I N D E X
1
Quale il giardino della Santità ? S.Agostino
2
La svariata santità di Francesco di Sales S.Franc.Sales
3
Il Borromeo, un Santo di formato diverso S.Carlo
4
CICLO PARAGUAY. Peramás parla di Andreu (1773) Peramás
5
Paraguay. Quei viaggi però...!
idem
6
Paraguay. Escandón torna in Italia idem
7
Paraguay. Peramás racconta di Córdoba. idem
8
Paraguay. Un ritardatario a cena resterà digiuno ! idem
9
Penelope, Lucrezia... nomi classici... nel Paraguay ? idem
11
Questi qui, cercavano Teologia de la Liberación ? idem
12
Vigilia de la Pragmatica
idem
13
Ultimi rinforzi: arrivati all'ora dei tuoni ! idem
14
Una sosta di comicità:... la chiave dei segreti ! idem
15
In esilio a Portofino: non sarà un privilegio ? idem
16
Altra musica per gli spagnoli in Val di Taro Navarrete
17
Deciso ringraziamento a quei di Parma. idem
18
Parthenius: dal Collegio Romano a "dissocupato". Mazzolari
19
Idem (2ª parte della sua
lettera)
idem
20
Navigate, fratres ! Maffei
21
Santa Cecilia
S.Agostino
22
Altro CICLO: MARYLANDIA in Latino Andrew White
23
Marylandia. Con sbornia e uccelli marini idem
24
Marylandia. Dove poi sarà la Casa Bianca ! idem
25
Marylandia. Potrebbe essere la parola END idem
26
Marylandia. Ma vale la pena una prolunga idem
27
Tocchiamo ora La Florida coi primi gesuiti Sacchini
28 I
quali poi... finiscono male !
idem
29
Più ad Est: il piano regolatore delle Molucche Maffei
30
Chi vuol venire alle Seychelles, a morire di fame Maffei
NOVEMBRE 1
Quale il GIARDINO della Santità
?
I molteplici
"design" del SANTO
cristiano
Oggi celebriamo i credenti una bella festa: TUTTISANTI. I così detti "campioni e modelli di santità", a dire il
vero, non saranno mai uno uguale all'altro, perché, pur ammettendo che la Sacra
Congregazione del culto debba per forza di cose avere un qualche codice, la
SANTITA` si dovrà sempre misurare secondo gli altissimi parametri del Padre
Eterno, che terrà conto in ogni caso delle tipologie che noi saremo capaci di
mettere in atto.
Questa riflessione mi fioriva un
bel giorno dalla lettura di una di quelle PAGINE della Liturgia Horarum
e attribuita, da quella fonte e dalla tradizione, ad un BARNABA, che potrebbe
essere o non l'Apostolo omonimo. Linguaggio sintetico, senza una sola delle
tradizionali ricercatezze di accademia o delle contorte acrobazie del
politichese. Nemmeno colorato di scuola, tanto meno di quello che i secoli ci
hanno tramandato come fiorito "linguaggio scolastico". Ci costringe
quasi a pensare nello stile, molto più alla mano, del "Curato d'Ars".
Non a torto questo documento, Epistola
Barnabae nuncupata, è a ragione
accettata dalla Chiesa Cattolica come esemplare e stimulante. Ricomparsa non si
sa bene nè quando nè da chi, viene pacificamente attribuita ad uno dei più
silenziosi Apostoli del Cristo Storico (come si usa dire), che avendolo
accompagnato di persona per le nostre strade umane, hanno da Lui imparato a
ricondurci per le STRADE DE DIO, anzi, attraverso la grande e sicura AUTOSTRADA
DELLA LUCE; egli stesso, sia all'inizio, sia alla fine del suo brano, ci
fornisce con perfetto istinto segnaletico, addirittura il testo del relativo
cartello: (VIA LUCIS HAEC EST), ricollegando così anche i nostri pensieri
con quella città che l'Apocalisse chiama civitatem sanctam Ierusalem,
quae non eget sole neque luna, nam CLARITAS DEI illuminat eam et lucerna eius est AGNUS.
(Apoc.21)
Tutti infatti sappiamo che le
VIE della santità sono INFINITE. Qui possiamo addirittura strapparvi un caldo
applauso di ringraziamento a S.Agostino, che in un linguaggio pittorico e
poeticamente profumato, ci dice in poche parole quanto ricco e vario sia questo
hortus dominicus : e sarà questa la PAGINA odierna.
Un brano del Sermo 304, così come viene
raccolto dalla Liturgia Horarum per
la commemorazione di S.Lorenzo, cioè il 10 Agosto, pag.1046.
Habet,
habet, fratres, habet hortus ille dominicus
non solum
rosas MARTYRUM,
sed et
lilia VIRGINUM,
et CONIUGATORUM HEDERAS, VIOLASQUE VIDUARUM !
Prorsus,
dilectissimi,
nullus
genus hominum de sua vocatione desperet !
Et
alibi: Via LUCIS haec est:
si
quis pervenire cupit ad definitum locum, STUDEAT OPERIBUS SUIS.
Cognitio
itaque nobis data in hac via ambulandi eiusmodi est:
Diliges EUM qui te creavit; veneraberis Eum qui te
formavit;
gloria
afficies Eum qui redemit te a morte;
eris
corde simplex et spiritu dives;
non
adhaerebis iis qui incedunt in via mortis.
Odio
habebis quodcumque Deo displicet;
odio
habebis omnem simulationem: ne derelinquas mandata Domini.
Te
ipsum non exaltabis, eris autem humilis in omnibus.
Non
assumes tibi gloriam.
Non
capies malum consilium adversus proximum tuum;
non dabis
animae insolentiam.
Diliges
proximum tuum plus quam animam tuam.
Non
interficies fetum in abortione,
neque
etiam interimes post nativitatem.
Ne
auferas manum tuam a filio tuo vel a filia tua,
sed a
pueritia docebis eos timorem Domini.
Bona
proximi tui non concupisces, nec eris avarus;
neque
ex anima tua adhaerebis superbis,
sed
humilibus atque iustis utéris.
Quidquid
tibi accidit, tamquam bonum accipies,
conscius
sine Deo nihil fieri.
Non
eris inconstans nec bilinguis: laqueus enim mortis est lingua duplex.
Communicabis
in omnibus cum proximo tuo
nec
quidquam dices proprium; si enim in incorrupto consortes estis,
quanto
magis in iis quae corrumpuntur ?
Non
eris lingua praeceps: os enim laqueus est mortis.
Quantum
potes, propter animam tuam, castus eris.
Noli
porrigere manus tuas ad accipiendum, ad dandum vero contrahere.
Diliges,
ut pupillam oculi tui, omnem qui tibi loquetur verbum Domini.
In
memoriam tuam nocte ac die revocabis iudicii diem,
et
exquires cotidie vultus Sanctorum,
sive
sermone contendens et ad exhortandum incedens et meditans,
sive
manibus tuis operaberis ad redemptionem peccatorum tuorum.
Non
dubitabis dare, neque murmurabis cum das;
cognosces
autem quis sit bonus mercedis retributor.
Servabis
quae accepistis, nec addens nec demens.
Malus
odiosus tibi erit in perpetuum. Iuste iudicabis.
Non
facies dissidium, sed pacem conciliabis, contendentes associans.
Confiteberis
peccata tua.
Non
accedes ad orationem in conscientia mala.
Haec
est VIA LUCIS !
NOVEMBRE 2
Ancora
sulla doverosa "santità di vita"
alla quale è chiamato ogni
cristiano.
E non solo dai Concili o dalle Encicliche pontificie, che a ritmo incalzante si susseguono da secoli. La prima chiamata ve l'offro oggi... dal vecchio DEUTERONOMIO, che regolava l'osservanza religiosa dei Ebrei, anche prima del diluvio.
HODIE Dominus Deus tuus praecepit tibi
ut facias mandata haec atque iudicia,
et custodias et impleas ex toto corde
tuo et ex tota anima tua.
DOMINUM elegisti hodie, ut sit tibi
Deus, et ambules in viis eius,
et custodias caerimonias illius et
mandata eius atque iudicia,
et oboedias eius imperio... (dal
cap.26)
Il Concilio dal canto suo, e non è questo il
luogo obbligato per cercare in quale documento, ha aperto la lista ad ogni
sorta di occupazione umana come compatibile con quella fondamentale qualità, di
essere il nostro personale istrumento di sanctificazione. E` aperta sempre per
i volenterosi la scelta di questa o quella austostrada di una possibile ricerca
di perfezione o consacrazione, ma non è detto che lo sia anche quell’ accumulo
di impegni che ciascuno può aver prescelto per trovare un posto, sociale,
politico o culturale che sia, escluda automaticamente la via della perfezione
del suo mondo interiore, familiare... Tutto è compatibile, tanto più quando la
vita lavorativa, grazie ai nostri modernissimi accordi sociali, si va riducendo
alle ormai classiche 35 ore, che ognuno può automaticamente automisurare
calcolando "a occhio nudo", che DUE GIORNI equivalgono a 48 ore!. C'è
dunque spazio per tutto... e tocca a noi qualificarlo con segno positivo.
Coraggio !
Oggi posso offrire come PAGINA LATINA quella
di un santo che, a livello di stile, gusti semplici ed oratoria intelligibile
-San Francesco di Sales-, affianca il suo nome alla più familiare persuasione
nonchè semplificazione. Egli offre il suo insegnamento ad una convenzionale
FILOTEA, -nome di evidenza greca, equivalente ad AMANTE DI DIO- valido per ogni
donna di buona volontà, capace di allineare tutto lo spazio della sua
"cotidianità" con un colpo d'ala che la ricollega all'Altissimo.
I testi del famoso Vescovo ginebrino, oggi
Dottore della Chiesa, profumano ogni ambiente e polarizzano l'intera vita
verso Dio, con ogni tipo di possibile e sempre accessibile "santità".
Ecco ora le sue parole, così come le trovo nella Liturgia Horarum, il giorno della sua conmemorazione, 24 gennaio.
(vol.III, p.1078s). Testi che provengono dalla sua Introduzione alla Vita
Devota.
In
ipsa rerum creatione, plantis mandavit Deus
ut
unaquaeque fructum ferret secundum genus suum.
Ita
christianis, qui vivae ecclesiae suae plantae sunt, imperavit
ut
quisque devotionis fructum
pro
qualitate, statu et vocatione sua proferret.
Diversimode
-inquam- devotio est exercenda a nobile et ab opifice,
a
famulo et a principe, a vidua et a puella innupta ac coniugata.
Immo,
ne hoc quidem satis est, sed et ipsa devotionis praxis,
viribus,
negotiis, et officiis cuiusque particulatim est accommodanda.
Dic
mihi -obsecro, Philothea mea- num consentaneum sit
ut EPISCOPI, Carthusianorum instar, solitudinem
consectari velint;
CONIUGATI
non magis de peculio suo adaugendo solliciti sint
quam
Capuccini; religiosi in morem OPIFEX
totos dies in templo agat,
et
RELIGIOSUS ex contrario
ad
omnes casus et eventus qui proximi necessitatem consequuntur,
episcopi
exemplo, semper sit expositus...
An non
devotio haec ridicula, inordinata et intolerabilis esset ?
Hic
tamen error et absurditas saepissime occurrit !
Nequaquam,
Philothea mea,
etenim
devotio, dummodo ea vera et sincera sit,
nihil
omnino destruit sed cuncta perficit et consummat, et,
si quando
legitime alicuius vocationi ac statui repugnat et adversatur,
haud
dubie falsa est.
Apis
ita suum ex floribus mel colligit,
ut eos
minime laedat aut destruat,
tam
eos integros, intaminatos et recentes relinquens atque eos repperit.
Melius
vero id praestat vera devotio;
nam
adeo nullum vocationis aut negotiorum genus destruit,
ut ea
etiam exornet ac condecoret.
Nam,
ut quaelibet gemmae, melli impositae,
pro
suo quaeque colore fulgentiores et rutilantiores sunt,
sic in
sua quisque vocatione acceptior fit et perfectior,
si
devotioni illam coniungat.
Per
hanc tibi enim et familiae
cura
longe redditur quietior,
mutuus
inter maritum et uxorem amor sincerior,
obsequium
principi debitum fidelius,
et
omnes, quotquot sunt, occupationes suaviores et meliores.
Error
proinde est, quin et haeresis,
devotionis
exercitium a cohortibus militaribus, ab officina opificum,
ab
aulis principum, a familia coniugatorum excludere.
Fateor
quidem, carissima Philothea, DEVOTIONEM,
quae pure
contemplativa, monastica et religiosa est,
hisce
in officiis et statibus minime exerceri posse;
at,
praeter triplex hoc devotionis genus, sunt et alia multa, ad eos qui
in
statibus saecularibus vivunt perficiendos, peraccommodata !
Ubicumque
locorum ergo sumus, ad vitam perfectam aspirare
et
debemus, et possumus !
Non
confondere i diversi BORROMEO
e vediamo di arrivare, per uno di
loro, alla
Biblioteca Ambrosiana
JANUS NICIUS ERYTHRAEUS fu un bizzarro umanista in ritardo, un tale Gian Vittorio Rossi, segretario a Roma 18 anni del Cardinale Andrea Peretti, fino al 1628. Da quella specola ha potuto sapere meriti, e anche pettegolezzi, di non pocchi uomini illustri, e con tutto ciò ha creato questa PINACOTHECA stampata a Colonia 1645, che la Treccani dice di sapere che è piuttosto uscita dai torchi di Amsterdam, composta da ben 160 profili biobibliografici, che meriterebbero ancor oggi di essere letti e studiati, ovviamente nel suo smagliante LATINO ! In questa linea intenderei io muovermi, se mai mi riuscirà prima di agitare le acque a vantaggio del Latino con il mio BREVITER SED QUOTIDIE ‑un'Antologia di ben 365 pagine altamente stuzzicanti, sopra tutto per la novità, che anche qui metto in bella mostra, di una suggestiva impaginazione‑. Vale la pena di frugare attentamente questi PROFILI. Oggi ne scelgo uno che sarà gradito, particolarmente in Italia e più a Milano, dove è famosa la sua BIBLIOTECA “AMBROSIANA” .
CXLVII. F E D E R I C U S C A R D. B O R R O M A E
U S
Carolo
Cardinali Borromaeo vita functo, sive potius in caelum recepto,
FEDERICUS
BORROMAEUS, fratris eius filius,
sive
publicis sive privatis de rebus, Romam venit;
atque
generis eiusdem claritas, virtutum quae in eo splendebant splendor,
et
patrui, sanctissimi clarissimique viri nuper extincti, memoria
Sisti
V Pontificis Maximi studium incendit
ad
Cardinalatus dignitatem illi mandandam.
Atqui ea
erat hominis gravitas, ea oris dignitas,
ea
vultus modestia, ea morum sanctitas, ut quacunque incederet,
tanquam
patrui virtutum haeres praetereuntium digito monstraretur.
Cardinalis
creatus non tradidit se languori atque desidiae,
nec si
paululum in aliqua cura negotioque versatus esset,
quod
reliquum erat temporis in amore ac voluptatibus collocabat,
aut
ludis aut conviviis tradebat,
aut in
aucupiis ac venationibus conterebat,
sed
totum in literarum studiis exercitationibusque ponebat.
Vigebat
in eius domo mos ecclesiasticus ac disciplina:
nullus
erat in ea locus ridiculis hominibus, aleatoribus ac parasitis,
sed
honestis ac doctis viris semper ea patebat.
Nullae
ad eam libidines, nullae voluptates commeabant,
sed
pudor, probitas, continentia, omniumque virtutum studia properabant.
Non
interiores eius aulae parietes sericis atque aureis vestibus tegebantur;
non
Attalicis peristromatis, non aulaeis, insanissimis pretiis emptis,
induebantur,
sed stragulis coriaceis, rubrica depictis, vestiebantur.
Non atria,
non cubicula, non domus tota signis ac tabulis pictis,
summorum
artificum manu elaboratis, in quibus comparandis
nullum
libido hominum finem precio facit, exornabatur,
sed
probitate, sed honestate, sed gloria decorabantur.
Non
omnes erant ad eum allegationes difficiles,
non
omnes ad eum aditus ardui ac poene interclusi,
sed
omnibus fere horis cuivis adire volenti obvii atque aperti.
Quicunque
sanctitatis doctrinaeque laude praestarent,
eorum
amicitias appetebat, iis se dabat, cum eis familiarissime
coniunctissimeque
vivebat. Fuit illi familiaris ac proximus
literatus,
ex rerum omnium humanarum ac sui ipsius contemptu
sanctitatis
notissimae vir, qui etiam domi suae est mortuus.
Sed
arctissimo imprimis familiaritatis vinculo sibi devinctum habuit
Philippum
Nerium, qui postea in Sanctorum numerum relatus est;
a
cuius latere, quoad Romae fuit, nunquam discedebat...
Cum
Mediolanensis Ecclesia, quasi navis,
veteris
Antistitis morte, suo gubernatore ac moderatori destituta,
alium
exposceret, qui in ea tanquam in puppi sedens, clavum teneret,
non
fuit Clementi VIII magnopere laborandum quemnam potissimum,
ex iis
quos tantae spei imminere cernebat, eligeret !
Namque
erat in propatulo Federici Cardinalis virtus longe clarissima,
quae,
suo fulgore, ceterorum lumen lucemque praestringeret.
At
homo sacrarum literarum peritus,
qui
non esset nescius quantam in se negotii vim attrahant,
quibus
animarum cura impendeat, invitus ac recusans,
eius
Ecclesiae gubernaculis manum admovere coactus est...
Simul
atque Episcopatum iniit, nihil ab eo factum est prius quam
ut
corruptos clericorum mores emendaret atque corrigeret.
Itaque
multa sanxit, de vestibus quibus uterentur, de coma ac barba,
quam
ad certam rationem resectam haberent,
de
conviviis, quae nullo modo inirent,
de
mulieribus, quarum consuetudinem usumque refugerent,
aliisque
de rebus necessariis ad recte honesteque vivendum.
Ac
tanta cum severitate rem publicam administrabat, ut nemini
delicti
cuiuspiam, quantumvis laevissimi, gratiam faceret,
sed illud
ex legum praescripto coerceret atque constringeret.
Quam
arbitror fuisse causam cur ille non processerit honoribus longius...
Tum
insignem Bibliothecam magnifico opere excitatam, erexit ac dicavit,
omnibus
cuiusvis professionis libris,
undique
magno sumptu conquisitis, refertam, AMBROSIANAM
ex
D.Ambrosii nomine, Ecclesiae illius tutelaris Divi nuncupatam,
quam
duodecim sacerdotibus omnium doctissimis commisit;
quos
etiam Collegii Ambrosiani Doctores appellavit.
NOVEMBRE 4
Un CICLO di 12 giornate
sugli indiani del PARAGUAY 1760 e dintorni.
