“Querela Pacis”,
Erasmi Roterodamensis.
Il
Lamento della Pace (1517)
Di quale pace? Di quella personificata da
Erasmo a suo tempo. Che poi è la stessa che oggi si appella alla nostra dolente umanità, colpita da un UNDICI
SETTEMBRE che entrerà nella nostra
storia, implorado un’ urgente rilettura, che ci spinga almeno ad evitare
l’automatica e tragica escalation .
Un breve brano dell’intero monologo Erasmiano,
era già da me raccolto in 4 Pagine del
BREVITER SED QUOTIDIE nel situs della Pontificia Università Gregoriana di Roma
(antologia di 365 PAGINE -in latino con introduzione e impaginazione “a
bandiera”). Propongo ora della QUERELA- soltanto 7 pagine con traduzione
di Luigi Firpo, Strenna UTET 1968.
Romae a.d.XIII Kal Oct. 2001 - Prius quam diffunderetur egregia Praesidis
George Bush prima oratio.
° ° °
La Querela Pacis,
undique gentium eiectae profligataeque è il più impegnato degli opuscoli
politici di Erasmo. Lo diede alla luce nel 1517. La PACE (retoricamente
personificata) espone al tribunale dell'Umanità il suo desolato Lamento. Una QUERELA
PACIS che in seguito -nella successione delle Pagine- troveremo capricciosamente mutato in PACIS QUERIMONIA. Quello però che conta è il suo discorso stringato. "Tradurre Erasmo in maniera adeguata è impresa disperata". IL LATINO VA LETTO IN
LATINO ! Pudeat velle Auctores LATINOS non latine
legere
1 __________________________________________________________ Cur magis ad
perniciem suam (sapientes) sapiunt, quam ad tuendam
felicitatem ? Cur ad malum quam ad
bonum sunt oculatiores ? Perché sono più bravi a procacciarsi rovina piuttosto che a proteggere la propria felicità ? Perché sono più avveduti nel fare il male che il bene ? 2
____________________________________________________________ Qui paulo
cordatiores sunt, expendunt,
considerant, circumspiciunt prius quam privatum quodque
negotium aggrediantur et, clausis
oculis, praecipites in BELLUM ipsi sese
coniiciunt, praesertim cum, semel admissum, excludi non possit quin id, e pusillo fit
maximum, ex uno plura, ex incruento cruentum ? Maxime cum haec
procella non unum aut alterum
affligat, sed universos pariter
involvat. Quelli che hanno un minimo di buon senso, prima di avviare qualsiasi affare privato, valutano, riflettono, si
guardano attorno; nella guerra invece si precipitano ad occhi chiusi; e si avverta che, cominciata che sia, non ci si può più tirare indietro, di guisa che, da piccola che era, diventa immane, da una che era, si sdoppia in
molte, da incruenta che era, diventa sanguinosa, specialmente quando questa tempesta non investe più soltanto questo o quello, ma coinvolge tutti quanti allo stesso modo. 3
_________________________________________________________ Quodsi vulgus haec
parum expendit, certe Principis et
Optimatum partes sunt haec secum
reputare; Sacerdotum est ista
rationibus omnibus infulcire, volentibus ac
nolentibus ingerere ! Haerebunt
tandem si nusquam non audiantur ! Certo, il volgo non ha modo di ponderare tutto questo, ma il Sovrano e la Nobiltà hanno il dovere di pensarci ben bene e tocca al Clero ribadire le buone ragioni e cacciarle in testa a tutti, volenti e nolenti. A forza di ascoltare, la gente finirà per persuadersi. 4
___________________________________________________________ Ad bellum gestis? primum inspice cuiusmodi res sit
PAX, cuiusmodi BELLUM, atque ita rationem ineas... num expediat pacem
bello permutare ! Propendi tutto baldanzoso
per la guerra ? Comincia col valutare
attentamente che genere di cosa sia la
PACE, e che genere la GUERRA.
