GIUSEPPE ORESTI


NATO IL 30.06.1935 AD ACQUAVIVA PLATANI ( CL )
RESIDENTE A GELA ( CL )

ULTIMISSIMI
romanzo odio

CORONCINA ALLO SPIRITO SANTO

Panoramica

LA FEDE

Prima di affrontare un tema cosi importante e di non facile trattazione è necessaria una premessa.
Il mio non è, non ha la pretesa e non può essere un trattato dottrinale sulla fede
perché non sono all'altezza di cotanto importante compito riservato a menti eccelse,
ai docenti e dottori della Chiesa. Il mio è semplicemente un piccolo promemoria,
una rinfrescata a quelle nozioni catechistiche che una volta si imparavano a memoria
durante l'ora di " Dottrina Cristiana" parrocchiale domenicale.
E' dettato dalla constatazione della proliferazione di tante nuove religioni
e sette pseudo religiose, tutte alla costante ricerca di proseliti,
che disorientano il comune credente creandogli il dubbio su quale, di tante religioni,
sia quella giusta, la vera. Certamente il dubbio è legittimo, è da persone intelligenti.
E' altrettanto da persone intelligenti, però, il cercare di dirimere questo dubbio
con lo studio o l'approfondimento della materia che tale dubbio ha generato.
Infatti, una delle più grandi piaghe del nostro tempo, cosi tecnologicamente avanzato
e pieno di atei, è l'ignoranza religiosa.
Per contro è l'istruzione che tiene viva la fiamma della fede.
Il fuoco si estingue se non è costantemente alimentato dal combustibile.
Alla stessa stregua la fede si spegne se non è ravvivata dall'istruzione religiosa
e dalla preghiera. Per quanto mi è stato possibile ho cercato di evitare, al lettore,
il frequente ricorso al dizionario per la ricerca di qualche termine dal significato
di non facile comprensione, avendomene fatto carico io per lui.
Fatta questa doverosa premessa entriamo ora nel vivo dell'argomento.
CHE COSA E' LA FEDE?
E' il credere con assoluta convinzione nella veridicità di un'asserzione, di un postulato,
una tesi a carattere filosofico e religioso capace di influenzare il nostro modo
di pensare fino a connotare il nostro Credo.
Questa è la fede che nasce dal desiderio di conoscere la verità e che viene storicizzata
dall'appartenenza ad una comunità a carattere religioso collocandola nel tempo
e nello spazio di nostra esistenza.
E' un dono di Dio che va custodito con cura nel cuore e nella mente.
E' una piccola fiammella che bisogna alimentare con l'olio della preghiera
e riparare dal vento delle tentazioni per evitare che si spenga lasciandoci
nel buio dell'ateismo. Certamente non è facile orientarsi in questa giungla piena
di sedicenti profeti che predicano tutti i loro " unici dei ", tutti diversi fra loro.
CHE SIGNIFICA CREDERE?
Significa accogliere nell'ambito delle proprie convinzioni (per intima persuasione, per adesione spirituale o per atto di fede) idee, nozioni e opinioni che ci provengono dal di fuori del nostro intimo, che riescono a convincerci della genuinità e della bontà delle stesse. Non esiste uniformità nel credere. Esistono i creduloni sempre pronti a prendere, per vero e per buono, tutto quanto si prospetta e si propina loro mentre altri, forti del loro cinismo, propendono per l'incredulità.
IN CHE COSA CREDERE?
Le verità fondamentali nelle quali deve credere il cristiano, sono contenute nel credo apostolico Niceno-Costantinopolitano la di cui completa trascrizione viene qui omessa per esigenza di spazio informatico, perché riteniamo che tutti lo conoscono e perché è facilmente reperibile in tutti i libretti di preghiere quotidiane.
CREDERE NELLA ESISTENZA DI DIO.
E' l'atto di fede principale, quello più importante per l'uomo. E' una necessità insita nella sua essenza. E' il primo articolo di fede col quale inizia la stesura del credo cattolico apostolico. " Io credo in Dio padre onnipotente…" Con queste parole esprimiamo la nostra fede in Dio; affermiamo di credere in Lui fondamento essenziale del nostro Credo. " L'idea di Dio" scrive il Farges, " è il punto culminante del pensiero umano: è il punto più rilevante e più importante che si impone alla nostra ragione e alla nostra coscienza. E' impossibile scansarlo". Senza Dio, infatti, non può esistere nessun ordine, nessun freno ai disordini morali. Tutte le civiltà, anche quelle barbariche, hanno ammesso l'esistenza di un Dio mentre oggi, purtroppo, assistiamo a una paurosa e diabolica tendenza a negarne l'esistenza. La prova più sicura della sua esistenza ci viene dalla Sua manifestazione ai profeti attraverso i quali ha parlato ai popoli. Del resto la stessa nostra ragione ci guida in tal senso. Chiunque abbia prestato un po' di attenzione alle meraviglie del creato, a quello che ci circonda e che succede intorno a noi, non può fare a meno di pensare a chi tale meraviglie ha creato. "I cieli sono pieni della tua gloria e il firmamento canta l'opera delle tue mani" diceva il profeta Davide e noi non possiamo che concordare con lui perché:
CANTA LA SUA GLORIA IL MACROCOSMO rappresentato dalle miriadi di costellazioni, galassie e nebulose che, negli infiniti spazi siderali, ruotano vorticosamente in perfetto sincronismo e in piena armonia. CANTA LA SUA GLORIA IL MICROCOSMO rappresentato da un'infinità di specie di insetti (e microrganismi invisibili ad occhio nudo)
che hanno una vitalità e una attività tutta propria. Basta osservare la mirabile opera
organizzativa delle api e delle formiche e la perfetta opera geometrica del ragno
nel tessere la sua tela che nessun ingegnere, con tutti i suoi complicati calcoli,
riuscirebbe a far meglio di lui.
CANTA LA SUA GLORIA IL REGNO ANIMALE
rappresentato principalmente dalla creatura uomo che il Creatore ha voluto plasmare
a sua immagine dotandola di intelligenza e di un'anima immortale.
Privilegio divino, questo, riservato soltanto a lui. Lo ha, inoltre,
provvisto di un organismo tale che gli consente di trasformare il suo nutrimento,
che vita non ha, in carne ossa e sangue, elementi vitali indispensabili alla sua esistenza.
Tutto ciò considerato porta inevitabilmente alla conclusione dell'esistenza
di un sommo regista: il Padre Eterno, Colui che è, è sempre stato e sempre sarà.
Colui che è il principio di ogni cosa creata; Colui che ha sapientemente ordinato l'universo
intero da Lui stesso onnipotentemente creato; l'unico Dio uno e Trino.
PERCHE' TRINO?
Perché in Lui vi sono tre persone divine uguali e distinte:
Padre, Figlio e Spirito Santo che non sono tre dei perché una è la natura divina.
Trinità voluta (e generata dalla sua stessa sostanza) dal Padre.
Distinte perché:
DIO-PADRE è il creatore di tutte le cose visibili e invisibili.
E' il principio di tutte le cose; è la prima persona della divina Trinità.
DIO-FIGLIO è l'Uomo-Dio inviato da Dio-Padre per redimere il genere umano
dalla schiavitù del peccato originale, commesso da Adamo ed Eva e per il quale
furono cacciati dal paradiso terrestre.
E' la seconda persona della divina Trinità.