Anzi, più specificamente, in quegli anni che
precedono e accompagnano l'esecuzione della paradossale PRAGMATICA SANCION, di
Carlo III di Spagna. Questo Re Cattolico, che per misterioso ripicco coi
Gesuiti spagnoli, li esclude da tutti i suoi territori e chiude perfino tutte
le loro Missioni del mondo ispano, punta -con gli altri Borboni- alla
definitiva soppressione dell'Ordine, che arriverà con puntuale documento, da
più alta sede, il 21 luglio 1773. Nella Casa Centrale di Roma, i Gesuiti
saranno allora convocati teatralmente per l'intimazione ufficiale della
ESTINZIONE. Episodi analoghi erano già stati all'ordine del giorno un decennio
prima, con la lettura della PRAGMATICA SANCION, casa per casa, dovunque fossero
i gesuiti spagnoli. Telescopio dunque puntato, questa volta, sul PARAGUAY !
I Gesuiti, che preferirono soffrire
in silenzio, non tralasciarono di scrivere in seguito la propria storia... e
più di uno lo fece nel classico e obbligatorio LATINO, che è qui per me
l'occasione di rinvangare questi ricordi di familia. Non intendo raddrizzare la
storia in queste poche PAGINE; soltanto, poiché nel BREVITER SED QUOTIDIE vi
avevo regalato il meglio delle amenissime pagine dell'austriaco Dobrizhoffer,
cacciato dal suo lungo ventennio tra Guaraníes e Abipones, ora mi limito a
frugare analoghe pagine di altri autori, in modo da ricomporre una visione più
panoramica degli stessi eventi...
Riduzioni o no, sarete per 14 giornate
dentro di questa storia verace. Oggi, per incominciare, vi darò per guida un
missionario catalano che volle consacrare la sua terza età a raccontarci -da
Faenza, Italia (+1793), dove il libro viene stampato nel 1791- la vita e virtù
di 6 missionari concreti, dei quali era stato compagno. Qui, nella prima delle
sue pagine, dal profilo biografico consacrato a PEDRO JUAN ANDREU, oriundo
dalle Isole Baleari, 1697.
EMMANUEL Peramás, De vita et moribus sex sacerdotum
paraguaycorum.
Faventiae (Faenza, in Italia) 1791
Mos
barbaros adeundi hic illi (Patri
Andreu) erat.
Ferebat
secum aliquot iumenta onusta cibis et vestibus et ferramentis.
Cum
iam pagum aliquem Indorum accesserat propius,
sedem ponebat
propter aquam ex imbri collectam in scrobe aliqua,
ut
esset confluentibus ibi Indis unde biberent, cum, ut dictum est,
loca
illa Chaci arida sint admodum,
nec
fons ullus et ne nomen quidem fontis,
quem
numquam regione in sua viderant.
Posita
iam statione vulgabatur illico ab iis qui forte viderant,
ADESSE
SACERDOTEM ! Quo nuntio, quotquot erant circum Indi
ad eum
accurrebant: viri, feminaeque, pueri et puellae.
Nec
vero conveniebant ut nomen et manus darent,
consentirentque
deducendae coloniae;
(quam
causam esse legationis illius sat norant),
sed ut
munuscula acciperent, quae solitus erat dividere Petrus Joannes:
telam
gossipinam, acus, forfices, cultros, cuneos e ferro, alia id genus.
Haec
non approbarit forte morosus aliquis, obicietque:
non igitur
divinae gratiae, caelestique vocatione opus illud erat,
quo ad
fidem Indi alliciebantur, sed naturae et cupidinis.
Esto:
lucrum barbari respectabant: occasio tamen id erat,
ut
aures dein faciles rebus fidei darent: veluti Cananaea illa
ob
medicinam filiae Christum adiit, eademque post sectatrix veritatis
atque
eximia Domini cultrix facta est !
Quin
et Christus ipse in deserto haud semel turbas aluit,
saturisque
illud deinde exprobravit: quaeritis me non quia vidistis signa,
sed quia
manducastis ex panibus et saturati estis.
Verum
ab alimento corporis, ad alimentum animae avocabat !
Operamini
-aiebat- non cibum qui perit,
sed
qui permanet in vitam aeternam.
Ergo
delinitos donis Indos admonebat Petrus Joannes
de
bonis temporariis aeternisque, quae ipsis parata erant si,
infelici
solo relicto, in uberius aliud et beatius secum contenderent.
Aversabantur
plerique dicentem ob amorem sedis avitae,
et
summi erat operis QUEMQUAM inde avellere;
tamen,
adiuvante Deo, numquam ferme
sine aliquo
suscepti itineris fructu ille in oppidum revertebatur.
Duodenis
alias, alias quinisdenis, alias tricenis, alias quadragenis,
alias
alio numero: atque omnium maximo,
quondam
NONAGENIS barbaris, ut se sequerentur persuasit !
Quae
messis, per se exigua, haud exiguis ei stabat impendiis laboribusque,
quos
unice Dei gloria, et pretium summum vel unius animae,
divino
redemptae sanguine, dulces redderent.
Maximum
omnium incommodum erat aquae inopia. Parva enim illa fossa,
receptrix
pluvialis aquae, cloaca potius dicenda erat quam lacus.
Ibi
tamen Indi lavabant sese, eoque accurrebant jumenta sitibunda,
ac
proinde faecibus omnia et coeno plena graviter olebant.
Atqui
necesse erat hinc potum petere,
atque
animum et labra offirmare contra nauseam.
Bibebat
limosam aquam Petrus Joannes, compressis naribus ob foetorem,
perinde
ac solet aeger
haurire
ingratam potionem et pharmacum quod medicus praescripsit !
Ad
haec in reditu opus erat accommodare sese tardis Indorum passibus,
qui
lentissime, reculis suis onusti, viam conficiunt.
Ipse
ibat eques atque, ut sequentes matres aliqua laboris parte levaret,
puerulos
gestabat applicitos sinui
usu
manuum relicto pro regendis habenis...
NOVEMBRE 5
Riprendiamo
oggi
i viaggi
da incubo su quel Fiume
Questa volta però chi rischia
per davvero è un altro missionario, JUAN ESCANDóN, coetaneo, ma oriundo dalla
provincia di Burgos, nell'altipiano di Castiglia. E lo vedremo nell'itinerario
Santa Cruz-Buenos Aires, cioè da una delle famose Reducciones alla Prefettura
logistica del "comando", nella capitale dell'Argentina, che il nostro
latinizzerà con elegante disinvoltura Bonasauras:
tappa obbligata era in realtà la destinazione dello Escandón a Córdoba (del
Tucumán), dove i gesuiti avevano una Casa di formazione -per i giovani- che,
per l'America appunto, dovevano essere formati !
La relazione del viaggio mi è
sembrata valida PAGINA per iniziarvi a conoscere da lontano quel mondo, del
resto non troppo cambiato per le ancor oggi impervie e sottosviluppate regioni,
scenario di Guaraníes, Abipones... e non chiediamo quante altre tribú.
Dell'incarico dato in quest'occasione al nostro Escandón, basti dire
che va destinato a fare l'aiutante del Rettore (che noi diciamo piuttosto il
Ministro), ma anche questi compiti possono diventare oggetto di una piacevole
lettura latina. J.Manuel Peramás, o.c.p.187
Navigatio
ab oppido S.Crucis secundo Uruguayo
(amni
latissimo et ob syrtes periculoso)
fausta
fuit usque ad id loci ubi ille
devolvitur in Paranam,
qui, tanto
accepto incremento, nomen illud,
splendidum
sed inane et vacuum,
in
aliud mutat, FLUMEN ARGENTI (Rio de la Plata);
sic
enim inde vocari incipit moles ea aquarum inmensa,
usque
ad ostia, ubi Oceano Atlantico miscetur.
Ergo
illic, sive fluviorum conflictatione, sive casu aliquo,
lembus
quo vehebatur Escandonius laboravit vitio nescio quo,
ut iam
neu progredi posset neu regredi, ideoque deductus est ad ripam.
Haec
deserta erat, nec vaccas silvestres ad victum
nec
materiam reficiendae navi ferebat !
Mora
autem longiore minui cibus coepit,
et res
propius ad famem spectabat.
Tunc
sensit Escandonius, cum de navigando agitur,
in
curando commeatu parciorem esse iusto non oportere !
Atque
eum quidem angebat, magis quam proprium malum,
Indorum
remigum penuria et solitudo.
Consuluit
Deus consilii expertibus.
Dum
circumspiciunt, visa est procul ferri oneraria quaedam.
Vocant.
Ibat in ea vir qui Escandonium comitatumque miseratus,
benigne
largitus est necessaria ad reparandum lembum,
et
supplevit commeatum quo descenderent Bonasauras,
ubi
Jesuitae, audito infortunio, illum et Indos large recrearunt.
Restabat
inde Escandonio iter
tercenties
nonagies millium passuum ad urbem Cordubam !
Munus,
cuius causa eo ibat,
cum collegium
illud totius Provinciae "maximum" esset,
arduum
erat in primis et multarum curarum;
Administer,
id est secundus a Rectore, cuius in regimine adiutor erat,
disciplinae
religiosae oeconomiaeque domesticae consulebat.
Erat
illic plurima pubes,
Humanioribus
litteris, Philosophiae ac Theologiae vacans.
Illinc,
absolutis studiis, recentes sacerdotes in alia Collegia
atque
in Indorum oppida mittebantur,
tales
futuri quales Cordubae instituti fuissent.
Escandonius
ante omnia, inito iam minore illo "magistratu",
id
sibi proposuit,
ut
Instituti leges et praecepta maiorum sancte observari curaret;
tunc
ut necessarii nihil ad vitae communis lenienda incommoda sociis
deesset,
monito, cum opus erat AGUILARIO Rectore,
quo
fortasse tota in Provincia nec doctior erat, nec sanctior,
vir
utique praestantissimus.
Huius
Administer Escandonius dulcem modum
severo et aspero praetulit:
atque
ita numerosae illi familiae fecit satis, disciplinamque adeo ursit
ut,
accedente optimi Rectoris vigilantia,
haud facile alias
collegium
Cordubense magis excelluerit recto rerum ordine...
Adolescentes
Scholastici nihil esse tam difficile aiebant
quod,
iubente Escandonio, non libenter facerent;
idque
merito, cum ille vicissim nec tranquillitati suae nec quieti parceret,
ut
illis adiumento esset et levamini.
Qua
die otium erat ab schola singulis hebdomadis,
scholastici
omnes simul rus, comitante Ministro, et deambulatum ibant;
studiosi
vero litterarum pomeridiano tempore.
Ambulatio
haec Escandonio, qui maluisset, domi remanens,
versandis
libris utilibus vacare, gravis admodum et molesta erat.
Tamen
taedii sui indicium,
ne
sese honeste oblectantium animos turbaret, nullum dabat,
nec
vultu, sereno semper et alacri, nec verbis,
quibus
iucundis et salsis utebatur !
Quodsi
(ut fit in magno numero) reprehendendus aliquis domi erat
vel
corrigendus, quam poterat leniter erratum obiciebat.
Factumque
est haud semel moderatione hac, ut qui errarat,
facti
poenitens, gratias Ministro ageret...
ob
blandiorem obiurgationem quam ipse meruerat !
NOVEMBRE 6
Ancora
sui viaggi dei missionari
Voglio essere gentile con questo Escandón, qui presentato in una brutta avventura, concedendogli ancora una breve prolunga, sulla sua morte a FAENZA, in Italia.
Faventiae habitavit semper (praeter
primos menses, quibus
eximius Comes Franciscus Cantoni
villicum palatium nobis benigne attribuit).
Escandonius in ampla domo, quae ideo
locata est
ut adolescentes omnes, litterarum
studiosi,
Rhetores, Philosophi et Theologi, simul
degerent cum magistris...
Ammalatosi, fu sottoposto per
quattro volte alla dolorosissima terapia delle "cantaride". La morte l'avrebbe
raggiunto agli inizi del 1772, ancora sotto l'incubo dell'estinzione della
Compagnia di Gesù (1773, Clemente XIV): il biografo si limita a focalizzare
questo storico evento con esemplare e silenziosa freddezza, con la sola e
laconica data: ante casum Societatis menses 18 ! Da quando compí il 70º di età, era solito ricordare che
"più di uno di quei 70 anni lo aveva passato in mare".
Ed ora, prima di passare al brano odierno, che
sarà dall'austriaco Dobrizzhoffer, un mio ricordo autobiografico: il traumatico
silenzio del nostro Segretario delle Missioni, allorché, mentre ci informava
-qui a Roma, 1968?- sulla sua recente visita agli odierni missionari di questa
stessa zona dei grandi fiumi, venne interrotto dalla puntuale notizia della
morte atroce di un nostro Fratello tra i vortici di quei fiumi.
Paraquayo
adrepunt porro fluvii: Tobaty, Caañabé, Tebiquary...
In
tantam vero discedit latitudinem hoc Flumen Paraguay
ut
ripam saepe neutram,
perinde
ac si alto mari innatares, oculis assequaris.
Multis
intersecatur insulis,
horretque
passim scopulis, brevibus ac syrtibus,
ut
nefas sit sine "moderatore" fluminis gnaro navigare.
Hic
(pilotum vocant) magno stipendio conducendus,
et
lintre navim praecedens, fundum bolide explorat identidem.
Noctibus
singulis tuta in statione quiescitur,
et
ingruente turbine portus anxie quaeritur.
Haec autem et quae sequuntur, sunt ex:
DOBRIZHOFFER. Historia de Abiponibus (Vienna 1784, pp
204-205)
Verum
eheu, industriis omnibus exhaustis,
inter
brevia saepe ac vada (expertus id loquor) naves adhaerescunt,
e
quibus nautarum humeris evolvendae,
vel
cymbae auxilio, magna ex parte sunt merces exonerandae;
plerique
enim, quaestus aviditate, naves mercibus onerant tantis,
ut vix
duos ligni palmos ex aquis videas prominere.
Vento
furente mox fluctibus hauriuntur !
Haec
tot naufragiorum causa; lucrari dum volunt multum, perdunt omnia.
Duplici
ad haec Charybdi infame est hoc flumen:
"remolino
chico" et "remolino grande" (vortex maior et minor)
ab
Hispanis dicitur. Sunt duo loca ubi,
vento
etiam nullo, aquae in circulos contorquentur,
quorum
centrum vorago est quae rapta absorbet.
Sed ni
stupidissimi sint nautae, citra discrimen transitur.
Plus
periculi habent variae stationes,
ubi
flumen, fulmineo decurrente aquarum impetu,
praecipitat,
navesque in saxa abripit vel syrtes.
Adverso
flumine solo remorum nisu;
ni
vela simul pandantur, vix progredi licet.
Ex his
conice navigationem per hoc flumen
periculo
numquam, numquam iusto metu vacare.
Decem
prope menses maritimis in itineribus consumpsi;
saepe
diuque Paraquayum Flumen navigavi;
frequentius
me quam toto in Oceano trepidasse fateor !
Idem
prorsus de se mihi fassus est in urbe CORRIENTES
Anglus
quidam, vir strenuus qui omnem prope aetatem in mare contrivit.
Omnem
navigationem maritimam
prope
tot pericula quod momenta numerare haud nego;
sed
extra controversiam quoque est maritimis in navibus
plura certioraque
suppetere praesidia
quibus
maris pericula seu declinari quaeant seu superari:
navis
moles, firmitas compagum, navarcorum peritia,
nautarum
dexteritas et promptitudo;
quae
omnia in navibus paraquariensibus fere desiderantur.
Coorta
tempestate quae praesentissimum exitium minetur,
praeter
vociferationem -tempestate ipsa formidabiliorem-,
praeter
inutilem gentis nauticae concursationem,
saepe
videbis NIHIL reperiri quod in praesenti discrimine expediret.
Consultatur
quid facto opus sit; interea SAGUNTUS perit !
Gioie e dolori
dei
viaggi sudamericani
Parleremo ovviamente dei viaggi di quei
missionari, e di un tempo che non conosce nemmeno una cartografia sicura, tanto
meno i nostri treni o aerei o autostrade. Nè dimentichiamo che quando parliamo
di "Gesuiti della Prov. del Paraguay" stiamo parlando di un Paraguay
non ancora suddiviso nè allargato agli odierni limiti, e che ci stiamo movendo
su frontiere che potrebbero oggi essere dell'Argentina o del Perù.
Secondo punto: essi non viaggiano alla
ricerca del famoso Potosì, sinonimo oggi di "grandi ricchezze":
tuttavia noi troveremo proprio un breve accenno, freddo e distaccatissimo, alle
famose miniere di argento. Incominciamo però dal lato umano, dalle gioie che
esperimenta il nostro protagonista di oggi -un tale P.Vergara- quando gli tocca
di rientrare in quella che per lui è stata la casa-madre, dei suoi giovanili
studi, proprio a Córdoba de Tucumán.
Darà anche un pó di colore la descrizione
rapida di un terremoto, diverso forse dei nostri. Lo spazio qui disponibile mi
obbliga ad accontentarmi delle sole pennellate dedicate all'evento sismico,
dolente di non potervi dare i particolari religiosi che hanno dato origine ad
una spiccata devozione alla Madonna, presentissima nel fitto calendario festivo di quella gente.
Anno
92 saeculi superioris idibus Septembribus,
binis
ante meridiem horis,
urbs
SALTA immani terrae motu concussa est.
Nutabant
domus, tantusque erat tremor
ut
cives in compita et forum certatim prosilirent,
ne
ruina tectorum obruerentur...
Paulo
post nuntiatum est urbem ESTECO,
quae
50 leucis ad austrum distabat, eadem
die eodemque terrae motu
TOTAM SUBSIDISSE
CUM CIVIBUS,
ut
nulla appareret domus, nulla aedificiorum indicia,
sed
vastus campus ubi florentissima colonia Hispanorum fuerat.
JOS. EMMANUELIS PERAMáS, o.c.,p.35.
PAGINA autem, ex p.36s.
His
actis, cognitisque Collegii rebus, viae iterum sese (Vergara) dedit,
lustravitque
pro munere Collegia, Tucumanicum et Jacobopolitanum,
excitatis
sociis ad vitae sanctimoniam,
assiduamque
et rectam administrationem ministeriorum Societatis.
Tandem
pervenit Cordubam, unde in Peruvium missus fuerat.
Complexus
hic tanto post intervallo pristinos sodales,
ingenti
gaudio exiliit, optatissimaeque sibi domus conspectus
(ubi,
educatus ipse, tot vicissim studiosos litterarum educarat)
omnia
abstersit taedia
et
aerumnas longissimarum asperrimarumque viarum.
Asperrimarum
dixi viarum et longissimarum;
cum enim
maximam Tucumanicae Praefecturae partem
totumque
Peruvium peragrarit Vergara sacris excursionibus,
si ad
calculos loca omnia redigas, facile conficies tria leucarum millia.
Quod
cum per se laboriosissimum sit,
tum
ipsa itinerum condicio multo est gravior.
Namque
ab ultima Tucumania Peruvium ingressis,
per
altissimos montes eundum est, nive geluque obsitos,
atque
ita horridos ut feris ipsis inhabitabiles sint !
Viatores
autem, rigenti corpore et sanguine bene concreto,
ita
algent, ut exanimari videantur.
Atque
haec est illa regio ARGENTI FERAX
et AURI !
Quasi
providus parens naturae, ipsa tristi specie soli metalliferi
absterrere
homines voluerit
atque
optarit avocare a tentandis opibus abstrusis,
quae
plerumque venarum intima rimantibus exitio sunt:
neque
enim raro fossa illa profunda qua in viscera terrae itur,
tumulus
fossorum et sepulchrum repente fit !
