico: algunas observaciones en torno al itinerarium Egeriae: Latomus 48(1989)401-415
9. Cf, fra tanti altri, I.Paladini, Fratres Arvales: storia di un collegio sacerdoale romano, Roma 1988; AA.VV., Lo spazio letterario di Roma antica, I-V, Roma 1989-1991.
10. L.Alfonsi, La sacralità e la lingua latina: Le Parole e le Idee (Napoli) 12-14(1970-72)19-40.
11. P. SABATIER, Bibliorum sacrorum Latinae versiones antiquae seu vetus Italica, Remis 1743.
12. P. SERRA ZANETTI, ''Sermo humilis'' negli autori latini cristiani, in Orientamenti recenti della critica nella lettura dei testi latini, Bologna 1988, 51-59; H. RONSCH, Itala und Vulgata, München 1965 (rist.); B.LUISELLI, Il linguaggio della ''evangelizatio pauperum'' nella chiesa latina antica, in La tradizione patristica. Alle fonti della cultura europea, Firenze 1995, 31-58.
13. ''Singula verba scripturarum singula sacramenta sunt. Ista rustica verba, quae putantur saeculi hominibus, plena sunt sacramentis. 'Habemus enim thesaurum istum in vasis fictilibus': thesaurum sensum divinum habemus in verbis vilissimis'' (Cf 2 Cor 4,7): Ambrosiaster, in ps. 90,7 (CC 78,130).
14. Norden, o.c., 2,502.
15. H.HOPFL - B.GUT, Introductio generalis in Sacram Scripturam, Romae 1950, p.352.
16. ''Praeibis enim ante faciem Domini parare vias eius'' (Lc 1,76); ''dare ad manducare'' (Io 6,52 in Cod. Vercellensi).
17. Orig., Cels. 1,62 (PG 11,774); Lact., Inst., 5,2; cf G.J. Bartelink, Sermo piscatorius. De visserstaal van de apostelen. Studia catholica 35(1960)267-273. S.Girolamo testimonia la difficoltà di fare accettare le nuove e più corrette versioni fatte dai testi originali.
18. Questo testo di Is 60,1.6 viene proclamato ancora oggi nella solennità dell'Epifania del Signore.
19. Cf Gn 1,1 Heb; LXII; Vulgata; Ricciotti persino: ''In principio creò Dio il cielo e la terra''.
20. ''Qui enim scriptores ex hebraea lingua in Graecam verterunt, numerari possunt, latini autem interpretes nullo modo. Ut enim cuique primis fidei temporibus in manus venit codex Graecus, et aliquantulum facultatis sibi utriusque linguae habere videbatur, ausus est interpretari ... In ipsis autem interpretationibus, Itala ceteris praeferatur; nam est verborum tenacior cum perspicuitate sententiae'': Aug., doctr. chr. 2,11. 15.
21. Su questo termine cf Aug., Serm. 299 ( PL 38, 1371) ''Christus Iesus, id est Salvatore. Hoc est Latine Iesus. Nec quaerant grammatici quam sit latinum, sed Christiani quam verum. Salus enim Latinum nomen est. Salvator et salvare non fuerunt haec Latina, antequam veniret Salvator: quando ad Latinos venit, et haec Latina fecit''.
22. Cf G.Romaniello, La formula ‘Ite misa est' e il significato della parola ‘Missa', Latina 1975.
23. Cf M. Dilworth, The Syntax of Christian Latin, Clergy Rev. (London) 43(1958)462-474; - The Morphology of Christian Latin, ivi 45(1960)88-97; - The Vocabulary of Christian Latin, ivi 51(1966)349-369 e 429-447.
24. H.Siegert, Griechisches in der Kirchensprache. Ein sprach- und kulturgeschichtliches Wörterbuch, Heidelberg 1950.
25. Num 5, 22; Dt 27,15; 27,16; 3Reg 1, 36; Paral 16,36; 2Esd 8,6; Tb 9, 12; Ps iuxta LXX 104,1; 112, 1; 116,1; Is 25,1; 65, 16; Hier 11, 5; 11, 20; 28, 6; Mt 5, 18; 6,2; 13,17; 21,9; 21,15.31; Mc 11,9-10; Io 5,19; Rm 9,29; 2Cor 1,20; Ap 3,14; 19,1.3.4.
