MENTIS RAPTVS
fantastik

ROMANZO STRAVAGANTE IN PROGRESSO
iniziato a Roma giorno 1 ottobre 1982 CENTENARIO del calendario gregoriano
dato a completare alla fantasia creatrice degli eventuali lettori


COLPO DI STATO IN VATICANO
del mai esistito papa
Giovanni XX
nei giorni maì stati in calendario
dal 5 al 14 ottobre 1582
pagine di storia verissima come la Luna nella secchia rapita
trovate in idioma stravagante e capriccioso e oscurissimo troppo
chattato essendo solo stato nelli dieci giorni dai soli rebelli cardinali elettori
e pertanto anche noiosissimo e empio per pie orecchie

Richiesta pochetto conosccenza di latino per giustizia dare al Pontefice dimenticato nel catalogo dei papi
ma fantastico regnante nei giorni cancellati del riformato calendario di Papa Gregorio
nemico ladruncolo di dieci giorni al frate Sole splendente

NOTE CULTURALI - AGGIORNATE IL 4 OTTOBRE 2022 - FONTE ALETEIA

N.1 - Nel 1582, papa Gregorio XIII modificò il calendario come lo conosciamo oggi – Fino all'anno 46 a.C., a Roma l'anno era diviso in 355 giorni, distribuiti in 12 mesi. Nel corso del tempo: le stagioni dell'anno perciò iniziavano in date diverse.

N.2 - Nel 46 a.C., Giulio Cesare decise di adattarlo al tempo naturale. Perciò stabilì che l'anno 46 a.C. contasse 15 mesi per un totale di 455 giorni per farlo coincidere, e con piena ragione, fu detto l'“anno della confusione”.

N.3 - A partire dal 45 a.C., l'anno è composto da 365 giorni e 6 ore, diviso in 12 mesi. Per compensare le 6 ore eccedenti di ogni anno, si aggiungeva un giorno in più a febbraio ogni 4 anni.

N.4 – Nel XV secolo l'equinozio di primavera cadeva intorno al 12 marzo anziché il 21, perciò il Concilio di Trento stabilì delle modifiche e papa Gregorio XIII istituì il nuovo calendario nel 1582 con la bolla Inter gravissimas per adeguare la data della Pasqua all'equinozio di primavera.

N.5 – Questo aggiustamento implicò la soppressione di 10 giorni del mese di ottobre di quell'anno: dal 4 ottobre 1582 si saltò al 15 ottobre.

N.6 – I giorni bisestili negli anni centenari (che terminano in 00) sonoti ignorati, a meno che siano divisibili per 400 (come il 1600 e il 2000). Questa regola sopprimeva tre anni bisestili ogni quattro secoli, eliminando il ritardo di tre giorni ogni 400 anni che avveniva nel calendario giuliano.

n.7 – L'anno del calendario gregoriano ha ancora 26 secondi in più rispetto al periodo orbitale della Terra. Questa mancanza accumula solo un giorno in più ogni 3.323 anni.

Le zone protestanti della Germania e dei Paesi Bassi hanno adottato il nuovo calendario solo nel 1700. Giovanni Keplero osservò che questi Paesi preferivano “essere in disaccordo con il Sole che essere in accordo con il papa”. I Paesi ortodossi hanno adottato il calendario gregoriano solo all'inizio del XX secolo, la Russia nel 1918, la Grecia, nel 1923, la Turchia nel 1926.

Alcuni popoli, tuttavia, conservano in parallelo altri calendari per usi religiosi o per questioni di tradizione.

Ancora oggi, le Chiese ortodosse d'Oriente utilizzano il calendario giuliano per determinare la data della Pasqua.

A differenza di altre feste tradizionali come il Natale, la data di Pasqua non è fissa ma è una festa mobile: la Sua data varia da un anno all’altro.

Santa Teresa d’Avila morì nella notte tra il 4 e il… 15 ottobre 1582! .




Falsa immagine e stemma di papa Jonne xx

SUMMA degli ATTI PRIMI PRIMI DEL NUOVO PAPA COI CAPITOLI CARDINALI

Nel CAPITOLO PRIMARIO - ossia capitolo uno - si narrano Rerum novarum, ciò è rebus mai prima risoluti, con gli accaduti in Feria VI, venerdì 5 ottobre alla prim'ora: ovverossia degradazione dell'attuale e elezione di nuovo papa Gionni XX e adorazione - si dice così - dei cardinali tristissimi e vilissimi (come li insultò dal ninferno lo frate ribello Lutero), consultato l'antico Obsequiale Catinense quemadmodum Constitutiones, et reliqua.  DISCORSI CURIALI  NOIOSI.

Nel CAPITOLO ALTERATO - alter in latino vale secondo - trovi i veloci motipropri del regime universale della Chiesa in capo, episcopi, altri quanti pastori della Chiesa, come in atti di sabato 6 ottobre, del Sacramentarium certosinum de offitio sacerdotis, et reliqua.  RIFORMA  DELLA CHIESA E DEGLI STATI.

Nel CAPO TERZIARIO, o tre, trattasi di avvennuti domenica 7 ottobre dopo la messa Tridentina, detta frettolosamente dai conclavisti; con provvisioni contra imperatori e regi, nonché avverso li futuri capi dei governi del mondo universo, come nel molto rovinato Obsequiale sive Benedictionale secundum ritum et morem Sante Romane Ecclesie, cum multis rubricis quae non sunt in breviariis neque in missalibus, et reliqua. GIORNO FINANZIARIO.