Quali beni quella porta con
sé, e quali malanni questa, e così potrai concludere se
convenga permutare la PACE con la GUERRA . 5 ______________________________________________________________ Si res quaedam admirabilis est Se v’è paese in piena floridezza, uno Stato traboccante di ogni bene, con città di bella architettura,
campagne coltivate a dovere, ottime leggi, studi onorati, costumi
irreprensibili, medita in cuor tuo: “Mi toccherà turbare
questa prosperità, se faccio la guerra”. 6 __________________________________________________________
Contra, si quando conspexisti ruinas urbium, Al contrario, se t’è capitato di vedere
città in rovina, borghi diroccati, chiese incendiate,
campi desolati, e hai provato per questo spettacolo la
pietà ch’esso merita, rifletti che questo è il fruto della
guerra. 7 _________________________________________________________________ Si grave
iudicas sceleratam
conductitiorum militum colluviem
in tuam regionem inducere, his inservire,
his blandiri, Se giudichi penoso introdurre nel tuo paese caterve di mercenari scellerati, nutrirli danneggiando i tuoi sudditi,
farti loro servo, doverli blandire, affidare addirittura te stesso e la tua
sicurezza al loro capriccio, ebbene, mettiti bene in mente che questa
situazione è inseparabile della guerra. 8 _______________________________________________________ Si
abominaveris latrocinia, haec docet bellum. Nam
quì vereatur unum occidere commotus, Se il brigantaggio ti fa orrore, sappi che
lo si impara in guerra. Se esecri il fratricidio, è la guerra che
lo insegna. Come potrà trattenersi, nell’impeto della
passione, dall’uccidere un uomo solo, chi, assoldato per vile mercede, ne va
sgozzando tanti? 9 ___________________________________________________________ Si
praesentissima reipublicae pestis est legum neglectus, Se la peste più esiziale per lo Stato è
il disprezzo della legge, In mezzo alle armi le leggi sono mute. Se giudichi nefando lo stupro, l’incesto
e altri crimini anche peggiori, la guerra ne è maestra. Se
fonte di tutti i mali è l’impietà e il disprezzo per la religione, questa viene sommersa del tutto dalle
tempeste della guerra. 10 ______________________________________________________________ Si
iudicas pessimum esse reipublicae
statum Se consideri regime político peggiore
fra tutti quello in cui il potere è nelle mani dei
peggiori, in guerra sono i criminali che
comandano: è allora che vedi compiere le imprese
più segnalate da persone che in tempo di pace avresti mandato al patibolo. 11 ______________________________________________________
Quis enim melius per devia ducet copias quam latro exercitatus?
diutinis praedationibus exercitus ? Chi meglio di un brigante esperto
condurrà le truppe per passaggi malagevoli? Chi sarà più bravo nel mettere a sacco
palazzi e nello spogliare chiese di uno abituato a forare pareti o a compier furti sacrileghi? Chi più deciso nel colpire il nemico e
trafiggerlo a morte con la spada di un accoltellatore o di un parricida? Chi più destro di un incendiario nel dar
fuoco alle città o alle macchine guerresche? Chi più sprezzante dei flutti e dei
pericoli del mare di un pirata adusato alle continue
predonerie ? 12 ______________________________________________________________ Vis
palam cernere quam res sit impia bellum ? Se vuoi
avere una percezione chiara di che cosa sia la guerra, Guarda
che gente è quella che la fa.
13 _______________________________________________________ Si
pio principi nihil antiquius esse debet quam suorum incolumitas,
huic bellum imprimis invisum sit oportet. Si
principis felicitas est imperare filiabus,
pacem potissimum amplecti debet. Si
praecipue optandum bono principi, ut
imperet quam optimis,
bellum detestetur oportet, unde scatet
omnis impietatis sentina. Se al principe timorato non c’è cosa che
debba stare più a cuore della sicurezza dei suoi sudditi, ne consegue che la guerra debe riuscirgli
particolarmente odiosa. Se la felicità del principe consiste nel
governare gente felice, debe amare la pace sopra ogni cosa. Se
il più vivo desiderio di un buon principe è di comandare persone oneste per quanto è possibile, bisogna che detesti la guerra, da cui
fluisce ogni marciume d’empietà. 14 ________________________________________________________________ Si
suas opes esse putet quidquid cives possident, Se
fa consistere la propria ricchezza nella prosperità dei concittadini, eviti con ogni mezzo la guerra, perché questa, per bene che vada a
finire, certo consuma le sostanze di tutti e fa spendere a beneficio di carnefici
inumani quanto era stato guadagnato con oneste
fatiche. 15 ___________________________________________________ Iam
illud etiam atque etiam perpendat, Mediti poi e rimediti sul fatto che
ciascuno si innamora della propria méta e si lascia attirare dal sorriso della
propria speranza, mentre poi ben sovente quella, che nell’impeto della passione era
apparsa facilissima, si rivela ardua e questa non di rado
delude.