26. Sulla origine della commendatio e su altre espressioni del culto liturgico cf A.M. TRIACCA, Liturgia e catechesi nei Padri. Note metodologiche: Sales. 47(1979)257-272; ID., Liturgia (Improvvisazione eucologica): Dizionario Patristico e di Antichità Cristiane, Casale 1984, 1994-1997; Y.DUVAL, Loca sanctorum Africae, Roma 1982; H.LECLERCQ, Dictionnaire d'Archeologie Chrétienne e de Liturgie, Paris 1948, s.v., c.2163; E.GOLTZ, Gebet in der ältesten Christenheit, Leipzig 1901; L.C. Mohlberg, Sacramentarium Veronense [Leoninum], Roma 1956; ID., Liber Sacramentorum Ecclesiae ordinis anni circuli, Roma 1960.
27. Cf P.Alfonso, L'eucologia romana antica. Lineamenti stilistici e storici, Subiaco 1931; Chr. Mohrmann, Quelques observations sur l'évolution stylistique du Canon de la Messe romaine: VChr 4(1950)1-19; - Le Latin liturgique: Maison D. 23(1950)5-30; - Sakralsprache und Umgangssprache: Archiv für Liturgiewis. 10 (1968) 344-354; F. Di Capua, Preghiere liturgiche. Poesia ed Eloquenza, in Scritti Minori, II, Roma 1959, p. 86-115; A. Quacquarelli, Retorica e liturgia antenicena, Roma 1960; J.Fontaine, Aspects et problèmes de la prose d'art latine au IIIe siècle. La genèse des styles lains chrétiens, Torino 1968; L. Leone, Latinità cristiana, Lecce 1971, pp. 85-108.
28. V.SAXER, Morts, martyrs, reliques en Afrique chrétienne aux premières siècles, Paris 1980; G.LANATA, Gli atti dei martiri come documenti processuali, Milano 1973, 6-7.
29. Cf Chr.MOHRMANN, Introduzione generale, in: G.J.M. BARTELINK (a cura), Vite dei Santi, Vita di Antonio, Fondazione Valla, Milano 1974, p.XIII; G.LAZZATI, Gli sviluppi della letteratura sui martiri nei primi quattro secoli, Torino 1956, p.9 et 137-144.
30. Aug, Serm. 315, 1 (PL 38,1426): ''Quia cum aliorum martyrum vix gesta inveniamus, quae in sollemnitatibus eorum recitare possimus, huius passio in canonico libro est''.
31. ''In martyrum festivitatibus tres aut quattuor missae (id est lectiones) fiant. Primam missam de Evangelio legite, reliquas de passionibus martyrum'': De ordine psallendi, PL 68, 396; qualcuno però pensa si riferisca alle lezioni del Divino Ufficio: cf É.Griffe, La signification du mot missa, Bulletin de Littérature Ecclés. 75(1974)133-138.
32. Braul., Vita S. Aemiliani, Praef. 2 (PL 80,701ss): ''Quocirca dictavi ut potui et plano apertoque sermone ut talibus decet habere libellum de eius sancti vitam brevem conscripsi ut possit in missae eius celebritate quantocitius legi... Hymnum quoque de festivitate ipsius sancti, ut iussisti, iambico senario metro compositum transmisi. Sermonem autem de eodem die superfluum dictare putavi cum nulla maior mihi esse videatur exhortatio quam virtutum eius narratio; et tanctam horam occupet ut si hoc adlectum fuerit audientium animos oneret''.
33. ''Item gesta sanctorum martyrum quae multiplicibus tormentorum cruciatibus et mirabilibus confessionum triumphis inradiant. Quis catholicorum dubitet maiora eos in agonibus fuisse perpessos nec suis viribus sed Dei gratia et adiutorio universa tolerasse? sed ideo secundum antiquam consuetudinem singulari cautela in sancta Romana Ecclesia non leguntur, quia et eorum qui conscripsere nomina penitus ignorantur et ab infidelibus et idiotis superflua aut minus apta quam rei ordo fuerit esse putantur; sicut cuiusdam Cyrici et Iulittae, sicut Georgii aliorumque eiusmodi passiones quae ab haereticis perhibentur compositae. Propter quod, ut dictum est, ne vel levis subsannandi oriretur occasio, in sancta Romana Ecclesia omnes martyres et eorum gloriosos agones qui deo magis quam hominibus noti sunt, omni devotione veneramur''.
34. A.Blaise, La Passio SS.Perpetuae et Felicitatis comme spécimen (d'une sorte) dde latin chrétien, Revue des Etudes Latines 33(1955)78-79; cf Bulletin de la Facultée Strasbourg 34(1956)228-229.