Nec
minus frigore gravis alibi calor !
Depressa et humilis pars Peruvii
(si
quosdam excipias tractus, quos lenis aura e vicinis montibus afflat)
perpetuo
torretur aestu solis ferventissimi,
qui
illuc, ut in media orbis plaga, directo incumbit:
nec
sudori mananti ex artubus modus est ullus.
Accedit
huc quod, cum urbes et oppida longis alicubi inter se spatiis distent,
nec diversoria
sint, vescendum est et meridiandum
-ac
deinde etiam pernoctandum- vel sub
arborum ramis,
vel
sub tentorio rudi et vix apto arcendis ventis et imbribus.
Commeatus
praeterea omnis afferendus est,
etiam
aqua nonnumquam, cum per arida deserta eatur:
ac si
quis lacus obvius est, asper fit vel salsus.
Haec
dicta sunto de quibusdam tractibus illius regionis:
nam
pars plurima Peruvii et uber et salubris est.
Un
ritardatario a cena... rischia di dover digiunare
perfino il
giorno di S.Ignazio !
Vi regalerò questa volta -una sosta in mezzo
a queste PAGINE di autentico valore storico- una pagina culinaria... meno
impegnativa. Un pó del gusto di Seneca, un filosofo e moralista che attribuisce
la responsabilità della decadenza morale dei suoi tempi... ai cuochi! E il loro
capofila è per lui il polifamoso Apicius.
Non siamo oggi così affrettati o
intolleranti. Lui stesso, quando studia la Provvidenza degli Dei, finirà per riconoscere
che, riguardo alle nostre ghiottonerie culinarie, l'uomo esce privilegiatissimo
riguardo agli animali (e basta vedere cosa mangiano i leoni e gli avvoltoi,
tutto infangato, pieno di ossa e senza companatico) per poter esclamare che noi
uomini invece usque ad delicias
amamur; una frase che dice più di quanto lo stesso Seneca poteva
immaginare; perché proprio le "delicatessen" che i Tedeschi di oggi
diffondono sui nostri Supermercati, sono le raffinatissime ghiottonerie della
loro cucina o meglio, pasticceria (notate che le deliciae –in latino-
stanno dentro alle delikatessen -in
tedesco-).
Non vorrei divagare troppo. Ma vi voglio
prevenire che la PAGINA odierna l'ho voluta scegliere per raccontarvi il caso di
chi, visitando in ritardo una casa di Gesuiti, proprio il giorno della
festività liturgica di S.Ignazio, non trova in cucina neppure un avanzo di
pranzone !
Questa volta stiamo percorrendo il
profilo biografico di quel PEDRO JUAN ANDREU, nato a Palma di Mallorca, che
abbiamo già trovato nella prima pagina di questa serie.
JOSEPHI EMMANUELIS PERAMáS, o.c., pag. 131
Bina
erant ferme saecula ex quo facilis et brevis aditus
-ab
urbe Assumptionis ad Chaci mediterranea-
et per
Chacum ad Praeturam S.Crucis Montanae,
atque
ad Peruviam desiderabatur.
(Atque
haec forsitan iuvabunt ad PAGINAM hanc melius intellegendam).
Habitant
in Praetura Tucumanica Hispanae gentis
plurimi
in agris et procul a paroeciis.
Hi,
desiderio sacrificii Missae
et
audiendae concionis accipiendorumque
sacramentorum causa,
in
templum oppidi confluebant,
clericis
curionibus non modo approbantibus, sed etiam gratulantibus
quod
immani labore et gravi onere sic liberarentur
in
adeundis, multarum leucarum spatio, dispersis clientibus.
Jejuniorum
praesertim cineralium tempore
tantus
erat illorum concursus ut nonnumquam
PETRUS JOANNIS
et
collega ARTIGUIUS ultra mediam noctem
confessiones
adventantium exciperent,
egressisque
sacro tribunali nihil cibi potionisque capere licebat,
ne se
eius diei sacrificio privarent !
Haec
autem abstinentia minimo malo stomachi fiebat,
responsura
enim caenula foret prandio, quod erat vilissimum.
Doctor
Theologus Josephus de Olmedo
venit
olim illuc post meridiem.
Artiguius
abdiderat sese iam in cubiculum, et Petrus Joannis aberat.
Erat
autem dies S.Ignatio sacra !
Ergo
pro familiaritate quae Olmedo erat cum Patribus,
evocat Indum e culina
et "Da mihi -inquit- aliquid de reliquiis lauti hodierni
prandii".
Id quidem
libenter -ait Indus-:
it
propere ad culinam affertque ollam semiplenam API
(est
puls quaedam e frumento indico,
quae
fit sine sale, sine condimento ullo.)
Apponit
igitur istud pultis Olmedo Doctori: atque
"En
tibi totum hodie Artiguii prandium !
hoc
uno ille cibo -ait- usus est,
nullo
vino, nulla carne, nullis secundis mensis".
Mira
haec, sed non nova, Olmedo visa est parsimonia Artigui,
quem
iam norat ET FRUGALISSIMUM ET
NEGLIGENTISSIMUM SUI.
sed de
hoc satis.
femmine
"classiche" quali PENELOPE,
LUCREZIA...?
Sono stato sorpresso anch'io, nel trovare
questi nomi nelle storie di quelle MISSIONI. Per di più, nel profilo biografico
di questo stesso PEDRO JUAN VERGARA, che in seguito scopriremo fu nominato
Provinciale dal Generale RICCI, l'ultimo prima della soppressione della
Compagnia. E dovrò anticiparvi alcune righe su questa nomina.
I due nomi femminili però... sono soltanto
reminiscenze culturali senza nessuna incidenza tematica o pittorica !
Cum
Petrus Joannes ab anno 1737 ad annum 1761
bona
Chacensium Indorum dies noctesque promovisset,
allatis
Roma litteris Praepositi Generalis Laurentii RICCI
designatus
est Praefectus Provincialis sociorum Paraguaycorum.
Cur
autem Moderator Societatis hominem qui nullum Collegium rexerat,
immo
vero, qui vix in Collegio ullo vixerat,
sed
perpetuo versatus erat
vel
in oppidis Indorum vel in remotis silvis, toti praeposuerit Provinciae...
Apriamo ora la PAGINA annunciata (dalla p.120 operis iam
saepius citati).
Egit
quondam modis omnibus Petrus Joannes cum Indo,
LECU
suis dicto, ut, relicta silva, in
oppidum sese reciperet.
Huic
erat filius natus annos circiter viginti,
qui
clam patre secutus est Petrum Joannem.
Ut
abiisse filium animadvertit LECU,
longo
triginta leucarum itinere ad eum revocandum accurrit.
Frustra
tamen: quamvis enim multa fecerit
et
plurima precatus sit, retinere abeuntem non potuit.
Proxima
autem excursione adolescens is optimae spei,
comes
ire voluit Petro Joanni,
si
quomodo patrem matremque et suos ad FIDEM et OPPIDUM pelliceret.
Verum
cum propius iam recessus Chaci subirent,
nuntiatum
est a quibusdam, paulo post expeditionem illam superiorem,
irruisse
vagos TOBAS in pagum LECU, ipsumque interemisse;
atque
abducta eius filia, uxorem etiam abducere conatos esse,
sed
occidi eam maluisse quam,
occiso
viro, vivere et servitutem servire.
Praeclara
enimvero fides !
quam
in maritum si qua e Graecis Romanisque matronis ostendisset,
quantis
illa scriptorum laudibus efferretur in caelum
tamquam
altera vel Penelope vel Lucretia ?
Fecit
id Indica femina, neque facti publica exstaret memoria,
nisi
nos hoc loco in lucem proderemus.
Redeo
ad filium LECU, cui Joanni nomen erat.
Hic,
patris matrisque audita nece et sororis captivitate,
in
magnum erupit planctum.
Consolatus
illum est Petrus Joannes hortatusque
ut
singulares Deo grates ageret, qui, praeterquam quod fide eum donarat,
a tanto
etiam vitae discrimine exemisset.
Comparanda
adolescenti isti est puella quaedam non minore constantia.
Venit
haec ultro ad Petrum Joannem,
cum in
Chacum more suo quondam introisset.
Erat
illi pater ZALA,
cui e
binis uxoribus susceptus fuerat grex undenum filiorum.
Puella
igitur, institutionis sacrae appetens, insciente genitore,
turmae
sese abeuntium immiscuit.
Ut id
advertit ZALA, confestim secutus est eam clamans:
Quo
abis, filia, quo abis ?
Excitus
strepitu Petrus Joannes qui praeierat,
subdidit
equo calcaria atque ad extremum agmen
advolavit.
ZALA
vociferari non cessabat QUO ABIS ?
Filia,
demissis humi oculis, nihil respondebat.
Respondit
vero Petrus Joannes et maiore quidem quam ZALA clamore:
"
Abit in oppidum, abit ut Deum quaerat, abit ut christiana fiat;
neque
istud tibi fas est prohibere aut impedire".
Cum
diu ambo, iam rauci a contentione iurgandi, altercati fuissent,
ZALA,
fractus constantia Petri Joannis et filiae silentio,
dixit
tandem: ABI !
Quod
illa, vix audiit,
ad turmam
quae praecesserat effuso se cursu proripuit.
Zala
substitit, atque ingemiscens repetebat saepe:
"
Vae mihi misero! filia me mea deserit et abit!".
NOVEMBRE 10
I
Santi viaggiano alle volte...
nella corsia sbagliata !
Un asserto così paradossale da rasentare
l'eterodossia, ricadrà oggi su uno di quei missionari già noti, il Burgalés
(nato cioè a Burgos, nella Spagna) Escandón, lodato qui per non voler usare un
orologio (del quale nelle sue circostanze ben potevamo pensare non ne avesse
proprio bisogno), e per non aver saputo dare all'igiene personale un pochino di
quella cura ch'egli dava -in senso unico- alla santità.
Non occorrono altre indicazioni, essendo
sufficienti quante sono già dentro del contesto, a meno che mi vogliate
perdonare un avviso di buon senso per chi eventualmente si sentirà scarso di
nozioni per il vocabolario che qui troverà. Quello che un'Antologia pretende è
la sola "assuefazione" ad una lingua che primeggia nella nostra scala
dei valori, non il collezionismo di imparare parole che anche l'autore ha
dovuto consultare nel suo lessico. Quindi... a lui la parola; anzi al solito
biografo Peramás.
In
longis illis desertisque per Americam itineribus
fabrefacto
horologio, aeneis e rotulis, usus numquam est,
quod
quidem ei commune erat cum aliis Paraguaycis.
At...
comparare sibi potuit HELIOMETRUM, cuius ad circulum,
excepto
sideris radio, iustum temporis punctum deprehenderet.
Degebat
enim tunc inter Guaranios
artifex
insignis Carolus Frank, adiutor Societatis,
qui ex
legibus Astronomiae
sphaerulas
eiusmodi compingere pulchre didicerat.
JOSEPH
EMMANUEL PERAMáS, l.c.
pp.212-213
Quae vero
sequentur, adiutorium hoc saltem requirunt:
PHTHIRIASIS = scabies
circa palpebrarum radices, squamas furfuri similes dimittens.
( Sed videtur
auctor erratum vocabulum usurpare ).
Escandonius
artem illi suam non invidit,
simpliciore
enim modo horam, cum opus erat,
in
aviis locis explorabat interdiu.
Utroque
ante oculos extento brachio, obiciebat ex aequo situ manus
(alteram
alteri supponens) soli: quot is manus ab horizonte distabat,
tot
horas ab ortu, si mane erat, abiisse illum arguebat.
Sin
autem post meridiem, quot manus sol ab ultimo occasu aberat,
tot adhuc
lucis horae ex eadem regula supererant.
Quae
ratio (quamvis informis et minime exacta)
viatorem
iuvat ad dignoscendum quota fere pars diei sit.
Septuaginta
iam annos natus erat Scandonius,
et
Magister Tironum Cordubae, ad ministeria cubiculi admittebat neminem.
Adiutor
quidam intrepidus, quasi vi facta
et professus
"a
sene qui, viribus defectus, consulere sibi nequibat,
id
officii prohiberi non posse",
irrupit
aliquando in cubiculum et lectus
propius accessit.
Obstupuit
! Lodices, strati fulcra, parietes...
fervebant
foedis illis bestiolis quae somnum turbant. Purgavit illico omnia.
At
nova hinc illi suspicio de Escandonii vestibus...!
It ad
domesticum vestium custodem, et
"da
mihi -inquit, ad Magistrum Tirocinii
tunicam,
indusium, femoralia, indumenta omnia: sic opus est !
Dat
ille: affert is ad Escandonium, ac
"
Mane -ait- vestes tuas omnes cum hisce commutato:
reddendae
enim sunt quas nunc habes vestiario".
Repugnabat
ea admittere Magister, sed...
cum
adiutor aliter fieri non posse diceret, ei morem tandem gessit.
Timor
laici iustus fuerat.
Nihil
ibi non plenum pediculis, quorum multa erant potius examina !
Quippe
e vitiatis humoribus supervenerat seni Escandonio PHTHIRIASIS,
quae
eius generis animalium pestem alebat:
eam
tamen celabat, interdiu noctuque illo vexatus intestino malo,
cui
vix adhibita diligentia mederi poterant laici,
qui
ipsi deinde curam suam contulerunt.
Una
tali incommodo superior erat invicta patientia Escandonii,
qui
huiusmodi molestias aerumnasque corporis,
aequo
semper laetoque ferebat vultu !
NOVEMBRE 11
Cercavano per caso
una TEOLOGIA
DE LA LIBERACION ?
Se non proprio così, qualcosa certamente
bisognava migliorare! Toccherà non a me, ma ai nuovi Teologi postconciliari, riconsiderare
questa PAGINA, che ricavo dal Profilo biografico dedicato al P.PETRUS IOANNES
ANDREU, sempre nell'o.c.pag.137 ss.
Cum
Petrus Joannes ab anno 1737 ad 1761 bona Chacensium Indorum
dies
noctesque promovisset,
allatis
Roma litteris Praepositi Generalis Laurentii Riccii,
designatus
est Praepositus Provincialis sociorum Paraguaycorum...
(Intellexerant
omnes, eo duce...)
conversionem
gentium urgendam fore maxime
ac
nihil intentatum relictum iri pro salute eorum procuranda.
Riccii
spem haud fefellit Petrus Joannes.
Quamvis
enim ab aliis Praepositis Provincialibus cessatum non erat,
tamen
multis ante annis nec tot felicia molimina
nec
tam solida expectatio fuerat
innumerabiles
ethnicorum multitudines ad fidem aggregandae.
Eodem
anno (1760)
ultra
Urbem Assumptionis Paraguaycae, ad amnem Ypane
in
sedem stabilem coegit vagos et feroces MBAYAS J. S Labrador,
qui
maluit barbaros illos rudimentis christianae doctrinae
ipsorum
linguae improbo labore studens imbuere,
quam
Theologiam (cuius erat in Praetoria urbe Professor)
adolescentes
docere. Atque is quidem, stimulatus a Petro Joanne
ad
aperiendum illac iter ad Chiquitos
fauste
tandem feliciterque ad eos penetravit.
La relazione dilaga a questo punto sul
problema di una avveniristica "autostrada", che i missionarii non
potevano da soli costruire! Quello però che allora si poteva fare, fu fatto da
questo Sánchez.
Fauste
tandem feliciterque ad CHIQUITOS penetravit,
qua re vix ulla maior in Paraguaycae Provinciae
finibus gesta est:
nulla utique
utilior fuisset...
si
gloriosi facinoris fructum colligere licuisset !
Bina
erant ferme saecula ex quo facilis et brevis aditus
ab
urbe Assumptionis ad CHACI mediterranea, et per CHACUM,
ad
Praeturam Sanctae Crucis Montanae atque ad Peruvium desiderabatur.
Compendium
hoc viarum
tantopere
optatum Praetoribus et civibus Paraguaycis,
summo
ardore et studio tentarunt saepe Jesuitae.
Videbant
enim, si detecta regione adhuc incognita,
sedes
aliquae certae per intervalla ponerentur,
pronum
fore feros populos, flumen Paraguayum accolentes,
ad
humanum cultum, atque adeo ad fidem allici...
Ita
factum est ut viginti diebus commode totum iter confici possit,
idque
ferme totum per Flumen Paraguayum.
Haec
acta sunt anno 1767,
quo
vergente, dum apud se, regressus a Chiquitis,
reputabat
Sánchez, quae a frequentato deinceps itinere
redundaturae
erant utilitates in bonum publicum, lege exsilii...
in
Europam (unde cum Petro Joanne ad Americam navigarat anno 1734)
redire
iussus est. (Is laboraverat quoque apud GUANAS,
qui
septem habitabant pagos citra Flumen Paraguayum.
Hi,
viso Mbayarum (quos tanquam dominos vererentur) oppido,
petierunt
a P.Sánchez ne gravaretur ipsorum regionem adire,
ubi
pro frequenti hominum numero (30.000 ?)
multis
ponendis coloniis futura esset copia.
Adiit
eos Sánchez itinere 80 ferme leucarum, gentisque ingenium mite
deditumque
agri cultui et lanificio ex ovibus quas alunt,
approbavit
quam maxime.
Isti
ergo GUANAE, sacerdotis praesentia admodum laeti,
etiam atque
etiam eum rogarunt ut, vel ipse ibi maneret,
vel
saltem curaret sibi dari alios religionis magistros.
Ecco di nuovo, ritorna
Sánchez ai suoi MMBAYAS,
Monuit
per litteras Petrum Joannem Provincialem
quam
illac ostium magnum et evidens convertendis Indis aperiretur.
Seguono a questo punto molte altre
iniziative riguardanti gli GUANAS, che noi però dovremo abbandonare per
riprenderli semmai quando l'orizzonte sia più dilatato.
At non
GUANAS solos studium et sollicitudo Petri Joannis spectabant:
ipso
nam praecipiente atque instigante
data
opera est inceptis aliis momenti summi.
Quippe
inito Provinciae magistratu scripsit ad curatores oppidorum,
unde
ad barbaros aditus erat,
ut
novis excursionibus quotquot possent elicerent e silvis.
Elegit
itidem binos intrepidi pectoris et laborum tolerantissimos,
Roccum
Gorostiza et Josephum Jolis, qui in medium Chacum penetrarent:
quantis
autem periculis atque incommodis susceptae expeditiones
utrique
constiterint, difficile creditu dictuque est !
Gorostiza
tribus itineribus venit ad Flumen GRANDE, iensque et rediens sexcentas ferme
leucas confecit magno laboris pretio. Ita enim barbarorum animos emolliit, ut secuti
eum sint CHUNUPIES PASSAINESque, et VILELARUM TRIBUS UNA, ac duae ATALALARUM,
atque OCOLES et VACAAAE, qui in tria oppida prope lumen SALSUM deducti sunt
anno 1762... Parte alia Jolis secum deduxit magnum TOBARUM numerum et
aliquot MATAGUAYOS, quibus positum est oppidum ad Fluvium Auratum (Dorado).