16
quid illa bonorum, quid hoc malorum secum vehat ;
Regnum undique rebus optimis florens,
bene conditis urbibus, bene cultis agris,
optimis legibus, honestissimis disciplinis, sanctissimis moribus,
cogita tecum: haec felicitas mihi perturbanda est si bello !
dirutos
vicos, exusta phana, desolatos agros,
et
id, spectaculum miserandum, ut est,
visum est,
cogita
hunc esse belli fructum !
hos
civium tuorum malo alere,
immo
horum arbitrio te ipsum ac tuam incolumitatem committere,
fac
cogites hanc esse belli condicionem.
qui
levi autoramento conductus tot homines iugulat ?
silent leges inter arma !
Si foedum existimas stuprum, incestum et his turpiora,
horum
omnium magister bellum est !
Si
fons omnium malorum est impietas et religionis neglectus,
haec
belli procellis prorsus obruitur!
cum plurimum possunt qui pessimi
sunt,
in bello regnant sceleratissimi;
et quos in pace suffigas in cruce,
horum in bellis primaria est opera!
Quis
fortius diripiet aedes aut spoliabit templa,
quam
parietum perfossor aut sacrilegus?
Quis
animosius feriet hostes et hauriet ferro vitalia
quam gladiator aut
parricida?
Quis
aeque idoneus ad iniciendum ignem
urbibus aut machinis
quam
incendiarius ?
Quis
aeque contemnet fluctus marisque discrimina
ac pirata,
Animadverte
per quos geritur !
bellum omnibus rationibus evitet.
Quod, ut felicissime cadat, certe
facultates omnium atterit,
et quod honestis artibus partum est,
in immanes quosdam carnifices
erogandum.
suam
cuique blandiri causam et suam cuique spem arridere,
cum
illa saepenumero pessima sit
quae
commoto videatur aequissima,
et
haec non raro fallit.
_______________________________________________
Sed finge causam iustissimam,
finge exitum belli prosperrimum !
Rationem fac ineas omnium incommodorum quibus gestum est bellum
et commoditatum quas peperit victoria,
et vide... num tanti fuerit vincere !
Ma supponi pure che la causa sia più che
giusta
e più che felice l’esito della guerra:
se alla fine tiri le somme di tutti i
malanni patiti nel corso della guerra
e di tutti i vantaggi recati dalla
vittoria, vedrai che l’aver vinto non
pareggia il conto.
17
_____________________________________________________________________
Vix
unquam VICTORIA contingit incruenta.
Iam
habes tuos humano sanguine pollutos!
Quasi mai si vince senza spargimento di
sangue:
Ecco dunque i tuoi macchiati di sangue
umano.
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______________________________________________________
Ad
haec supputa morum publicaeque disciplinae iacturam,
nullo
compendio sarciendam.
Exhauris tuum fiscum, expilas populum,
oneras
bonos, ad facinus excitas improbos...
Aggiungici il rilassamento dei costumi e
della pubblica disciplina,
Danno che nessun guadagno potrà
risarcire.
Esaurisci il tuo erario, taglieggi il
popolo,
aggravi di oneri i buoni, istighi al
delito i cattivi
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Neque vero, confecto bello,
protinus
belli reliquiae sopitae sunt:
Obsolescunt
artes,
intercluduntur
negotiatorum commercia...
E non è da credere che con la fine della
guerra
subito si placchino anche i suoi
strascichi.
Le manifatture deperiscono,
gli scambi commerciali si paralizzano...
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_______________________________________________
Ut
hostem includas,
prius
temetipsum a tot regionibis cogeris excludere.
Ante
bellum, omnes finitimae regiones tuae erant:
pax
enim, rerum commerciis, facit omnia communia.
Vide
quantam rem egeris;
nunc vix tua
est quae maxime tua est regio !
Mentre cerchi di bloccare il territorio
nemico,
finisci col precludere a te stesso ogni
rapporto con tanti altri paesi.
Prima delle hostilità tutte le regioni
confinanti era come se ti appartenessero,
perché la pace, grazie agli scambi,
accommuna tutte le cose.
Vedi quanto hai perduto.
Adesso è dir molto se ti appartiene ciò che sta sotto il tuo diretto dominio.