DIO-SPIRITO SANTO è il Paraclito, il Consolatore, L' Illuminatore delle menti,
il Santificatore. E' la terza persona della divina Trinità.
CREDERE NELLA DIVINA TRINITA'
Quando si affronta quest'argomento si aggiunge subito che si tratta di un dogma.
Ma che cosa è il dogma?
E' una verità superiore, non contraria alla ragione, della quale si viene a conoscenza
per rivelazione.
E' un principio che si accetta, per vero o per giusto, senza alcun esame critico;
che si accoglie per la fiducia che si ripone in colui che questo principio enuncia.
Insomma…è un mistero!
Ma che cos'è il mistero?
E' quanto rimane escluso dalle normali possibilità conoscitive o intuitive dell'intelletto
umano o ne preclude un orientamento ragionevole provocando una reazione di incertezza
non necessariamente ansiosa o penosa talvolta non priva di fascino.
Nel nostro specifico caso la rivelazione è accettata perché poggia sulla infallibile
autorità di Dio che non inganna e non può essere ingannato.
Del resto tutti noi siamo circondati dai tanti misteri della natura: la nascita di una nuova
vita; il germogliare del seme; le sconosciute e pericolose radiazioni;
l'energia elettrica etc. fenomeni che non comprendiamo ma accettiamo e, con essi conviviamo.
Questi, testé citati, misteri non sono però paragonabili a quello grandioso e
sublime della Trinità di Dio. A tal proposito ricordiamo il notissimo episodio
di sant'Agostino. Il grande vescovo e dottore della chiesa, passeggiava un giorno lungo
la spiaggia di Cartagine, costernato perché non riusciva a capire il mistero
della santissima Trinità sul quale stava meditando.
Egli, che aveva fatto stupire il mondo intero per la vastità della sua dottrina,
non riusciva ora a capire tale arcano. Improvvisamente sulla spiaggia apparve
un grazioso bambino che, scavata una piccola buca, si affannava a riempirla di acqua.
" Che fai piccino?" gli chiese il santo. " Voglio travasare tutta l'acqua del mare
nella mia buca" rispose candidamente il bambino.
Il santo si mise a ridere. " Non è possibile.
Non vedi quanto vasto è il mare e quanta piccola è la tua buca." gli disse.
E il bambino di rimando: " Si, lo vedo e me ne rendo conto.
Eppure è più facile che tutta l'acqua del vasto mare entri nella mia piccola buca
che non l'immenso e sublime mistero della Trinità entri nella tua mente."
detto questo il bambino scomparve. Il santo rimase colpito da quella risposta,
capì la lezione e ne fece tesoro.
Della divina trinità si fa riferimento nel vangelo quando l'Arcangelo Gabriele,
nell'annunciare alla vergine Maria che avrebbe concepito il figlio dell'Altissimo,
precisò che l'incarnazione sarebbe avvenuta per opera dello Spirito Santo.
E ancora quando, durante il battesimo di Gesù nel fiume Giordano operato da Giovanni
il battista, dal cielo discese lo Spirito Santo, sotto forma di colomba,
che andò a posarsi sul capo di Gesù mentre si udiva una voce che diceva:
" Questi è il mio figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto.
Ascoltatelo!" Ancora quando, dopo la sua resurrezione dalla morte, Gesù apparve ai suoi
discepoli e diede loro questo solenne comando: " Andate in giro per tutto il mondo,
predicate e istruite le genti battezzandole nel nome del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo. Trinità divina… mistero impenetrabile!…
che si accetta quale dogma di fede.
CREDERE NELL'ANIMA E NELLA SUA IMMORTALITA'
Innanzi tutto, che cos'è l'anima? E' il principio immateriale della vita dell'uomo contrapposta al suo corpo materiato. Principio che è partecipe del divino.
L'ANIMA E' INTELLIGENTE perché (diversamente dagli altri animali ritenuti
senz'anima) permette all'uomo di ragionare e progredire continuamente lungo tutto l'arco della sua esistenza.
E' SPIRITUALMENTE LIBERA perché può permettersi di criticare l'opera del creato,
bestemmiare e offendere lo stesso suo Creatore senza subire immediate conseguenze. Non è così però per la sua parte materiata. L'uomo non può permettersi di offendere impunemente un suo simile senza rischiare di subire le conseguenze della di lui violenta reazione.
E' IMMORTALE ce lo dice la nostra stessa ragione.
La paura della morte e il desiderio di vivere eternamente, sono fra le maggiori esigenze della natura umana. La forte aspirazione a quella felicità che su questa terra difficilmente si riesce a raggiungere, anche se non lo garantisce, ci fa ragionevolmente supporre che, quest'ambita felicità è pegno eterno dell'altra vita. Anche il diritto alla vera giustizia, anch'essa mancante su questa terra, garantisce l'aldilà. E' li, al cospetto del divin Creatore, che troveremo quella giustizia negataci dalla giustizia umana. Se così non fosse, l'uomo sarebbe la creatura più disgraziata e Dio non sarebbe più tale se non rendesse all'uomo, giustizia e non gli desse quella felicità alla quale anela e per la quale è stato da Lui creato. Infatti, così recita il catechismo: " Dio ha creato l'uomo per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita per poi goderLo nell'altra, in Paradiso."
MORTE E GIUDIZIO.
La verità che nessuno può confutare è che si deve morire.
La morte è retaggio del peccato originale. La sua nefasta conseguenza possiamo constatarla
ogni giorno con la morte, più o meno prematura, di tanti uomini. Si dice, infatti,
" sicuro come la morte". In questa sicurezza sono insiti, però, tanti interrogativi.
Quando arriverà, questa morte? Mentre si è ancora bambini,da giovani o da vecchi?
Perché parecchi muoiono mentre sono ancora nel grembo materno o appena nati?
Che senso ha per loro nascere se poi gli è negata la vita? Come sarà questa morte,
serena o tragica e violenta? Avverrà nel proprio letto o altrove? Moriremo in grazia di Dio
o nel peccato? Tutte domande queste destinate a restare senza risposte.
"In ogni tua opera rammenta i Novissimi (morte, giudizio, inferno e paradiso) e giammai
peccherai " ammonisce lo Spirito Santo. ( Ecclesiastico VII, 36). Anche la Chiesa ogni anno,
nel primo giorno di quaresima, con l'imposizione delle ceneri, ci ricorda che siamo stati
tratti dalla polvere e in polvere ritorneremo.(Genesi III,19).
Subito dopo la morte seguirà il giudizio divino.
Il Creatore ci chiederà stretto conto di come abbiamo impiegato il prezioso dono della vita
fattoci; se abbiamo fatto la sua divina volontà; del come abbiamo impiegato il talento
messo a nostra disposizione e controllerà se il bilancio conclusivo delle nostre
opere buone è attivo o passivo. Il giudizio si concluderà con l'assegnazione,
secondo i meriti di ciascuno, del premio o del castigo.
Il dolore e la perdizione per gli infedeli e il godimento della Sua visione beatifica
per coloro che hanno vissuto osservando i suoi comandamenti; che hanno avuto fede e fiducia
in Lui operando nel suo santo nome.
SIGNORE ACCRESCI LA NOSTRA PICCOLISSIMA
FIAMMELLA DELLA FEDE PERCHE' ABBIAMO PAURA CHE SI SPENGA
Giuseppe Oresti
Gela 13/07/2006.