Il CAPO QUATRIDUANO dice di lunedi 8 ottobre, quando si decretò Missarum, indulgentiarum et reliquiarum, che stato essere deducesi lo più difficile contra li argomenti lutherani.  IL VERO CULTO CRISTIANO.

Nel QUINTINO capitolo cinkue, di martedì 9 ottobre, con molta protestazione trattossi certi decreti e infinite sottilità del santo celibato dei clerici per santità della santa ecclesia, avverso l'illegibile volume "Si non caste", predicato da religiosi cafoni e moniali ribelle dal Libellus "Saltem caute", sive thesaurus clericorum a crapulis obsessi, vietatissimo a pie orecchie auricolari. LA DISCIPLINA DEL CLERO  IN URBE E IN ORBE.

Il CAPVT SEX (non è quello vietato!), numero sei, di mercoledì 10 ottobre, dell'uso santissimo del corpo creato dall'Onnipotente e la tollenza di scomunica al santo Abelardo che parlò con cognizione ispirata del debito coniugale e dei piaceri giusti corporali, com'è nella Practica exorcistarum patriarchalis basilice.  SULLE PENE  ECCLESIALI.

Nel CAPVT SEPTIMIO, giovedi 11 ottobre, delle streghe e demoni in commercio con stramballati per moneta stercoraria, rapacissimi volendo denaro e corpo, vedove da ingannare e raggirare come miseri Lazzari sotto la loro mensa, dal Liber secretus catecuminorum in quo scriptum est nihil, impressum nullibi, inventum autem per Camillum Emericum (la traduzione, che si legge con molta fatica dice: niente vi è ivi scritto, nulla stampato in qualche luogo, e deograzie trovato dal Benemerito Camillo, uomo profetico).  DISCIPLINA MONASTICA.

Lo CAPO OCTAVIO, laborioso assai per venerdì 12 ottobre sopra li profeti e profezie verissime et certissime e innumere del Liber sacerdotalis nuperrime collectus ad commodum reverendorum patrum sacerdotum parochialium.  I SANTUARI.

Il CAPVT NOVIO, dice di apparizioni innumere con gli abbagli degli ultimi eventi di sabato 13 ottobre, e domata rivolta contro il gloriosissimo detto Papa Jonne, tolta dal Familiaris laicorum liber inutilis et perutilis secundum.    I MIRACOLI

Finale CAPO DECIMO, domenica 14 ottobre, mentre si azzuffavano sulle sante feste e i digiuni obbligati con disordine Curiale universo e religioso pure, restituto conforme ai santi canoni e Leggi, fatti a Roma e obbligati altrove, irruzione degli Svizzeri elvezi come dal primero Liber historiarum inventate con la strage di detto Jonne XX, santo subito, et dei cardinali suoi elettori, aggiunto al Processionale Mediolanense iuxta consuetudinem sacrosantae, et reliqua, e sterminio dei ribelli villani, pagati in meno per i deci giorni tolti dal mese, ma tassati per il mese tutto intero.  RIVOLTA DEGLI SVIZZERI  E INSEDIAMENTO O INCORONAZIONE. IL  SOLE   CONTINUA   A  BRUCIARE E SPLENDERE SU BUONI E CATTIVI E  INDIFFERENTI MA RESTA NON VULGATA LA FINE DEGLI SCISMI SUB PETRO ET CUM PETRO. 


I planeti tutti pure loro torubavano per esser stati repentinamente per deci giorni senza frate sole con somma perfidia, e molto maggiormente scatenati erano i luciferi senza fuoco e rote torturanti per dieci giorni, ma gli angeli protettori di ciascuno erano contentissimi invece per la breviatura di lavoro per ben alluminarli in eterno

Oh Sole, aliusque et idem, sempre diverso e sempre lo stesso, ti sei riposato dieci giorni, ora e sempre splendi glorioso su toto orbe e dacci buona fortuna.

 ἣλιος νέος ἐφμέρηι ἐστίν.
Il sole è nuovo ogni giorno
 (Eraclito)

La riforma del calendario di papa Gregorio creò il calendario gregoriano e pure buon umore e divertente trambusto, come nell'anno della confusione di Giulio Cesare, che misse a rischio il mondo agricolo con le sue decisioni di aggiungere due "mesi intercalari", manipolando tempo, piogge, freddo, corso della luna, azzerando interdipendenze astronomiche di nubi e venti, festività popolari. Anche oggi quando in Piazza San Pietro, l'obelisco proietta la sua ombra sul gnomon, tracciato con pietra bianca sul pavimento, esattamente alle 12 ora locale, il Papa segue diverso convenzionale orario allo stesso momento. L'orario astrale è senza "giorno e notte", non essendoci tra le galassie, alternanza di luce e ombra.

Sgorga intenso un pianto ch'è compianto per il povero Sole, così ignominiosamente maltrattato dal Vicario di Cristo: Sole mio, bello sei e splendente tra gli astri pur splendidi anch'essi.
Pure il polifacetico Erythraeus nella sua Pinacotheca annotò: Nunquam Aloysii Lilii Calabri memoria ex hominum animis excidet. Hic, medicus ac philosophus doctissimus, solus perfecit quod multi excogitarunt, pauci attigerunt, nemo persolvit. In parole povere vuol dire che sempre tutti lo sapevano e l'avevano pensato, pochi l'avevano capito, nessuno l'aveva attuato, ma finalmente uno solo ci riuscì.