35. Per quanto riguarda il settore dei sermoni, cf A.Cameron, Christianity and the Rhetoric of Empire: the Development of Christian Discourse, Berkeley 1991.
36. Aug., Conf. 13, 7, 11 (CC 27): ''Affectus sunt, amores sunt, immunditia spiritus nostri defluens inferius amore curarum et sanctitas tui attollens nos superius amore securitatis, ut sursum cor habeamus ad te, ubi spiritus tuus superfertur super aquas, et ueniamus ad supereminentem requiem, cum pertransierit anima nostra aquas, quae sunt sine substantia''; Ep. 189,7 (Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum [=CSEL] 57, p. 135, 26): ''Illud potius cogitemus, quod dominus ait: ubi est thesaurus tuus, illic erit et cor tuum, et utique, cum audimus, ut cor sursum habeamus, non mendaciter respondere debemus, quod nosti quia respondemus''; In Iohannis euangelium tractatus 77, 5, 9 (CC 36): ''Nos ergo, carissimi, quibus Christus pacem relinquit, et pacem suam nobis dat, non sicut mundus, sed sicut ille per quem factus est mundus, ut concordes simus, iungamus inuicem corda, et cor unum sursum habeamus, ne corrumpatur in terra''; Enarrationes in Psalmos 148, 5 (CC 40, 3): ''Caelestia tranquilla sunt, pacata sunt; ibi semper gaudium, nulla mors, nulla aegritudo, nulla molestia; semper laudant deum beati; nos autem adhuc iusum sumus, sed cum cogitamus quomodo ibi laudetur deus, cor ibi habeamus, et non sine causa audiamus: sursum corda''; Sermones 229A (ed. G.Morin, Roma 1930, Miscellanea Agostiniana 1, p. 464, 9): ''Ergo dignatio est, non elatio: et quia est ista dignatio, ut sursum cor habeamus ad dominum, nos illud fecimus?''; 261 (Stromata Patristica et Mediaevalia, ed. C.Mohrmann-J.Quasten , Utrecht-Bruxelles 1950, 1, p.88, 2): ''Si ergo recte, si fideliter, si deuote, si sancte, si pie ascensionem domini celebramus, ascendamus cum illo, et sursum cor habeamus''; 301 (PL 38, 1383, 52): ''Cogitationes carnales in adiutorio domini transeamus, sursum cor habeamus, de uita futura cogitemus: ubi cum fuerit cor tuum, transisti''; 362 (PL 39, 1621, 56): ''Ergo sicut portauimus imaginem terreni, portemus et imaginem eius qui de coelo est, interim fide, per quam etiam cum illo resurreximus: ut et sursum cor habeamus, ubi christus est in dextera dei sedens; et ideo quae sursum sunt quaeramus, atque sapiamus, non quae super terram''; 395 (PL 39, 1716, 34): ''Modo ergo, charissimi, quod audistis ut sursum cor habeamus, ipso corde fit ut de illa futura uita cogitemus''; De dono perseuerantiae (PL 45, 1013, 22): ''Quod ergo in sacramentis fidelium dicitur, ut sursum cor habeamus ad dominum, munus est domini: de quo munere ipsi domino deo nostro gratias agere, a sacerdote post hanc uocem quibus hoc dicitur admonentur; et dignum ac iustum esse respondent''. 37. Aug., Serm. 193 (PL 38, 1014, 13).
38. Cf G.B. Pighi, Latinità cristiana negli scrittori pagani del IV secolo, I, Studi P.Ubaldi, Milano 1937, p.41-72.
39. Aug., Serm. 302 (Stromata Patristica et Mediaevalia, ed. C.Mohrmann-J.Quasten , Utrecht-Bruxelles 1950, 1, p. 110, 1).
40. G.KOFFMANE, Geschichte des Kirchenlateins, I, 1-2, Breslau 1879-81 (rist. Hildesheim 1965), p. 3ss; H.A.M. HOPPENBROUWERS, Recherches sur la terminologie du martyr de Tertullien à Lactance, Nijmegen 1961, p.11.
41. I.MAZZINI, La terminologia dell'organizzazione gerarchica nei testi conciliari latini dei secoli IV e V: St. Urbinati, n.s. A 25(1972-73)1-45, soprattutto p.16.
42. R.Schilling, Ce que le christianisme doit à la Rome antique; Revue des Etudes Latines 62(1984)301-325.
43. P.Glaue, Amen nach seiner Bedeutung und Verwendung in der alten Kirche, Zeitschr.Kircheng. 44(1925)184-198.


1. BIBLIOGRAPHIA GENERALIS

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