LA BUONA PASTORA AUSILIATRICE DI SAN GIOVANNI BOSCO
EDIZIONE II WEB
Quadro nell'abside della Chiesa S. Giovanni Bosco, di via Sampolo, a Palermo, con la quasi totalità dei Santi della Famiglia Salesiana da sinistra sotto la Basilica di Maria Ausiliatrice: ven. Andrea Beltrami, b. Laura Vicunha, S. Maria Domenica Mazzarello, b. Filippo Rinaldi, b. Michele Rua, b. Augusto Czartoriski, S. Domenico Savio seguono: S. Callisto Caravario martire, San Luigi Versiglia vescovo e martire, b. Zefirino Namuncurà, Card. Giovanni Cagliero sottofondo: Inno a S. Giovanni Bosco VIDEO: del primo sogno della SS. Vergine Madre del Buon Pastore a 9 anni
sottofondo: Inno a S. Giovanni Bosco
VIDEO: del primo sogno della SS. Vergine Madre del Buon Pastore a 9 anni
Significative coincidenze
S. Giovanni Bosco, l'apostolo della devozione a Maria Ausiliatrice, e S. Domenico Savio, pio e zelante discepolo
MOSAICO NELLA CAPPELLA DELL'ISTITUTO DON BOSCO Villa Ranchibile - Palermo - Via Libertà
La Buona Pastora affida il gregge di suo Figlio al Pastorello Giovannino
Prima Omelia del Rettor Maggiore dei Salesiani nella Basilica di M. Ausiliatrice a Torino il 24 maggio 201
Donna,Mamma, Maestra e Ausiliatrice della Chiesa
"Donna, che vuoi da me?" e "Donna, ecco tuo figlio!". "Donna": un bel titolo dato alla nuova Eva, madre del nuovo Adamo.
Maria è Ausilio
Dopo l'annunciazione dell' Angelo, "si alzò e andò in fretta"! Che bella espressione del servizio ecclesiale e particolarmente il salesiano: in fretta cerchiamo di metterci al servizio; in fretta per rispondere al grido dei giovani, soprattutto quelli più in pericolo; in fretta però senza fretta, cioè dedicando il tempo sufficiente e opportuno.
La Divina Pastora nel sogno profetico
La Divina Pastora ha un ruolo importante nella vocazione di S. Giovanni Bosco, ma l’origine della devozione alla SS. Vergine, col titolo di Buona Pastora, si colloca lontano da Torino, precisamente nella città di Siviglia, e due secoli prima della sua nascita, precisamente nell’anno 1703, ad opera di S. Isidoro, un cappuccino, a cui Maria SS. apparve nelle sembianze di una pastorella, che pascolava tante pecorelle con in bocca una rosa, ed erano legate a lei da invisibili lacci; S. Michele riconduceva alla Vergine Pastora una pecora, imprudentemente allontanatasi dal gregge e quasi azzannata da un lupo, ma belando l’Ave Maria, tornava sicura verso la Vergine, che già teneva in mano una rosa anche per lei.
Vi sono santuari alla Divina Pastora in ogni parte del mondo - in Italia sono particolarmente rinomati quello di Caprese, paese natale di Michelangelo, e di Piminoro - sorti soprattutto ad opera dei francescani cappuccini.
La Divina Pastora apparve anche a Madre Giuseppa dei Sacri Cuori, fondatrice con suor Maria Anna delle Sante Piaghe e Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, del Monastero delle Adoratrici Perpetue di Napoli. La visione di Madre Giuseppa è simile a quella di s. Isidoro, ma arricchita dalla presenza di San Giuseppe, che recupera le pecorelle, legate alla Vergine con catene. Il titolo Divina Pastora viene spiegato sia come “Madre del Buon Pastore”, e molte rappresentazioni dipingono Madre e Figlio indissolubilmente legati alla cura delle pecorelle, sia specularmente al Buon Pastore, al femminile, come “Buona Pastora”, e molte rappresentazioni dipingono solo la Vergine come una regina nei panni della Pastora, che col vincastro assicura la salvezza a tutto il gregge. Nell’una e nell’altra accezione viene esaltata la divina maternità di Maria e la fiducia del Popolo di Dio nella sua materna intercessione.
Il Beato Diego Josè de Càdiz e Stephen Adoàin ne furono i primi zelanti predicatori. I Cappuccini spagnoli desiderarono ardentemente che la Vergine Maria, Buona Pastora, fosse proclamata patrona delle loro missioni. Il titolo “Divina Pastora”, non si trova però in nessuno dei documenti della Curia Romana, che invece usa invariabilmente il titolo di “Madre del Buon Pastore".
O Divina Pastora delle anime, o Madre degli uomini in cammino, tu sempre ci guardi con sollecitudine di Madre, tu sei la nostra salvezza , tu ci custodisci e curi le nostre ferite, tu maternamente ci proteggi, tu sei la nostra fortezza nelle debolezze e la nostra consolazione nella tristezza , tu curi le sofferenze, tu ci aiuti a sopportare i dolori, tu ci sei vicina quando ci sentiamo soli e abbandonati. Tu sei Madre dolce e amorevole, tu sei la nostra speranza. Maria , madre del bell’amore e consolatrice, degli afflitti, tu Immacolata e sempre Vergine, tu giglio delle convalli, onnipotente per grazia, intercedi per noi presso Gesù Cristo tuo figlio, il Buon Pastore, perhè ascolti le nostre suppliche e ci conceda la grazia che ora ti chiedo con fede e umiltà di cuore. Maria, Divina Pastora, le tue mani di Madre guidino e orientino i nostri passi nel difficile cammino della vita. Dacci forza per superare le nostre debolezze e miserie, aiutaci a risolvere i problemi difficili della nostra vita quotidiana, soccorrici nelle necessità, liberaci dal maligno e da ogni ostacolo sulla via del bene, e libera i nostri cuori dall’invidia e dall’odio.
Divina pastora, Vergine Santa, con il tuo aiuto possiamo serenamente vivere con fede, speranza e amore, infiamma i nostri cuori di carità verso Gesù e verso tutti i nostri fratelli.
Cfr. ARDALES J. B., La Divina Pastora , Siviglia 1949; RANZATO D., Maria Madre del Buon Pastore . Don Giacomo Alberione alle Pastorelle – quadro e mosaico, Roma 1988; REDA M., Maria Madre del Buon Pastore. Corso del Carisma della Famiglia Paolina. Roma 1990; SIMONETTO B., La Mariologia del Beato Don Giacomo Alberione , in Madre di Dio, 04 aprile 2004; SUAREZ M. M., La Divina Pastora, patrona del Barquisimeto . Editor Fundación Bigott, 1996.
LA BUONA PASTORA DI DON BOSCO SOCIA DI CRISTO E AUSILIATRICE DELLA CHIESA
Riflessioni
nel bicentenario della nascita di S. Giovanni Bosco 1815-2015
In preghiera sognando la Buona Pastora col Padre e Maestro dei giovani O Don Bosco, instancabile lavoratore nella vigna del Signore, testimone dell'amore preveniente di Dio, vogliamo sognare con te, Sacerdote santo, una gioventù santa, che cresca in sapienza, età e grazia. All'età di nove anni, Tu facesti un sogno, che ti rimase profondamente impresso nella tua mente per tutta la vita. Era la notte tra il 29 e il 30 giugno, e tu rimeditavi con l'intelligenza di un fanciullo, che era stato attento alla predica della messa del mattino, nella solennità dei santi Pietro e Paolo, il comando che Gesù aveva dato a san Petro: "Pasci le mie pecorelle". Sognasti allora un cortile assai spazioso con una moltitudine di fanciulli, che si trastullavano, ridevano, giocavano, ma non pochi bestemmiavano. Ti sei subito lanciato in mezzo a loro dando pugni e quant'altro per farli tacere. Ma ti apparve un Uomo venerando, nobilmente vestito, con manto bianco e volto così luminoso, che ti abbagliava. Fu Lui a chiamare anche te, come novello Pietro, per nome e a ordinarti di metterti alla testa di quei fanciulli sbandati, chiesa di periferia, ordinandoti: "Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Pasci queste mie pecorelle, porzione eletta del mio popolo. Mostra loro la bruttezza del peccato e la preziosità della virtù". Ti sei spaventato davanti a tale comando, e hai confessato la tua incapacità di parlare di religione a quegli irrequieti fanciulli e giovani rumorosi. Ma allora essi si fermarono come per incanto dalle risse e dagli Schiamazzi, smisero di bestemmiare e si raccolsero tutti intorno a Colui che parlava. Tu rimanesti senza fiato, ti sembrava cosa impossibile: "Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili con l'ubbidienza e con l'acquisto della scienza", fu l'imperioso programma del misterioso Personaggio: "Io ti darò la Maestra, sotto la cui disciplina puoi diventare sapiente, e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza". Ti facesti ardito e come Mosè chiedesti il Nome di Colui che ti affidava una missione così impegnativa: "IO SONO - ti rispose - il figlio di Colei, che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno", e fu la risposta, e fu un invito: "Il mio nome domandalo a mia Madre". In quel momento vedesti per la prima volta il volto raggiante e maestoso della tua Ausiliatrice, ti sentisti attratto da Lei, ti avvicinasti, ti lasciasti prendere per mano, La seguisti mentre ti mostrava che quei fanciulli erano tutti fuggiti ed in loro vece c'era una moltitudine di capretti, di cani, orsi e di parecchi altri animali: "Ecco il tuo campo - ti disse - ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i miei figli". Non credevi ai tuoi occhi: ecco!, invece di animali feroci, ti apparvero altrettanti mansueti agnelli, che, saltellando, correvano attorno belando, come per fare festa a quell'Uomo e a quella Signora. Iniziasti a quel punto ad aver compassione dei giovani fino a piangere, volevi capire tutto subito, ma la pedagogia divina intervenne: "A suo tempo tutto comprenderai", e sul tuo capo di fanciullo, pastorello in una sperduta borgata piemontese, ti stese la mano del Buon Pastore e della Vergine Maria sua Madre, ideale grande e Aiuto per quanti si occupano con te dell'educazione dei giovani.