Uno sguardo ai
Guaraníes
alla vigilia della PRAGMATICA
Voglio raccogliere qui alcune
informazioni di prima mano. Come andavano la cose di quelle Missioni quando i
rapporti con Carlo III erano ancora tanto normali da aspettarsi da lui generosissimi
gesti di protezionismo.
In uno di essi è coinvolto il
P.Juan Escandón. Chiamato a Roma per deliberazioni normalissime, passa da
Madrid; stampa in questa città perfino un libro in Guarani ( ARAPORUAGUIYEYHABA = de recto diei usu), e ottiene dal
Re, niente meno, un perhonorificum
decretum, per fare arrivare al Paraguay un
supplementum sexaginta sociorum. Il Missionario sa organizzarsi ovviamente: e alla fine vedremo
che per l' imbarco a Puerto Santa Maria, sono accorsi puntualmente 30 gesuiti e
43 francescani... (in seguito ricomparirà anche un secondo gruppo di Gesuiti,
sbarcati a Buenos Aires... ma, solo in tempo per rimbarcarsi per il
ritorno!) Rientriamo però sul primo
gruppo; cambierà radicalmente il colore di quest'avventura! Il capitano della
nave, fatta esplodere la cannonata rituale del "si parte" da Cadice,
parte per davvero, lasciando tutti quei frati a terra !
Un brano di buon latino compare nel libro su Escandón
piuttosto post factum:
Cum
multa alia accidissent Escandonio gravia et acerba,
nihil
eum arbitror acerbius et gravius unquam passum.
Procuratio
enim Indicae Navigationis innumerabilibus curis
et
incredibili molestia constat.
Expectanda
est navis quae in Novum Orbem tendat:
transigendum
cum Navarcho de naulo, qui summus est !
Priusquam
de eo conveniat, itur, reditur saepe. Tum imponenda onera,
construendi
singulis loculi in attributo cubiculo ubi dormiant.
Expectandum
dum institores merces suas illuc importent
congeranturque
commeatus ad traiectum Oceani,
qui
aliquando quinque mensibus aut etiam sex durat.
Ante
vero quam haec omnia comparantur,
abit
unus, alter, plures menses, annus.
Et
quidem dicuntur aliquando UNIVERSA
IAM PRAESTO ESSE,
et
tamen aliae et aliae hebdomades elabuntur, nec dies profectionis adest.
Ora
possiamo entrare nell'affrettata partenza, argomento della PAGINA.
JOSEPH EMMANUELIS PERAMáS SJ - De vita et moribus 6
sacerdotum Paraguayorum.
Faventiae (Faenza, in Italia) 1791 - pp.200-203
Navarchus,
exploso prius tormento
quod
proximae profectionis inter nauticos tessera est
Idibus
Nov.anni 1763, solvit VESPERE, non recepto
supplemento
et
quidem non unus deerat ex 30 iesuitis, 43 e franciscana familia !!
Cur et
cuius errore factum istud sit, non est nostrum discutere.
Escandonius
in Portu Sanctae Mariae
(unde
prospectus est in sinum Gaditanum)
expectabat
privatum nuntium de instanti tempore conscendendi,
quae
pollicitatio ipsi facta fuisse dicitur.
Verum
ubi constitit iam navim esse in Oceano,
perculsus
rei gravitate propere tricenos socios in scapham imponit,
inque
altum mare egressus est.
Navigium
nusquam reperit;
nec
tutum erat parvo et debili lembo ultra progredi !
Regressus
igitur,
eam
noctem in Gaditanis molibus summo incommodo posuit.
Ubi
illuxit, conducta oneraria, rursum e sinu exiit,
si
forte abiens navigium assequeretur.
Post
horas aliquot malacia ingruit, malaciamque excepit procella,
qua
ita celox illa iactabatur, ut iam demergenda videretur:
vento
autem averso in Africae oram noctu abrepta est:
iamque
Marrochiorum ignes propius cernebantur; ac periculum erat
ne, si
piratae illi sensissent, insurgerent contra et captivos abducerent.
Itaque
videns Escandonius frustra se vento marique obsistere,
decrevit
Portum Sanctae Mariae repetere,
miserantibus
omnibus tristem eius sortem...
Ergo
ad supplementum, quod restiterat,
conduxit
navim aliam minoris formae, quae ob id instrui facilius potuit,
nec
tamen festine adeo, quin TRES MENSES consumpti sint.
Solvit
Gadibus VII Id.Febr 1764. Navigatio
difficillima fuit;
iactati
procellis saepe: calores in zona torrida acerrimi:
ad
haec, maximum omnium malum, malacia trium et triginta dierum.
Eo
tempore navis ita manet immota, ac si clavis fundo affixa teneatur.
Cessante
autem omni ventorum flatu, in media illa solis plaga,
aestus
flagrat vehementissimus:
diffluunt
membra et ardent siti viscera...
Durabat
malacia; commeatus sensim hauriebantur, navis haerebat,
peiorque
eius erat condicio quam si ageretur saeva tempestate,
qua
aliquo terrarum tandem aliquando abriperentur.
Escandonius
cum tot aerumnae circumdarent suos,
exemplo
Ionae Deum precabatur ut, siquidem IPSE causa esset
cur et
navis et nautae et vectores adeo vexarentur,
EUM
potius morte mulctaret quam alios...
Audiit
orantes demum e caelo Deus,
immisitque
ventum, quo iter promotum...
NOVEMBRE 13
Arrivano gli ultimi rinforzi...
quando è già in via la PRAGMATICA
SANCION.
Ascoltiamo ora uno dei
missionari, tale VICENTE SANS (nato a Tortosa, in Iberi amnis ora, propius
ad mare, ad fines Catalauniae 1718). Era destino suo arrivare a
quelle missioni non al momento della fioritura, bensì a tempo per l'imminente
chiusura. Partito dalla Spagna il 1º
aprile 1745, sarebbe arrivato a Buenos Aires dopo tre lunghi mesi: Prospera
sed longa navigatione per Atlanticum Bonauras postridie Idus Julias Oceanum
Zonamque torridam appulerat.
Vellet
ille extemplo mitti ad barbaros erudiendos, quorum causa venerat.
Sed
Provinciae Praefectus, cum rescisset quanto valeret ingenio,
audissetque
de industria quae adolescentes secum navigantes
philosophicis
instrumentis, ut paratiores essent , imbuerat,
eum
evocavit Cordubam Tucumanorum, iussitque
Philosophiam
in Academia profiteri;
magis
enim promoturus erat institutionem Indorum
si iuvenes
Jesuitas, futuros eorum operarios, excoleret litterarum studiis,
quam
si illuc per se ipse et solus penetraret...
His
erat rebus intentus Sansius, cum erupit tandem tristis ille annus 1767,
quo
nobis, lege exilii, relinquenda omnia fuerunt.
Segue a questo punto il biografo l'itinerario spirituale di questo professore e ci lascia anche intendere la poca fortuna che aveva accompagnato il viaggio dell'ultima spedizione di rinforzi.
dum
pars Gadibus captabat occasionem navis Oceanum traiecturae,
pars
altera, difficili et adverso cursu usa, tardissime navigavit, adeo ut
Flumen
Argenteum subierit cum iam nobis promulgata erat lex exilii.
Quocirca
scholastici adolescentes, qui eo navigio venerant,
impositi
in nostrum sunt, ut vix visa America,
quam
laevis auspiciis petierant, in Europam remearent !
Miseros
hos et omni dignos commiseratione iuvenes,
quos
in portu saevior tempestas excepit
quam
qua in Oceano paene naufragium fecerant !
Qui l'autore, con la prospettiva
del dopo, supera in velocità il calendario. Noi però dovremo prima frugare i
successivi capitoli per fiutare il momento dell'inimmaginabile schok di quella
notizia, comparabile solo al famigerato "fulmine a ciel sereno". La
trovo un tantino nascosta in altre biografie. In una di esse, alla pag.38,
compare un accenno, che in realtà non illumina il fatto drammatico che stiamo
cercando, ma solo ci dà la spiegazione del suo ritardo: i dispacci da Madrid...
avevano fatto naufragio prima di raggiungere Buenos Aires, e la loro esecuzione
"alla più breve scadenza" poté essere "scenificata"
soltanto in quella città V Nonas Iulii (3 Luglio 1767).
Ora riprenderemo il ritmo dei tempi, secondo la biografia del P.Pedro Juan Andreu (pag.141) dove le prime lacrime per la triste notizia sono filmate agosto 1767.
Cum ab
urbe Praetoria (Buenos Aires) 15 dumtaxat leucis distaret
(P.Duranus) reperit forte ad amnem Tobati ducentos
milites paraguaycos,
qui,
ob vicinorum hostium metum, fines illos tuebantur.
Turba
haec Duranum plorans excepit (is erat missionarius inter Mbayas).
Mirari
ille et causam lacrimarum quaerere.
Respondebat
nemo; at cum perseverasset diu rogans, quid mali esset,
coacti
illi tandem, ignaro etiam tum quid in Provincia ageretur, renuntiarunt:
socios
paraguaycos omnes ire in exilium iussos,
atque
iam comprehensos in urbe Assumptionis. Obstupuit Duranus;
recepto
dein spiritu GUANAS comites flentes flens ad suos remisit.
Ipse,
confecto reliquo itinere Praetori Morfi sistit sese,
id
unum ab eo obsecrans, ut quando tam laeta erat spes conversionis
GUANARUM,
gentis mitissimae, cultorem eis dignum
daret (pag.142).
Hoc
functus officio et veneratus consilia Dei,
cuius
inscrutabilia iudicia et investigabiles viae sunt,
secessit
in coenobium PP. a Redemptione,
quod
Praetor ipsi assignavit ut eo detineretur
dum
commeatus in portum Bonarum Aurarum parabatur.
( Videamus nunc quid interea Cordubae acciderit; ex pag.156 )
Petro
Joanni Andreu, casu in tanto, constitit plane animus,
neque
inerti sese ille dedit tristitiae. Intempesta nocte
Tribunus
Militum, veram celans causam, aperiri sibi collegii januam fecit,
rectaque
cum militibus iens ad eius cubiculum,
surgere
eum e lecto iussit, quod et ipsi et contubernalibus omnibus
"indicendum
esset mandatum quoddam regium".
Ubi
ille raptim vestitus stetit,
"Designa
-ait Tribunus- locum amplum quo omnes conveniant".
Ad
haec tranquille Petrus Joannes:
"Sine
me, amabo, paulisper, dum de more,
huius
diei quem inimus, futura opera Deo offero".
Functus
pio illo officio, designavit triclinium, eoque coacti sumus omnes,
positumque
est ad illius ostium militum praesidium.
Attonitis
autem nobis animoque suspensis quo ea tenderent,
exilium
tandem indictum est.
Lecto
regio decreto, Tribunus omnium cubiculorum claves petiit,
nobisque,
arcta illa inclusis custodia, permissum non est foras egredi,
ne ad
sacrum quidem (contra Regis mentem!).
Post
altum silentium quo excepimus rem inopinatam, Petrus Joannes, ut
confirmatis
iam a perturbatione animis, Dei nos iudicio submitteremus,
legi
iussit librum cui titulus Exercitia Perfectionis.
Lectum
autem est opusculum quo auctor summus rerum spiritualium,
Alonso
Rodríguez, agit optime de nostra consensione cum divina voluntate,
quae
nimirum doctrina vehementer nobis necessaria tum erat.
NOVEMBRE 14
La buffa scoperta, a Córdoba,
della CLAVIS SECRETI "ROMANI"
Poiché la teatrale intimazione del decreto di espulsione è ben nota, uguale in tutte le cronache, anche latine (cf.NAVARRETE nelle mie PAGINE in spagnolo, col titolo CASTILLA, dove ho raccolto le più pittoresche PAGINE su 32 dei gesuiti di quella Provincia spagnola morti nei primi anni del soggiorno italiano), raccolgo ora, dalle analoghe cronache del Sudamerica, fatti paralleli. Nè si dimentichi che la Pragmática Sanción travolgeva non soltanto i Gesuiti di Spagna, ma anche quelli di altre "Missiones", quali la California e le Filippine !, in tutto facilmente 5000 uomini, mandati come autentici BOAT PEOPLE alla sbaraglio, verso gli Stati Pontifici... senza previo avviso del Re al Papa ! Una sfacciataggine diplomatica da pochi notata, datata esattamente il 31.3.1767, quando le disposizioni per le forze dell'ordine erano già pervenute alle singole popolazioni, in busta chiusa, da aprire ed eseguire senza esitazioni di sorta tre giorni dopo, la notte del 2.4.1767.
Donde la conseguenza, dopo il
rifiuto del Papa di accettarli in quelle condizioni, fu quella degli uomini che
nei tempi nostri obbligarono i fuggiaschi del Vietnam (e fu allora inventata la
denominazione di BOAT PEOPLE), a sbarcare...
ubicumque demum possent,
cioè, nel caso nostro, in una Corsica che, a brevi scadenza sarebbe passata dai
Genovesi ai Francesi, creando, per logica conseguenza, altra "espulsione
dei gesuiti erranti" !
La sceneggiatura della convocazione per la lettura del documento reale, la PRAGMATICA SANCION, rivestì allora a Córdoba la stessa teatralità già filmata per ogni dove si trovavano gesuiti spagnoli. Potrebbe omettersi qui, perchè analoga ad altre pagine facilmente reperibili, anche in latino. Avrà però il suo tocco di amenità e distensione per via di quella misteriosa CLAVIS SECRETI che suscitò nei diligenti soldati l'illusione di aver fatto "la scoperta del secolo", i tesori nascosti dei Gesuiti sudamericani.
Nota opportuna: in una cronaca dall'altra parte del mondo, cioè dall'India portoghese troveremo altro caso preciso di queste "nomine" ad alto livello, che le comunicazioni di allora rendevano necessarie: in questo caso, la nomina -per eventuale emergenza- di un terzo Governatore, qualora si dovesse dare un successore al primo... e un’altro anche al secondo.
La PAGINA odierna proviene dall'o.c.pag.157
Interea
Tribunus cum parte militum omnia excussit cubicula.
Forte
in Praefecti scrinio clavem reperit
cui
adiecta erat schedula hac inscriptione: CLAVIS SECRETI.
Triumphare
hic ille gaudio,
quod indicium
cordubensis thesauri deprehendisset,
magnam
enim secum opinionem Bonisauris, unde missus erat, attulerat
de immensis
divitiis Collegii Maximi.
Et de
his quidem interrogatus Petrus Joannes respondit:
"Pecuniam
Collegii paucam admodum esse, neque per id tempus
e
praediis tantum collectum fuisse
quantum
satis esset alendo ingenti numero
scholasticorum,
magistrorum atque operariorum,
quibus
constabat domus illa, ac proinde petiisse se mutua a Canonicis,
ad
usus necessarios, quattuor aureorum millia,
ut
constabat e syngrapha quam apud se creditor habebat".
Haec
ille ingenue. At Tribunus, confisus CLAVI SECRETI,
"Vide,
Rector quid aias:
prome
veras divitias et scito posse te adigi ad iusiurandum ut rem aperias".
Tum
ille: "scito vicissim tu, Tribune,
a me,
ne pro toto quidem terrarum orbem, vel leve mendacium dictum iri:
idem
iuratus, si iusiurandum exigas, dicam quod dixi iniuratus".
Tribunus
iterum:
"Si
ita res habet, haec clavis (eam ostendit) quid -ait- vult? quo ducit?"
"
Usum huius clavis, quando te sic movet, brevi accipe:
In
tabulario parvus est loculus: huius loculi haec est clavis
quae SECRETI
dicitur, quod illic litterae sint
Praepositi
Generalis secreto servandae,
neque
fas est nobis eas legere nisi iusso tempore.
Etenim
cum ille, secundum leges Instituti nostri,
Praefectum
totius Provinciae designat, simul mittit,
praeter
litteras statim legendas, alteras sigillo obsignatas
quibus
alium Provincialem substituit
si
forte (ut tam longe Roma hinc distat)
ille
cui Praefecturam mandat mortuus sit, vel
(siquidem
ille magistratum ineat et definito quadriennii tempore eum gerat)
nondum
interea novae litterae ex Urbe allatae fuerint.
In
hunc casum -quem nos appellamus casum mortis-
illae
SECRETI litterae sunt ! Quae si alterutrum
vel
mortui Provincialis vel absoluti iam legitimi magistratus contigerit,
coram
senatu Provinciae resignantur,
ac
successor "extra ordinem" renuntiatur,
qui
praesit sociis quousque ordinarii Provincialis designatio ab Urbe venerit.
En
tibi TOTUM MYSTERIUM huius CLAVIS SECRETI,
quae
nihil ad divitias attinet !"
His
auditis ad indicatum tabularii loculum Tribunus it. Eum aperit,
inclusas
illic Praepositi Generalis litteras pro casu mortis resignat.
Legit...
et deprehendit...
nihil
non sincere atque ex fide dictum a Petro Joanne.
Et nos
quidem, a Tribuno,
sponte
sua rem ignotam adhuc omnibus patefaciente, didicimus
quis
casu mortis successurus fuisset
EMMANUELI de VERGARA,
qui
Provincialis erat, et paucis ante mensibus Corduba discesserat,
ut Collegia
et Oppida curae Sociorum commissa lustraret.
NOVEMBRE 15
Dal
Sudamerica
fino alla Corsica... e poi a
Portofino, Parma, Faenza...
Chiudiamo questo settore
monografico sull'esilio dei Gesuiti, cancellati da Carlo III per tutta l'area
di Spagna e delle sue Missioni (non in Sudamerica soltanto, ma anche nella
California e nelle Filippine) con una sola Pagina sintetica, che serve al
nostro autore latino ad affrettare la fine di uno dei suoi "sei sacerdoti
benemeriti", concretamente del P.Juan Escandón. Anche se già detto, sarà
opportuno a questo momento esibire i numeri totali, che superano di gran lunga
questi 800 sudamericani che ora vedremo imbarcarsi a Buenos Aires, giungere a
Cádiz, passare poi a Bastia (Corsica), affacciarsi in Liguria (non in
villeggiatura! poichè a Portofino sono stati costretti a non mettere piede a
terra, ma a soffrire l'afa, non in un PAMFILO, bensì in una sgangherata navi oneraria, alla fonda!), e
sparpagliarsi finalmente per il Ducato Parmense. La lista completa possiamo
sunteggiarla in tre brevisime righe: ai 2669 gesuiti di Spagna, la Pragmatica
Sanción aggiungeva senza pietà tutti gli altri gesuiti che lavoravano
apostolicamente sotto la bandiera spagnola, e che risultarono, anche per
l'incaricato della "reale pensione", altri 2269. Totale, vicino ai
5000 !
Post
tres menses positos in Oceano
ingressi
sumus Sinum Gaditanum (Cádiz),
eque
Sinu deducti in Portum Sanctae Mariae...
Inde
in Corsicam deportati sumus
ibique
admodum incommode angusteque habitabamus...
Illinc,
sub extremum augusti 1768, octingenti Jesuitae
qui eo
e diversis provinciis appuleramus,
iussi
sumus a Gallo imperatore,
(vi
Foederis sic dicti Tractatus de COMPIEGNE, 15.2.1768)
praecipiti
festinatione in septem onerarias conscendere et
a
Corsica abire...!