LA TENTAZIONE

... propongo col tuo santo aiuto, di fuggire le occasioni prossime al peccato! Ecco che cosa bisogna fare quando siamo aggrediti dal demone della tentazione. Fuggire, ancora fuggire e pregare!

In India, un ricco maharagiah, durante la sua festa di compleanno, ricevette in dono un cucciolo di tigre del Bengala. Un meraviglioso esemplare che riempì di gioia il suo cuore rendendolo felice. Quel dono fu talmente gradito che il nobile indiano non volle più separarsi dal magnifico animale e trascorreva con lui tutto il tempo libero che aveva ad insegnargli giochi difficili e spettacolari.

L’animale cresceva molto bene e man mano andava assumendo le proporzioni e le sembianze di una tigre adulta, Più tempo passava e più il maharagiah si affezionava al maestoso animale, Era affascinato, sembrava ammaliato non riusciva più a staccarsene. Continuava ad insegnare alla tigre giochi sempre più difficili, impegnativi e spettacolari, incurante dei tantissimi moniti e avvertimenti che gli venivano da parenti, amici e dai dignitari della sua corte sulla pericolosità della belva.

Non è bene tenere una tigre in casa. Il suo posto è nella giungla “ gli dicevano. Egli sprezzante e sorridente, rispondeva che erano tutti dei fifoni mentre lui era ardimentoso e capace di domare e ammaestrare la tigre facendogli fare tutto quello che voleva lui. E i fatti sembrava gli dessero ragione. La belva lo seguiva così docilmente da sembrare un grande gatto domestico e lui gongolava d’orgoglio per le mirabolanti cose che riusciva a fare con un siffatto animale.

Prese anche l’abitudine di esibirsi a corte.

I dignitari accorrevano da ogni parte del suo regno per ammirare quel gran fenomeno vivente che era riuscito a domare e addomesticare la terribile tigre del Bengala, la terribile mangiatrice di uomini.

Un giorno, durante una di queste feste, mentre con molta destrezza e abilità si esibiva con l’ormai inseparabile tigre, una involontaria zampata della belva, provocò una vistosa ferita al polso della mano del nobile indiano. Da essa cominciò a sgorgare copioso il sangue, Unanime il grido degli esterrefatti e inorriditi spettatori ma il principe fece loro cenno di stare calmi, che non era niente di grave. Frattanto ,la tigre, approfittando della momentanea distrazione del suo domatore, stava leccando il sangue che era finito per terra. Il sapore dolciastro del sangue umano risvegliò, nella belva ancestrali istinti bestiali da tempo sopiti ma sempre vivi, impressi nella memoria genetica proprio della specie. Finito di leccare il sangue, improvvisa e fulminea avvenne la tragedia.

In un baleno, prima ancora che i presenti si rendessero conto di quanto stava per accadere, il felino balzò alla gola del principe e lo azzannò. Inutili furono gli interventi delle guardie che, pur uccidendo la belva, non riuscirono a salvare il principe. Il corpo del nobile indiano si accasciò rantolante a terra esanime senza più dar segni di vita. Quella che doveva essere una grande festa si tramutò in grande tragedia,in un immenso muto dolore. A corte sopraggiunse lo sconforto. Si piangeva la morte del beneamato principe. Ma anche tra le lacrime c’era tuttavia chi mormorava che se l’era voluto lui, che era stato messo in guardia. Se avesse dato ascolto a chi lo ammoniva di smettere quei giochi pericolosi, non avrebbe certamente fatto quella misera fine.

Questo episodio si adatta e si presta bene alla interpretazione della nostra situazione morale, spirituale e religiosa di noi seguaci di Cristo e ci deve fare riflettere non poco;infatti, quando siamo tentati di commettere qualche azione che asseconda il nostro piacere, che soddisfa il nostro desiderio ma contraddice la morale cristiana, noi, come il maharagiah, anziché prendere la giusta decisione di allontanarcene fuggendo, tergiversiamo, indugiamo perché siamo convinti di essere forti, di poter domare la tentazione e al momento opportuno lasciare perdere prima che succeda l’irreparabile, Purtroppo, per esperienza ,sappiamo che non è così.

Se ci lasciamo aggredire dalla tentazione finiremo per diventarne vittime; perché la tentazione è subdola, è ingannatrice. Ci fa credere che quanto stiamo facendo è lecito, buono e soddisfacente. Ci lusinga con false promesse, ci offre piaceri, ricchezze e felicità nascondendoci le gravi conseguenze morali e spirituali, alle quali andiamo incontro una volta che abbiamo ceduto alle sue lusinghe e caduti nella sua trappola.

La delusione innanzi tutto, per non aver ottenuto quando promessoci; la depressione profonda perché la nostra vita, una volta caduti nel vizio, ci apparirà vuota e senza senso e, se non riusciamo a difenderci adeguatamente tanto da venirne fuori, finiremo in balìa delle tante smodate e insane passioni. Ma allora cosa fare per difenderci? Con la preghiera e con la fuga.