Omaggio e gratitudine a S. Giovanni Paolo II scalatore delle Dolomiti in una giornata tempestosa Gradimento del Santo Padre per la I edizione della "Buona Pastora"
LA BUONA PASTORA DI S. GIOVANNI BOSCO [Cfr. Memorie dell'Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855 . E.c. Roma, s.d., pp. 134-136].
Don Bosco scrisse o narrò ben sette sogni-guida in cui vide la Vergine Maria come la Buona Pastora.
Questi sogni lo aiutarono o incoraggiarono nel suo ruolo di educatore dei giovani e fondatore di famiglie religiose nella Chiesa, sotto lo sguardo materno di Maria, Buona Pastora Immacolata, Ausiliatrice.
Il primo sogno egli afferma di averlo avuto fra i nove e i dieci anni, e fu il sogno indelebile nella sua memoria di pastorello, con la prima visione della Buona Pastora; il secondo l'ebbe a 16 anni e gli diede la certezza che non gli sarebbero mancati i sussidi materiali per realizzare la missione a cui era destinato; il terzo a 19 anni, fu contrassegnato dall'imperioso comando di occuparsi della gioventù; il quarto a 21 anni, gli chiarì a quale categoria di giovani era destinato; il quinto a 22 anni, gli mostrò il suo primo campo di azione nella città di Torino; il sesto nel 1844, è una visione dell'incipiente opera in Valdocco; il settimo, infine, è come un vademecum per cooptare validi aiutanti, che continuassero la sua azione per la gioventù 'pericolante' ed emarginata.
Il vertice di questa strategia di trascinamento dei lettori nelle vicende narrate si trova nel sogno collocato nel passaggio dal Convitto a Valdocco, cioè dalla fase delle esperienze iniziali, di indole prevalentemente personale, a quella della realizzazione definitiva dell'Oratorio di carattere comunitario, con i confratelli sacerdoti diocesani Don Borel, Don Pacchiotti e altri. La metafora della mutazione degli animali bellicosi in mansueti agnelli viene sempre ripresa e arricchita. Negli agnelli trasformati in pastorelli, che crescendo "in gran numero, si divisero e andavano altrove per raccogliere altri strani animali e guidarli in altri ovili", i figli di don Bosco erano e sono invitati a riconoscere se stessi come continuatori della provvidenziale missione, preconizzati fin dal principio, nell'esperienza profetica del sogno, quali parte viva della storia. Ascoltando il suo racconto ci sentiamo coinvolti nella storia stessa, ci appropriamo dei suoi significati, vogliamo con gioia adeguare la vita al suo messaggio e alla sua missione.
A 9 anni Don Bosco ha il suo primo sogno, in cui Gesù e la Vergine gli preannunziano la sua missione. Gli parve di essere vicino a casa sua in mezzo a una moltitudine di ragazzi, che si divertivano in un grande cortile. Ridevano, giocavano, bestemmiavano e proprio contro costoro usò pugni e invettive per farli tacere. Ma un Uomo venerando, nobilmente vestito e con volto abbagliante, gli ordinò di mettersi a capo di quei ragazzi e aggiungendo: "Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici". Giovannino è confuso, risponde che è un povero ragazzo ignorante è incapace di fare questo. Ma in quel momento risa, schiamazzi e bestemmie cessarono e i ragazzi si raccolsero intorno a colui che parlava.Don Bosco, quasi senza sapere che cosa dicesse, gli domandò: "Chi siete voi che mi comandate cose impossibili?".La risposta, come oracolo fu: "Appunto perché è cosa che ti sembra impossibile, devi renderla possibile con l'ubbidienza e con l'acquisto della scienza... Io ti darò la Maestra ... Io, il figlio di Colei che tua Madre t'insegnò a salutare tre volte al giorno".In quel momento apparve accanto a lui una Donna di aspetto maestoso, vestita di un manto splendente, come trapunto da fulgidissime stelle. Mi prese con bontà per mano e mi disse: "Guarda". Mi accorsi allora che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c'era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e altri animali. "Ecco il tuo campo - disse quella Signora - ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto, e ciò che ora vedrai succedere di questi animali tu dovrai farlo per i miei figli". Vidi allora al posto di animali feroci altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano come per far festa a quell'Uomo e a quella Signora. Mi misi a piangere e pregai quella Signora che parlasse in modo da poter capire. Ed Essa, ponendo la sua mano sul mio capo disse: "A suo tempo, tutto comprenderai". Quando si svegliò aveva quasi le mani indolenzite per i pugni sferrati e la faccia rossa per gli schiaffi ricevuti. Il sogno si rinnovò tante volte per circa 18 anni, con scene nuove, relative alla futura missione di apostolo dei giovani. Da qui la sua calma imperturbabile e la certezza di riuscire in ogni impresa.
A 16 anni la maestosa Signora, che conduceva un numerosissimo gregge, chiamandolo per nome, gli disse: "Questo gregge lo affido alle tue cure... Non temere, io ti assisterò".
All'età di 19 anni, di nuovo il personaggio del primo sogno, raggiante di luce splendidissima, guidando una turba innumerevole di ragazzi, gli disse: "Vieni qua, mettiti alla testa di questi ragazzi, guidali tu stesso". Nello stesso anno, ancora chierico, si vide in sogno già prete in cotta e stola a lavorare in una sartoria; però non cuciva solo cose nuove, ma rappezzava anche abiti logori, con chiara visione di occuparsi non solo dei giovani buoni e santi, ma anche di condurre sulla buona strada i giovani traviati. Aveva raggiunto l'età di 22 anni, quando in un nuovo sogno vide il campo di una futura missione. Vide la valle sottostante alla cascina del Sussambrino, dove trascorreva le vacanze, convertirsi in una grande città, nelle cui strade e piazze correvano turbe di ragazzi schiamazzando, giocando e bestemmiando. Giovanni si avvicinò a quei ragazzi, sgridandoli e minacciandoli, ma inutilmente; pese a percuoterli, ma quelli reagirono e lo tempestarono di pugni. Mortificato e avvilito, si diede alla fuga. Ma ecco venirgli incontro il solito personaggio che gli intimò di fermarsi e di ritornare tra quei monelli. Quindi lo presentò a una nobilissima Signora e disse: "Questa è mia madre: consìgliati con lei". La Signora, fissandolo con uno sguardo pieno di bontà, gli disse: "Se vuoi guadagnarti questi monelli, non devi affrontarli con le percosse, ma prenderli con la dolcezza e la persuasione". In quel momento, come nel primo sogno, i giovani si trasformarono in agnelli, ai quali egli prese a fare da pastore per ordine della Signora.
Don Bosco continua: "Dopo aver molto camminato, mi trovai in un prato dove quegli animali saltellavano e mangiavano insieme, senza che gli uni tentassero di molestare gli altri. Oppresso dalla stanchezza, volevo sedermi, ma la Pastorella mi invitò a proseguire il cammino, e fatto ancora un breve tratto di strada, mi sono trovato in un vasto cortile, con porticato e una chiesa all'estremità.Qui mi accorsi che quattro quinti di quegli animali erano diventati agnelli. Il loro numero poi divenne grandissimo.In quel momento sopraggiunsero parecchi pastorelli per custodirli: ma essi si fermavano poco e tosto partivano.
HIC DOMUS MEA, INDE GLORIA MEA
(Qui la mia casa, di qui la mia gloria).
Continuando, nel sogno, chiesi alla Pastora il significato di tutto questo. "Tu comprenderai ogni cosa - mi rispose - quando con i tuoi occhi vedrai di fatto quanto ora vedi sognando". In un nuovo sogno, l'anno seguente, si rafforzò l'intuizione sugli sviluppi della sua opera tra i giovani; oltre la futura chiesa di Maria Ausiliatrice, vide anche la cappella Pinardi e la chiesa di San Francesco di Sales, tre edifici, allora inesistenti e su un terreno ignoto a Don Bosco. La Pastorella fa vedere a Don Bosco una nuova tappa del suo Oratorio: dal semplice prato Filippi alla sede stabile dquestldocco): "Osserva! ... una chiesa piccola e bassa, un piccolo cortile e un gran numero di giovani. La chiesa è divenuta angusta, ... ed ecco un'altra chiesa assai più grande con una casa vicino (la chiesa di San Francesco di Sales e la casa Pinardi)
Allora mi rivolsi nuovamente a quella Signora, la quale mi disse: - Vuoi sapere come fare affinché non ti scappino più? Prendi questo nastro e lega loro la fronte. Prendo riverente il nastrino bianco dalla sua mano e vedo che sopra era scritta questa parola: Obbedienza. Provai tosto a fare quanto mi aveva detto quella Signora, e cominciai a legare il capo di qualcuno dei miei volontari coadiutori col nastro, e vidi subito grande e mirabile effetto; e questo effetto sempre cresceva, mentre io continuavo nella missione conferitami, poiché da costoro si lasciava affatto il pensiero di andarsene altrove e si fermavano ad aiutarmi. Così venne costituita la Congregazione".
Ecco il linguaggio semplice di Don Bosco stesso: "La seconda domenica di ottobre di quell'anno (1844) doveva partecipare ai miei giovanetti che l'Oratorio sarebbe stato trasferito in Valdocco. Ma l'incertezza del luogo, dei mezzi, delle persone mi lasciavano veramente sopra pensiero. La sera precedente andai a letto col cuore inquieto. In quella notte feci un nuovo sogno, che pare un'appendice di quello fatto ai Becchi, quando aveva nove anni. Io giudico bene di esporlo letteralmente.
In quel momento, suonò la campana dell''Ave Maria nella chiesa di S. Francesco [cfr. d'Assisi, al Convitto Ecclesiastico], ed io mi Svegliai. Questo mi occupò quasi tutta la notte; molte particolarità l'accompagnarono. Allora ne compresi poco il significato, perché poca fede ci prestava; ma capii le cose di mano ai mano avevano il loro effetto. Anzi più tardi, congiuntamente ad altro sogno [*esposto il 2 febbraio del 1875 a Don Barberis e a Don Lemoyne, che subito lo scrissero e si può leggere nel secondo volume delle Memorie Biografiche, a pagina 298), mi servì di programma nelle mie deliberazioni".