Comprenda chi può e anche chi non può

INIZIA LA VERACE STORIA DEL GOLPE IN VATICANO
con successione esatta dei fatti nei dieci giorni di regno del
Pontefice & Papa Jonne Dueicse (XX)

Ben guarda lo due xx falso e bugiardo e pure confusetto
del signor Papa del golpe sacrilego

Anno Domini 1582

Frutto d’ingegno mobilissimo e nostalgico di tal ILARIO LATRARIO il cui cervello tanto piccioletto si diceva che due idee scontrarsi ivi non poteva, a salutare ammonizione con rigorosissima proibizione a leggere siffatta storia e inventata ai reverendi clerici e monachi o moniali chicchessia degli Stati augustissimi pontifici quanto di toto orbe, sotto minata scomunica isso fatto o allata sentenza per omnia secula et seculorum. Con aggiunta di restanti Protocolli de’ XXIV dei perfidi uccisori di Cristo buono e Dio, con rammarico grande di aver perduto LXXII segreture dei crudelissimi carnefici fanatici, contro la Religione Nostra Santissima e  verissima, imperciocché tutti i testi qui allati custoditi sono con somma diligenza e discrezione negli archivi segreti del


Palatium di Santo Marco

ove abitò il fortunato Nostro Signore Gregorio XIV nei pressi di Plazza o Forum Venezia, confusi e annotati con rigore sommo. Ma se stanco già sei, lavora prima in casa di riposo. Entrando nel sotterra trovi l’Archivio infetto ciò è incompleto mai fondato o sconsacrato, ma segretissimo, della santa Apostolica Vera Ecclesia, con scomunica a chiunque entri pur di ordine e grado.  Al seminterrato si trova l’Armadio ammuffito e un poco malandato del depositum fidei, cioè di quanto rimane della fede. Accanto c'è il deposito di carità apostolica, un pochetto ancora non estinta. Segue lo Scrigno artificiosissimo della speme con i privilegi dei disperatissimi monaci e moniali. Nel primo piano trovi una esposizione amplissima delle indulgenze incatenate con tre giri come la santa tiara, tarlata perché nessuno più la vuole e i santi palli, della cui forma si continua a disputare. In soffitta sono ammucchiate tutte le invisibili Reliquie della Trinità, un ammasso di quelle del Signore Gesù, della Vergine Maria, pure del Santo Giuseppe, e  ancora altre ignote dei Patriarchi, Profeti, ecc. sotto custodia di Gilberto Isfar y Corillas ivi defunto essendo tuttora vescovo glorioso di Patti a.d. 1579-1600.   

Attenti !


Jonne XX non mosaicato in basilica di S. Paolo tra gli altri tutti veri

Oh! temerario benventurato Lettore, queste utilissime pagine che qui contiene, perfide sono a ben fare, e pure malvagiamente iscritte con impiastrum d’inferno da diabolici satani, i quali in colpa indurre possono, perciocché l’antico Serpe cerca animelle per dannarle con sé nel ninferno. Epperò sappi che siffatta enarrazione divisa è in dieci capitoli con molta confusione e incoerenza con errori grossi grossi e villanelli. Laonde fare chiarezza, premessi sono alquanti avvisi impertinenti, e disvidesi la materia in dieci giorni, secondo l’ordine crono o logico, ovvero temporale, ma diograzie senza pioggia, delle cose tristissime di quei fantasimi funesti dieci giorni. E diamo inizio alla curiosità tua soddisfacere con pochini avvisetti a evitare condanne del nascosto obliato Santo Uffizio.

1.Avviso Uno di autore Ilarissimo Twino, scolpito in caratteri grassi così: PERSONE CHE IN QUESTA ENARRAZIONE CERCASSERO DI TROVARE FINI (confuso con la seconda già autorità della italica ottava repubblica), AVRANNO BUSSE DA ORBI LEGALMENTE RICONOSCIUTE O PAREGGIATE E QUELLI CHE CERCASSERO MORALE O DOTTRINA SARANNO ESILIATI CON ALTRI CHE TENTASSERO TROVARVI SUCCESSIONE DI FATTI, E GIUSTIZIATI CON LA GHIGLIOTTINA DI PROSSIMO USO.
2.Avviso Due: QUESTE COSE MAI ACCADDERO PER LI MORT [eraso] TUOI. 
3.Avvisino Terzo esplicativo in lettere picciolette, artefatte per frate Franciscanulo, lo quale è pure autore perdigiorno del Tractato della perfictione in 10 capiti, e la doctrina del non pensare di Dio, che tutto è Summa de spirituali sentimenti in tre libri divisa i quali sono brevi in parole e prolixi in intellecto. Et sendo tali robe noiose non scrivo neppur pezzettino.
4.Avvisetto lunghetto Quattrino ultimo ch’è Spiritale epistola a certe sante religiose, confortandole al perfecto stado de la innamorata croce passioni e pene di mente e corpo di Cristo Homo santo, che ponere in avello tu potrai ove la mia cara e dolce Isposa riposa e ivi giace per tua e sua eterna pace. Incipit "D".

- Dieci sono i gradi della umiltade per li quali si perviene all’ultimo perfetto il quale è chiamato nichiltade, dal vilissimo nichil, cioè nulla.
- Dieci sono i giorni sottratti dal temerario Papa guerrigliero assai molto e bellicoso troppo, imprudente e ingrato allo Alluminatore Sole Signore Nostro Illustrissimo.
- Dieci parimente i comandi del Signore Iahvè a Moisè.
- Dieci le dita delle mani e altrettante dei pedi callosi e puzzolenti.
- Deci pure le vergini sagge e Dieci quelle stoltissime senza olio e lampade ardenti.