Si, bisogna fuggire! Sembra un paradosso ma nonè così. Per difenderci bisogna … fuggire le occasioni prossime al peccato… Solo fuggendo potremo combattere la tentazionee con essa ,tutte quellesmodate passioni che sant’Agostino paragona a tanti terribili cani rabbiosi che, fortunatamente per noi,  sono legati alla catena. Sta a noi non avvicinarli, mantenere la dovuta distanza di sicurezza per non diventarne   vittime. Infatti ,se. non siamo noi ad avvicinarci a questi rabbiosi cani , possiamo stare tranquilli e sicuri di poter respingere tutte le seduzioni del maligno e vivere così serenamente la nostra vita interiore e spirituale.

Gela 14/02/2000


LA VOCAZIONE

Chiamata. Convocazione, Invito
Se per strada ci sentiamo chiamare, immediatamente ci giriamo nella direzione di provenienza della voce, per vedere chi ci chiama. Una volta conosciuto l'autore della chiamata, ci si può formare o far finta di non aver sentito e continuare per la propria strada. Questo succede perché spesso, prima di rispondere anche ad un semplice saluto, ad una chiamata, facciamo una breve e veloce considerazione, una vera e propria analisi d’egoistica convenienza. Il nostro cervello, automaticamente e 'ipso facto' esamina la collocazione nella società del chiamante, l'eventuale beneficio che ce ne può derivare dall'incontro, dal rapporto che viene ad instaurarsi una volta risposto positivamente alla chiamata. Sempre perché, generalmente, i nostri rapporti col prossimo, sono improntati ad una concezione del 'do ut des' ad un interscambio socialcommerciale di convenienza, dal quale dobbiamo, sempre e comunque, ricavare qualcosa. Adoperiamo, più o meno, lo stesso parametro usato per la parentela. Infatti un fratello, una sorella possono essere ignoti se poveri e impresentabili, mentre ci si vanta, ci si gloria di un ricco e famoso lontano parente. Ecco perché, alcune volte, non avendo trovato positivo questo interscambio, questo 'do ut des' facciamo finta di non aver sentito.
Ci sono tanti generi di chiamata: chiamata alle armi, in giudizio, chiamata di soccorso e tutte necessitano di una sollecita risposta.
Anche nostro Signore Gesù Cristo fa sentire la sua voce, la sua chiamata: ma quanti sono coloro che, rispondendo positivamente, si mettono al suo servizio per la salvezza delle anime? Pochissimi! La messe è molta ma pochi gli operai. Pregate dunque il padrone della messe affinché mandi molti altri operai nella sua messe.
E' importante rispondere positivamente a questa chiamata perché, lavorare nella sua messe, significa fare conoscere a tutti l'onnipotenza di Dio-Padre Creatore dell'universo; la grande bontà di Dio-Figlio Redentore e Salvatore dei genere umano; l'infinito amore di Dio-Spirito Santo Paraclito, consolatore, Illuminatore delle menti e santificatore, che rende l'uomo degno di presentarsi al cospetto di Dio-Padre.
Tanto è il lavoro d’evangelizzazione, ma pochi sono i presbiteri, i ministri del culto per poter continuare l'opera salvifica iniziata da Gesù Cristo, uomo-dio, continuata dagli apostoli e oggi dai sacerdoti con la predicazione dei suoi divini insegnamenti.
Dunque è molta la messe ma molto pochi sono gli operai.
Ma a che cosa è dovuta questa mancanza, questa carenza d’operai nella messe del Signore, in questo periodo più sentita e preoccupante?
Nella nostra cattolicissima Italia ci sono alcuni centri con la presenza di un solo sacerdote, senza sostituti che possano celebrare la messa in caso di suo impedimento.
La strada da percorrere per arrivare al traguardo sacerdotale è non è cosparsa di fiori. Gesù stesso dice: 'Chi mi vuol bene prenda la sua croce e mi segua'. Non ha detto 'prenda i suoi tesori, i suoi beni', ma 'prenda la croce', simbolo d’obbrobrio, d’ignominia e d’immensa sofferenza.
Dunque una strada fatta di sacrifici e rinunzie, che si può percorrere solo con l'aiuto di Dio.
Tante sono le tentazioni che si incontrano lungo il percorso di questa strada, tante sono le cose alle quali bisogna rinunziare; al proprio orgoglio, all'amor proprio, al proprio io, che tende a scegliere la via più larga e comoda e piena di piaceri.
Bisogna rinunziare ai piaceri della carne, rinuncia gravosa che, se non determina, contribuisce certo alla carenza delle vocazioni.
Rinunzia che si estende alla possibilità dì diventare padre, di investire sul proprio futuro vitale, di concorrere alla perpetuazione della propria discendenza.
La vita è diventata una continua affannosa corsa al successo, alla conquista di un posto di prestigio o di potere.
Soltanto quando gli imprevedibili eventi li obbligano ad arrestare tale corsa, possono udire la chiamata e decidere se rispondere positivamente o meno. E non basta dire di sì. Una volta intrapresa la strada del cammino vocazionale, bisogna con costanza perseverare fino al raggiungimento della meta.
E nemmeno allora ci si può cullare perché il sacerdozio non è un punto d’arrivo ma un punto di partenza per un traguardo ben più importante, più ambizioso e definitivo, la gloria dì Dio e la salvezza delle anime.
San Giovanni Bosco soleva dire che si sarebbe riposato in paradiso perché, su questa terra, non c'è riposo per le anime spiritualmente impegnate a fare la volontà di Dio.
La vocazione religiosa e sacerdotale posta in questi termini, può spaventare, ma quando il Signore chiama aggiunge la sua grazia che infonde forza, coraggio, serenità e gioia.
Il comportamento, con parole e opere, dei ministri del culto non deve ripetere: 'fai come ti dico, non fare come io faccio'. Per convincere gli altri bisogna, innanzi tutto, convincere se stessi e agire di conseguenza.
Fare con convinzione quello che si deve fare anche quando si è soli e non c'è nessuno che guarda.
Un buon esempio vale più di milioni di parole.
Con rammarico noto che in giro raramente si vede una talare, la divisa sacerdotale. Il motivo della scomparsa della talare è dovuto, almeno questa è la versione ufficiale, a motivi pratici e contingenti, per potersi muovere più liberamente nel lavoro. Una spiegazione accettabile e plausibile: ma mi sorge il sospetto che molti preti, hanno colto al volo l'occasione per 'liberarsi' di una, per loro, scomoda divisa. Scomoda perché con essa, immediatamente si riconosceva e si qualificava l'indossatore come appartenente al clero, obbligandolo pertanto a mantenere una condotta consona alla divisa Indossata e talora ad Intervenire in certi dialoghi fatti, provocatoriamente, contro la religione.
All'inizio di questa metamorfosi abbigliamentale, di questo nuovo look, i sacerdoti portavano il 'clergyman'; ora non si vede più nemmeno questo. Rispetto umano o cos'altro?