Sintesi della Teologia espressa nelle Icone della "Buona Pastora"
All'ombra Del faggio (o di altro albero), tipico contrassegno dell'ambiente pastorale, immortalato dal poeta romano Virgilio, sta seduta la Vergine, Mistica Rosa, che tiene delicatamente tra il pollice e l'indice della mano sinistra appunto un ramoscello di rose, di cui una già fiorita e l'altra in bocciolo, mentre la destra è posata pesantemente sul capo di una pecorella, legata a Cristo da una salda catena di ferro. E infatti è proprio Cristo il vero Pastore al quale guardano le pecore.
Tutte le pecore, chiaramente al sicuro, sono contrassegnate, con felice riferimento all'apocalittica biblica, dal sigillo di Maria, che ha la forma di una corona regale sormontante la M o probabilmente il monogramma formato dall'intreccio di A(ve) e M(aria).
Il demonio, raffigurato come un lupo minaccioso, insidia le pecore che si allontanano dallo sguardo di Cristo-Maria, ma quante prontamente avvertono il pericolo e riescono ad invocare: 'Ave Maria', sono soccorse dal fulmineo intervento dell'arcangelo Michele.
II paesaggio potrebbe anche essere una trasposizione visiva della lettura neotestamentaria del Genesi: l'albero, che offre la sua frescura a Maria e alle pecorelle, in tal caso, si contrapporrebbe a quello che sedusse Eva e sconvolse la creazione divina, così come l'intervento dell'Angelo che aiuta la pecorella a ritornare a Dio è in chiaro contrasto con l'invito del serpente antico nell'Eden a disobbedire a Dio; nell'un caso e nell'altro la Vergine e la sua stirpe riescono sempre vittoriose sul male e conducono i credenti agli eterni e sereni pascoli messianici. Questi stessi concetti sono sintetizzati nella orazione liturgica propria della Messa di Maria, Madre del Buon Pastore:
Domine Iesu Christe, Pastor bone, qui pro ovibus tuis animam dedisti, nosque populum tuum, et oves pascuae tuae in cruce pendens Matri Virgini commendasti: ipsa interveniente concede, ut te Pastorem nostrum sequentes in terris, ad pascua aeternae vitae perducamur in coelis. (*Signore Gesù Cristo, Pastore buono, che hai sacrificato la tua vita a per le tue pecore, ed hai voluto affidare dalla Croce alla Vergine tua Madre noi tuo popolo e pecore del tuo pascolo, per sua intercessione concedici di seguire Te, Pastore nostro, qui in terra, per essere condotti ai pascoli della vita eterna nel cielo).
lata Concezione, della Natività e della Presentazione al tempio di Maria; alle memorie del Nome e della Regalità di Gesù corrispondono quelle del Nome e della Regalità di Maria; alle memorie della Passione di Cristo ed Esaltazione della Santa Croce, la duplice commemorazionedella Beata Vergine Maria Addolorata; alla festa del Sacro Cuore di Gesù, quella del Cuore Immacolato di Maria;alla Risurrezione e Ascensione di Gesù, la solennità dell'Assunzione; ecc.
Tali appellativi conobbero molta maggior fortuna e diffusione nella Chiesa cattolica, specialmente nella devozione e iconografia mariana del secolo XVIII, per quanto quasi limitata ai territori di influenza spagnola, particolarmente dell'America e dei domini napoletani in Italia. [Cfr. Missae Sanctorum pro civitate et dioecesi Casertana necnon Missae Novissimae pro Ecclesia Universali, Neapoli 1897, p.85: Dominica IV Octobris: B.M.V. Divinae Pastoris Matris] Nell'opera di diffusione della devozione alla Vergine Buona Pastora si sono distinti in modo particolare i Padri Cappuccini, che rivendicano giustamente il merito di averla introdotta nella Chiesa al loro confratello P. Isidoro di Siviglia (1662-1750). Ma nell'anno 1932 rimase inascoltato il voto del loro Capitolo Generale che chiedeva alla Congregazione dei Riti la proclamazione della Vergine Divina Pastora a Patrona delle Missioni.
Ma è soprattutto nel Nuovo Testamento che essa ha trovato la sua espressione più perfetta in Cristo, autodefinitosi appunto come il Buon Pastore. Governanti delle città-stato nei poemi omerici, in Platone e in altri scrittori classici, vengono detti pastori: Reges pastores appellantur, con tonalità probabilmente religiosa; mentre un filosofo, come Democrito, è definito pastore di parole. Il pastore era per Platone anche immagine del pastore e legislatore divino, poiché il nome stesso di pastore era un titolo onorifico degli dèi. In tale contesto culturale appare estranea la donna-pastore, al punto che in greco non si conosce la forma femminile. Eppure possiamo allegoricamente pensare alla Vergine Maria, senza offesa o forzature - et in Arcadia ego: c'è per me pure un posto nella regione pastorale - le sublimi espressioni del Cantico dei Cantici I 7-8: "Dimmi, o amore dell'anima mia, dove vai a pascolare il gregge, dove lo fai riposare al meriggio, perché io non sia come vagabonda dietro i greggi dei tuoi compagni. Se non lo sai, o bellissima tra le donne, segui le orme del gregge e mena a pascolare le tue caprette presso le dimore dei pastori". Dio ascolta le suppliche di chi lo ama e a lui si rivolge.
Occorre però seguire le sue vie, cercarlo seguendo le orme del suo gregge, informarsi dell'antica via buona per incontrarlo con certezza, osservare i costumi del suo popolo santo. L'anima che si lascia guidare dai buoni pastori rimarrà vicino alle loro dimore, porterà i suoi pesi ad essi e sarà accolta con benevolenza. Dio stesso lo condurrà sempre, e come Signore e Salvatore lo precederà nel cammino della vita nella Chiesa santa, con Maria, Madre del Pastore dei pastori.
Giuditta furbescamente inganna Oloferne: "Tu sospingerai come si sospinge un gregge, questi che non hanno pastore". E Rachele, figura Ecclesiae, si presenta a Giacobbe come una pastora, che conduce al pascolo il bestiame minuto di suo padre Labano. Le sette figlie del sacerdote di Madian appaiono a Mosè nell'atto comunissimo e quotidianamente necessario di abbeverare il gregge del loro padre. Invano si cercherebbe nei Padri antichi della Chiesa un qualche riferimento tipologico mariano in queste singolari figure dell'Antico Testamento. Tuttavia nella memoria della Chiesa questa funzione pastorale della donna veterotestamentaria è forse fortemente associata nequestngeli alla descrizione della Nascita di Cristo nella grotta di Betlemme, ove ai pastori, tra i primi, si inchinano davanti a Gesù in braccio a Maria, quei pastori ai quali in antecedenza è stato dato il lieto messaggio di salvezza per tutto il popolo.
E appunto nel Nuovo Testamento, e particolarmente nequestngeli, che la presenza dei pastori e del tema pastorale occupa un ruolo importante a partire dal momento della nascita fino all'autopresentazione di Cristo come il vero e buon Pastore del nuovo Israele. Riferimenti patristici spesso ai chiave morale riguardano il Nuovo e l'Antico Patto: i pastori alla nascita di Gesù in Lc 2,8-20; le pecore perdute in Mt 10,6 e 15,24; la pecora smarrita in Mt 18,12-14 e Lc 15,3-7; la pecora nel fosso in Mt 12,11; ai discepoli dispersi come le pecore in Mt 26,31; Mc 14,27; separazione delle pecore in Mt 25,32; il grande pastore in Eb 13,20; il capo dei pastori in IPt 5,4; il buon Pastore, l'ovile, ecc.
Nei Sinottici pastore si trova 9 volte, nel Vangelo di Giovanni 6 volte, in altri libri del Nuovo Testamento poche volte, e si interpreta questo dato come un segno della svalutazione della figura del pastore ai tempi di Gesù ed anche dopo. Ma fra i testi neotestamentari, che sono stati oggetto di particolare attenzione da parte dei Padri della Chiesa, emerge proprio la parabola del "Buon Pastore", ricordata da Clemente Romano e Clemente Alessandrino, da Ignazio di Antiochia e Giustino, da Cipriano e Origene, da Ippolito Romano e Novaziano, da Lattanzio ed Eusebio, da Epifanio di Salamina, Cirillo di Gerusalemme e Metodio, ecc. Una risonanza viene vista persino nell'opera di Arnobio il Vecchio.
Possono adempiere il loro dovere di buoni Pastori solo coloro che si lasciano plasmare dal Buon Pastore. Il gregge è dunque il popolo, la notte il mondo, i pastori sono ai sacerdoti.
Eppure l'aver voluto rivestire, nei secoli successivi, anche la Madre di Dio degli umili panni dei pastori ha inteso forse ricordare il suo ruolo di prima adoratrice del Verbo e ha voluto ricollegarsi ai moduli rappresentativi di quella semplicità di cuore, tradizionalmente attribuita ai pastori, e che risplendeva in maniera sublime nella Vergine Maria.
TESTIMONIANZE DEI PADRI DELLA CHIESA
Padri Orientali
Nell' Omelia sulla Pasqua, Melitone di Sardi, presenta la Vergine Maria, in una dimensione che è intimamente legata al mondo pastorale e al Mistero di Salvezza, attuato da Cristo, il Buon Pastore. Essa viene chiamata "la Bella Agnella", in perfetto parallelismo con il "Bello, Buon Agnello" pasquale, Cristo, suo figlio. "Egli è colui che si è incarnato in una vergine. [Egli è l'agnello che non ha voce]. Egli è l'agnello immolato. Egli è colui che è nato da Maria, la bella agnella" [nel testo siriaco: 'gradita pecora'].