Tumultuaria
haec profectio breve malum fuisset,
cum
facilis traiectus sit e Corsica in Delphini portum (Portofino!)
quo
deferebamur :
sed
alia plurima navigationem istam molestissimam reddidere.
In
actuariam qua vectus Escandonius est, impositi sumus
127
Paraguayci !
Nec
consistere sub pontibus, nec culcitras explicare,
nec
sternere corpora, nec dormire poteramus:
ideo
multi sub dio rigido super navis tabulata noctem agebant.
Hos
inter stabat ad puppim Escandonius,
tectus
galero et baculum manu tenens:
coactus
tamen est a Sociis, vicem eius miserati,
ad
interiora descendere, ubi utcumque
paratus illi lectulus est.
Cibus parcissimus
apponebatur e cocta oriza aut leguminibus,
cum
salita carne omnia corrumpente; panis nauticus et iam mucidus:
quibus
cibis bonus ille senex utebatur, nihil questus.
Res
diutius protracta est quam debuit.
Liguribus
(cur? nescio) visum non est descensum
nobis permittere:
decem
proinde dies, ripa prohibiti,
IN MARINO ILLO CARCERE CONTABUIMUS !
Tandem
Dux Gallus, cuius sub potestate eramus, vocatis ad se sociorum
Praefectis,
renuntiavit rem cum Liguribus, ut nos porro ire sinerent,
transactam
esse his condicionibus: dent singuli quinos aureos
ad
expensas viae, usque eo dum finibus
Ligusticis egrediantur ;
commeatus
et equos dabit designatus ad id publice curator. Haec ille.
Praefecti
obtestati sunt eam summam a plurimis dari non posse,
propterea
quod REGIAM PENSIONEM
ad
bimestre tempus dumtaxat in Corsica acceperamus,
cuius
partem maximam primus mensis absumpserat,
cum
multa fuerint coemenda utensilia, ad instruendas domos
quas
Mantini (in Bastia) conduxeramus.
Instabat
Gallus aureos illos omnino dandos esse,
opponebatque
Reipublicae nomen; (jure an iniuria? quis sciat?)
Corrogatis
quoquomodo nummis, confici non potuit tota illa summa:
Gallus
nihilominus mitior iam factus, accepit quod datum est;
reputarat
enim opinor apud se, in novem leucas
(quibus
per fines Ligusticos in ditionem Parmensem eundum erat),
nimium
esse in capita quinque aureos.
Ergo a
bono illo viae curatore conducti sunt agasones, qui nos veherent;
quam
commode, hinc coniice: seni Escandonio admota est mula clitellaria,
quae
illi instar equulei fuit, repandis enim cruribus acerrime torquebatur.
Miseratus
e comitatu quidam, cui equus cum ephippiis obtigerat,
descendit,
supraque -ut melius iret- Escandonium imposuit.
Verum
equus, quasi senem sessorem contemneret,
qui vi
et calcari uti non posset, excussit eo impetu,
ut
viae et vitae ei finis illic futurus fuisset,
nisi
qui pedibus circum ibant,
manibus,
antequam humi offenderet, ruentem excepissent.
Itaque
vel invito repetendae fuerunt clitellae,
et
MULA vectus est, quae erat mansuetior.
Sic
superatus est Apenninus, qui invictam Escandonii patientiam exercuit.
In
Parmensi ditione multo melius actum nobiscum est,
DUCE
benignissime procurante
largum
victum et commodum honestumque transitum,
ac tradi
NOSTRIS -iubente Praefecto- octo in capita aureos,
quibus
quod reliquum viae erat in Aemiliam conficeremus.
NOVEMBRE 16
Borgo Val di Taro, Fornovo, Parma.
Altra musica... forse in sol maggiore ?
Le ultime informazioni della
Pagina precedente hanno compiuto il miracolo: malgrado il mio già annunciato
proposito di chiudere questo argomento lasciandovi finalmente a riposo il
nostro BOAT PEOPLE, l'episodio di questo vecchietto che abbiamo visto passare
gli Apennini su di una Acheruntica mula, mi obbliga a aggiungere -da
altro autore- la cronaca parallela di altro gesuita... (ma questo è un rampollo
della Grande Nobiltà spagnola, che di cavalcature ne sapeva fin troppo): e sarà
il P.Idiáquez, che ora vedremo a tutto tondo. Poi, altro accenno esplicito,
quello della generosità del Ducato di Parma, per quanto doveroso e anche
sufficiente, mi ha ricordato altra PAGINA, già da me usata altrove, dove questo
"ringraziamento storico" viene ricordato dall'autore con quasi esplicita
la preghiera che ci sia QUALCUNO a testimoniare quella gratitudine perfino dopo
i secoli. Mi ritengo io privilegiato perciò, essendomi così facile far
risuonare questo grido attraverso la dimensione mondiale dell'INTERNET! con
l'altra PAGINA che anticipatamente vi sto annunciando come l'ultima di questo
tema.
Con Idiáquez vedremo attraversare gli Apennini una comitiva di 600 Gesuiti spagnoli. Si saranno consolati almeno dal ricordo che, proprio sul valico della Cisa, si era smarrito 270 anni prima Ignazio di Loyola (cf.Breviter, nella giornata del Santo -31 Luglio- una PAGINA del Maffei).
Questa sarà invece di un gesuita
spagnolo, Juan Andrés Navarrete, partecipe anche lui di quelle giornate e
sopravvissuto fino a poter stendere i profili De (32) viris illustribus in
Castella Veteri Societatem ingressis et in Italia extinctis. Gradirete il
mesto addio del NAVARRETE quando, esule
a Bologna, si congeda dai lettori del suo libro: Cum iamdiu et titubante pulsu et caligantibus oculis et capite
praeter morem defatigato, nonnisi aegre in eodem pro-movendo adlaboraveram,
ulterius a me opus urgere non ausim (+Bologna 1790). La pagina sul P.Idiaquez viene da
questo Navarrete, 310-311.
Cum
Franciscus -IDIAQUEZ-
Burgotari
diem unum, sicut caeteri, restitisset,
conductis
ibi equis in biduum, profectionem a.d.VI Kal.Nov.
paraverat
et indixerat; sed effuso imbre superveniente,
nonnisi
V Kal. eiusdem mensis profecti sunt...
Forum
Novum (Fornovo hodie) duobus
itineribus advenerunt.
Totus ille
tractus frequentioribus clivis
quos
eminentes asperant cautes et horrore
vallis altissima,
per
quam fluvius Tarus rapide volvitur,
ineptam
ac deterrimam viam praebet itinerantibus.
Accedebat
per eos dies, ex praecedentium imbrium copia,
lubricitas
maior, quae, per salebrosam crepidinem incedentibus,
et
pavorem augebat et periculum.
Coenosi
quoque lacus occurrebant, quos praetervehere sine discrimine
pauci
admodum poterant, in ea praesertim
vel
equorum apparatione (nimis incommoda),
vel
equitum dexteritate (non magna !)
In eo
itinere Francisci labor fuit maximus, cum sollicita illius caritas
ad
aliorum cavenda pericula redderet intentissimum.
Ubicumque
difficiliores aditus occurrissent,
praesto
ipse aderat aut etiam ad eosdem explorandos praecurrebat;
ibique
manens donec praeteriisset longissimus comitatus,
admonebat
omnes paulatim cauteque incedere continereque iumenta,
ne duo
simul, quod assueta erant facere, progrederentur.
Saepe
alias huc illuc discurrens,
modoque
ad primos veniens, modo regressus
ad
ultimos, unumquemque consilio aut ope qua forte indigeret, adiuvabat.
Neque
ullus erat in toto agmine,
quamvis
hoc ex iuvenibus maximam constaret partem,
qui
dexterius illo vel desiliret ab equo vel in eum rursus inscenderet.
Equitandi
peritia, quam adolescens adeptus erat, ut diximus,
maximo
illi fuit usui, ut nunc suae nunc aliorum prospiceret utilitati.
Ipse
enim per declivia et ardua regebat equum ex arte,
minusque
proinde obnoxius periculo decidendi,
facilius
poterat promptiusque caeteris subvenire.
Quamquam
nullus fuit, Deo bene iuvante,
in
difficillimo itinere casus admodum periculosus.
In
traiectu quidem fluminis,
unus
adolescens, et sacerdos qui pone sequebatur,
in
caeca saxa impingentes, prolapsi sunt.
Sed
inde, nisi quod uterque bene madidus emersit,
sine
ulla laesione corporis evaserunt.
In his
autem caeterisque laboribus
nulla
maior erat viatoribus consolatio,
quam
paternus sui ductoris amor,
quo
laborantium miserebatur et auxilium unde unde posset afferebat.
Postquam
vero in diversoria pervenissent,
ille
omnes humanissime accipere singillatimque salutare:
de
vario itinerum eventu sermonem inferre:
aliosque
de perite moderatis equis,
ne in
praecipiti loco ruerent, collaudare;
alios
de susceptis etiam levibus offensionibus consolari:
sed
praecipue Deo et tutelaribus Angelis
immortales
gratias agere, quod fortunassent iter,
atque
omnes tandem, ut indesinenter ipse deprecabatur,
de
tantis periculis eruissent.
NOVEMBRE 17
Volendo ora chiudere questa tematica con la annunciata PAGINA sulla carità cristiana dei Parmensi, e non avendo altra introduzione pìù adatta, poiché qui il personaggio chiave sarà il P.Idiáquez, già presentato come rampollo della Primaria Nobiltà spagnola, ve lo voglio ricordare come gran formatore dei nostri Novizi a Villagarcía (Valladolid), che al momento della Pragmatica Sanción diedero una testimonianza di alta fedeltà alla vocazione loro. Nell'editto reale era lasciata ai novizi la libertà di seguire gli altri religiosi già professi, ma con la condizione aggiunta ed esplicita, che essi non sarebbero conteggiati nella lista di coloro che una pensione almeno l'avrebbero, garantita dal Governo. Risposta unisona: “Seguiremo i Padri!”
Ante
diem III Nonas Aprilis (3
aprile) anni 1767,
Senator
quidem vallisoletanus, cui negotium hoc fuerat demandatum,
Helvetiorum
militum phalange stipatus, summo mane
in
Collegium irrupit Villagarsiense, quod tum Socios numerabat 119,
e quibus
novitii erant novem et septuaginta.
Cunctis
in triclinium convocatis,
Decretum
Regis, quo patriam deserere in Italiamque abire iubebantur,
satis
clara et elata voce pronuntiatum est.
Sed
novitiorum multi, vel ob amplitudinem loci,
vel
ob mentem ex militum et armorum aspectu perturbatam,
quid
Decreti verbis contineretur non comprehenderunt!
Unde
cum statim a Patribus divulsi
in
privatam oppidi domum extracti fuissent inter duos militum ordines
qui
suis, ut aiunt, sclopis mucrones praefixerant,
neque
scirent quo demum aut quanam de causa perducerentur;
funestius
quiddam imminere sibi reformidarunt.
Eorumque
formido impendio magis excrevit cum ad plateam egressos
ingens
populi multitudo, quae ad rei novitatem accurrerat,
inconditis
clamoribus et eiulatibus excepit, inter quos multi
flebilibus
modis in haec verba erumpebant: Heu! mea vita, Novitii !
Neque
vero timorem penitus deposuerunt, donec Senator,
paulo
post ad eos adveniens,
"Propterea
‑dixit‑ in eam fuisse domum eductos,
ut
procul a consiliis et suasionibus patrum,
IPSI
APUD SE QUID SIBI AGENDUM ESSET liberrime decernerent:
vel
domesticos lares repetere, vel abire cum Patribus in exilium"
Sei anni dopo
-l'estinzione della Compagnia avverrà il 21.VII.1773-, proprio al Cardinal di
Bologna, Malvezzi, toccherà il compito di intimare ai novizi della Provincia
Veneta l'arduo e spiacevole obbligo di reintegrarsi nelle proprie famiglie.
Erano alloggiati con loro alcuni dei già-novizi spagnoli, e non fu loro
difficile contagiarli con l'eroismo di quella perseveranza impossibile: dissero
infatti con baldanzosa dichiarazione: Novimus quid Palentiae fecerint tirones
Villagarsienses, Deoque bene propitio, eosdem imitari speramus. Ma quello
per loro non era esilio, bensì estinzione: quindi, armata militum manu,
religiosis spoliati sunt vestibus et, nolentes, in paternas abire domos
compulsi. Ritroveremo ora
l'accoglienza dei gesuiti spagnoli a Parma e Borgo Val di Taro.
HOC SALTEM
CONSTET, GRATISSIMI ANIMI TESTIMONIUM !
Horum (iesuitarum)
vicem miseratus Dux Parmae,
praeter victum et hospitium per diem integrum GRATIS eis
concessum,
iumenta etiam, quibus ad Forum usque Novum deveherentur,
atque insuper octo argenti uncias liberalissime donavit.
Eximiam hanc benignissimi Principis largitatem,
quantum poterant, imitati Burgotarenses,
insignem et ipsi misericordiam erga praetereuntes Socios
exhibuerunt.
Nam cum plures interdum convenirent
quam quos designata hospitia commode caperent,
eos in suas ducebant domos et humanissime habebant.
Eminuit inter caeteros
Dominici Tardiani eiusque piae coniugis caritas
incomparabilis.
Hi enim, dum illac pertransierunt Socii,
OCTO plerumque suae assidere faciebant mensae:
sub finemque mensae mittebant qui vias oppidi concursaret
et quoscumque reperiret impransos, ad se advenire
compelleret.
Fiebatque non raro ut nonnulli denuo accederent,
quos vel inopia vel pudor, ne cibum quaererent,
detinuerat !
eosque optimi coniuges pari amore parique liberalitate
tractabant.
Iidem infirmos aliquot domi suae curandos susceperunt,
donec restituta omni fomentorum genere valetudine,
incoeptum iter possent pergere sine periculo...
Nec solum nobiles et opulenti,
sed et vulgares etiam homines pauperesque feminae,
pietatem in Socios pro suis quisque viribus exercuerunt.
Aliae nunc aut panem aut caseum praetereuntibus
offerebant:
alii vero aut unum aut bina ovorum paria,
aut minuta quaedam aera donabant;
quae tanto erant pretiosiora quanto magis dissimulanter,
intra galerum, dum audiendo sacro intenti erant Socii,
coniciebantur.
Tam prolixam et Principis et sui populi beneficentiam,
(cum id suaderet locus)
non potui quin aliqua ex parte commemorarem:
ut inter eos qui nostra legerint,
HOC SALTEM CONSTET
ANIMI GRATISSIMI TESTIMONIUM.
NOVEMBRE
18
Dopo il
"rimpatrio" forzato, cosa fare ?
Ecco un umanista italiano
"senza lavoro"
Tra le molte
crudeltà della Pragmatica di Carlo III di Spagna, abbiamo in altro posto segnalato
lo "schiaffo" regalato al Pontefice regnante con l'avviso -a soli tre
giorni della fatidica data- di aver decretato di "consegnarGLI nei
territori pontificii" tutti quei
gesuiti che lavoravano in territori "spagnoli" (compresse -non si
fermó un attimo a considerarlo- non solo la Spagna e l'America Latina, ma anche
le Filippine e la California, che a quel tempo portavano bandiera spagnola).
Sotto quell'inconsiderato editto cadevano ancora non pochi gesuiti di altre
nazionalità, i quali, una volta messo piede ubicumque demum possent, risultavano in Italia doppiamente
stranieri.
Sarebbe lungo il solo elenco di nomi e opere che passeranno ancora alla storia della cultura italiana per quest'unico titolo. In omaggio ai quali, voglio oggi raccogliere la mesta descrizione della sua "oziosa vita" di un gesuita italiano, Josephus Marianus Parthenius (Giuseppe Maria Mazzolari, 1712-1786), travolto non dall' inicua Pragmatica, bensí dalla non poco successiva estinzione dell' intero Istituto o Compagnia di Gesù (21.VII.1773).
Riprendo il testo
dalla Raccolta di Aemilius Springhetti,
Selecta Latinitatis Scripta (1951, pp.745-749, num.173.) anche perchè egli
ce lo presenta con questa perentoria qualifica: Rhetor in Collegio Romano; scriptor latinus dignus aevi Augusti.
E gli appone questo titolo introduttorio: Post turbulentissimam tempestatem,
portus tranquillus.
Iosephus Marianus
Parthenius Ioanni Mariano fratri carissimo S.P.D.
certior a me fieri velis quomodo me nunc habeam, quid
agam,
ubi degam, quem portum
in proximo -quod passi uterque sumus- naufragio apprehenderim.
Dicam equidem, carissime frater, et distincte et accurate
dicam
ac Deiparae Virgini gratias agam, quod tanta calamitas
me prorsus non fregerit atque exanimaverit:
deinde quod mihi portus non defuerit quo me e
turbulentissima tempestate
reciperem atque ubi plane conquiescerem.
Multa ab ipso e Collegio Romano egressu ospitia mihi
patuerunt;
multi domum suam peramanter invitarunt,
grati nimirum videri et pro impensa in eorum liberis
instituendis cura
gratiam aliquam referre cupientes. Sed e multis tale mihi
ospitium obtigit,
quale neque iucundius potuit neque opportunius obvenire.
Si patrem eo nactum esse dicam, dicam id quod est,
et quod Deiparae Virgini omnino acceptum referri volo.
Neque enim in summa rerum omnium perturbatione,
consiliorum inopia, acerbitate temporum
tanta mihi esse oblata sine divino munere opportunitas
poterat.
Itaque ibi sum ubi esse perpetuo velim,
ubi omnia arrident, omnia ingenio meo accommodata
et, -quod caput est-
omnia sunt ad christianam disciplinam exacta atque
composita.
Paterfamilias est
CLEMENS ORLANDUS,
inter architectos romanos excellens, homo lautus ac splendidus,
sed quem sua maxime pietas ac religio commendat;
benevolentia vero in Societatem nostram eximia ac plane
singulari.
Familiam totam sic regit, omnes ut eum unum observent,
ab eiusque nutu pendeant. In primis ego senex senem valde
revereor,
ut mihi quidem videar adhuc sub nostrorum seniorum vivere
disciplina.
Quae res tantum abest ut molesta, mihi ut sit etiam
iucundissima.
Hoc ego utor hospite,
quo certe nec humaniore nec mei amantiore uti possum.
Si affirmem me ab eo amari, diligi, observari, coli, et
si qua sunt alia vocabula ad exprimendam declaramdamque
benevolentiam
idonea, minus eum
certe quam debeam praedicem.
Comprehendam paucis: quae a patre in filium proficisci
officia possunt,
ea in me ab eo proficiscuntur omnia,
ut mihi quidem nihil optandum praeterea expetendumque
sit.
Si vero ipsam quam incolo aedem spectes,
haec est ad habitandum percommoda perque iucunda.
Sita est in Clivo Quirinali, Via Pontificia, ascensu vero
medio,
palatio nobilis familiae Molariae coniuncta,
atque adeo eiusdem palatii pars dirempta et conducentibus
attributa.
Aer saluberrimus, quem ipsi Pontifices,
qui in summa collis planitie habitant, secuti sunt.
Ipsa vero domus cum maxime ad incolendum -ut dixi-
commoda,
tum etiam eleganter ac magnifice instructa, insignibus
ornata tabulis,
ut quibus princeps vir excipi cum dignitate possit.