FAMIGLIA E SOCIETA' NEL NUOVO MILLENNIO - QUALE FUTUR0?

La famiglia e la società civile, in continuo fermento evolutivo, stanno cambiando fisionomia. Ma come e cosa sta cambiando?
Famiglia e società formano un binomio inscindibile e indissolubile.
Non si può parlare dell'una senza includere l'altra.
Soprattutto non si può parlare della società civile senza parlare della famiglia, nucleo fondamentale e base portante dell'assetto societario.
La famiglia è in crisi e purtroppo non si può negare.
La famiglia tradizionale sta sfaldandosi e andando alla deriva con il pericolo che finisca per naufragare e scomparire.
Alla famiglia sta venendo a mancare il collante chiamato Amore (con l'A maiuscola).
Di questa dolcissima parola si fa uso e abuso ignorandone, deliberatamente o meno il vero significato di dedizione totale e di donazione assoluta senza nulla chiedere in cambio per il bene dei figli, della famiglia e della società.
Il libertinaggio, l'insofferenza, l'incomprensione, l'infedeltà coniugale, la mancanza di adeguate leggi atte a garantirne la sopravvivenza, ma soprattutto la dilagante e inarrestabile disoccupazione sono una ferita mortale e la causa scatenante del declino della famiglia.
Cosa può offrire alla famiglia un disoccupato se non fame, discordia e avvio alla malavita?
Un giovane senza un onesto lavoro viene privato anche della dignità sociale, perde la fiducia in se stesso e nella società e non ha altra scelta se non di lasciarsi morire dl fame o delinquere.
Senza un lavoro che gli consenta di mantenere decorosamente la propria famiglia, nessun giovane di buon senso è disposto a formarne una.
Se poi si aggiunge la superficialità e la leggerezza con cui si affronta l'istituto del matrimonio, allora si comprende benissimo perché molte unioni finiscono in malora.
Per ottenere una licenza, sia commerciale, annonaria o scolastica, si richiede una preventiva adeguata preparazione e un esame conclusivo di idoneità, mentre, per affrontare il matrimonio, si richiede a volte solo una pseudo preparazione, molto accelerata e ridotta, che talvolta persino viene supposta.
Richiederebbe invece, una seria e adeguata preparazione con particolare riguardo alla grande responsabilità che assume ogni giovane, ogni cittadino, ogni cristiano che si accinge a creare un nuovo nucleo familiare.
E' un delicato compito che lo attende: generare, far crescere, educare i figli in seno alla famiglia, affinché diventino buoni cristiani e onesti cittadini in seno alla società.
Sono in molti coloro che affrontano tale impegno a cuor leggero, con superficialità e senza responsabilità... Tanto, poi, c'e il divorzio che scioglie il vincolo di ogni matrimonio fallito.
Per tanti anni si è cercato in qualche modo di svuotare i brefotrofi nella speranza di offrire una nuova famiglia ai piccoli e sfortunati ospiti. L'esito è stato fallimentare e catastrofico.
Pensate che il mio sia pessimismo? Può darsi. Ma io credo si tratti di un modo realistico di vedere le cose nel nuovo millennio.
Questa società intrisa di sospetto, afflitta da gravissimi mali, incomprensioni, odi, guerre intestine e da quel malanno cronico e incurabile chiamato disoccupazione, rischia la paralisi totale.
Privata del supporto, del sostegno, dei valori della famiglia, la società rischia il collasso.
Se la famiglia scompare, tutto l'assetto societario cambierà.
Nella società del futuro nulla sarà lasciato al caso.
Ogni cosa si svolgerà all'insegna dell'informatica. Fin dalla nascita, ogni individuo, sarà dotato di una scheda che lo identificherà e l'accompagnerà vita natural durante, indispensabile per accedere e usufruire dei servizi e dei benefici che la comunità offrirà.
La scheda conterrà anche le informazioni relative al grado di istruzione e formazione raggiunta.
Si corre così il rischio di diventare dei robots o, come una volta si chiamavano, burattini, marionette e pagliacci, in balia di pochissime super menti che tirando i fili, avranno la regia dello spettacolo.
Ma sarebbe la fine della libertà individuale e inizierebbe una nuova forma di schiavismo all'insegna dell'informatica e del progresso.

Gela17/10/1999


IL VERO PADRONE DI CASA

Un napoletano entra nella chiesa di san Gennaro a Napoli, si dirige subito dove è situata la statua del santo protettore della sua città e, dopo averlo pregato, implorato di concedergli la grazia ( probabilmente quella di farlo vincere al lotto o al super enalotto), gli bacia i piedi ed esce. L'identica azione si svolge a Milano per sant'Ambrogio, a Bari per san Nicola, a Palermo per santa Rosalia e in tante altre chiese d'Italia.

Purtroppo sono ancora molti coloro che, pur dichiarandosi veri ferventi cristiani, si comportano nella manIera descritta sopra dimostrando di essere, religiosamente e cristianamente parlando,dei veri maleducati. Ma perché maleducati? Perché nessuno si sognerebbe mai di entrare in una casa diversa dalla propria, senza prima andare a salutare, a riverire il padrone di casa.

Si, è proprio questo che deve fare ognuno di noi entrando in chiesa: presentarsi al padrone di casa che non è san Gennaro, sant'Ambrogio, san Nicola o santa Rosalia ma è Gesù Cristo, nostro Dio, nostro Creatore e nostro Redentore. Siccome il tabernacolo, ove Egli se ne sta rinchiuso, non è così appariscente ( come può esserlo una bella statua del santo patrono), molto spesso viene trascurato e soltanto quando ce ne ricordiamo, passandogli davanti, facciamo a malapena un inchino col capo oppure un frettoloso gesto di genuflessione. Invece, entrando in chiesa, il nostro primo pensiero deve essere quello di andare direttamente dove è posto il tabernacolo con l'Ostia consacrata. E' lì che si attua il principale sacramento della religione cristiana; è lì che per mezzo della transustanziazione del pane e del vino si ripete l'incarnazione del Verbo divino e si realizza la comunione dei fedeli con il divin Redentore ascoso tra i mistici veli dell'ostia consacrata. In essa, Gesù Cristo, è presente vivo e vero in corpo, sangue, anima e divinità. Le statue dei vari san Gennaro, sant'Ambrogio, san Nicola, santa Rosalia, di Maria la vergine madre di Dio e la stessa statua del Cristo, anche se molto belle, sono e restano soltanto dei pezzi di legno che meritano tutta la nostra devozione, la nostra venerazione, ma non si possono , assolutamente, mettere in paragone con l'Ostia santa, pura e immacolata racchiusa nell'Eucarestia che è degna di adorazione.