Il testo continua: "Egli è colui che fu preso dal gregge ed è stato trascinato al macello, e fu ucciso di sera, e fu sepolto nella notte; sul legno non venne spezzato, e nella terra non fu corrotto, risorse dai morti, e risuscitò l'uomo dal fondo della tomba". La visione fortemente cristocentrica di Melitone non emargina il ruolo della Madre, ma la colloca invece nella purissima e primissima dimensione della maternità, che viene sottolineata da una specie di ritornello: "Egli s'incarnò in una Vergine, fu sospeso sul legno, fu sepolto nella terra, fu risuscitato dai morti, fu elevato alle altezze del cielo". L'associazione della Madre alla Passione del Figlio raggiunge il vertice nell'assimilazione dell'Agnello all'Agnella. Non più il grembo è il luogo ove avviene tale assimilazione, ma il legno del sacrificio. L'aggettivo che la qualifica, appartiene al densissimo campo semantico della bellezza, assai appropriato alla "tutta bella / buona", immacolata, genitrice del Pastore bello / buono, e sembra insinuare o risonare l'ideale della classica calocagazia, forse biblicamente cantato in Ps (LXX) 44,3: Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia" (trad. CEI). "Bellezza" e "grazia" risuonano in tutta l'Omelia di Melitone. La parola agnella, unita all'aggettivo bello / buono, richiama in tale contesto la purezza della madre e l'immolazione del figlio. L'Omelia è stata riproposta alla meditazione dei fedeli nella Liturgia delle ore del lunedì dopo Pasqua (cc. 2-7, 100-103: SC 123, 60-64 e 120-122), e Giovedì Santo (cc. 65-67; SC 123, 95-101), ove si afferma: "Il precetto si mutò in grazia, la figura in verità, l'Agnello in Figlio, la pecora nell'uomo e l'uomo ai Dio. Sono io il vostro perdono, io la Pasqua della redenzione, io l'Agnello immolato per voi, io il vostro re". Non è improbabile un collegamento con l'ambiente alessandrino, e Clemente, che fu tra ai primi scrittori cristiani a chiamare le vergini 'pecore belle' (Protr. 20,119; SC. 2,182); ed è attribuito a Cirillo di Alessandria il frammento copto in cui si legge che l'agnello immacolato, generato dall'agnella immacolata, è morto per noi. Per la concezione paolina della Chiesa come "corpo di Cristo", nel quale il capo e le membra sono un tutto organico e una cosa sola, Cristo, l'agnello che si immola, si identifica col pastore che dà la vita per le sue pecore. La presenza della Casta Agnella potrebbe allora assumere il significato di una qualche partecipazione, al femminile, tanto al sacrificio, quanto all'ufficio pastorale stesso di Cristo, Redentore dell'uomo, perché uomo e perché nato come uomo dalla Vergine Maria. L'identificazione dell'agnello con il pastore si riscontra nel frammento XIV dello stesso Melitone: "Colui che apparve come agnello, rimase pastore; colui che fu ritenuto servo non rinnegò la sua dignità di figlio: fu gestato da Maria e rivestito da suo Padre".
Proprio lo stesso Agostino, nel Sermo 285,5 (PL 38,1295-1296), spiega che Cristo è l'unico avvocato alla stessa maniera che è l'unico pastore, cioè volendo che altri siano avvocati come Pietro e che gli altri apostoli siano pastori nel corpo dell'unico pastore. Tali avvocati per Agostino, tuttavia, non sono Maria e i santi, ma i martiri, perché soltanto loro tam perfecti exierunt, ut non sint suscepti nostri, sed advocati, (Hanno raggiunto tale grado di perfezione da divenire non soltanto nostri sostenitori ma addirittura "avvocati"). Il termine ireneano (e della Chiesa di Lione) viene riduttivamente applicato ai soli martiri. Da qui pertanto è stata ipotizzata una minore attenzione di Agostino verso Maria e in tal senso vengono intesi anche altri silenzi agostiniani. Ma a noi non interessa tanto tale questione, quanto l'accostamento sorprendente che fa S. Agostino tra advocatus e pastor, che si potrebbe analogicamente applicare al titolo ireneano di advocata, ed ancor più il ragionamento generale che attribuisce a Cristo la volontà che ci siano nella Chiesa altri pastori, che incarnino e perpetuino il suo ruolo di pastore. Così la dottrina di Ireneo, volutamente presentata come dimostrazione della predicazione apostolica, nel solco della traditio, appare sigillata dal charisma veritatis della fede in Maria, Advocata Evae. Nella teologia dei secoli I e II Maria è tutta relativa a Gesù, Dio che salva, e si muove essenzialmente entro le sue linee della maternità verginale e della partecipazione ativa al mistero di Cristo, come nuova Eva che è unita al nuovo Adamo, nella recapitulatio della storia umana. Eppure Ireneo ribadisce, richiamandosi ai noti testi evangelici di Mt 15,24 e 18,12; Lc 15,6, che il Signore è venuto per cercare la pecora smarrita, cioè l'uomo smarrito. E pertanto non è diventato un altro genere di creatura, ma ha voluto conservare la somiglianza col primo Adamo: "Infatti era necessario (e conveniente) portare a perfezione Adamo il Cristo, perché fosse riassorbita la mortalità sommersa dall'immortalità, e che fosse portata a perfezione in Maria, affinché una vergine diventasse avvocata di una vergine per dissolvere e distruggere la disobbedienza verginale con l'obbedienza verginale". Si potrebbe dunque concludere che nell'opera di recupero della pecora smarrita il ruolo di Maria non è secondario e per questo essa viene implicitamente presentata come madre del Divino Pastore.
Nel Vangelo di Giovanni (Gv 10,7.9) Cristo, si autodefinisce, in contesto fortemente contrassegnato dal linguaggio pastorale: "Io sono la porta delle pecore". Efrem (1 373) non esita ad applicare specularmente a Maria tale immagine evangelica, fondendola con un'altra affermazione di Gesù (Gv 8,12): "Io sono la luce del mondo". La missione di Maria, così dilatata fino ai confini del mondo, appare senza equivoci universale: "Tutti sanno che Maria è la porta della luce: attraverso di essa il mondo e ai suoi abitanti sono stati illuminati".
Ma la comparatio implicita di S. Efrem Siro: [Cristo] porta delle pecore - Maria porta della luce [= Cristo], sottolinea in maniera più luminosa anche la posizione mariana all'interno del gregge di Cristo: essa si identifica con la porta che (ha) illumina(to) e salva(to) le nazioni. Che questa fosse la fede della Chiesa può essere confermato da quanto S. Girolamo scrive nel suo commento ai Salmi, introducendo a sua volta la comparatio, già diffusa e diventata "classica", tra Eva e Maria: Nunc per mulierem totus mundus salvatus est. In mente tibi venit Heva, sed considera Mariam: illa nos eiecit de paradiso, ista reducit ad caelum (Ora per mezzo della donna tutto l'universo è stato salvato. Tu stai pensando ad Eva, medita invece su Maria: quella ci fece cacciare dal paradiso [terrestre], questa invece ci riconduce verso il cielo). Occorrerebbe riflettere più ampiamente sul fatto che i predicati (anche esclusivi) di Cristo sono attribuiti a Maria. Tanto l'appellativo di advocata quanto quello di porta appaiono connessi con i dati scritturistici e ciò spiega il ruolo ecclesiale attribuito Maria, benché non sia facilmente dimostrabile se tali spellativi comportassero o siano testimonianza dell'esistenza di un "culto" mariano; certo l'uno e l'altro titolo segnalano un ruolo di difesa ed accennano alla funzione specifica del pastore per la custodia del gregge.
Anche qui la missione di Maria, madre dell' omnium Pastor, appare indissolubilmente congiunta al ruolo di Cristo, anzi tutto il piano disposto dall'economia divina per la vittoria definitiva dell'Agnello sembra avere origine e compimento nel suo seno. Maria, con scoperto moralismo, diviene anche il paradigma dell'anima che accoglie degnamente Cristo. Ma essa rimane la madre che accoglie e difende tutti gli agnelli del gregge così come difese il Pastore universale fattosi anch'egli agnello del gregge.
In un altro contesto Efrem, enumerando i prodigi relativi a Maria alla nascita di Cristo, afferma che Maria è essa stessa un prodigio, avendo accolto il Creatore e avendolo trasformato in mite Agnello: "Prodigio è la madre tua: accolse il Signore e lo fece diventare servo; accolse la Parola incarnata e la rese muta, accolse colui che tuona e gli tolse la voce; accolse il creatore e salvatore dell'universo e lo trasformò in agnello, facendolo nascere tra i belati. Da lì hai sperimentato la fame, tu che nutri tutti i viventi". Maria diventa così la protagonista della metamorfosi divina. Il linguaggio trova il grado più alto della climax nell'affermazione della maternità mariana nei confronti dell'Agnello. Sono perciò fondati i sentimenti di fiducia dei fedeli verso la Vergine, espressi dalla preghiera: "A te supplice mi rivolgo, o tutta immacolata e mediatraice del mondo, con cuore contrito, io, reo confesso di un'infinità di delitti, dal profondo del cuore invoco il suo pronto aiuto nelle necessità e la tua protezione salvifica e sicura, anzi dopo quella divina, la più forte". Gli stessi sentimenti di fiducia nella protezione divina nella preghiera: "Genitrice di Dio, che hai portato in grembo Cristo Salvatore e Signore nostro, ai te io ripongo ogni mia speranza, in te confido, perché sei più eccelsa di tutte le celesti potenze. Proteggimi con la tua grazia purissima, che viene da Dio, regola la mia vita, mostrami il cammino per fare la santa volontà del Figlio tuo e Signore. Perdonami i peccati, sii il mio rifugio, la mia protezione, la mia difesa; la tua mano mi guidi e mi conduca alla vita eterna. O santissima Madre di Dio, non stancarti di intercedere per noi, indegni tuoi servi, strappaci da tutte le insidie diaboliche e da tutti ai mali; preservaci dalle ferite che possono esserci inferte da ogni sorta di aggressione velenosa; anzi custodiscici sicuri dalla dannazione fino alla fine della vita con le tue preghiere e saremo salvi per il tuo patrocinio e per il tuo aiuto".