Incipit "S".
- Contrastante il DIECI è il numero santo SETTE in
- sette santissimi sacramenti e doni dello Spirito,
- sette domande del Padrenostro,
- sette opere di misericordia spirituale e altrettante sette di corporee;
- sette vizi capitali ormai da tutti sepolti;
- sette dolori e gaudi di Maria Vergine santissima;
- sette piaghe del Signore Nostro Crucifisso;
- sette candelabri dell’Apocalissi con sette stelle dentro le sette chiese e sette angeli pure;
- sette colonne della sapienza in Proverbi nove et uno versetto;
- sette Salmi penitenziali;
- sette braccia dell'ebraica menora o come la chiamano;
- sette è summa di 4 più 3 - mirabile universale arcano e incantevole segreto dell’universo;
- sette pure è summa di 5 più 2.

Incipit "Q" - Contrastante il QUATTRO:
- quattro parti del mondo con i quattro punti cardinali, mai fatti vescovi o prelati, e i quattro elementi principi della natura universa, santificati dagli
quarantaquattro più quarantaquattro per due volte versetti del salmo ebraico 119, rubato con perfidia da Jeronimo in latino col numero 118, e che fanno 176 versiculi, divisi e ammucchiati secondo l’alfabeto d’Israele.
Siffatti numeri pure sono come un vero mistero dei 153 grossi pesci dati agli apostoli di Dio Sommo dopo la risurrezione Domini, ovverossia - trascriviamo per gli ingegni più deboli - che 10 più 7 fanno 17 e computando la somma da uno a 17 si fanno 153, come con somma speculazione affermò il divino Agostino in sermoni ai fedeli suoi, seduti per terra nel pavimento polveroso della ecclesia d’Africa, per distrarli dai barbari Vandali, insidiosi della città oppido d’Ippona.

Sintetizzando: la spessa materia è disordinata in dieci capitoli, poiché le 120 persone presenti addì di Pentecoste non sono che i 12 Apostoli moltiplicati per 10 e assommano così a 120. Eziandio se tu paziente sommi i numeri da 1 a 15 e fai così: 1 più 2 più 3 e in seguito infino a più 15 arriverai glorioso a 120. E pure, se ti aggrada il 3 e il quattro, sappi che 120 è tre volte quaranta: annota bene quanta grazia divina in così piccioli numeretti.
E risparmioti la kaballà ebraica che dice come 3 furon personaggi a guida del populo, cioè il Profeta, il Sacerdote e il Rege: Navi, Cohen, Melekh, la cui somma numerica vale 228, al pari di Etz Chaim, Albero della Vita, essendo essi insieme i tre pilastri dell'intero stato e della comunità; e facendo la media dei tre nomi (228/3) vale 76, come Eved, servo o schiavo, ad indicare il loro ruolo sempre essere di servizio e non di potere, servi del Signore Dio. Ma Re e Sacerdote sono temporaneamente scomparsi, perché dimenticarono di essere solamente dei servi. Non così i profeti, le cui funzioni e incarichi sono svolti dai Saggi della Tora, che nominansi Rabbanin e Chakhamim. Ora se alla somma dei tre nomi precedenti aggiungesi Chakham 68, saggio, la somma diventa 296, e la media 296/4 è 74, Lamad, studiare o insegnare. Così i tre ruoli unificati saran dal Mashiach (Messia), grande Chakham: Re, Sacerdote e Profeta. 
Aggiungesi qui pure - intenda chi può - una caterva di alquanti uomini ecclesiastici e laici oziosi perdigiorno, per non perdere l’abuso della ragione, con dotte e inutili conversazioni, addottrinati nei quattro volumi del cardinale in petto Jan principe de la Granas col titolo bellissimo - uguagliato solo dall’invenzione della santa croce di santa Elena madre dell’imperiale Costantino, che dice: L’invenzione di Dio, distintissimo in senso e significazione dall’invenzione sopraddietta e anzi opposta, cui fa eco non solitaria Richardus di cognome oscurissimo in intelletto, e molto odio in pectore, come il titolo del volume: L’illusione di Dio, con somma prudenza che dice le ragioni per cui forse (che maraviglia di umiltade!) Iddio non esiste, e da vero scienziato per sentito dire, bellamente argomenta su tutto e persino sul restante, ma io qui seguo meglio lo schemata degli appunti dell’eminenzia conclavista, che unico vegliava mentre gli altri frati cardinali non potevano vegliare una sol ora, e lasciò iscritto nella primizia stampata a Vinetiagathunte.


Primieramente discussimo della teorica genesi della religione, con niuna riferenza alla sacra Genesi nostra della Bibbia. Fu chi la parola stessa non comprese essendo solo verbo d’occidente scognito a molti altri continenti e popoli. E accapigliaronsi imperòcché per religione v’era chi intendeva l’istituzione santissima nostra, chi contraddiceva con le credenze chicchessia, chi con la propria fede et infine s’arrivò a dichiarare insolubile se trattavasi di cosa umana o divina o cosmica, irriducibili essendo entrambe tre le cose.
Ma venne a scompigliare ogni sicurezza la repente notizia che il ninferno era pure in subbuglio svuotato di dieci gorni di fuoco e li demoni pretendevan con sciopero infame d'abbreviar l'eternità delle pene loro ed anche l'armuzze sante purganti graziavan l'Eterno per tanta insperata bontade.
L'alme dannate e li demoni infernali, in capo Lucifero, approfittar vollero dei deci giorni del sonno solare per alzar la cresta e occupare a forza il cielo donde cacciati eran per il grido infame: non serviam. Riposarono le ali gelanti di lucifero sul lago infernale e con l'ausilio dell'Alligherio peregrin fuggiasco risalir voleva al sommo olimpo. I fuochi sudanti dei gironi eran fermi in trepida tumultuosa attesa degli eventi la dove l'Allighieri teologo infrangibile aveali visti, e riprender bramavan le seggiole da dove rubelle cacciate state eran e in gran tumulto di fochi bruciar tentavan l'almo conclave.
Necessari furon prolungati notturni esorcismi, per ributtar nel ninferno quelle dannate e i caporioni sui, ridando al grande Michael il comando supremo e urlandogli volte infinite: all'inferno, all'inferno! in infernum detrude. E gridavan puranco tambien male origliando le verba in infernum detrude che le buone vecchiette esultanti e oranti  dicevan: "finalmente ritorna in eterno, Santa Gertrude" in gioia per il glorioso ritorno della santa, scacciata empiamente dalle orazioni finali della messa latina. Poi piamente raccolte oraron col camerlengo impaurito oltremodo assai: O Signore tu sei grande, tu sei Dio, tu sei Padre, noi ti preghiamo per l'intercessione e con l'aiuto degli arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele, affinché tutti i tuoi figli siano liberati dal maligno che li ha resi schiavi.
 