L'Eucarestia è l'istituzione dell'amore, la dimostrazione d'affetto, la prova tangibile di Gesù Cristo per noi uomini, suoi diletti figli. Egli, prima di ascendere al cielo, per non lasciarci orfani, ha voluto transustanziarsi nel pane e nel vino per restare sempre accanto a noi. Si è fatto nostro cibo per darci la forza necessaria per lottare e vincere la battaglia contro la nequizia, le lusinghe, le illusioni, le seduzioni e le infinite tentazioni che vorrebbero indurci a peccare.

Quindi, entrando in chiesa, ricordiamoci di Lui, del vero padrone di casa Gesù sacramentato. L'Onnipotente che, per amor nostro, si è reso prigioniero e se ne sta tutto solo, racchiuso nel freddo tabernacolo, aspettando da noi, la carità di un po' di compagnia. E noi ogni giorno (o quando ci è possibile) andiamo a visitarlo, questo prigioniero d'amore, andiamo a ringraziarlo di tutti i benefici ricevuti. Inginocchiamoci al suo cospetto e ripetiamo con tutto il nostro cuore: SIA LODATO E RINGRAZIATO OGNI MOMENTO IL SANTISSIMO E DIVINISSIMO SACRAMENTO !


L' IMMAGINE DI DIO

Parlare dell'immagine di Dio non è cosa facile per nessuno tanto meno per un comunissimo mortale come lo scrivente il quale, sperando di non perdersi nei meandri di inutili arzigogoli cercherà, per quanto possibile, di descriverla nella maniera più semplice e sintetica.
Intanto, chi è questo Dio del quale ricerchiamo l'immagine?
E' Colui che sta in cima alla scala gerarchica assiologica universale; è il creatore dell'universo; il principio e il fine ultimo di ogni creatura. E' Colui che E'!
Magniloquenti definizioni e titoli attribuiti però ad un Essere che mai nessuna creatura umana ha avuto il privilegio e la fortuna di vedere per poterne descrivere degnamente le sembianze, la sua immagine. E' il più grande mistero. Anzi, è il mistero per eccellenza!
Ma, che cos'è il mistero?
E' la cosa più importante, che rende straordinaria la nostra esistenza; è la stessa ragion d'essere, l'essenza della nostra vita; è il carburante che ci consente di andare avanti nel difficile cammino della nostra vita terrena. Il mistero è Dio!
Se il Mistero non esistesse e tutto fosse chiaro, lampante e facilmente comprensibile al nostro intelletto, allora la nostra vita sarebbe terribilmente monotona, noiosa, vuota, insulsa e banale. Ma non è così! Pertanto, la nostra esistenza è interessante, meravigliosamente vivida, piena di ombre, luci e fantasmagorici colori.
Dunque, se nessuno Lo ha mai visto, dove cercare, dove trovare questa immagine di Dio?
Innanzi tutto in quello che si trova più vicino a noi, in tutto quanto ci circonda, in ogni elemento della natura e nei suoi affascinanti misteri di grandezza, potenza e bellezza; nella immensità dell' universo; nell'ordine che ivi regna e che regola il suo perfetto equilibrio. In tutto questo c'è la, sia pur pallidissima, visione di Dio. Ma se vogliamo vederci più chiaro, se vogliamo approfondire e concludere degnamente la nostra ricerca, è dentro di noi che dobbiamo cercare con tutta la nostra capacità intellettiva; è nell'universo del nostro interiore che dobbiamo scrutare; è soltanto lì che certamente troveremo quel che cerchiamo e in nessun altro posto. In noi troveremo lo stupendo mosaico del volto di Dio che noi stessi abbiamo creato, dipinto e collocato nel nostro cuore aggiungendo pazientemente, giorno dopo giorno, nuovi tasselli ( frutto del nostro intenso e continuo lavoro spirituale) preparati nell'attrezzato ed efficiente laboratorio del nostro fertile cervello nel quale Egli stesso ha posto a dimora il seme del ben dell' intelletto che, a sua volta , ha fatto germogliare e maturare in noi la coscienza e la consapevolezza di essere privilegiate creature dell'Onnipotente, di Dio. Di quel Dio della cui immagine siamo alla ricerca.
Dunque è dentro di noi che si trova la Sua vera immagine. Quell' immagine che noi stessi abbiamo creata a nostra immagine e somiglianza come Egli ha creato noi a Sua immagine e somiglianza.
( Genesi 1,27)


CONOSCERE E FARE CONOSCERE MEGLIO IL SACRO CUORE DI GESU'
''FONS VIVUS, IGNIS, CHARITAS''

Nel tuo nome Signore, nonostante la mia piccolezza, la mia pochezza, la mia nullità, mi sforzerò di operare perchè so che mi darai i mezzi e la forza necessaria per conoscere e fare conoscere meglio il tuo Sacratissimo Cuore e il tuo grande, immenso, infinito amore per l'umanità intera.

''Voglio che tutte le anime conoscano il mio cuore, che sappiano del mio incommensurabile amore che nutro per tutte le mie creature, Voglio che le anime credano nella mia misericordia, attendano tutto dalla mia bontà, non dubitino mai del mio perdono.

E' così grande, questo amore, che soffro un nuovo martirio, una nuova passione quando le anime, peccando, si allontanano da me e non tanto per la gloria che vorrebbero sottrarmi quanto per l'infelicità che loro stessi si procurano".

Questo invito è stato rivolto agli uomini di ogni razza, di ogni colore, di ogni confessione religiosa, ai giusti e ai peccatori in una delle tante apparizioni di Gesù ad una modesta e umile suora, coadiutrice delle religiose del Sacro Cuore, suor Josefa Menendez.