La Vergine Maria è anche la guida che porta alla salvezza. Il termine che usa Efrem, tradotto in latino con aberrantium salutaris dux, potrebbe indicare la Pastora, che conduce a salvamento le pecore erranti: si trova infatti in un contesto che celebra (e invoca) Maria come porto ai naufraghi, consolazione degli afflitti, protettrice di quanti hanno subito torti, aiuto degli abbandonati, sanatrice degli infermi, aiuto sicuro nelle necessità, arca santa che salva dal diluvio dell'iniquità, nostra propiziazione e rifugio, che deve ottenerci di stare alla destra del Figlio. Tutte queste risonanze bibliche alludono al ruolo mariano di Pastora, Guida, Protettrice delle anime: "Per le tue preghiere libera, o Signora, questo gregge che in te confida con particolare trasporto". "L'azione di Maria quietis secura dux et magistra, si prolunga per tutta la vita dei fedeli fino al momento della morte.
In uno degli Hymni de Beata Maria (3,7: EM 371) si rievoca poeticamente il sacrificio di Isacco e in particolare la sua sostituzione con un agnello al momento dell'immolazione: "né prima, né poi - si afferma - l'albero generò un agnello sulla terra, né altra vergine generò senza il concorso di uomo. Maria e l'albero rappresentano una sola realtà. L' Agnello era appeso ai rami, mentre il Signore nostro sul Golgota. L' Agnello salvò Isacco e il Signore le creature". Così Maria, madre dell'Agnello, è sobriamente ma intimamente associata alla salveza, operata da Cristo. Come in Melitone, il discorso si presenta ricco di costrutti altamente poetici. In un altro degli Hymni (7,1: EM 373) si trova l'invito all'ammirazione verso la Madre vergine, "che nel suo puro seno accolse e portò il grande timoniere delle creature, attraverso il quale la pace in terra e in cielo potè regnare". Il timore, Gubernator, si può accostare a Pastore, e lo stesso potrebbe dirsi del ruolo di nutrice in Hymni 8,2 (EM 375): "Veramente beata è colei che fu scelta a divenire madre del Padre di tutto il creato e a dare il latte a colui che nutre tutti".
La funzione di nutrice è qui addirittura attribuita come propria anche a Dio stesso. Il Salvatore in Hymni 9,3 (EM 376), viene pure paragonato al biblico leoncello di Gn 49,9, che cambia persino natura e si nutre del latte puro di Maria: così "nutrito dalla vergine agnella diventa agnello, per essere offerto sull'altare della croce a nostra salvezza". In Venanzio Fortunato si trova un richiamo simile: Anniculum portans agnum antiquumque gigantem, / Deque traibu Iuda qui leo fortis erat (Porta l'agnellino nato appena da un anno e il gigante la cui età si perde nel tempo; e nasce dalla tribù di Giuda colui che è il leone invincibile). Tanta insistenza sull'agnello sembra caratteristica della Chiesa di lingua siriaca.
Mettendo a confronto il ruolo che le due donne, Eva e Maria, hanno avuto nei confronti dell'uomo, S. Epifanio di Salamina (EM 716) scrive che mentre Eva dovette tessere vestiti all'uomo, che essa stessa aveva spogliato, "Maria invece ottenne da Dio di generare un agnello e una pecora, della cui gloria, come da un vello, è stata intessuta per tutti gli uomini, con perfezione, la veste dell'immortalità": La madre dell'Agnello-Pecora ricopre tutti gli uomini con la veste dell'immortalità, che essa stessa ha ricavato dal vello del Figlio, e con questa attività tipicamente pastorale, graziosamente attribuitale, al femminile, Maria assurge al ruolo di nuova Eva, aiuto dell'uomo nuovo.
Il titolo di Maria "Pastora" è eredità patristica e sottolinea con evidenza il ruolo della Vergine nell'economia della salvezza: Madre del Buon Pastore, da Lei generato nella Carne, e Buona Pastora perché è guida, via, porta verso Gesù, Pastore, Via, Porta vera di noi, sue pecore e gregge che Egli nutre. Essa ha nutrito con il suo latte il Figlio di Dio - Verbo Incarnato - e ci guida al Vero Pastore, che ci nutre col pane disceso dal Cielo, con la sua stessa Carne. A Lei, come Madre, è stato affidato da Dio il Vero Agnello, la pecora condotta al macello. Maria è dunque Buona Pastora-Madre dell'Agnello e Madre di noi, gregge del suo Figlio, e ci nutre con quanto Essa ha ricevuto da Dio.
L'iconografia ha suggestivamente disegnato ruolo e festa alla Madre del Pastore eterno delle nostre anime. E il Popolo di Dio ha manifestato straordinaria devozione.
Quando in Spagna nel 1703 il Cappuccino Padre Isidoro di Siviglia, nella parrocchia di Macarena, promosse una processione con croce e bandiera dell'Immacolata Concezione, una folla entusiasta la seguì, al punto che Padre Isidoro fece realizzare un dipinto di Maria nelle vesti di una pastorella, circondata da una fiumana di pecore. Miguel Alonso de Tovar, discepolo di Murillo la preparò per l'8 settembre 1703, e da allora devozione, festa e immagini si diffusero in Spagna, Portogallo e nei paesi dell'America Latina. Intrepidi predicatori di missioni popolari furono il Beato Diego Josè de Càdiz e Padre Stephen Adoàin. Piu tardi si diffuse anche nelle altre nazioni europee.
Messa e Liturgia delle Ore furono approvate da Pio VI il 1° agosto 1795 e fu concesso ai Cappuccini spagnoli di celebrare la sua festa, ogni anno, nella seconda Domenica di Pasqua. Nel 1932 Maria Pastora venne nominata patrona officiale delle missioni cappuccine. Manca una data unica per la Festa di Maria, Madre del Buon Pastore, celebrata pertanto secondo consuetudini locali. Ed è doveroso precisare che la Santa Sede concedendo Indulgenze per le pratiche devozionali e la celebrazione della Messa, mai ha usato il titolo di "Divina Pastora", anche se esso ricorreva nelle suppliche dei postulanti e nei discorsi dei predicatori popolari, ma quello teologicamente più corretto di "Madre del Buon Pastore". (cfr. Juan B. Ardales, La Divina Pastora, I, Siviglia 1949).
S.Alberione e la devozione a Maria Madre del Buon Pastore
Col Padre cappuccino Eugenio da Potries a Roma, nel sec. XIX, e i suoi confratelli, nel diffondere questa devozione collaborò il Marchese Emmanuele De Gregorio, che nella sua casa di Roma e nella Villa di Albano Laziale lo ospitava spesso. Pio XI, parlando di San Giosafat fa riferimento a Maria "Regina del Pascolo" e a lei rivolge la preghiera "perché guidi i fratelli dissidenti ai pascoli della salute" (Ecclesiam Dei 12.11.1923), cui fa eco Pio XII affermando che Dio stesso, "costituendola Divina Pastora" ha voluto estendere il ruolo materno di Maria su tutta la Chiesa (Discorsi e Radiomessaggi di S.S. Pio XII, Città del Vaticano 1955, voll.XVI-XVII, 2,1940, p.86; 4,1943, p.454 - R, Cristiane ed altre, "Maria Pastora". Relazione scritta di indagine. Brasile 1999).
Società San Paolo possiede ventuno lettere nel Fondo De Gregorio dell'Archivio Storico Generale ed è presumibile che da questa documentazione il santo Giacomo Alberione abbia tratto ispirazione per la devozione a "Maria, Madre del Buon Pastore", anche se questa devozione era stata già diffusa in alcune regioni italiane, come la Sicilia, la Calabria, la Toscana e nel Parmense. La sua festa nel calendario liturgico era fissata il 3 settembre. Alberione alle Suore di Gesù Buon Pastore, il 29 ottobre 1938, a pochi giorni dalla fondazione, avvenuta il 7 ottobre dello stesso anno, propose Maria Pastora, che gli sembrò la devozione mariana più adatta al loro carisma, in quanto il titolo di "Madre del buon Pastore" indicava la missione di Maria, comprensibile solo meditando il significato di "Buon Pastore": chi, per il suo gregge, si fa Via Verità e Vita (cfr. PrP III, p. 78).
Affidiamoci a Lei perché ci ottenga la docilità della pecora buona, che segue il Pastore e si lascia nutrire da Lui; la fedeltà per entrare e rimanere nel recinto delle pecore; l'udito fine per riconoscere sempre la voce del Buon Pastore; gli occhi per contemplare la Bellezza del Bel Pastore.
Don Giacomo Alberione alle Pastorelle - quadro e mosaico, Roma 1988. Don Alberione più volte parla del primo quadro: il 15 aprile 1956 (PrP VIII, 1956, pp. 61-63) e il 3 settembre 1956.
Don Giacomo Alberione alle Pastorelle - quadro e mosaico, Roma 1988.
Don Alberione più volte parla del primo quadro: il 15 aprile 1956 (PrP VIII, 1956, pp. 61-63) e il 3 settembre 1956.
LA DIVINA PASTORA
Nel 1840 è il presumibile anno d'inizio della celebrazione della Festa della Divina Pastora.
Il dipinto olio su tela del montegiorgese Francesco Saverio Allevi, eseguito nel 1779, che raffigura la Vergine col Figlio in un paesaggio bucolico, seduta presso un albero mentre accarezza una pecorella e | mostra una rosellina, era l'immagine che il popolo recava in processione per le vie del paese.
Nel 1925 la Confraternita della Divina Pastora decise di sostituire quell'immagine raffigurata nella tela con una elegante statua che attualmente la nostra Parrocchia venera ed onora.
Gli anziani raccontano che il giorno in cui la detta statua arrivò in paese fra il suono festoso delle campane, una scrosciante pioggia, che durava da molti giorni, colpì i fedeli in processione, i quali frettolosamente si riversarono entro la chiesa.
Da quell'anno, ogni qualvolta si celebri la Festa della Divina Pastora (così dicono gli anziani) è sempre caduta qualche goccia di pioggia a disturbare la celebrazione della Festa e della Processione.
La superstizione popolare ha veduto in questi "scroscianti" episodi annuali, una sorta di rivalsa e di "dispetto" da parte dell'Immagine precedente, accantonata e sostituita dalla statua, complice l'inconsapevole "campana grossa" o "campanone" ribattezzata: Maria spargeacqua (3).