Nella confusione e nell'attesa ci fu chi pensò bene rivolgersi al suo Dio con questi esorcismi, che trascrivo per fedeltà alla successione dei fatti senza nulla nascondere sminuire o ccultare. Dicevano o cantavano o canticchiavano così: -
O Signore liberaci da ogni forma di malefizio, di fattura, di stregoneria e da ogni maledizione. Spirito di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, SS.Trinità, Vergine Immacolata, angeli, arcangeli e santi del paradiso, scendete, cacciate via le forze del male, annientatele, distruggetele.

O Signore, caccia via malefici, stregonerie, magia, messe nere, fatture, legature, maledizioni, malocchio, l'infestazione diabolica, la possessione diabolica, l'ossessione diabolica, tutto ciò che è male, peccato, invidia, gelosia, perfidia. Con la forza di Dio onnipotente, nel nome di Gesù Cristo Salvatore, per intercessione della Vergine Immacolata, tutti gli spiriti immondi, tutte le presenze che molestano, lascino immediatamente, definitivamente, e vadano nell'inferno eterno, incatenati da S.Michele arcangelo, da S.Gabriele, da S.Raffaele, dagli angeli custodi, schiacciati sotto il calcagno della Vergine Santissima.
Signore Dio Nostro, o Sovrano dei secoli, Onnipossente e Onnipotente, Ti chiediamo e Ti invochiamo, vanifica, scaccia e metti in fuga ogni potenza diabolica, ogni presenza e macchinazione satanica e ogni influenza maligna e ogni maleficio o malocchio di persone malefiche e malvagie operanti sui tuoi servi. Tutti erano stanchi e li demoni non comprendean siffatta lingua non più latina, onde giustamente più dei dimoni potè il sonno, e s'addormiron con li dimoni svolazzanti. Sognando una sola religione mono o politeistica senza dogmi e senza chiese, ma con templi e edicole persino in sino al mare, come narra rimproverando Octavio al suo amico Cecilio, appresso Minuzio Felice, autore bellissimo cristiano una e ciceroniano. 
Gli appunti cardinalizi sono scompigliati assai e leggesi che nelle notti inseguenti alquanti dottrinari con prosopopea greca volsero loquire dell’ellenismo, ma di greco nessuno comprendeva e così abbreviarono, molto più interessando uno sproloquio del Eminentissimo Card. Gramscius su la resistenza pagana, profezia mirabile della resistenza cattivella di marca tutta italiana ai fasci nerissimi tre secoli e più avvenire. Altre righe parlano di diatribe su' sogni, ma non amorosi, che bello saria stato per molti, bensì delli diaboli satanici che piacque tanto e ogni uno aveva esperienza con detti satani, e di pala in frasca aridissimi, incendio quasi scoppiava tal che infine divennero come è scritto, tanti dimoni incarnati tutti e spaventati dire non potettero.

Non si capisce l'accenno succinto sui laici senza pensieri e atei vergognosissimi e ingratissimi al creatore loro, senza un Dio da riconoscere, oh ingratissimi! e cacciati tutti furon sanza pietà per tali noiosi conversari e s’addormentarono in Domino per non perder tempo prezioso a chi più sa e più spiace.

Ecco dunque iniziata la bella scodella di una fabella per tua delizia ne’ momenti di summa tristizia. Godi di questa veracissima historia che non troverai nulla di simili per infinito scorrere biblioteche e libri o per dotti sermoni dei sapientoni che nulla sanno e tutto trattano, come i politici fannulloni seduti negli scranni dei parlamenti universi per ingannare il divoto volgo loro e trasformano promissioni di Giuda in tante tasse inique. 
E mementoti bene che non è difficile leggere tanti libri, imperocché più difficilissimo assai è scordare quel che letto hai. I miei libri sono stati scritti per far divertire chi già sa che l’uomo è stupido, per far arrabbiare chi ancora non lo sa e per far riflettere chi si ostina, contro ogni evidenza, ad avere sempre dei dubbi - PAROLA SAGGIA in lucido intervallo di Carl William Brown. E ora in notte profonda il sonno è la meglio medicina da Adamo, che male lo sperimontò, per trovarsi senza una costoletta rubatagli per mogliettina golosissima assai che lo rovinò e cacciò dal Paradiso
.