E continuava: ''Molte anime credono in me ma poche credono nel mio grande amore. Molte mi conoscono come Dio ma poche confidano in me come padre. Il mio cuore non è soltanto un abisso di amore ma anche di misericordia. Conoscendo molto bene le miserie, le debolezze, la fragilità della natura umana, per averle io stesso vissute come vero uomo durante la mia vita terrena, sono sempre pronto a comprendere e a perdonare tutte le offese che ricevo dai peccatori, anche le colpe più gravi, nessuna esclusa, e non una, cento, mille volte ma miliardi di volte, infinite volte, sempre purchè il peccatore si penta e si ravveda''.

Pertanto, le condizioni per ottene il perdono sono il pentimento e il proponimento di non peccare più, Che poi, nonostante il pentimento, nonostante il proposito di non peccare si ricada negli stessi peccati la causa è da ricercarsi nella debolezza e nella fragilità insite nella natura umana.

E proseguiva: ''La giustizia umana ricerca i malfattori per arrestarli e punirli con la meritata pena mentre io cerco i peccatori per perdonarli.

Chi potrà mai comprendere l'intenso e profondo dolore del mio cuore quando Giuda, dopo avermi tradito e resosi conto del gravissimo peccato commesso contro il suo divin maestro, abbandonandosi alla più nera e profonda disperazione, s'impiccò.

E pensare che aveva vissuto a stretto contatto con me, seduto alla stessa mensa, ascoltato dalle mie labbra parole di vita, di misericordia e di perdono.

Nonostante ciò non ebbe fiducia in me suo Dio, suo Creatore e Signore, suo Padre e commise l'errore più grande della sua vita.

Credette che il suo tradimento fosse un peccato tanto grande da non poter essere perdonato.

O Giuda, Giuda! Perchè non sei venuto a gettarti ai miei piedi ad implorare pietà e misericordia? Se non osavi avvicinarti a me perchè ti sentivi indegno, ti sarebbe bastato rivolgermi soltanto uno sguardo, una silenziosa implorazione di perdono ed avresti incontrato i miei occhi di padre ,fissi su di te ,pronti a comprenderti e a perdonarti.

Non esiste peccato, per quanto grande possa essere, da non poter essere da me perdonato; che il mio Cuore, fornace ardente di infinito amore, bontà e misericordia, non riesca a bruciare, ad annientare e rendere l' anima del peccatore, purificata e nuovamente degna della divina grazia.

Mi si rinnovano i dolori al pensiero che tutti i miei patimenti, le atroci sofferenze, le mie angosce, l'agonia e la mia stessa morte, restino inutilizzati dalle anime ingrate e inique''.

Dunque è necessario conoscerlo meglio questo Cuore; ricorrere più spesso a Lui, avere tutta la fiducia nella sua infinita bontà e misericordia e abbandonarci totalmente a lui.

E' vero, siamo tutti peccatori e, lasciati a noi stessi, ci faremmo guidare dal nostro istinto animalesco ,non sempre ragionevole come dovrebbe essere, e finiremmo per smarrirci nella giungla della passioni, degli interessi e affetti umani.

Finiremmo per scegliere la via più larga e comoda fatta di piaceri, divertimenti e infinite tentazioni, disdegnando la via più stretta e scomoda, piena di sacrifici indicataci dal nostro divin redentore Gesù Cristo che ha detto : ''Chi mi ama prenda con sè la sua croce e mi segua; e non abbia paura di non farcela a portarla ,a causa della sua pesantezza, perchè, prima di donargliela, io stesso l'ho pesata con la bilancia del mio amore''.

Come si accetta la croce? Facendo innanzi tutto la sua divina volontà; accettando con serenità tutto quello che ci riserva la nostra umana vita; vivendo ogni nuovo giorno come se fosse l'ultimo senza per questo intristirci perchè non è affatto vero che la vita del vero cristiano è costellata soltanto di sacrifici, fatta di rinunce, Certamente è fatta anche di sacrifici e rinunce ma è altresì fatta di tante gioie e di piccole soddisfazioni che danno senso alla nostra vita.

Come suol dirsi, la vita è fatta di gioie e dolori.

Per questo motivo, appena svegliati, offriamo a Dio tutti i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni del nuovo giorno che ci dà di vivere; supplichiamolo di concederci tutte le grazie spirituali e temporali della quali abbisognamo; gioiamo se c'è da gioire, soffriamo pazientemente se c'è da soffrire nell'intento di fare sempre e comunque la sua divina volontà.

Certo è facile fare la sua volontà quando tutto, nella nostra vita, va secondo i nostri desideri e Gesù si presenta a noi con le mani colme di grazie.

Molto meno facile è amarlo e fare la sua volontà quando ,Egli, si presenta a noi carico soltanto della sua pesante croce chiedendoci d aiutarlo a portarla.

Allora, immediatamente, gli chiudiamo la porta in faccia non riconoscendolo più.

Ingratitudine umana! Del resto, Cristo, non ci chiede molto.

Ci chiede soltanto di fare fruttare e mettere a sua disposizione, i talenti che ha affidato ad ognuno di noi quali l' intelligenza, la volontà e il libero arbitrio.

Liberi di agire, di fare il bene o il male secondo i nostri desideri.

E tutto questo sempre per il bene nostro, per la salvezza della nostra anima e di quelle anime che si trovano in difficoltà a causa del peccato.

Fare ciò, non dovrebbe essere difficile dal momento che, questi talenti, ci provengono gratuitamente da Lui e può privarcene in qualsiasi momento.

Dipende da noi fare in modo che ,il Creatore, non debba pentirsi d'averceli affidati, facendone buon uso.

Ancora all'umile suora Josefa Menendez, in una delle tante sue apparizioni, il sacro cuore di Gesù diceva: ''Si applichino tutte le anime , a studiare il mio Sacratissimo Cuore, di conoscerlo meglio.

Si sforzino di approfondire i miei sentimenti, a parlarmi, a consultarmi , a confidarni tutte le loro necessità e le loro pene perchè io sono sempre presente in mezzo a loro, vivo in loro stessi e non posso resistere alle suppliche e alle loro richieste che mi vengono rivolte con grande fiducia e abbandono nella mia infinita bontà e misericordia''.

Pertanto in tutte le nostre necessità, nei nostri bisogni ,siano essi spirituali o temporali, rivolgiamoci con somma fiducia al Sacratissimo Cuore di Gesù, nostro Dio e Padre nostro, sicuri di non restare mai delusi.

SACRO CUORE DI GESU' IO CONFIDO E SPERO IN TE !

Gela 25/08/2000.


