MENDICANTE D'AMORE
Si aggira
nei miei sogni
con passo solitario, macilento, stanco. Ramingo da millenni, discacciato dalle case come estraneo, in cerca di un amico. Ci passa a raccattare, chini i suoi occhi di cielo e di vergogna, le briciole cadute dalle mense: Lui... l'autore della vita!
NATALE: INVITO ALL’AMORE
L’uomo di oggi è facilmente frastornato da
tante preoccupazione e impegni, per cui gli è difficile trovare il
tempo per la riflessione e la preghiera. A volte è così immerso nelle cose
materiali che la sua anima è dispersa nella congerie delle cose da fare: non sa
più amare, perché non sa dedicare spazio e tempo alle
persone che hanno il diritto al suo
amore.
Il suo cuore diventa duro, coriaceo, come
un terreno incolto e inaridito. Egli vive in una perenne dispersione spirituale,
in una mancanza di concentrazione interiore. Il suo cuore è altrove, non trova
requie, manca del suo centro.
Nei riguardi dei suoi familiari è
disattento, non riesce a interessarsi delle loro persone, dei loro problemi.
Chiuso in se stesso non riesce ad aprirsi
ai bisogni altrui.
Come canta il poeta:
Ognuno sta solo
nel cuor della terra
trafitto da un raggio di sole.
Ed è subito sera.
Anche nei riguardi di Dio subisce una
medesima dilacerazione.
Il rapporto con Dio è simile al rapporto
umano.
Cosa
avviene in una famiglia dove manca il dialogo, la comunione tra le persone? Il parlare diviene più raro,
l’incomprensione cresce sempre di più, all’incomprensione subentra l’alterco, il litigio, il silenzio
fatto di rancore.
La famiglia o la coppia si trasforma in un inferno.
Così l’uomo che spegne il suo dialogo con
Dio, che non eleva più l’intelligenza e il cuore nella contemplazione di Dio e
del suo divino Mistero si chiude sempre più in se stesso, comincia a dubitare
della sua esistenza, diviene indifferente, scettico, lontano, ateo.
Per un autentico e sano rapporto con
Dio dobbiamo liberarci dalla ipoteca delle preoccupazioni umane e dare spazio e
tempo alla meditazione su Dio, sul suo operare nella storia.
Così il Natale che da parte di Dio è dono e
invito all’amore troverà nell’uomo una autentica risposta d’amore.
Trapani,
25 dicembre ‘99 don Gianni
NON FU UN CASO
Il provvidenziale destino
del giovane Karol Wojtyla
Ogni giorno avrei potuto essere prelevato dalla casa
per essere portato in un campo di concentramento.
A volte mi domandavo: tanti miei coetanei perdono
la vita, perché non io?
Oggi so che non fu un caso. (da Dono e Mistero, pag.45)
Acquattato nella mia casa
ormai svuotata dai miei cari,
adaesit pavimento
anima mea.
Relitto in preda alla tempesta,
carcassa sballottata qua e là
e sotto il tiro dei fucili,
adaesit pavimento
anima mea.
Ormai senza scampo,
inseguito dai segugi
delle SS che rastrellano
il quartiere a porta a porta
in cerca di carne umana,
adaesit pavimento
anima mea.
Dove fuggire se non in Te,
o mio Signore,
tra le tue braccia paterne?
In manus tuas, Domine,
commendo spiritum meum.
I segugi dal fiuto infallibile
annusano alle porte
a scovare uomini e donne
per l'infernale Auschwitz:
adaesit pavimento
Già sento lo scalpitìo degli stivali
pesanti, che salgono le scale.
Se Tu vuoi. se Tu vuoi,
puoi salvarmi dai morsi dei segugi
dal fiuto infallibile:
adaesit pavimento
anima mea.
Vedi, come sono senza respiro
e al suolo appiccicato,
con le braccia in croce,
pronto al sacrificio?
adaesit pavimento
anima mea.
Ecco, le SS salgono le scale
con i cani ansimanti al guinzaglio.
Eccoli sul pianerottolo.
Col calcio del fucile
percuotono la porta,
ed io col panico nel cuore
m'atterro sempre più
al freddo pavimento:
adaesit pavimento
anima mea.
Il cuore pulsa all'impazzata,
Tra l'abbaiare dei cani
ancora le SS percuotono
col calcio del fucile,
ma poi ex abrupto,
passano oltre
come l'angelo d'Egitto,
facendo dietro front.
Non moriar, sed vivam
et narrabo opera Domini
Ed ora sono ancora qui:
Tu mi hai voluto iride di pace
per la tua Chiesa,
seme di speranza
per l'intera umanità.
Non moriar, sed vivam
et narrabo opera Domini.
Trapani, 22 febbraio 2001
Gianni M. Pecorella, SDB
Il RISORTO SI MANIFESTA ALLA MADRE
Resurrexi, et adhuc tecum sum, alleluja! (dalla Liturgia)
Dimmi
o mia dolcissima Madre
quanto hai sofferto
nei giorni della tua vita
dal dì in cui il vecchio Simeone
ti predisse la spada nel cuore?
“Nel momento in cui il Figlio di Dio
divenne mio figlio tra le mie braccia
fu perseguitato da Erode
e fummo costretti a emigrare in Egitto.
Poi il dolore mio e di Giuseppe
nel cercarlo smarrito
- aveva dodici anni -
nei meandri della grande città.
Tutta la mia vita
trascorse in continua
trepidante attesa:
e i brevi gaudi dei suoi ritorni!
Quanta angoscia
nel cuore della madre
per questo Figlio del miracolo!
Alla fine, vennero i giorniz
della passione:
l’agonia nel giardino del torchio
dove con Lui sono stata spremuta
il bacio dell’amico ..traditore
e la condanna infame
come assassino; e i chiodi
e la lancia che ci trafissero
nella carne e nello spirito.
E dopo interminabili ore
nel silenzio della mia dimora
divenuta tomba
voragine senza fondo
senza più respiro nel cuore
senza più lacrima agli occhi
senza più sillaba sulle labbra
mi sorreggeva ancora
un barlume di speranza
acceso dalla sua promessa.
E quando tutto era divenuto
irrimediabilmente spento
si spalancò la porta
della mia povera casa
in un’esplosione di luce
uragano di gioia
incontenibile
che mi consolò
di tutti i giorni vissuti
nella più tetra oscurità:
“Sono risorto e sono con te
o mia dolcissima Madre
per sempre!
Trapani, 24 gennaio 2003
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