Effigie nova verissima et pochetto restorata del falso papa Johanne XX
erasa et confusa con antenati innumeri et pure alcuno santo



CAPVT 1 di rerum novarum feria VI, venerdi 5 ottobre deposizione de l’indegno et elezione

Incipit il venerdi 5 ottobre 1582 alla ora 00.01 mentre dormivano tutti e quante, successe cosa imprevedibile in quanto un minuto prima ancora essendo quattro li ottobri 1582 avvenne un vero golpe di stato, secondo antiche profezie, e future nominazioni, imperòcché masnada di torvi ecclesiali anchora lanzicchennecchi eretici e indiavolati osarono pressurare i santi cardinali per deporre lo santo Pontifice regnante per essere a loro mente sacrilego ladro di dieci giorni solari e luminosi con blasfema trascuranza dei santi in quei giorni da immemorabili di venerati, che gridavano vendetta contro lui. Furibondo tra tutti era Tibaldo Bondi, figlio e assistante del grande fisico fiorentino Turisanus, che celebrava il suo 12.mo compleanno proprio il 10 ottobre 1582. Seguendo le indicazioni dell’astronomo Christopher Clavius, Gregorio tolse dieci giorni. E Shimony racconta come Tibaldo Bondi, dell’Università di Bologna, per non perdere il suo XII compleanno, imparò a moltiplicare 488 per 877 in numeri Romani: CDLXXXVIII – DCCCLXXVII.


Allora i cardinali mai più fatti ordinali s’addossaron dunque i pesanti pluviali e mettendo santissimo in medio, come malfattore impentito, incipiarono con due candele di accoliti mendichi a lato e la sacra bugia accesa pure accanto al libro pontificale aperto e leggendo con innumeri errori l’officio in latinissimo, di degradare il Pontifice con formula plena che qui trascrivo a perpetua infamia dei vivi e dei defunti morti. Che mai più, che mai più.

Degradatio Ab Ordine Pontificali: Degradatio Papae Romani: Con tucte rubriche


Si degradandus sit Papa vel Archiepiscopus, Pontifex degradator aufert ab eo pallium, sic dicendo: Praerogativa pontificalis dignitatis, quae in pallio designatur, te exuimus, quia male usus es ea (Traducendo alla men peggio si dice che se l’infame è pontefice si spoglia del pallio nel frattempo dicendo parolacce multo cattive contra il poverello).
Dippoi Pontifex degradator amovet ei mitram, dicendo: Mitra, pontificalis dignitatis videlicet ornatu, quia eam male praesidendo foedasti, tuum caput denudamus (Cioè: gli togle la mitria, dicendo anche qui brutte parole).
Deinde unus ex ministris tradit degradando librum Evangeliorum, quem Pontifex degradator aufert de manibus degradandi, dicens: Redde Evangelium; quia praedicandi officio, quo spreta Dei gratia te indignum fecisti, te juste privamus (il Evangelio è strappato dalle mani dell’infame con  indicibili parole, contrarie alla divina misericordia imperciocché piacemi tacerle).
Deinde Pontifex degradator amovet annulum de digito degradandi, sic dicens: Annulum, fidei scilicet signaculum, tibi digne subtrahimus, quia ipsam sponsam Dei Ecclesiam temere violasti (poi vien strappato l’anulo di molte preziosità arricchito e fassi adultero colui che pria disposato avea la santa madre chiesa).
Tum unus ex ministris tradit degradando in manus baculum Pastoralem, quem mox Pontifex degradator tollit de manibus degradandi, dicens: Auferimus a te baculum Pastoralem, ut inde correctionis officium, quod turbasti, non valeas exercere (commedia infernale preludio all’universale giudixio prosiegue con il baculo pastorale. E qui finir vorrei. Ma di storico dovere fardello assunto proseguir debbo).
E ora tremo a dire la cosa bruttissima e infame a vedersi che è quando toglie le chiroteche ovverossia guanti di pregiatisima tela serica cinese con insculte e ricamate bellissime insegne di santa croce: Deinde extractis sibi per ministros chirothecis, Pontifex degradator abradit degradando pollices et manus leviter cum cultello, aut vitro dicens: Sic spiritualis benedictionis, et delibutionis mysticae gratia, quantum in nobis est, te privamus, ut sacrificandi et benedicendi perdas officium, et effectum. Post haec Pontifex cum eodem cultello aut vitro abradit leviter caput degradandi, dicens: Consecrationem, et benedictionem, atque unctionem tibi traditam radendo delemus, et te ab ordine pontificali, quo inhabilis es redditus, abdicamus. (Chi può capire capisca bene e non si innoridisca a vedere mani e testa scuoiate; solo sollievo è quel benignissimo leviter - oh che gran pieta! due volte!). 
Tum degradando per ministros extrahuntur sandalia. Trattandosi di saldali dei piedi, per non sentirne la puzza omettiamo il resto.

 