La letteratura e le vicende storiche nazionali sono ricche di richiami alla campana con tutto il suo seguito di solennità, di luce o di tristezza.
Rimane la famosa la Marlinella, la campana posta sul Carroccio in quella decisiva battaglia in cui i Comuni della Lega Lombarda, difendendo la propria libertà, sconfissero gli Imperiali di Federico Barbarossa a Legnano, il 29 maggio 1176.
A Firenze "la Piagnona"era il nome dato alla campana che chiamava a raccolta i seguaci del Savonarola, detti "i Piagnoni " (1452-1498).
Celebri sono le campane di Roma con i loro più svariati ed orgogliosi appellativi: La Pierpaola in omaggio ai Santissimi Pietro e Paolo; La Raffaella in memoria del grande pittore Urbinate Raffaello Sanzio; La Ignazia nel ricordo di S. Ignazio di Loiola, fondatore della Compagnia di Gesù; La Pia, La Isabella, La Anna, La Vittoria.
Infine come non ricordare "Maria Dolens", la campana di Rovereto nata dalla fusione dei cannoni di tutti i popoli che hanno partecipato alla Prima Guerra Mondiale (1914-18) e che ogni sera, al tramonto, ricorda con 100 rintocchi i caduti di tutte le nazionalità.
(Da M. ZANIBONI, Il Linguaggio delle campane, Il Carabiniere, mensile n. 12/87).
NOVENA A MARIA, MADRE DEL BUON PASTORE.
Primo giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Luca 1,26-38
Prima parte della coroncina a Maria, Madre del Buon Pastore O Maria, madre di Dio, tutte le generazioni cantino le grandi cose che ha fatto per te il Signore. Tu sei la vergine, la piena di grazia, la Madre del buon Pastore. Tu lo hai cresciuto, amato, ascoltato, seguito, contemplato morente per noi sulla croce. Da lui e da te tutto ci venne: la Chiesa, il Vangelo, i Sacramenti, la vita religiosa, la vita eterna. Tu sei la gioia della Chiesa celeste; la speranza e il rifugio della Chiesa pellegrinante. Anch'io voglio essere tua come Gesù. Ti offro me stessa e quanto ho: illuminami, rendimi docile e fedele. Orazione Signore Gesù Cristo buon Pastore, che hai dato la vita per le tue pecorelle e che dalla croce hai affidato noi tuo popolo e gregge del tuo pascolo alla vergine Maria, concedici, per sua intercessione, di seguirti in terra come nostro Pastore, per giungere ai pascoli eterni del cielo. Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. Secondo giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Luca 1,39-45
Prima parte della coroncina a Maria, Madre del Buon Pastore O Maria, madre di Dio, tutte le generazioni cantino le grandi cose che ha fatto per te il Signore. Tu sei la vergine, la piena di grazia, la Madre del buon Pastore. Tu lo hai cresciuto, amato, ascoltato, seguito, contemplato morente per noi sulla croce. Da lui e da te tutto ci venne: la Chiesa, il Vangelo, i Sacramenti, la vita religiosa, la vita eterna. Tu sei la gioia della Chiesa celeste; la speranza e il rifugio della Chiesa pellegrinante. Anch'io voglio essere tua come Gesù. Ti offro me stessa e quanto ho: illuminami, rendimi docile e fedele. Orazione Signore Gesù Cristo buon Pastore, che hai dato la vita per le tue pecorelle e che dalla croce hai affidato noi tuo popolo e gregge del tuo pascolo alla vergine Maria, concedici, per sua intercessione, di seguirti in terra come nostro Pastore, per giungere ai pascoli eterni del cielo. Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Secondo giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Luca 1,39-45
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.
Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore". "Nella lettura della Bibbia cerchiamo anche noi Gesù e solo Gesù, come lo cercavano Maria e Giuseppe in Gerusalemme, e trovatolo che l'avremo, Egli ravviverà certo la nostra fede, e di noi si potrà dire ciò che Sant'Elisabetta disse di Maria SS. "Te beata che hai creduto" (Lc 1,45); perché se viva sarà la nostra fede, anche in noi, come in Maria SS. si opereranno le meraviglie del Signore".
Seconda parte della coroncina a Maria, Madre del Buon Pastore
Maria, madre del buon Pastore e madre mia, ti contemplo addolorata sul calvario. Là il tuo Figlio diede la vita per le pecorelle, là pose nelle tue mani il suo gregge e ti raccomandò i pastori della Chiesa. Il tuo cuore si aprì ad accogliere tutti i fedeli e sacerdoti. Hai sostenuto la Chiesa nascente, l'hai cresciuta con la preghiera e la parola, l'hai fortificata con i tuoi esempi. Dal cielo hai sempre assistito il popolo di Dio: per te la fede si conservò pura, fiorirono molti santi, furono vinte le forze del male. O Madre della Chiesa, rendici figli più docili, devoti e forti. Sollecita con la tua potente intercessione l'unico ovile sotto un solo pastore. Conforta il sommo pontefice, ispira i maestri della fede, guida i pastori di anime.
Orazione
Signore Gesù Cristo buon Pastore, che hai dato la vita per le tue pecorelle e che dalla croce hai affidato noi tuo popolo e gregge del tuo pascolo alla vergine Maria, concedici, per sua intercessione, di seguirti in terra come nostro Pastore, per giungere ai pascoli eterni del cielo. Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Terzo giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Luca 1,46-56
Allora Maria disse:
L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente, Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre".
Cantare un bel Te Deum , sì; Te Deum laudamus , ti lodiamo o Signore.
E insieme cantare il Magnificat perché Maria, quando si vide fornita e preferita tanto da Dio in molte grazie e privilegi, cantò il Magnificat:
"L'anima mia loda il Signore, perché mi ha fatto doni grandi il Signore.
Ha veduto la nullità della sua serva ed è stato misericordioso".
Ecco, allora il nostro ringraziamento, elevato al Signore, per mezzo di Maria, onde sia più gradito. E quanti Gloria in excelsis Deo e quanti Gloria Patri e quanti Deo gratias devono venire sopra le nostre labbra! Essere riconoscenti.
Terza parte della coroncina a Maria, Madre del Buon Pastore O Maria, madre del buon Pastore, ecco davanti a te una pecorella del gregge tuo e di Gesù. Sono una pecorella smarrita: salvami o rifugio dei peccatori. Sono in cerca della via del cielo: illuminami o Madre del buon consiglio. Sono debole e timida: portami sulle tue braccia o Vergine potente. Sono una pecorella insidiata dai lupi: difendimi o Madre del Salvatore. Sana le mie ferite. Nutrimi del frutto del tuo seno, Gesù-Eucaristia. Sono una pecorella che ama Gesù Pastore e te o buona Pastora: fa' che vi ami sempre più. Non permettere che mi separi da voi. Accoglimi nell'ora della morte e uniscimi alle pecorelle che furono docili e fedeli. Orazione Signore Gesù Cristo buon Pastore, che hai dato la vita per le tue pecorelle e che dalla croce hai affidato noi tuo popolo e gregge del tuo pascolo alla vergine Maria, concedici, per sua intercessione, di seguirti in terra come nostro Pastore, per giungere ai pascoli eterni del cielo. Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Terza parte della coroncina a Maria, Madre del Buon Pastore
O Maria, madre del buon Pastore, ecco davanti a te una pecorella del gregge tuo e di Gesù. Sono una pecorella smarrita: salvami o rifugio dei peccatori. Sono in cerca della via del cielo: illuminami o Madre del buon consiglio. Sono debole e timida: portami sulle tue braccia o Vergine potente. Sono una pecorella insidiata dai lupi: difendimi o Madre del Salvatore. Sana le mie ferite. Nutrimi del frutto del tuo seno, Gesù-Eucaristia. Sono una pecorella che ama Gesù Pastore e te o buona Pastora: fa' che vi ami sempre più. Non permettere che mi separi da voi. Accoglimi nell'ora della morte e uniscimi alle pecorelle che furono docili e fedeli.
Quarto giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Gal 4, 4-7
Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli.
E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.
Maria è Madre del Buon Consiglio e Sede della Sapienza. I Teologi ed i Dottori della Chiesa, come i fedeli, sempre si rivolsero a Lei n elle difficoltà, nel dilagare degli errori e delle eresie.
Maria intervenne a confermare, chiarire, difendere la dottrina del Figlio suo e della Chiesa.
A quante anime è stata luce e guida! Quanti giovani ha soccorso nei dubbi, nelle difficoltà di studio! Evangelisti, Apostoli, scrittori, Papi le consacrarono la penna e la lingua, e si ripetè in qualche misura, per sua intercessione, una divina Pentecoste.
[] Maria è come un cielo sereno sempre illuminato dal Sole divino; e sempre disposto a ricevere lo splendore dei suoi raggi ed a trasmettere la luce nelle menti di chi cerca Dio e la salvezza.
Quarta parte della coroncina a Maria, Madre del Buon Pastore
Madre del buon pastore, moltiplica i religiosi e fa' che siano luce per il mondo, maestri di vera pietà e intercessori presso Dio. Nella penitenza, nella preghiera, nelle attività apostoliche e caritative, siano sale della terra, sostegno dei poveri e guide dei fratelli. Ottiene loro la pratica costante dei voti e il quotidiano progresso. O Madre dei santi e Regina dei religiosi, prega per noi e per la nostra santificazione, concedi di essere un giorno tua gioia in cielo.
Quinto giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Luca 2,41-52
I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.
Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.
E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo".
Ed egli rispose: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?".
Ma essi non compresero le sue parole.
Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso.
Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
"Maria formò Gesù. La suora di Gesù buon Pastore formerà e curerà le vocazioni religiose e sacerdotali con vero spirito apostolico, come farebbe la Madonna se fosse al suo posto.
Le vocazioni si formano con l'insegnamento del catechismo, della S. Scrittura.
Vi sono delle suore che fanno molto bene insegnando il catechismo ai fanciulli.
Siate di queste, seguendo l'esempio dei santi Apostoli Pietro e Paolo, che non si stancarono mai di evangelizzare i popoli.
Cuore grande per amare, compatire, confortare tutte le anime a noi affidate.