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Ut
oppidulum excindas, quot machinis, quot tentoriis opus est !
Imitatitiam
urbem facias oportet ut veram evertas;
at
minoris alium oppidum exstrui poterat !
Ne
liceat hosti prodire ex oppido, tu –exul
a patria- sub dio dormis.
Per rovinare una citaduzza fortificata,
di
quante macchine, di quanti accampamenti hai bisogno ?
Ti tocca costruire un simulacro di città
per distruggere una vera
e spendere più di quanto una vera non
sarebbe venuta a costare.
Per impedire al nemico di uscire
dall’abitato,
ti tocca dormire alla bella stella in
paese straniero.
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Minoris constaturum erat aedificare nova moenia,
quam
aedificata machinis demolire.
Costerebbe di meno costruire nuove mura,
piuttosto che abbattere con le macchine
quelle già edificate.
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Ut
ne computem hic quot pecuniarum effluit
inter
exigentium recipientium ac ducum digitos
(quae
sane pars est non minima);
quod
si horum singula ad verum calculum revoces,
ni
compereris
decima impendiorum parte PACEM redimi potuisse,
patiar
aequo animo me profligari undique.
E non voglio qui mettere nel conto il
fiume di denaro
che scorre fra le dite di chi paga, di
chi incassa,
e fra quelli dei generali (che non son certo somme da poco).
Fa` un computo esatto di tutti questi
oneri,
e se non concluderai che con un decimo di
spesa avresti potuto comprare la pace,
accetterò senza reagire che mi si scacci da qualunque luogo.
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____________________________________________________________
Sed parum
excelsi animi tibi videare
si
quid remittas iniuriarum !
Immo
nullum est certius argumentum
humilis
animi minimeque regii quam ulcisci.
Ma ti sembrerebbe forse troppo remissivo
se tu dovessi passar sopra alla benché
minima offesa ?
Ebbene, il cercar la vendetta è proprio
il segno più certo
di un animo basso e tutt’altro che regale
.
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___________________________________________________________
Maiestati
tuae non nihil decedere putas,
si cum finitimo Principe agens, et fortasse cognato aut affini,
fortassis alias bene de te merito,
de tuo iure decedas aliquantulum.
Pensi forse che un tantino della tua maestà si perda,
se rinunci all’applicazione rigida di
ogni tuo diritto
nei confronti di un principe confinante,
che magari ti è parente o affine,
oppure che in passato s’è meritata la
tua gratitudine ?
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At quanto humilius deicis maiestatem tuam,
dum barbaris cohortibus et infimae sceleratorum faeci,
numquam explendae auro! subinde litare cogeris,
dum ad Cares (Carre?) vilissimos simul ac nocentissimos,
blandus ac supplex mittis legatos,
dum tuum ipsius caput, dum tuorum fortunas,
illorum credis fidei, quibus
nihil est neque pensi neque sancti .
Ebbene, quanto più avvilisci la tua
maestà quando ti trovi di continuo
costretto a placare con l’oro le
schiere barbariche,
feccia abbietta di scellerati
insaziabili,
quando con fare conciliante e
supplichevole
mandi ambasciatori a dei mercenarii
tanto vili quanto nefasti,
quando affidi la tua stessa vita e le
sorte dei tuoi
alla lealtà di gente senza legge né
fede.
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Quod si quid iniquitatis videbitur habere pax
cave sic cogites: hoc perdo
sed tanti pacem emo.
Che se poi dovesse parerti che la pace
comporti una certa ingiustizia,
Guàrdati dal pensare “qui ci rimetto”,
e di` invece: “questo è il prezzo della
PACE”.
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At dixerit argutior
aliquis:
”Facile donarim, si res ad
me privatim pertineat:
Princeps sum, negotium
publicum, velim nolim, ago”.
Non facile bellum suscipiet, qui nihil nisi publicum spectat.
Atqui, contra videmus, omnes belli causas
ex his rebus nasci quae nihil ad populum pertineant !
Ma qualcuno dirà magari, più
sottilmente:
“rinuncerei volentieri, se si trattasse
di un mio affare privato;
ma sono principe, e, volente o nolente,
debbo curare i pubblici interessi”
Non entrerebbe tanto facilmente in
guerra uno che badasse solo al pubblico bene.
Invece vediamo che quasi tutte le
guerre
sono provocate da motivi cui il popolo
non è interessato né punto né poco !