Mensa lauta; mihi vero -qui parce vescor ac
modice- lautissima.
Cultus omnis exquisitus, et summa in omnibus mundities,
quae totam domum ornat atque distinguit.
Cubiculum tale mihi obtigit,
quale ne in mentem quidem optare unquam venisset,
elegans, nitidum, angustum quidem,
sed ad meum ingenium plane dimensum:
quod vero mihi magis probatur, secretum prorsus a
reliquis,
in editiore parte domus locatum, ab omnique strepitu
remotum.
Non praetereuntium clamores inconditi exaudiuntur,
non curruum ac rotarum stridor aures ferit;
silentium summum, solitudo summa.
Amoenissimus subest hortus, aureis malis consitus
et omni anni tempore vernans.
Cantus avicularum primo mane dormitantem excitat
et ad Matutinas Deo persolvendas Laudes invitat.
NOVEMBRE 19
Rassegnato
questo Parthenius !
ROMA infatti... è troppa Roma in
una sola volta
Non voglio andare
oltre senza un brevissimo accenno all'iscrizione che -a mio modesto parere-
merita anche una concreta visita a quanti vogliono smarrirsi per le vie di
Roma. Proprio a quattro passi dal recinto odierno del Foro Romano, in quel
angolo del tempio di Saturno che, alla Roma moderna si collega, fuori recinto,
all'ospedale della Misericordia, hanno azzeccato quei fecondi umanisti una
formolazione che a me risulta insuperabile, per dirci che proprio questo silenzio
va conservato come invidiabile componente della terapia ospedaliera. Proprio
per questo vanno ricordati quegli aediles,
che hanno ordinato: Adnexam viam (sancti Theodori), nocturno tempore,
abiectis catenarum repagulis, praepediri - ne praetereunte strepitu- quies,
amica silentii- ab aegrotantibus exsularet. Gustate -prego- questa esemplare
Sineddoche !
Proseguiamo ora
con il nostro Mazzolari.
Fenestra patens et iucundissimus e fenestra prospectus
sic,
ut -vel ad pluteum sedens, vel in ipso lectulo cubans-
obiectarum arborum aspectu,
amoenissima quadam velut proposita scena, mirum in modum
delecter.
Itaque locus omnino idoneus,
immo vero, factus ad scribendum, ad commentandum,
ad sibique, remotis arbitris interpellatoribusque,
vivendum !
Proxima est bibliotheca satis instructa,
quae quidem, in tanta librorum iactura
quantam passi sumus quamque satis deplorare non possumus,
nonnihil instrumenti, si quid litteris mandare velis,
suppeditat.
Quod vero inter commoda quae enumeravi, praecipuum duco,
patet aditus ad sacras Basilicas, quas multo crebrius
quam antea,
oblato hoc, nobis invitissimis, odiosissimo otio,
celebrare soleo, pronus ac facilis.
Vix parte clivi superata,
aequa planities, viae directae minimeque lutulentae;
liber excursus ad Exquilinam, ad Lateranensem,
ad Sessorianam Basilicas; inde, extra urbem,
ad Agrum Veranum, Stephani ac Laurentii sepulcro nobilem.
Regressum in Urbem, ipsa te via prope recta
ducit ad Sanctae Mariae Angelorum in thermis Diocletiani,
et parvo flexu ad S.Agnetem via Nomentana, cui viae
coniunctae sunt
ambae SS.Martyrum coemeteriis et monumentis illustres.
Prope sola
SS.Petri in Vaticano et Pauli via Ostiensi,
necnon Sebastiani via Appia
augusta templa devia sunt longeque constituta;
sed quae tamen identidem adire possis, si quando longius
digredi
ambulationis valetudinisque causa velis.
Mitto reliqua templa, sacratiora et vetustiora...
Quamquam ne domo quidem egredi necesse habeo
ut religionis officiis satisfaciam, quandoquidem domi
exstat sacrarium
ad rem divinam faciendam instructissimum...
Hoc in sacrario quotidie Missam celebro
nisi forte ad sacra Martyrum monumenta me religio
invitet,
meque eo, nocturnis praesertim horis, recipio.
Hoc item in sacrario familia tota ante coenam cogitur ad
orandum...
Exposita est ad venerandum Deiparae vetus imago
ex antiquis parietinis decisa
laminisque votivis argenteis ornata, quam ego HOSPITAM
appello...
Nullus dies abit quin aliquo peculiari obsequio
divinam Matrem domestici prosequantur, nec quidquam
omittitur
quod ad eius patrocinium conciliandum promerendamque
gratiam pertineat.
Quid multa? Omnia
hic, ut ab initio dixi,
ad christianam disciplinam composita,
meo autem ingenio accommodata sic ut neque ad animi
tranquillitatem,
neque ad retinendam institutam iampridem vitae meae
rationem
quidquam mihi desit.
Vivo igitur mihi et vel domesticorum... consortium fugio
et colloquia vito.
Nemo me fere extra cubiculum videt, praeter mensae
accubationem
et communem in sacrarium congressum.
Cubiculo meo clausus aut scribo aut lego aut dicto.
Si accuratiorem vitae meae descriptionem nosse vis, haec est:
Mane surgo, oro, sacrum facio: peracto sacro et gratiis
de more actis,
cubiculum repeto, consueta me potione recreo, deinde, vel
ut dixi,
scribo vel dicto, utraque usus lingua, sed multo
libentius latina....
Nocturnas horas, quas prolixiores molestioresque
experior,
orando legendove, ut possum, extraho.
Generatim atque universe eam mihi constitui legem,
quae me intra instituti mei fines coerceat, nec eos
facile transire patiatur.
Habes epistolam satis longam et fortasse verbosam,
sed quae nihil reticeat quod scire te velle arbitrabar;
qua de causa confido fore tibi non iniucundam.
Verum etsi tot tantisque quot demonstravi commodis
abundem,
scito tamen me antiquum respectare domicilium
carissimosque sodales requirere, et quae tolerabam
incommoda,
his omnibus quibus affluo commodis anteferre.
Usque adeo, divina aspirante gratia -qua ad Societatem Iesu illecti fuimus-
nihil adeo grave erat quod leve nobis non videretur.
Sed non tam cedendum tempori fuit,
quam Deo, qui temporum vices moderatur, obsequendum.
Nos interim ad meliora, quae spero consecutura,
reservemus.
Ego vero nunc exspecto, dum tu me vicissim de rebus
tuis...
NOVEMBRE
20
NAVIGATE,
Fratres !
Quando, a
proposito della mia offerta di ghiotte PAGINE LATINE su INTERNET, le bizzarre trovate
dei giornalisti mi attribuirono la dissacrante modifica del rituale e liturgico
ORATE FRATRES, cambiandolo in un
geniale NAVIGATE, FRATRES (poichè si trattava di un sacerdote che rivolgeva il
suo discorso ai Navigatori telematici o cybernautae
dei nostri tempi), le mie letture latine si orientarono verso altre
"navigazioni". Era fuor di dubbio che anche le traversate oceaniche
di altri tempi sarebbero apparse raccontate in latino. Mi capitò così di
incrocciare ben presto con quella spedizione inglese verso la MARYLANDIA, che
qui troverete dopodomani; poi... tante altre! Tra le quali, eccovi oggi una
felice trovata dell'inossidabile MAFFEI. Costui, quando sta per raccontarci il
viaggio di S.Francesco Saverio alle Indie Orientali (1540), interrompe la sua
seguenza narrativa con un regolarissimo
excursus che casca qui a pennello: vuole cioè
informarci una volta per tutte, dei rischi inseparabili dai viaggi
marittimi di quel tempo: pauca de universo genere classium indicarum
praefari erit necesse.
IOANN.PETRUS
MAFFEIUS, Historiarum Indicarum Libri XVI,
Antuerpiae MDCV -
Lib.duodecimo pp.333 s.
Praeter navigia permulta quae variis anni temporibus
ex Olisiponensi portu ad alia atque alia commeant novi
orbis emporia,
quatuor ferme vel quinque in Indiam onerariae
destinantur,
magnitudinis adeo vastae ut, cum inflatis aura secunda
feruntur velis,
oppidi propemodum instar obtineant.
Harum singulis, praeter commeatus, instrumenta mercesque,
complures HOMINUM
ORDINES vectari mos est.
PRIMUS ordo, nauticae multitudinis;
ii certis inter se legibus ac disciplina constricti,
cursum ex arte moderantur.
SECUNDUS est praefectorum ac magistratuum, qui
vel ad obtinendas arces ac maria,
vel ad ius dicendum et curanda publica negotia,
in Orientem a Rege mittuntur.
TERTIUS militum, quique ad naves tuendas,
quique ad Indica praesidia supplenda, conscripti sunt.
QUARTUS est mercatorum,
qui cum uxoribus ac liberis in colonias indicas migrant.
ACCEDIT famulorum ac mancipiorum ingens numerus.
Nec desunt medici, seu quos vulgo physicos seu chirurgos
appellant.
Populus unius onerariae in universum capitibus modo
sexcentis,
modo octingentis, interdum etiam plus mille censetur;
et, obversante plurima leti specie,
culeum e sparto et linteum quisque secum in navim infert,
quibus insutus -si diem obire contigerit- deiciatur in
mare.
Porro cunctorum expiandis animis et rei divinae
procurandae,
mercenarius plerumque praeest:
qui morientium ubi confessiones audierit et mittendos in
pelagus
lustralibus aquis et piaculari precatione fuerit
prosecutus,
nimirum sat suo muneri, sat legi factum existimat.
Ab Olisipone Goam, inde Cocinum,
coëmendi maxime piperis causa, navarchi petunt;
is cursus, ut nullus gravior interfuerit casus,
quinto haud citius mense conficitur.
Interea, pro locorum ac temporum varietate,
modo cadentibus ventis, malaciae lentissima taedia;
modo saevientibus procellis, iactatio vehemens, saepe
sine exitu nausea,
fastidium cibi, terror assiduus, diuturna insomnia
toleranda.
Adde maligne divisa et saepenumero vitiata cibaria,
vicissitudines inmoderati caloris et frigoris;
gravitatem caeli, sub aequinoctiali maxime plaga, quae,
superando Bonae Spei Promontorio, semel iterumque
traicitur.
Ad haec non leve incommodum in ipsa quoque habitatione
consistit;
ab ima carina ad summam navis oram
contignationes quatuor, vel quinque interdum,
attolluntur.
In infima nautici saburram ad aequilibrium sternunt;
in caeteris tormenta constituunt,
vasa disponunt, mercimonia capsasque constipant.
Vectoribus admodum exigua sub iis tectis agendi spatia
relinquuntur.
A prora puppique gemina in pugnam surgunt castella.
In horum utroque, et simul ad gubernaculum,
ligneas casulas ac tuguriola fabri concinnant.
Hasce, qui sunt pecuniosi, magno in breve tempus
conducunt pretio.
Caetera turba, ni saeviant venti,
prout cuique datur, sub dio in angustiis cubat.
Sin atrocior tempestas discursum nautarum ad repentina
imperia postulet,
pavidi confertique sub tabulata coguntur.
Ibi, concluso halitu aestuque
teterrimus odor sentinae paedorque et illuvies afficit
corpora.
Inde cum graves alii morbi, tum vero lethargi,
apostemata, febres variae,
foeda oris ulcera et purulenti gengivarum tumores
existunt,
et ipsos etiam haud raro sacerdotes medicosque corripiunt.
Iam in tanta plebis colluvione militumque licentia,
quot quantaeque sint labes animorum ac vitia,
enumerare supervacaneum est. Tacitus ea sibi quisque
subiciet.
Omnem hanc benemerendi silvam et sempiternae gloriae
segetem,
in sua navigatione Xaverius habuit.
(
Decurrente scilicet anno 1540, dum Romae Societas Iesu condebatur ).
NOVEMBRE 21
In festo Sanctae Caeciliae, 22 novembre:
CANTATE CANTICUM NOVUM !
Ve
lo consiglia S.Agostino.
La festività cristiana di oggi, Santa Cecilia, può essere vissuta dai disincantati critici di oggi come un vuoto prodotto della religiosità popolare, da rifiutare per di più, essendo priva di documentazione storica la tradizione di un suo qualunque amore per la MUSICA. Un versetto di un salmo non crea automaticamente una qualifica accademica! Sarà perciò doveroso lasciar cadere il titolo di "patrona della musica" che ci ha tramandato una tradizione plurisecolare ?
Non condividiamo questo rifiuto. Diciamolo pure; anche se in termini strettamente scientifici non si possa arrivare al convincimento che la santa martire abbia tutte le carte in regola per essere “patrona dei musicisti”... potrebbe anche bastare quel riferimento allegorico alla gioia con la quale ogni cristiano è invitato a "cantare a Dio un permanente canto di lode e di ringraziamento".
Per noi basta questo per rendere lecita la ricerca di una simbolica "patrona" pur accettando che, a livello popolare, ciò abbia deviato gli iconografi fino a raffigurare la nostra santa di solito con in mano quell'organino portatile (per non dire tascabile), del quale il Museo della Civiltà Romana ci dimostra l'esistenza in tempi assai lontani. Ma ciò niente toglie alla sacralità della MUSICA (con le maiuscole), che deve pur essa avere sempre un suo essenziale riferimento a Dio, cha ha dato all'uomo quella capacità di superare di gran lunga i più suggestivi gorgeggi dei più dotati volatili. Il senso religioso della musica come linguaggio raffinato del nostro mondo interiore, e sopra tutto come espressione sublime del nostro rapporto esistenziale verso Dio, giustifica in ogni caso la ricerca di una "patrona", sia pur essa antistoricamente idealizzata.
Ci saranno sempre le effimere evasive musichette, anche quelle che oggi vanno per la maggiore e mettono alla prova i nostri gusti ‑e anche i nostri timpani!‑ ma noi qui stiamo parlando della grande MUSICA; sopra tutto di quella che ha già superato il logorio dei secoli.
Non è questo il luogo di gareggiare con quanto altri abbiano detto o potranno dire in qualsiasi Enciclopedia alla voce "musica". Qui basta quanto detto per rendere accettabile il saporito commento agostiniano che oggi ci viene offerto nella Liturgia delle Ore. Magari sia questa la tonalità, il sottofondo permanente di ogni vita cristiana !
Un rimando utile: cf.le pagine del
l7‑18 aprile !
Cf. dizionario
SJ, al nome WHITE, Andrew
DIVI AUGUSTINI, In Ps.32, CCL 38,253‑254
Confitemini
Domino in cithara,
in
psalterio decem cordarum psallite ei. Cantate ei CANTICUM NOVUM.
Exuite
vetustatem, nostis canticum novum.
Novus
homo, novum testamentum, novum canticum.
Non
pertinet novum canticum ad homines veteres.
Non illud
discunt nisi homines novi, renovati per gratiam ex vetustate
et
pertinentes iam ad testamentum novum, quod est Regnum Caelorum.
Ei
suspirat omnis amor noster, et cantat CANTICUM NOVUM.
Cantet
canticum novum, non lingua sed vita.
Cantate
ei canticum novum, bene cantate ei.
Quaerit
unusquisque quomodo cantet Deo.
Canta
illi, sed noli male. Non vult offendi aures suas.
Bene
cantate, fratres. Si alicui bono auditori musico,
quando
tibi dicitur: Canta ut placeas ei,
sine
aliqua instructione musicae artis cantare trepidas,
ne
displiceas artifici,
quia
quod in te imperitus non agnoscit, artifex reprehendit:
quis
offerat Deo bene cantare,
sic
iudicanti de cantore, sic examinanti omnia, sic audienti ?
Quando
potes afferre tam elegans artificium cantandi,
ut tam
perfectis auribus in nullo displiceas ?
Ecce
veluti modum cantandi dat tibi: noli quaerere verba,
quasi
explicare possis unde Deus delectatur. In iubilatione cane.
Hoc
est enim bene canere Deo, in iubilatione cantare.
Quid
est "in iubilatione canere" ?
Intelligere,
verbis explicare non posse quod canitur corde.
Etenim
illi qui cantant,
sive
in messe, sive in vinea, sive in aliquo opere ferventi,
cum
coeperint in verbis canticorum exsultare laetitia,
veluti
impleti tanta laetitia,
ut eam
verbis explicare non possint,
avertunt
se a syllabis verborum, et eunt in sonum iubilationis.
Iubilum
sonus quidam est,
significans
cor parturire quod dicere non potest.
Et
quem decet ista iubilatio, nisi
INEFFABILEM DEUM ?
Ineffabilis
enim est, quem fari non potes.
Et si
Eum fari non potes, et tacere non debes...,
quid
restat nisi ut iubiles ?
Ut
gaudeat cor sine verbis, et immensa latitudo gaudiorum
metas
non habeat syllabarum, bene cantate Ei in iubilatione !
NOVEMBRE 22
MARILANDIA
U.S.A.
Arrivano i nostri !
Dopo Cristoforo Colombo, sono arrivati in America... tutti gli altri. A suo tempo quelli della MAYFLOWER; e poi... (alla ricerca nientemeno della Casa Bianca; questi infatti si trovano a risalire il Potomac, il fiume che rinfresca ancor oggi l'odierna Washington), anche questi delle due caravelle: the ARK and DOVE. Con la cronaca latina di questo viaggio vi imbastirò ora una fuga di 5 PAGINE.
Più avanti vi darò altri particolari di questo insospettato documento. Nel frattempo fissate le vostre coordinate con quanto traspare fin dalle prime righe di questa che è la RELATIO ITINERIS IN MARILANDIAM, scritta da uno dei tre gesuiti (a noi basta Andrew White, -divenuto perciò come fondatore della Missione). I tre vi arrivarono -25 marzo 1634- nella spedizione di Calvert Leonard, diventato in un secondo tempo Lord Baltimore. (Attenti a non scambiare il vento EURO con la nuova moneta europea!)
1.
Solvunt a Conis (Wight)
Vigesimo
secundo mensis Novembris anni 1633,
die
Sanctae Caeciliae sacro, leniter aspirante euro,
solvimus
a Conis, qui portus est in Insula Vecta (Isle of Wight).
Cumque
praecipuas partes navis constituissemus
in tutela
Dei imprimis et Sanctissimae eius Matris,
Sancti
Ignatii et omnium angelorum Marylandiae,
paululum
inter duas terras provecti, deficiente vento,
resedimus
e regione castri Yaremouth (Yarmouth Castle),
quod
est ad occasum aestivum eiusdem insulae.
Hic
festis tormentorum tonitruis excepti fuimus;
neque
tamen metus aberat. Nautae enim inter se mussitabant
expectare
se Londino nuntium et litteras,
atque
ideo moras etiam nectere videbantur.
Sed
Deus consilia adversa abrupit.
Eadem
quippe nocte, prospero sed valido flante vento,
lembus
gallicus (qui eodem portu nobiscum
constiterat),
solvere
coactus, prope abfuit in nostram celocem ut impingeret.
Illa
igitur, ne opprimeretur,
una
praecisa ac deperdita anchora, vela dare quamprimum;
et
quoniam eo loci fluctuare periculosum erat,
in
mare porro se demittere festinat.
Itaque,
ne celocis nostrae conspectum perderemus, sequi decernimus.
Ita
quae nautae in nos agitarunt consilia sunt dissipata.