Abbiate un grande cuore e farete un grande bene ad imitazione di Maria, che seguì Gesù donando tutta se stessa".
Quinta parte della coroncina a Maria, Madre del Buon Pastore
O Madre del buon Pastore e tu stesso nostra Pastora, abbi pietà dei tuoi figli dispersi, di quanti ancora errano come gregge senza pastore. Salva gli innocenti, converti i peccatori, fortifica i deboli, sostieni questcillanti, conforta i tribolati, assisti gli agonizzanti, forma molti santi, donaci apostoli e pastori buoni. Tu conosci, o Madre, in qual valle di lacrime viviamo, in mezzo a quanti nemici camminiamo, di quale fragile argilla siamo fatti. Rivolgi a noi i tuoi sguardi pietosi. L'umanità non ha altra speranza che te! Che tu la conduca a Gesù Via Verità e vita, al Pastore eterno di tutti gli uomini, alla gioia del cielo.
Sesto giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Giovanni 2,1-12
Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino". E Gesù rispose: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora". La madre dice ai servi: "Fate quello che vi dirà". Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le giare"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora attingete e portatene al maestro di tavola". Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono". Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni. "Maria accompagnò il Buon Pastore nella sua vita privata, quando egli si preparava all'ufficio di pastore. Nella vita pubblica, Maria la troviamo al principio, a Cana, poi alla fine presso la croce, e quando, nel vangelo, si dice a Gesù che la Madre e i parenti volevano parlargli. Ella è la divina Pastora, la corredentrice. Chi riuscirebbe a farsi qualche idea di colei che a somiglianza di ottimi pastori, raduna col suo braccio i suoi agnelli e li stringe al proprio seno? Perciò la Chiesa continua a parlare a Maria: "Noi bramiamo che tutti gli uomini ti conoscano, ti invochino sotto il dolce titolo di Madre del Divino Pastore. O Maria, continua a difenderci. Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo patrocinio e domandato il tuo aiuto, e sia rimasto abbandonato. Sostenuto da questa fiducia, mi rivolgo a te, Madre, Vergine delle vergini. Vengo a te, con le lacrime agli occhi, colpevole di tanti peccati, mi prostro ai tuoi piedi e domando pietà. Non disprezzare la mia supplica, o Madre del verbo, ma benigna ascoltami ed esaudiscimi. Amen.
Settimo giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Matteo 12,46-50
Mentre Gesù parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: "Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti".
Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: "Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre".
"Per le Suore Pastorelle è grande conforto essere guidate, precedute, accompagnate, sostenute dalla Divina Pastora nella loro missione. Maria fa tre uffici rispetto alle Suore Pastorelle: àˆ loro Madre nella formazione: spirituale, religiosa, apostolica, corrispondenza alla vocazione. àˆ loro Madre nell'apostolato parrocchiale: le preserva dai pericoli, le infiamma di zelo, le fa vere madri spirituali nella parrocchia; le illumina e sostiene e dà frutti alle opere di istruzione cristiana, di educazione cristiana, di pietà cristiana. àˆ loro Madre nel momento della morte; le assisterà con amore, le difenderà dal demonio, darà pace di spirito e vivo desiderio del paradiso" (Beato G. Alberione PrP Vol I, 1954 p.15).
Consacrazione a Maria Ricevimi, o Madre del buon Pastore e Madre mia, fra quelli che ami, nutri, santifichi e guidi, nella scuola di Gesù Cristo, divino Pastore. Tu leggi nella mente di Dio i figli che egli chiama e per essi hai preghiera, grazia, luce e conforti speciali. Il mio Pastore, Gesù Cristo, si è consegnato totalmente a te dall'incarnazione all'ascensione, questo è per me dottrina, esempio e dono ineffabile: anch'io mi rimetto pienamente nelle tue mani. Ottienimi la grazia di conoscere, imitare, amare sempre più il Divino Pastore, Via e Verità e Vita. Presentami tu a Gesù: sono indegna peccatrice, non ho altri attestati per venire accolta nella sua scuola che la tua raccomandazione. Illumina la mia mente, fortifica la mia volontà, santifica il mio cuore in quest'anno di mio lavoro spirituale, perché possa profittare di tanta misericordia, e possa concludere al fine: "Vivo io, ma non più io, bensì vive in me Cristo". Signore Gesù Cristo buon Pastore, che hai dato la vita per le tue pecorelle e che dalla croce hai affidato noi tuo popolo e gregge del tuo pascolo alla vergine Maria, concedici, per sua intercessione, di seguirti in terra come nostro Pastore, per giungere ai pascoli eterni del cielo. Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. Ottavo giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Giovanni 19,25-27
Consacrazione a Maria
Ricevimi, o Madre del buon Pastore e Madre mia, fra quelli che ami, nutri, santifichi e guidi, nella scuola di Gesù Cristo, divino Pastore. Tu leggi nella mente di Dio i figli che egli chiama e per essi hai preghiera, grazia, luce e conforti speciali. Il mio Pastore, Gesù Cristo, si è consegnato totalmente a te dall'incarnazione all'ascensione, questo è per me dottrina, esempio e dono ineffabile: anch'io mi rimetto pienamente nelle tue mani. Ottienimi la grazia di conoscere, imitare, amare sempre più il Divino Pastore, Via e Verità e Vita. Presentami tu a Gesù: sono indegna peccatrice, non ho altri attestati per venire accolta nella sua scuola che la tua raccomandazione. Illumina la mia mente, fortifica la mia volontà, santifica il mio cuore in quest'anno di mio lavoro spirituale, perché possa profittare di tanta misericordia, e possa concludere al fine: "Vivo io, ma non più io, bensì vive in me Cristo".
Ottavo giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Giovanni 19,25-27
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!".
Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
"Come potrebbe Maria negare la sua protezione materna alle Suore Pastorelle che lavorano per la salvezza delle anime? che hanno un cuore di madre e sorelle a queste anime per cui Gesù diede la sua vita?
Per le pecorelle in cui ella stessa ha offerto la vita del suo Figlio, ed era pronta a sacrificarlo con le sue mani se tale fosse stata la volontà di Gesù Cristo? Sì Maria sul calvario ha offerto la vita di Gesù Cristo che Ella amava immensamente più della propria.
àˆ sempre facile, dolce, sicura cosa andare a Gesù per mezzo di Maria.
Maria è l'immagine più vera e più perfetta di Gesù buon Pastore. []
Conoscere sempre meglio la Madre del Divin Pastore; imitarla sempre più fedelmente; pregarla sempre con maggior pietà; parlarne spesso, a tutti, sempre più frequentemente, nell'apostolato pastorale. (Beato G. Alberione, PrP Vol l, 1954 pp. 17-19).
Consacrazione dell'umanità O immacolata Maria, corredentrice del genere umano, guarda agli uomini, riscattati dal sangue del tuo divin Figlio e ancora avvolti in tante tenebre di errori e in tanto smarrimento. La messe è sempre molta, ma gli operai ancora molto scarsi. Abbi pietà, o Maria, dei tuoi figli, che il moribondo Gesù ti raccomandò dalla croce. Moltiplica le vocazioni religiose e sacerdotali; donaci novelli apostoli pieni di sapienza e di fervore. Sostieni, con le tue materne premure, le anime che consacrano la loro vita a vantaggio del prossimo. Rammenta quanto facesti per Gesù e l'apostolo Giovanni; ricorda la tua consolante presenza nel giorno di Pentecoste. Tu fosti la consigliera dei primi apostoli e degli apostoli di tutti i tempi. Con la tua onnipotenza supplichevole, ottieni, sui chiamati all'apostolato, una nuova Pentecoste, che li santifichi e li accenda di santo ardore per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. E tu dirigili in tutti i loro passi; previenili con le tue grazie; sostienili nei momenti di sconforto; corona il loro zelo con manipoli copiosi. Esaudiscici, o Maria, perché tutti gli uomini accolgano il divino Maestro Pastore, Via e Verità e Vita; divengano docili figli della Chiesa cattolica; e tutta la terra risuoni delle tue lodi e ti onori come madre, maestra e regina. E così tutti possiamo giungere al beato soggiorno della felicità eterna. Orazione Signore Gesù Cristo buon Pastore, che hai dato la vita per le tue pecorelle e che dalla croce hai affidato noi tuo popolo e gregge del tuo pascolo alla vergine Maria, concedici, per sua intercessione, di seguirti in terra come nostro Pastore, per giungere ai pascoli eterni del cielo. Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. Nono giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Atti degli Apostoli 1,12-14
Consacrazione dell'umanità
O immacolata Maria, corredentrice del genere umano, guarda agli uomini, riscattati dal sangue del tuo divin Figlio e ancora avvolti in tante tenebre di errori e in tanto smarrimento. La messe è sempre molta, ma gli operai ancora molto scarsi. Abbi pietà, o Maria, dei tuoi figli, che il moribondo Gesù ti raccomandò dalla croce. Moltiplica le vocazioni religiose e sacerdotali; donaci novelli apostoli pieni di sapienza e di fervore. Sostieni, con le tue materne premure, le anime che consacrano la loro vita a vantaggio del prossimo. Rammenta quanto facesti per Gesù e l'apostolo Giovanni; ricorda la tua consolante presenza nel giorno di Pentecoste. Tu fosti la consigliera dei primi apostoli e degli apostoli di tutti i tempi. Con la tua onnipotenza supplichevole, ottieni, sui chiamati all'apostolato, una nuova Pentecoste, che li santifichi e li accenda di santo ardore per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. E tu dirigili in tutti i loro passi; previenili con le tue grazie; sostienili nei momenti di sconforto; corona il loro zelo con manipoli copiosi. Esaudiscici, o Maria, perché tutti gli uomini accolgano il divino Maestro Pastore, Via e Verità e Vita; divengano docili figli della Chiesa cattolica; e tutta la terra risuoni delle tue lodi e ti onori come madre, maestra e regina. E così tutti possiamo giungere al beato soggiorno della felicità eterna.
Nono giorno - Invocazione allo Spirito Santo - Atti degli Apostoli 1,12-14
(Dopo che Gesù fu assunto in cielo), gli apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano.