Vedi in questo scandaloso rito la importanza di tutti gli abiti dei sacri riti. Non sono stracci e ben lo comprese il papa improvvisamente scalzato e denudato delle sacre insegne. Dopo tali siffatti insulti alla sua dignitade, la mente e il fegato di papa Gregorio XIII pontifice eran un mare in tempestoso turbine funesto. Giacomo, suo figlio indegnissimo, voleva sempre"dinari anchora et anchora". I fantasimi della notte di San Bartholomaio tra il 23 e il 24 agosto di dieci anni prima, nel 1572, lo tormentavano "in unum con le strabilianti visioni dell’inferno, augmentate dalla predicatione infocata di Lorenzin Brindisino", sia contro i mali Turchi, già entrati nella Hungarica terra, con le Fiamme eterne e i Fantasimi vindici di vendetta, di cui Teresa, la virago e maga ispanica di Avila, che contro la sacra tradizione insegnava come teologia insegna un dottore di Chiesa, confondendo veri teologhi e mettendo scompiglio nella sacrata e perpetua gerarchia, perciocché punita fu in morte durata essendo la morte dieci notti tra il 5 e il 14 ottobre: morte più lunga sol non vide né mai vedrà. Il Te Deum per la vittoria sopra gli Ugonotti erasi converso in lutti e stragi. L’inferno dantesco in una col Giudizio michelangiolesco ben rappresentavano l’ira divina contro le sanguinarie fratricide lotte in nome di Christo. Infetta era tutta Franciagallia, presagio di funesti futuri lutti e immani regicidi. Le anime dannate degli Ugonotti, tutti uccisi come belve, e dei cattolici, tutti scannati, come pecore, dal soffitto gridavan vendetta o giustizia ai cardinali ab eo creati. Nell' infausto brevis et unus annus 1582, tre imperatori erano stati assassinati, e qualcuno sussurrava o augurava o temeva per la vita del Santissimo. Montaigne viveva nascosto per paura dell’Inquisizione che accettar non voleva che il divino Sole venisse defraudato di tanti faticosi giorni, gironzolando attorno alla Terra. Tal Mimnermo compianse viaggio:



Elios invero fatica ebbe in sorte per tutti i giorni né mai riposo alcuno esiste per i cavalli e per lui
 poi che l'Aurora dita di rosa lascia l'Oceano e sale su nel cielo
il concavo letto, molto desiderato, opera delle mani d'Efesto
di oro prezioso, alato, velocemente, sfiorando le onde, trasporta sul mare
lui, che dorme, dalla regione delle Esperidi alla terra degli Etiopi,
dove il carro veloce e i cavalli attendono, finché giunga l'Aurora mattutina.
Qui, monta sul suo carro il figlio di Iperione.

Finalmente riposar "per cinque e cinque dì poteva". Il soffitto ligneo dell’aureo papa baby Leone X, ponteficio dal 1513 al 1521, sostituillo con una volta, decorata ad affresco dallo pittore siciliano Tommaso Laureti che scrupolosamente (dicono le croniche) iniziò i lavori nel 1582, portandoli a termine nel 1585 sotto l’altro tremendo pontifice Sisto V, 1585 - 1590, che li maligni al pari degradar disiavan per blasfemia a Cristo chiesto più anni, e maltrattollo in Crocifisso sanguinolento calpestando oh empio! Grigorio rimembrava gli angoli della volta con le sue strabilianti imprese, sfregiati sopra li quattro episodi della vita di Costantino con scarrabocchi araldici di Sisto. Che bello nel riquadro centro Laureti rappresentò il Trionfo della religgione cristiana e la distruzione degli idoli pagani a terra infranti da Cristo, che volle Costantino in tutte le parti dell'impero. Giravagli la testa attorno allo spazio centrale de le otto regioni d'Italia, due in ciascheduno de li quattro pennacchi, e li tre continenti: Europa, Asia e Affrica, ragionevolmente dicendo che, di sei, cinque ormai eran le parti del mondo e cioè le sequenti quattro: Europa, Asia e Affrica. così trapassava interminabili minuti che sembravangli secula.

Riuniti in segretume e senza preghiera, li patri cardenali, per non far conoscere neppure a Dio le proprie intenzioni, deposero dunque, per verbale nottarile, lo Papa sacrilego e firmarono “posse Summum Pontificem alibi quam Romae fieri”. Gregorio, ora senza nomme e neanco nummero, fu rinchiuso nel carcere di Castel S.Angiolo, sotto la custodia degli Orsini, ostili da sempre a tutti i papi, con le catene dei Colonna, invidiosi essi puranco da sempre agli altri papi. Una mano nera iscrisse nell’oscura parete:

 


MENE TEKEL PERES -  il terribile iudeo protocollo xvii: “L'Influenza del clero sul popolo diminuisce di giorno in giorno. Attualmente la libertà di religione prevale ovunque, e l'epoca che il Cristianesimo cadrà in frantumi non è oramai troppo distante. Sarà ancora più facile per noi di distruggere le altre religioni. Col gran chiodo del cumenismo piantato tra barbari, greci, luterani cicchessia”. Un voto improvviso trascorse la mente: Simone da Trento, fanciulletto cristiano di due annetti, martirizzato il 23 marzo 1475, era giusto fosse canonizzato e scommunicati gli empi persecutori.
Giuro: se sarò liberato, entro il 1584 il suo nome sarà iscritto nel Martirologio romano. E santo Simonino ebbe ufficio e messa propria, crudelmente messo a morte in odio alla fede. Prosegue l'empio protocollo: “Quando sarà arrivata l'ora di annientare la Corte papale, una mano ignota, additando il Vaticano, darà il segnale dell'assalto. Il popolo, nella sua ira, si scaglierà sul Vaticano, e noi ci atteggeremo a suoi protettori, per evitare lo spargimento di sangue. Con questo atto penetreremo fino al cuore di tale Corte, e nessuno potrà più scacciarcene finché non avremo distrutto la potenza papale. Il Re di Israele diventerà il vero Papa dell'universo: il Patriarca della Chiesa Internazionale. Ma finché non avremo compiuto la rieducazione della gioventù per mezzo di nuove religioni temporanee, e riti satanici di Beelzebubbo, per condurla alla nostra, non attaccheremo apertamente le Chiese esistenti, ma le combatteremo con la critica, dei preti soprattutto, che ha già suscitato dissensi fra esse”.
 