Accidit
id 23º novembris, die Sancto Clementi sacro,
qui
anchora alligatus et in mare mersus,
coronam
martyrii adeptus est, et iter praebuit populo terrae,
ut
enarrent mirabilia Dei.
2 -
ACUUM SCOPULI (Acus, acuum; i Needles, nella Isle of Wight)
Eo
igitur die iterum, circa decimam matutinam,
festivis
explosionibus salutati a Castro Hurst,
praetervecti
sumus frequentes scopulos ad extremum Insulae Vectae,
quos,
a forma, ACUS vocant.
Sunt
autem navigantibus terrori
propter
duplicem aestum maris, hinc in saxa, illinc in vicinum litus
abripientem
et allidentem naves.
Ut
alterum interim discrimen taceam,
quo
defuncti sumus ad Castrum Yaremouth.
Nam
vento et aestu urgente, cum nondum recepta anchora haereremus,
prope
erat ut navis ad terram allideretur,
nisi,
subito vi magna aversi, eam mari immergentes,
periculum
Deo propitio elusissemus,
qui
hoc etiam pignore protectionis suae nos dignatus est
per
merita Sancti Clementis.
3 -
INSULAE SILLINAE
Die
illo, qui in sabbatum incidit, et nocte insequenti
ventis
usi sumus ita secundis,
ut
postero die mane, circa horam nonam, reliquerimus a tergo
Promontorium
Angliae occiduum et Insulas Scyllinas,
placido
cursu magis in occasum versi,
legentes
Oceanum Britannicum neque quantum possemus accelerantes,
ne,
celocem plus nimio praecurrentes,
illa Turcis
et piratis (mare illud plerumque infestantibus) praeda fieret.
Hinc
factum est ut oneraria insignis, vasorum sexcentorum,
cui
nomen "a Dracone" datum est,
cum
Londino profecta Angolam peteret,
nos
circa tertiam pomeridianam assequeretur.
Et
quoniam periculo perfunctis
voluptatis
iam aliquid admittere vacabat,
iucundum
erat spectare has duas naves
inter
se cursu et tubarum clangore per horam integram contendentes,
caelo
et ventis arridentibus.
Et
superasset nostra, quamvis siparo non uteremur,
nisi
sistendum fuisset propter celocem, quae tardior erat:
itaque
cessimus onerariae: illa autem, ante
vesperam praetervecta,
conspectui
nostro se subduxit.
NOVEMBRE 23
Qualche
sbornia...
e un paio di pennellate
sugli uccelli in un mare infinito.
E` questo il momento di darvi, anche in rapidissimo accenno, le indicazioni bibliografiche e archivistiche di questa cronaca. L'originale di questa Relatio itineris è tra le poche carte autentiche conservate su quei tempi e luoghi nel nostro Archivio SJ di Roma, ma è stata puntigliosamente illustrata, e anche riprodotta, da Barbara Lawatsch-Boomgaarden, Waucanda, IL.-USA Bolchazy-Carducci Publishers 1995. Dove potrete leggere quanto qui siamo costretti a omettere. La sola successione dei pochi capitoli qui riprodotti vi aiuterà a capire che anche il tutto non è eccessivamente lungo.
Sarà invece ben diversa la nostra
trascrizione, fedele al criterio fondamentale addottato per queste PAGINE;
grazie all'impaginazione "a bandiera" diventeranno trasparenti (???).
Quanto può essere trasparente un latino imparato, sì e no, da chi tutto il
resto della sua vita lo troverà oggi
esternato in inglese! Che
differenza infatti tra questa RELATIO e analoghi resoconti firmati dal Cordara
o dal Maffei! Seneca si dichiara
indipendente riguardo alla concinnitas, ma non perciò è insensibile alla
musicalità interna del Latino, riconoscibile da ogni buon orecchio. Qui
l'orecchio di coloro che questo testo l’hanno voluto in latino, è visibilmente
abituato ad altra sonorità !
Passiamo ora agli annunciati "episodietti di ogni
navigazione".
3.
MORBI EX VINO
Hic
autem non possum non extollere divinam bonitatem,
quae
diligentibus Deum facit ut omnia cooperentur in bonum.
Si
enim, nulla iniecta mora,
licuisset
eo tempore solvere quo constitueramus,
mensis
scilicet Augusti 20º, sole cis aequatorem verticem feriente,
intensissimi
calores non solum annonae labem sed plerisque omnibus
morbos
mortemque attulissent. Mora saluti
fuit!
Nam,
hieme conscendentes, huiusmodi incommodis caruimus;
et, si
consuetas navigantibus nauseas excipias,
nemo
morbo aliquo tentatus est usque ad festum Nativitatis Domini.
Is
dies, ut celebrior esset, propinatum est vinum,
quo
qui usi sunt intemperantius,
febri
correpti sunt proxima luce, numero triginta,
et ex
iis non ita multo post mortui sunt circiter duodecim;
inter
quos duo catholici magnum sui apud omnes desiderium reliquerunt:
Nicolaus
Farfaxius et Iacobus Barefote (Nicholas Fairfax et James Barefoot).
14.
PISCES VOLANTES... AVES TROPICAE...
Inter
navigandum multa occurrebant curiosa: imprimis pisces,
qui modo
aequor modo aëra sublime pinnis secabant,
passerum
magnitudine vel maiorum splanularum,
quas
valde etiam gustu pergrato referunt.
Centeni
gregatim se in aëre librant,
delphinos
cum fugiunt insequentes.
Eorum
aliqui, deficiente pinnarum remigio,
in nostram
navem deciderunt. Nam uno impetu
non
amplius quam duorum vel trium iugerum spatium pervolant.
Tum
pinnas aërem verberando exsiccatas
aquis
rursus immergunt et se iterum caelo committunt.
Cum ab
aequatore uno et viginti gradibus et aliquot minutis abessemus
ubi
tropicus incipit, videre erat aves, quas a loco tropicas vocant...
in
aëre pendulas. Illae, cum falconem mole
adaequent,
duabus
praelongis et albentibus plumis in cauda conspicuae,
incertum
est an aëri perpetuo insideant,
an
quandoque aquis se sustentent.
Cetera, ut
aliorum litteris nota, licet omittamus.
NOVEMBRE 24
Dove era allora la “Casa Bianca” ?
Si dimostra chiaroveggente e civile a questo punto il nostro cronista, alla ricerca deliberata di buone parole e di civilissimi programmi con tutti gli abitanti di quelle terre dove oggi c'è il Pentagono e la sede mondiale della CIA. Lo potremmo anche qualificare di "ecumenista", ben consapevole che la spedizione non è precisamente una uscita catechetica, e che perfino non si fa esplicita menzione della normale spartizione, a quei tempi!, tra cattolici e protestanti. E sarà opportuno a questo momento richiamare la vostra attenzione sulla PAGINA (definitivamente già piazzata in questo QUOTIDIE, alla data 4 Ottobre) su altra partenza di missionari... ma questi, anche gesuiti, erano i nostri primissimi missionari sul versante atlantico dell'America; e partivano da una Sevilla, cattolica al 100%, e ben accompagnati dalla solidarietà e dalle preghiere di una fervente popolazione, consapevole del valore apostolico di quei coraggiosi viaggiatori.
Il nostro cronista invece, che della sua partenza non ci da nemmeno una polaroid, dedica una sola parola di gentilezza convenzionale al suo collega P.Altham. Anzi, soltanto da qualche altro fuggevole accenno ci viene di sospettare che un terzo gesuita è stato da lui addirittura dimenticato nella stesura di questa RELATIO.
Vediamolo dunque nella risalita
del Potomac. E state attenti alla qualità delle informazioni che ora saranno
ben più profonde di queste superficiali annotazioni "ecologiche".
Peccato che, alla fine, dovrà lamentare egli stesso la brevità di questa
visita: Uno tantum mense hic fuimus, itaque cetera proximae navigationi
servanda sunt !
A capo dei "piscataway"
c'era un "Tayac" (imperatore? ecco il perchè ho giocato con l’accenno
alla Casa Bianca), di nome Chitomachon.
28.
CONVENITUR REX PATOMEACH
ET IMPERATOR
Cum
autem intellexisset Praefectus
Imperatori
Pascatavvaye complures parere Regulos,
ILLUM
adire statuit, ut explicata itineris nostri causa
et
eius unius conciliata voluntate,
facilior
ad ceterorum animos pateret ingressus.
Itaque,
iuncta celoci nostrae altera quam in Virginia conduxerat,
et
navi in anchoris relicta ad Sanctum Clementem,
cursu
circumacto,
ad
australem partem fluminis exscendit.
Cumque
barbaros ad interiora fugisse comperisset,
progressus
est ad civitatem quae, a flumine desumpto nomine,
PATOMEACH
etiam dicitur.
Hic regi
puero tutor erat patruus, nomine Archihu,
puerique
vices in regno habebat vir gravis et prudens.
Is
Patri nostro Altham, qui comes additus erat Praefecto
(me
etenim etiamnunc detinebat ad sarcinas),
quaedam
per interpretem de gentilium erroribus explicanti
libenter
aures dabat, suos identidem agnoscens;
utque
edoctus nos non belli causa sed benevolentiae gratia eo appulisse,
ut
gentem rudem civilibus praeceptis imbueremus
et
viam ad caelum aperiremus,
simul
regionum longinquarum commoda iis impartituros,
gratos
advenisse monstravit.
Interpres
erat ex protestantibus Virginiae.
Itaque
cum plura pro tempore disserere non posset Pater,
promisit
se non ita multo post reversurum.
- Id
mihi ex animo accidit, inquit Archihu;
una
mensa utemur,
mei
quoque asseclae pro te venatum ibunt,
eruntque
inter nos omnia communia.
Hinc
itum ad Pascatavvaye, ubi omnes ad arma convolarant.
Quingenti
circiter arcubus instructi in littore
cum
Imperatore constiterant.
Signis
pacis datis, Imperator, metu posito,
celocem
conscendit, et,
audito
nostrorum benevolo erga eas gentes animo,
facultatem
dedit qua imperii eius parte vellemus habitandi.
Interdum,
dum Praefectus apud Imperatorem in itinere esset,
barbari
ad Sanctum Clementem audentiores facti,
se
vigilibus nostris familiarius admiscebant.
Excubias
enim interdiu noctuque agebamus,
tum ut
lignatores nostros,
tum ut
aphractum (quem tabulis costisque solutis allatum aedificabamus)
ab
repentibus insultibus tutaremur.
Voluptati
erat audire admirantes singula:
imprimis
ubinam terrarum tanta arbor excrevisset,
ex qua
tam immensa moles navis dedolaretur;
excisam
enim arbitrabantur quemadmodum indicae canoae
ex uno
aliquo arboris trunco !
Tormenta
maiora attonitos omnes tenebant,
haud
paulo quippe vocaliora erant stridulis ipsorum arcubus,
et
tonitruo paria !
NOVEMBRE 25
Si
chiude in bellezza
La RELATIO huius ITINERIS
Non ci lascierà spazio per altri
commenti. Ognuno dovrà aggiungerseli per conto proprio, se è riuscito a carpire
tutte le sfumature psicologiche di questa sincera e per niente rielaborata
cronaca giornalistica. Pensateci però: siete riusciti a leggere, senza
stampelle, un interesantissimo rèportage LATINO del 1633. Congratulazioni.
31.
INDIGENARUM SPECIES, VESTES, DOMUS
Indigenae
statura sunt procera et decenti, cute a
natura subfusca,
quam
colore plerumque rubeo,
misto
oleo inficientes (ut culices arceant) tetriorem reddunt,
commodo
suo magis intenti quam decori.
Vultum
aliis etiam coloribus deturpant,
a naso
sursus caerulei, deorsum rubicundi vel contra,
variis
et sane foedis terrificisque modis.
Et
quoniam barba in ultimam prope aetatem carent,
pigmentis
barbam simulant,
lineis
varii coloris ab extimis labris ad aures productis.
Caesariem,
quam plerumque nigram nutriunt,
in
nodum ad sinistram aurem circumductam vitta adstringunt,
addito
aliquo, quod apud ipsos in pretio sit, monili.
Quidam
in fronte praeferunt piscis figuram cupream.
Colla
muniunt vitreis globulis filo insertis (more torquium),
quamquam
hi globuli viliores apud ipsos esse incipiunt
et
commercio minus utiles.
Vestiuntur
ut plurimum pelle cervina vel similis generis velo,
quod a
tergo fluit in modum pallii,
cincti
ad umbilicum perizomatis, cetera nudi.
Impubes
pueri puellaeque nulla re tecti vagantur.
Plantis
pedum, velut cornu duris, spinas tribulosque calcant illaesi.
Arma
sunt arcus et sagittae duos cubitos longae,
cornu
cervino vel albo praeacutoque silice armatae;
has
tanta arte librant ut passerem eminus medium configant,
utque
se ad peritiam exerceant, lorum in sublime iaciunt,
tum
impulsam nervo sagittam infigunt antequam decidat.
Arcu
quoniam non admodum contento utuntur,
metam
longe positam ferire non possunt.
His
armis vivunt, et quotidie per agros et silvas,
sciuros,
perdices, pullos indicos ferasque venantur.
Horum
enim omnium ingens est copia,
quamquam
nondum nobis ipsi
expedire
alimenta venatu audeamus, metu insidiarum.
Domos
habitant ovali forma oblonga constructas,
novem
vel decem pedes altas.
In has
lumen a tecto admittitur fenestra cubitali:
illa
fumo etiam auferendo inservit,
nam
ignem medio in pavimento accendunt et circa ignem dormiunt.
Reges
tamen et principes viri sua habent velut conclavia
et
lectum quatuor fulcris in terram adactis
et
asseribus superpositis instratum.
Mihi
et sociis ex his casulis una obtigit, in qua
sat
pro tempore commode habemur donec aedificia parentur laxiora.
Illam primum
Marilandiae sacellum dixeris, quamquam
haud
paulo decentius instructum quam cum ab Indis habitabatur.
Proxima
navigatione, si Deus coeptis annuat,
non
deerunt nostris quae ceteris in domibus sunt usui necessaria.
32.
INDOLES, VICTUS
Gentis
indoles ingenua est et laeta,
et
quae rem bene capiat cum proponitur;
gustu
excellunt et odoratu; visu etiam Europaeos superant.
Victitant
plerumque pulte, quem "pone" et "omini" appellant;
utraque
ex tritico conficitur, adduntque interdum piscem
vel
quod venatu aucupioque assecuti sunt.
Cavent
sibi quam maxime a vino et potionibus calidis,
neque
adducuntur facile ut eas degustent,
nisi
quos Angli suis vitiis infecerint.
Quod
ad castitatem attinet, fateor me nondum advertisse
in
viro vel femina actionem ullam quae vel levitatem saperet;
quotidie
tamen nobiscum et apud nos sunt,
et
nostro gaudent uti consortio.
Accurrunt
sponte, vultu ad hilaritatem composito,
et
offerunt quae venati vel piscati fuerint,
liba
etiam aliquando et ostrea cocta vel assa,
idque paucis
invitati linguae ipsis vernaculae verbis,
quae
per signa hactenus utcumque didicimus.
NOVEMBRE 26
Impossibile tagliare a questo punto !
I particolari realistici di
questa parte della Relatio stanno toccando con grande dignità il nostro
interesse. Resta ancora aperta la nostra curiosità; quali i princìpi religiosi
sui quali hanno costruito quei "marilandesi" la propria visione
delle cose trascendenti? Abbiamo infatti già trovato nel BREVITER la desolata
scoperta del Dobrizhoffer sullo zero assoluto che in questo campo gli hanno
lasciato intravvedere alcuni dei suoi Abipones.
Quindi, dovremmo inoltrarci obbligatoriamente; ma sarà anche gradita la prolunga di questa pagina 5ª, che ci consente di visitare questi primi abitanti di quella che sarà in seguito la Casa Bianca di Washington.
Riprendiamo il discorso dove l'avevamo lasciato ieri.
Plures
ducunt uxores, integram tamen servant fidem coniugalem.
Mulierum
aspectus gravis est et modestus.
In
universum liberales nutriunt animos:
quidquid
beneficii contuleris, rependunt.
Nihil
temere decernunt aut subito arrepti motu animi, sed ratione;
ideo
cum quidquam momenti aliquando proponitur,
silent
aliquandiu cogitabundi;
tum aiunt
breviter aut negant, et propositi sunt tenacissimi.
Hi
profecto si semel christianis praeceptis imbuantur
(et
quidem nihil obstare videtur,
praeter
LINGUAE his regionibus usitatae defectum),
virtutis
humanitatisque cultores egregii evadent....
Miro
tenentur desiderio civilis conversationis
Europaeorumque
indumentorum;
iamque
pridem vestibus fuissent usi, ni avaritia mercatorum obstitisset,
qui
pannos nisi castore non commutant.
Castorem
vero unusquisque venari non potest.
Absit
ut horum avaritiam nos imitemur.
(cf. hoc loco –si
libet- duas PAGINAS.
de castore
canadensi aliam, aliam de castore mexicano,
in BREVITER SED
QUOTIDIE, diebus 28 - 29 marzo,
itemque tertiam,
de nuditate Guaraniorum, die 21 dic.)
33.
RELIGIO
Idiomatis
ignoratio facit ut
quid
porro de religione sentiant, nondum
constet;
interpretibus
enim protestantibus minus fidimus.
Haec
pauca raptim didicimus.
Unum
Deum coeli agnoscunt, quem "Deum nostrum" vocant;
nullum
tamen honorem externum illi exhibent;
omni vero
ratione placare conantur
phanaticum
quemdam spiritum quem "ochre" nominant, ut ne noceat.
Frumentum,
ut audio, et ignem colunt,
ut
DEOS humano generi mire beneficos.
Hanc
ceremoniam quidam e nostris in templo Barcluxen vidisse se narrant:
die
constituto e pluribus pagis convenere circa ingentem ignem
omnes
omnium aetatum viri feminaeque;
proxime
ad ignem stabant iuniores, pone illos provectiores.
Tum
adipe cervina in ignem coniecta
et
sublatis in coelum manibus et vocibus clamabant omnes: taho taho.
Intervallo
facto profert unus aliquis bene magnam peram;
in
pera est tubus et pulvis, quem "potre" nominant; tubus est
quali
nostrates utuntur ad exsugendum fumum tabacci, sed multo maior.
Igitur
pera circum ignem fertur, sequentibus pueris et puellis
et
voce satis grata alternantibus: taho taho.
Circulo
peracto eximitur tubus e pera,
et
pulvis "potre" in singulos astantes distribuitur,
cuius
in tubo accensi fumum quisque exsugens
membra
corporis sui singula perflat consecratque.
Plura
non licuit discere nisi quod videantur
notitiam
aliquam habuisse diluvii,
quo
mundus periit propter scelera hominum...
NOVEMBRE 27
Oggi una scappata nella Florida!