C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.
"La pastorella Maria non smentisce il suo nome: subito seguì S. Giovanni e tutti gli apostoli.
Dopo l'Ascensione, nel Cenacolo, si mostrò veramente madre dei pastori.
Riconciliò e incoraggiò Pietro scoraggiato; ispirò a tutti fiducia e confermò tutti nella fede, durante i dieci giorni di preghiera dall'Ascensione di Gesù alla Pentecoste.
Ella pensava a quanto riguardava le necessità materiali e con la preghiera ottenne la discesa dello Spirito Santo".
(Beato G. Alberione PrP Vol III 1948, p.279).
Preghiera ecumenica a Maria Salve, o Maria, nostra madre, maestra e regina. Ascolta benignamente la supplica che ti presentiamo secondo il volere di Gesù: "Pregate perché il padrone della messe mandi operai alla sua messe". Volgi i tuoi occhi misericordiosi sopra i miliardi di uomini viventi. Moltissimi sono smarriti nella confusione, senza un padre, un pastore, un maestro. Il Signore ti ha fatta apostola per dare al mondo Gesù, Via e Verità e Vita. Rivolgendosi a te, troveranno la via per arrivare a Gesù. Per te: tutti i cattolici, con tutte le forze, per tutte le vocazioni, per tutti gli apostolati! Per te: tutti i fedeli per tutti gli infedeli, tutti i ferventi per tutti gli indifferenti, tutti i cattolici per tutti gli acattolici. Per te: tutti i chiamati corrispondano, tutti gli apostoli siano santi, tutti gli uomini li accolgano. Ai piedi della croce il tuo cuore si è dilato per accoglierci tutti come figli. Ottienici un cuore apostolico, modellato sul tuo cuore, su quello di Gesù e di san Pietro e di san Paolo, perché un giorno possiamo essere tutti, apostoli e fedeli, attorno a te in cielo. Benedici, o Maria, maestra e regina, i tuoi figli. Orazione Signore Gesù Cristo buon Pastore, che hai dato la vita per le tue pecorelle e che dalla croce hai affidato noi tuo popolo e gregge del tuo pascolo alla vergine Maria, concedici, per sua intercessione, di seguirti in terra come nostro Pastore, per giungere ai pascoli eterni del cielo. Tu sei Dio e vivi e regni con Dio Padre, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Preghiera ecumenica a Maria
Salve, o Maria, nostra madre, maestra e regina. Ascolta benignamente la supplica che ti presentiamo secondo il volere di Gesù: "Pregate perché il padrone della messe mandi operai alla sua messe". Volgi i tuoi occhi misericordiosi sopra i miliardi di uomini viventi. Moltissimi sono smarriti nella confusione, senza un padre, un pastore, un maestro. Il Signore ti ha fatta apostola per dare al mondo Gesù, Via e Verità e Vita. Rivolgendosi a te, troveranno la via per arrivare a Gesù. Per te: tutti i cattolici, con tutte le forze, per tutte le vocazioni, per tutti gli apostolati! Per te: tutti i fedeli per tutti gli infedeli, tutti i ferventi per tutti gli indifferenti, tutti i cattolici per tutti gli acattolici. Per te: tutti i chiamati corrispondano, tutti gli apostoli siano santi, tutti gli uomini li accolgano. Ai piedi della croce il tuo cuore si è dilato per accoglierci tutti come figli. Ottienici un cuore apostolico, modellato sul tuo cuore, su quello di Gesù e di san Pietro e di san Paolo, perché un giorno possiamo essere tutti, apostoli e fedeli, attorno a te in cielo. Benedici, o Maria, maestra e regina, i tuoi figli. Orazione
Maria, madre di Gesù Costo e madre dei sacerdoti, ricevi questo titolo che noi tributiamo a te per celebrare la tua maternità. e contemplare presso di te il sacerdozio del tuo Figlio e dei tuoi figli
Santa genitrice di Dio, Madre di Cristo, al Messia sacerdote hai dato il corpo carne per l'unzione del Santo Spirito, a salvezza dei poveri e contriti di cuore; custodisci nel tuo cuore e nella chiesa i sacerdoti, Madre del Salvatore.
Madre della fede, hai accompagnato al tempio il Figlio dell'uomo, a compimento delle promesse date ai padri, consegna al Padre per la sua gloria, i sacerdoti del Figlio tuo.
Arca dell'alleanza.Madre della chiesa, tra i discepoli nel cenacolo pregavi lo Spirito per 11 popolo nuovo e i suoi pastori, ottieni all'ordine dei presbiteri la pienezza dei doni.
Regina degli apostoli, Madre di Gesù Cristo, eri con lui agli inizi della sua vita e della sua missione, lo hai cercato maestro tra la folla, lo hai assistito innalzato da terra, consumato per il sacrificio unico eterno, e aveva Giovanni vicino, come tuo figlio, accogli fin dall'inizio i chiamati, proteggi la loro crescita, accompagna nella vita e nel ministero i tuoi figli, Madre dei sacerdoti. Amen!
Maria, Madre del Divin Pastore Signore Gesu' Cristo, Buon Pastore, che per le tue pecorelle sacrificasti la vita e mentre pendevi dalla croce affidasti noi, tuo popolo e gregge del tuo ovile, alla Vergine Madre: concedi per sua intercessione, che dopo averti seguito, nostro Pastore, sulla terra siamo condotti in cielo ai pascoli dell'eterna vita. Amen. Ave Maria!
Alcune immagini fanno chiaramente riferimento al Sogno di S. Giovanni Bosco a 9 anni, altre provengono dall'Archivio dei Cappuccini di Sarrià, o dal sito di Tovar. A volte le pecore hanno in bocca una rosa, offerta da Cristo, in un paesaggio idilliaco, in cui la Vergine porta le insegne e gli abiti pastorali. La rosa è collocata tanto sul cappello della Madre che del Figlio. Dodici stelle circondano il suo capo. Ben visibile l'invocazione: Ave Maria, della pecorella smarrita, inseguita dal lupo. Caratteristica la rosa nella mano di Maria. Gesù guarda con benevolenza la pecorella su cui si posa pesante l'altra mano della Madre.
La profezia di Balaam
(L. HERTLING-E.KIRSCHBAUM, Le Catacombe romane nei loro martiri, PUG, Roma, p.240-241).
La Divina Pastora di Aversa
Bibliography: Kurze, Nachlehre zur Quellenkunde Thietmars, in: NA 16 (1891) 472.
HAI UN CUORE GIOVANE E CORAGGIOSO?
Parlo a te! Sei un giovane, sei generoso.
A Te ! Mi rivolgo e parlo proprio a te, che guardi attentamente, con ammirazione
e riconoscenza la persona di Don Bosco, Padre e amico dei Giovani.
Forse ti senti ardere in cuore un grande desiderio,
ma è un desiderio segreto, di portare il suo messaggio ai giovani tuoi fratelli oggi.
Apri le porte del tuo cuore all'amore!
Aprile ai fratelli!
Vedi quanti sospirano it tuo aiuto, vedi quanti hanno bisogno
della tua parola, della tua azione, del tuo sorriso!
Le tue energie sono immense, ma saranno ancora maggiori se le porrai al servizio dell'ideale grande,
di portare l'amore, un grande amore, il Grande Amore, a tutto il mondo!
La tua vita sarà pienamente vita,
sarà pienamente feconda se la consacrerai al totale servizio dei fratelli.
Vieni con Don Bosco! Ti supplico, vieni con Don Bosco!
Don Bosco ti ama!
Possa tu sentire la sua mano, quella mano che ridava serenità
a chi si sentiva sotto l'incubo di non precisati pericoli o sotto il peso di deplorevoli debolezze.
Possa tu sentire la sua presenza che era speranza!
Possa tu sentire il fascino di una vocazione, vertice di tutte le vocazioni umane: Seguire Cristo!
Seguirlo con tutte le forze,
con tutta la mente, on tutto il cuore.
Perché Cristo ci ha amato con tutto se stesso,
fino alla follia della morte in Croce.
Vieni con Don Bosco!
Nella famiglia di Dio c'è sempre posto per tutti,
e più aumenta il numero e più si dilata la mensa:
CORAGGIO! AVANZA DECISO!
Prendi il tuo posto, proprio il tuo.
Cristo è la Mensa!
Tu che sei insoddisfatto di te stesso, apri il tuo cuore a Cristo, aprilo ai fratelli.
ieni con Don Bosco!
Non guardare i tuoi limiti umani.
Cristo è al disopra della tua debolezza!
Se temi ancora, guarda Don Bosco, cercalo,
domanda ad un fratello, ad un amico,
ad un sacerdote, ad un salesiano.
Non avere paura di Cristo, abbraccialo,
ti sta accanto.
Puoi fare grandi cose, perché
Dio ha fatto in te grandi cose.
Tu sei! perché Dio è Amore!
Dio e! perché tu puoi portare amore!
Con coraggio scegli Don Bosco !
Gesù prenderà il tuo posto nella tua famiglia !
Potrai servire i fratelli come sacerdote,
come diacono, come fratello laico professionista.
Nella casa di Dio c'è posto per tutti.
Ama la vita! Gesùè via verità VITA!
Chi dona la propria vita per i fratelli
soprattutto povei e in difficoltà
rinnova il miracolo di amore
di Gesù povero nel presepe,
Pastore buono in cerca degli smarriti,
vittima di amore sulla Croce,
alla presenza della Vergine Maria. San Giovanni Bosco
Tu con ogni mezzo hai cercato di salvare anime.
Sii ancora la nostra guida
nel cercare la salvezza delle anime nostre
e il bene del prossimo.
Aiutaci a crescere nell'amore di Dio
e nella carità verso i fratelli vicini e lontani
vincendo coraggiosamente il male
che è dentro e fuori di noi.
Insegnaci ad amare
Gesù nel Mistero Eucaristico
Maria Immacolata Ausiliatrice, Madre della Chiesa,
il Papa e i nostri Vescovi.
E implora da Dio per noi la grazia
di entrare nel giardino salesiano del Cielo,
per cantare e godere in eterno
la gloria del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo.
Amen.