OR (78K)

NON TOCCATE C A I N O

" Non Toccate Caino
di Abele l'assassino".
E' questa un'associazione
nata con la vocazione
di difenderlo ed evitare
che lo si possa ammazzare.
Nessuno si può arrogare
il diritto morale di giudicare.
Il giudizio spetta al Creatore
che giudica con sommo rigore
ma soprattutto con tanto amore,
le sue amate creature.
Dio non paga il sabato,
non vuole punire subito.
Nell'infinita sua sapienza
aspetta con molta pazienza
che, Caino, possa pentirsi,
ravvedersi e redimersi.
Tuttavia, senza falsi moralismi,
senza preconcetti e isterismi
ma per puro senso di equità
mi domando con semplicità:
Perché Caino, con tanto fiele
infierisce ancora sul povero Abele?
Se difendere Caino è un dovere
chi difenderà, allora, il povero Abele
ossia l'uomo giusto e fedele?
Perciò auspico con mente serena
che anche la giustizia terrena,
senza alcuna remora o rimorso,
faccia fino in fondo il suo corso
in modo tale che, in ogni nazione,
si dia a Caino la salutare lezione.


Dio esiste

Guardatelo
nel piccolo filo d'erba
che apre la terra
e timidamente si affaccia
a salutare la vita.
Guardatelo
nel fiorellino
che sbocciando inonda
di profumo l'aria
inebriando la natura.

Guardatelo
nell'aria che, alitando
nei nostri polmoni,
ci consente di respirare,
di continuare a vivere.

Guardatelo
in ogni fiume
che veloce corre
a gettarsi
in seno al mare.

Guardatelo
nell'uccellino
che cinguettando
canta festante
l'inno alla vita.

Guardatelo
nell'immensità degli oceani,
in ogni bimbo che nasce,
in ogni astro che
nel firmamento brilla.

Guardatelo
in tutto quello
che ci circonda,
in ogni creatura
esistente in natura.

Guardatelo soprattutto
nel vostro cuore
che vi sostiene
col suo battito
di vita e d'amore.

In tutto questo
c'è la dimostrazione
dell'esistenza
d'un grande artefice,
di un Dio creatore.

Dite che Dio non si vede?
Ma nemmeno le radiazioni
riusciamo a vedere,
ne constatiamo e subiamo
soltanto gli effetti.

Dio esiste
e noi, sue creature,
usufruiamo dei benefici
della sua opera creatrice
fatta d'amore per noi.


Viva la terza età!
Di speranze ancora piena,
d'ottimismo e serietà
per una vita più serena.
Viva ancora la terza età.


La mia donna

La vidi un dì
uscire dalla chiesa
col suo viso d'angelo
e i capelli da madonna.
Mi incantò!
Me ne innamorai.
Timidamente l'avvicinai.
Le chiesi se era libera,
se non aveva impegni
per i prossimi ... cinquant'anni
Non ne aveva.
Ancora oggi divide con me
ansie, timori gioie e affanni.


ILLUSIONE E REALTA'

Dopo molti studi
e tanta riflessione,
un illustre scienziato,
giunse alla conclusione
che l'opra del creato
è soltanto illusione.
Che la vita naturale
è pertanto virtuale,
siccome un film in visione
al cinema o in televisione.
Predicava con fervore
che anche il dolore
è irreale, inesistente,
puro frutto della mente.
Un giorno, casualmente,
passando sotto un balcone,
come grande maledizione,
un vaso gli rovinò addosso.
Allora cambiò opinione.
Strillando come un ossesso,
sentenziò che in verità,
la vita è sì illusione
ma il dolore è triste realtà.
Gela 15/03/96.


LA SOCIETA'

La società è gravemente ammalata.
La vecchia piaga della malavita,
non sanata, si è incancrenita.
Ha bisogno di essere operata,curata.
Fra gli uomini non c'è più dialogo.
Ognuno recita il proprio monologo
incurante di chi vuol intervenire,
tutte le sue ragioni far sentire.

Domina in tutti l'indifferenza,
il sospetto, la totale diffidenza.
Manca il rispetto reciproco,l'amore.
S'è perduto anche il senso dell'onore.
Non c'è più sicurezza, tranquillità,
fiducia nella legge, nell'autorità.

Della società, pieno è il campionario
di chi, per sbarcare il suo lunario,
ruba, si prostituisce e si vende.
Ma c'è anche chi mai si arrende,
combatte con tutte le forze, mai domo,
per una società fatta a misura d'uomo.

Lavora con alacrità, fervore e ardore
affinché ,in essa,regni pace e amore.
Unire tutti, come petali nella corolla,
per non sentirsi più 'soli tra la folla'.
Gela 15/03/97


ANNUNTIO VOBIS… …gaudium magnum.
Finalmente! Era ora.
Dopo che Lella e Sebastiano
hanno fermamente collaborato
con l’Artefice divino
nell’eccelsa Sua opera
dell’umana creazione,
la famiglia Abbenante
è numericamente cresciuta.

Ad allietarla è venuto alla luce
il tanto desiderato Guido
incrementando così
l’esigua anagrafe familiare
che, ora, grazie al neonato,
ha raggiunto complessivamente
quota tre, il numero perfetto.

Rappresenta, infatti, simbolicamente,
la triade più importante
cioè la santissima Trinità:
Padre, Figlio e Spirito Santo.

Ma rappresenta, parimenti,
la più sacra delle famiglie:
Gesù, Giuseppe e Maria.
Alle predette triadi
mi piace anche associare
Lella, Sebastiano e Guido.

Chiedo umilmente venia
per l’iperbolico accostamento,
per l’esagerato paragone.

Non è mia intenzione
peccare di presunzione
né essere irriverente
e tantomeno blasfemo.
L’esagerazione scaturisce
dalla mia immensa gioia.
Con ciò voglio solo asserire
che i genitori di Guido
alla santissima famiglia
devotamente vogliono ispirarsi;
per questo implorano dal cielo,
per l’amato loro pargoletto,
ogni benedizione, ogni diletto.

Questo auspicio è avallato
dai tanti amici e parenti
che molto fervidamente
impetrano per il neonato,
dall’onnipossente Creatore,
tanta salute, tanta gioia,
tanta pace e tanto amore.
Benvenuto tra noi caro Guido!
San Guido, tuo protettore,
ti assista generosamente
e tenendoti per mano
ti faccia percorrere serenamente
tutte le strade che conducono
alla gioia, all’amore e alla felicità.

Arrosto di Pasqua
Cinque + Cinque
Bontà divina
Dolore
Giulia
Illusioni
Immagine divina
Laboriosa
Morte
Natalizio
Necessario
Preghiera
Spiritualità
Trinità
Vecchio
Romanzo