Se oggi vogliamo ospitare in questo quadro turistico La Florida, ciò non vuol dire automaticamente che il lettore dovrà trovare qui Miami o Cape Canaveral: non troverà nemmeno gli Everglades, che forse farebbero gola ai "verdi" o agli amanti di una natura incontaminata che da noi va ormai scomparendo. Con il Latino potremmo forse risalire fino ai tempi della natura vergine; ma poiché i primi europei ad arrivare laggiù non erano i turisti, ma i "conquistadores" e i missionari, incontreremo invece una drammatica cronaca che incomincia dalla solitudine sconfinata, e segue con le paure per il ritardato incontro coi nativi, e per le prime positive impressioni umane... ma molto presto avremo l'assalto, l'uccisione, il protomartire: esso sarà nel caso nostro il gesuita spagnolo Pedro Martínez.
Del paesaggio, del cielo azzurro, dell'aria incontaminata... non un accenno, non una seppur rapidissima pennellata. Quasi a dirci che in quel mondo era piuttosto in uso una scala di valori molto diversa da quella che oggi si va configurando sotto l'incalzare del consumismo.
Vorrei ricordare che la migliore
descrizione paesaggistica di Cape Canaveral è implicita nello stesso nome:
cañaverál (e metto l'accento per guidare la vostra pronuncia, anche se in
spagnolo è superfluo) altro non è, in
spagnolo, se non il latino arundinetum, vale a dire, piantagione o campo irto di canne. E per la
denominazione Florída, l'autore stesso della pagina latina ci darà la doverosa
spiegazione: in Spagna le tre maggiori festività cristiane hanno il familiare
connotato di "pasquali": Pascua de Navidad (Natale), Pascua Florída
(Pasqua della Risurrezione), Pascua del Espíritu Santo (Pentecoste). Orbene, il
primo arrivo degli spagnoli su quei paraggi avvenne (con Ponce de León) proprio
il giorno di Pasqua FLORIDA del 1512. -
E vi regalo volentieri altra notizia parallela: Rio de Janeiro ha quel
nome... perché i primi “scopritori” vi arrivarono “nel mese di gennaio” (nome proveniente, guarda caso, dal latino
Ianuarius).
Altra pennellata paesaggistica ci verrà incontro in seguito, quando, rientrati i due gesuiti che qui vedremo "dirottati a Cuba" (dalla tempesta, non dai terroristi, che non esistevano ancora!) si darà inizio alla catechesi dei fanciulli:
Pauci
confluebant pueri,
qui nihil frequentius quam se esurire intercinebant.
Quippe
ea loca, partim hominum ignavia, partim soli ingenio,
COMMODARUM
USIBUS HUMANIS RERUM
MAGNAM
HABET PENURIAM.
(loco deinde citando, n.264)
Incominciamo dunque dalla descrizione degli "esterni"... pur lasciando in libertà la nostra fantasia, poiché in tutto questo fatto c'è il sospetto che si stia trattando di una zona che ormai appartiene alla Georgia, non all'odierna Florida.
SACCHINI,
Historia Societatis Iesu / P.III, L.II, nn.138 ss
Est FLORIDA
provincia perampla, finitima
Novae Hispaniae...
Ioannes
Poncius Leonius, cum e vicinis solvisset insulis,
in eam
primum salutis anno 1512 incidit,
quo
die Victoris Christi ad vitam Reditus colebatur.
Quod,
quia Pascha Florum Hispani appellant,
inde
nomen inventae regioni FLORIDAE indiderunt...
Ingenia
genti ferocia, vires magnae sunt:
natandi
currendique celeritate nulla natione posterior est.
Sagittis
peritissime utitur.
Lunam
Solemque inter praecipua colunt numina:
quibus
aliquoties in annum continuum triduum,
omni
prorsus cibo ac potione, item somno abstinentes,
reddunt
solemnes cultus...
Intestinis
odiis bellisque atterunt sese.
Nequaquam
tamen id verum est quod aliqui tradidere,
corporibus
humanis vesci.
Plurimum
herbis sponte nascentibus, venatu piscatuque vescuntur:
et
"maizio", qui communis Orbi Novi est cibus,
quo
ferme loco triticum est apud
nostrates...
Floridiani,
quia plerumque sterile solum est,
pro
anni tempestatibus, ut se quippiam frugum alicubi extulerit,
vel
piscandi maturitas invitarit, mapalia gregatim mutant.
Qui
inter eos dignitate ceteris praestant,
CACIQUE
(ut ferme alibi Novo in Orbe) nominantur.
Nulla
adhuc facta in vastitate illa Divini Verbi sementis fuerat:
nequicquam
saeculi huius anno quadragesimo nono,
aliquot
religiosis Dominicanis magno labore conatis.
Hispani
pauca ad oram maritimam habebant praesidia:
quae
oppugnantibus acerrime indigenis,
perque
occasionem carptim alios atque alios mactantibus,
extrema
omnia, praesertim ab fame, pertulere...
Exacto
igitur inter summas angustias anno (1565),
tertio
tandem Kalendas Iulias naves septemdecim invehuntur.
Incredibilis
ad earum conspectum,
cum et
militum et armorum et commeatus ingens copia afferretur,
laetitia
exstitit: magisque gaudebat Praefectus
quod
expetitos
in iis vehi sacerdotes opinabatur...
Sed
classis illa ex Hispania, eheus, solverat
non
exspectatis quos Societas destinarat !
non eo
solum quod retardari Evangelii satum dolebat,
sed
etiam suam apud barbaros quod periclitari sentiebat fidem,
tamquam
adhuc eos
inani
religiosorum hominum spe et exspectatione lactasset. (continuatur)
NOVEMBRE 28
FLORIDA (2)
Entriamo ora nella dolorosa pagina di questi mancati missionari, che, sbattuti
dalla tempesta, non riusciranno nemmeno a stabilire contatto con quel Prefetto ‑vero
e responsabile laico cristiano‑ che li aveva desiderati e li aspettava
con ansia. Anzi, ben si merita l'elogio che lo storico fa in questa occasione
della sua coscienza ecclesiale:
Petrus
enim Menéndez, Floridae sub ditionem redigendae
ab
Rege Catholico Praefectus,
hac
tantum condicione praefecturam accepit
ut
aliquot ei de Societate Iesu
Rex
“Evangelii promulgatores” attribueret...
Digna
sane memoria est illius religio:
cum
eiusmodi praefecturas
plerique
mortalium pecuniae causa ambire soleant,
profitebatur
ille (reque ipsa probabat)
unam
sibi propositam esse pereuntium animarum curam.
Ma rientriamo nel nostro tema. Che fine
hanno fatto i missionari promessi? Prima, erano arrivati in ritardo
all'appuntamento di Sanlúcar de Barrameda, e la flotta era partita senza di
loro, come già abbiamo visto. Poi avevano trovato una soluzione di emergenza, e
ora li troveremo già sulla costa della Florida. La tempesta troverà uno di
loro, il P.Martínez, a terra, mentre i suoi compagni scompariranno in altra
direzione (saranno i primi gesuiti a mettere piede a Cuba). Il Martínez però...
(è qui dove subentra la pagina odierna) cadrà miseramente sul campo in uno
scontro con gli indigeni. Arriveremo in Pagina a questo finale, non senza
sorvolare -e lo indicheremo coi puntini- su altre sofferenze che, data la
nostra intenzione, possiamo anche omettere.
Interea P.Martinius, alia oblata navi...
vix decem ab continente leucis distabat...
Promptum
erat consilium mittere in scapha viros qui,
ad
litora appulsi, regionem explorarent,
sed
quia late indomiti immanesque colebant barbari
consilium
id erat discriminis plenum....
Transilit
ipse primus in scapham...
Vix
terras attigerat cum cohorta repente tempestas,
navim
unde descenderant procul a conspectu abstulit.
Quae
cum diu errasset... ad insulam tandem Cubam evasit.
Interim P.Martinius ac socii in continentis litus
egressi,
vestigium
nullum Hispanorum, deserta cuncta inveniunt.
Cumque
hinc horridum ac minacem Oceanum,
hinc
ignotas ac vastas spectarent solitudines,
eodem
loco dies decem, si forte alicunde se navis ostenderet,
praestolantur
prope ieiuni.
Prodibant interdiu paucasque legebant herbas...
Post
longam moram, cum spes nusquam a mari,
nullus
mortalium in ora maritima appareret,
interiora
petere prae barbarorum metu locum ignari non auderent
superque
omnia fame enecarentur,
propulsa
ad vicinum fluvium scapha,
adversus
eum quindecim ferme passuum milia subierunt.
Quo in
itinere,
cum
item nihil nisi solae desertaeque terrae oblatae essent,
relapsi
in mare statuerunt legentes oram temptare
si
quem portum uspiam invenirent.
Ad
leucas viginti progressis, alius amnis occurrit...
Nocte
ibi exacta, ut dies terras aperuit,
exploraturi
regionem in ripam exscendunt:
paucisque
ad scapham relictis, ceteri, P. Martinio praeeunte,
terram
ingrediuntur.
Occurrére
inter pinus multas tuguria quaedam...
Postero
die ad fluminis ripam quinque numero
apparent indigenae,
manuque
edito signo advocabant ad ripam...
Instaurato
cursu, unum itemque alterum populum praetergressi,
ad
insulam modici ambitus, Tacatucurum nomine,
in
adolescentes quattuor piscatui intentos incidunt.
Placuit
quibusdam scapha propius ad eos accedere...
Adolescentes,
sine cunctatione vim piscium magnam obtulere,
sed
unus celeri cursu proripuit se.
Inde
aliqua suspicio suborta fraudis...
Nec
mora, plus quadraginta Tacatucurani confluunt:
duodecim
in scapham intrant: ceteri consistunt in littore...
horrendam
conspecturi carnificinam !
Pater
Martinius,
in
oculis omnium, misera e scapha spectantium carnificinam,
postquam
pertractus ad terram est,
cum,
genibus ut potuit insistens, extulisset ad caelum manus,
capite
clava infracto, exspiravit.
NOVEMBRE 29
I Portoghesi in Oriente pensarono perfino
ad un "Piano
regolatore" delle Molucche!
Le sorprese del Latino non finiscono mai. Ecco un'informazione che nessuno si aspetterebbe nella lingua di Cicerone; sul come si regolavano i Portoghesi del s.XVI non soltanto per favorire i loro interessi, ma anche per portare la nostra fede e cultura alle lontanissime Molucche! Inciamperemo non di meno nel nome di Tidor, coinvolto oggi in complicati problemi internazionali che non saremo noi a risolvere. Forse questa Pagina, se fosse letta da qualcuno di quei diplomatici che vanno e vengono a mani vuote, potrebbe dare altro tono ai moderni contrasti. Qui però ci accontentiamo col poter illuminare un tantino le applicazioni tecniche e civili di quella forma di colonizzazione. Vediamo alcuni dei particolari.
Siamo su per giù all'anno 1538,
nel più vivo di un permanente scontro armato. Non in realtà contro quei popoli,
che i Portoghesi cercavano soltanto per intrecciare scambi commerciali, bensì
contro l'Islam, che faceva sentire il proprio peso dappertutto. Nell'Isola di
Ternate, un governatore di nome Galvâo rem
ternatensem diu multumque iactatam, haud sine magno labore ac difficultate
restituit. Leggendo tutto il
brano troveremo perfino l'offerta cavalleresca di risolvere una contesa con
risparmio di vittime, mediante il collaudato sistema degli Orazi e Curiazi, con
una "singolar tenzone". Anche questo si risolverà nel migliore dei
modi; Inter Lusitanos et Reges ambos reconciliata pax et longo intervallo
renovata commercia.
Ma...per introdurre ormai la nostra pagina, stiamo soltanto attenti a tutta quella operazione, civile, edilizia, e perfino demografica! Troveremo anche il sorprendente anticipo storico di un vero e proprio Piano Regolatore, la creazione ante litteram di un kibbutz!, e perfino la costruzione di un acquedotto...
Per la storia sarà doveroso
aggiungere che questo Governatore Galvâo è in realtà un personaggio
eccezionale; poco più avanti il nostro storico latino ci racconterà di lui che,
per provvedere in profondità alle radici della fede cristiana, aveva fondato
(prestate attenzione, nelle Molucche, poi anche a Goa, nell'India, e prima del
Concilio di Trento !) un seminario internazionale, Quod unicum labenti
christianae disciplinae remedium, tanto deinde post, Tridentina Synodus approbavit.
MAFFEI lib. X,
(268)
Post
haec ad reficiendas urbes per bellum dirutas curae conversae;
qua in
re fidem Tidorensi Galvanus egregie praestitit.
Deinde,
calcariis institutis,
ternatensem
ipse arcem augere aedificiis et
propugnaculis aggressus est;
portusque
aditum, antea insidiosum et perangustum,
scopulo
qui medium occupabat ferramentis exciso,
reddidit
ampliorem.
Ad
haec Lusitanos colonos, contractis ad
sobolem nuptiis,
hortando
perpulit
privatas
aedes pro arundineis caementitias facerent,
puteos
foderent hortosque,
et
allatas ex India vites et poma sererent.
Quam
ipsam ad rem et ad cetera vitae ministeria,
largas
aquas a duodecim ferme passuum milibus
ad
arcem usque perduxit.
Insuper
Aerio Regi,
ducta
iam ad propagandam stirpem uxore,
consulenti
popularibus suis
et
aedificandi aemulatione vehementer incenso
RECTAS
VIAS ATQUE TRANSVERSAS
ET
CETERAM URBIS DIMENSIONEM
summa
eius voluptate descripsit.
Neque
ipsum modo Regem, sed omnes peraeque incolas
omni
officio et humanitate demerebatur.
Ex quo
apud barbaros
tantum
huic viro benevolentiae et venerationis accessit,
ut eum
aeque ac parentem cuncti observarent.
Ipse
quoque Rex et magistratus omnes
nihil
fere gravioris negotii
nisi
ex eius auctoritate suscipiebant...
NOVEMBRE 30
Baldoria, banchetti... alle Seychelles ?
Mentre altri... ci vanno a morire di fame !!!
Forse sì, forse no; una rigorosa cartografia era ancora da venire! Trattandosi poi qui di riempire una sola PAGINA latina -è questa l'ultima di NOVEMBRE- ci accontenteremo di illuminare soltanto uno di questi episodi che, nella regolarità e sicurezza delle nostre vite, possono addirittura diventare argomento di svago o di umorismo.
A me almeno è capitato che, perfino a mensa, dinanzi ad una qualsiasi di quelle ghiottonerie gastronomiche che il consumismo moderno riesce a par passare anche alle tavole dei conventi, qualcuno dei miei confratelli sia giunto fino a sfidarci enfaticamente con questo asserto provocatorio: Non troverai che uno solo dei "Nostri" sia mai morto di fame !
Ecco qui la mia scoperta: ne ho
trovato TRE INSIEME dei "nostri", sperduti in chi sa quale di quelle
isolette –se ne sono, e tante!- tra il Mozambico e l'lndia, morti proprio di
fame, inedia (in edo = non mangiare). I soccorritori infatti, per quanto
solleciti, sono arrivati in ritardo: i ricercati naufragi non ante sunt
inventi quam inedia ad unum omnes absumpti sunt.
(Incidentalmente mi ritrovo altro caso isolato: il gesuita Anne de Nouë (1587-1646) smarritosi in una tempesta di ghiaccio nel Canadà, fu trovato assiderato... ma in ginocchio, nelle zona prossima a Trois-Rivières, tra Québec e Montréal).
Siamo dunque, su per giù,
intorno al 1545; in "zona calda" però; quella preferita dai
missionarii di avanguardia, di quei gesuiti cioè che a queste avventure si
arruolavano con insistenti richieste a Roma, -dove oggi sono archiviate a
tonnellate le così dette "lettere degli INDIPETAE" (Indias
petentes)-. Questi qui, oltre ai
difficili rapporti con i copti locali a Mozambico, erano lontani dalla ben
organizzata sede logistica dei gesuiti portoghesi, a Goa, in India.
In questo contesto, ecco il naufragio e le ragioni del tardivo intervento. Vi aggiungo una pennellata rapida sulla tragedia di sottofondo, la fallita Missione di istallare tra gli Abissini una regolare diocesi di clero "romano" con tanto di nomina di Andrés de Oviedo come Vescovo, precursore di un Patriarca, Joâo Nunes Barreto... mai giunto al suo porto.
Andreas
ac socii primo capti crudeliterque direpti:
postmodum,
igne in hospitium iniecto, vivi paene combusti;
denique
tanta premi rerum omnium inopia coepti sunt
uti,
ad vitam tolerandam,
ne a
pusillo, quem supra dixi, Catholicorum abscederet grege,
bobus
et aratro quaesitis, terram suis ipsi manibus colerent.
Atque
inter hasce difficultates et incommoda quotidiana,
caritatis
et obedientiae gloria clarus Andreas,
divexato
miris modis ac fatigato corpusculo, tandem excessit.
MAFFEIUS Ioannes
Petrus, Historiarum Indicarum, libro XVI.
(editione
Antuerpiae 1605, pag. 471).
Quae de Andrea de
Oviedo addidi, ex pag. 472.
Per
eosdem fere dies quibus in Aethiopiam Rhoterigius erat profectus,
e
Lusitania praemissi, dum graviora Patriarcham negotia morantur,
ex
eius comitatu DECEM, ac varias -ut fit- in naves impositi,
Mosambicum
incolumes devenere.
A
Mosambico, dum vastum praecidunt Oceanum,
abducta
a ceterorum conspectu oneraria una,
in
syrtim per tenebras noctis impingitur.
Neque
tumidum erat mare, et parvo intervallo BREVIA
ignotam
ad insulam exigui admodum ambitus pertinebant.
Eo
tutius, dirupto alveo, nautae vectoresque
(trecenta
circiter capita) in terram effusi.
Verum
squalidus et ab omni humano cultu desertus erat locus,
et e
commeatu nautico
modicum
quid vini et cibaria, eaque ferme vitiata, supererant;
ut, ni
propere subveniretur,
ultima
necessitas ac DIRA FAMES instaret.
Extemplo
navarchus, opis petendi gratia,
scapham
cum eximiis viris triginta conscendit,
et
leucarum quingentarum, ut nautae supputant, spatium emensus,
haud
sine miraculo GOAM applicuit.
Mox, e
naufragii reliquis raptim concinnato navigio,
quinquaginta
ferme alii subsequuti.
Remansere
ad ducentos, in iis e Patrum numero tres:
CONSALVUS,
PASCHALIUS et ALPHONSUS LUPIUS.
Hi, ab
antecedentibus liberaliter invitati,
praecipuam
condicionem in communi discrimine recusarunt;
afflictamque
turbam et inopem, suis quoque officiis ac praesentia destitui,
quo
erant caritatis ardore, passi non sunt.
Eorum
periculo cognito Praetor Barretus
(isque
erat designati Abissiniae Patriarchae frater)
confestim
cum duabus celocibus eumdem navarchum
et
naucleri ordinis Praefectum quem Gubernatorem Maximum appellant,
ad naufragos
quaerendos ac deportandos abire iussit.
Irritus
fuit labor et ingenti -ut diximus- intervallo distabant,
et
insula, quo minor, eo ad investigandum obscurior.
Ergo
non ante inventi quam INEDIA ad unum OMNES absumpti sunt.
Eius rei
nuntius GOAM allatus, moerore civitatem implevit.
Socii
tres aeterno virtutis et caritatis praeconio celebrati,
quod
oblato ad salutem exitu,
suis
tamen ipsi capitibus aliena solatia praetulissent. ▀