DESIDERIVS ERASMVS
enigma nel protocollo e l’organico segretume


Non so donde tale sprologion e perché - cur, qua de causa - abbia scomodato il magno umanista di Lutero dolce martello. Libertà, Persona, saggezza e follia, ne segnarono vita e pensiero. Elogio della Follia, Elogiùm moirae, Elogiùm oppositorum, cioè elogio delle contraddizioni. Oh! “Felicità degli stolidi”, e sfaccendati dirigenti di futuri stati! Progettate inventate infangate ERASMUS.

Pipistrelli, sospesi ai muri spessissimi e alle volte sordissime, sentivano il lamento; “Ego sum, ego sum Papa Romanus”. Accanto al suo giaciglio eravi pure un rotolo, che sembrava libro antico, sul quale al lume della puzzolente torcia fioca si poteva distinguere in grandi caratteri il nome dell’ultimo proprietario: Tudertinus. Al leggere Todi, fra Jacopone gli apparve minaccioso e rabbrividì, né gli venne voglia di aprirlo. Ora capiva la polemica sulla Traditio auctrix e molto più sul vero senso della legge paolina: “mulieres in Ecclesia taceant”. Aveva partecipato alle lunghe disquisizioni sulla “consuetudo confirmatrix”, contro i novatori d’Oltralpe, che volevano d’un subito assolvere gli uccisori di Dio. E aveva sostenuto con tutte sue forze la “fides observatrix”, come veritiero cannocchiale (contro il falso di Galileo di nuova invenzione) per scrutare i misteri di Dio, a Frascatium, l’antica Tuscolum, così cara a Cicerone e a tanta nobiltà romana di recente importazione nell’Urbe,
 



Il cardinal camerlengo gli aveva fatto firmare la riforma del calendario mentre il caldo a Roma era insopportabile, ma in quella villa, dal 1390 iscritta alla Camera Apostolica, e già rocca, il profumo delle imbiancate pareti si mescolava ai colori di rara bellezza e potenza, che invitava a bere quel nettare d’ambrosia che è il vino di Frascati, ab immemorabili (si legge un po’ malamente nel testo). In momento di mistica esaltazione pregò, marcando il nesso di ciascuna proposizione: “Signore, dammi la grazia di accettare con serenità le cose che non possono essere cambiate, il coraggio di cambiare le cose che possono essere cambiate, e la saggezza di saper distinguere le une dalle altre” (invocazioni rubate per divina profezia a Reinhold Niebuhr, nello scritto estroso: La preghiera della serenità, bomba in piena guerra mondiale, anno

Il pensar d'Erasmo lo tormentava senza sosta in sconclusionati pensari. Il cumenismo - parola più fiate rasa e riscritta, comunismo, cologismo, puranco comodismo o cinismo - avea abbracciato l'imperò curiale. Reformar la Iglesia con la reforma luterana. Tutti eguali tutti in verità per divin volere. Nulla ostilità. Offrire il collo alla spada, aprir le porte delle chiese agli incendiari devoti di altri dei e xristi. Oppure un novo intender de la fede more geometrico relaxata. Cumenismo vero declarar invalide ordinazioni post Trentum, dichiarar comunione con Greci, patriarca ecumenico, patriarca terza Roma. Idem professare nella fede e ricevere successione apostolica, interrupta per cambio de' riti consacratori, al par degi angli. Stessa confessione e giuramento. Missale Romanum gregorianum senza aggiunta o levare. Cancellare tutti i concili occidentali ecumenici dopo otto riconosciuti dall'oriente. Il papa romano prima degli altri patriarchi d'oriente e d'occidente. Nisi quod traditum est. PENSIERI orribili come trance nessuno udente menancor consenziente svolazzanti al par di pipistrelli terrificanti. Meglio morire. Non sopravvivere.


Chronica


“Sic transit gloria mundi” meditava, perché di quella gloria che s’aspettava e del grazie del sole, al quale aveva regalato freschi freschi dieci giorni di ferie, nulla, nulla, solo il buio e null’altro visibile che quel rotolo maledetto, che gli stuzzicava curiosità e rinnovava ira.
Prese il rotolo e lo gettò sulla torcia: “Nil mutabilius in Urbe – sussurrò, e i due canonici carcerieri malvolentieri assentirono  "quam aura et aula Romana”. Ovverosissia il favore del potere dura quanto le faville che dalla cenere si alzano, o meglio si alzavano, nel camino, quando non era solo un ornamento. In altra sede i cardinali avevano partecipato alla festa di s.Francesco, solennissima, e tessutene le lodi di austera povertà con sfarzosi paludamenti tra lauti pasti e rare squisite vivande. Gli elogi più grandi erano per quei bei tempi, prima che un dannato monaco, nomato spregevolmente aborto d’Uthero, gettasse lo scompiglio nel modo di vivere e di vestire dei principi della Chiesa.
Ma c’era anche questa consequenza. La bella Bolla pontificia, appiccicata alle valve delle quattro maggiori basiliche romane, privava la gente di dieci giorni di vita, improvvisamente, dandone colpa ai progressisti, ingiuriati protestanti, che pretendevano essere le strade romane, pur così belle e funzionali, da stupire ancora, non servibili per chi doveva andare nel prossimo futuro in aereo o nell’automobile, inventati già da quel genio pazzo di Leonardo da Vinci. Da quella specola introvabile, fattasi conclave, commentavano le consolanti notizie giunte dall’imperò mongolo, ormai consolidatosi in India sotto Akbar, il sovrano, grande mecenate, salito tredicenne al trono nel 1556, che sbalordiva tanto per la cultura e l’intelligenza senza limiti, quanto per il successo militare, al punto che si preparava alle nuove conquiste del Sind, del Kandabar, del Berar. Era semplicemente prodigioso il fatto che il sovrano in persona favorisse i missionari Gesùiti, né gettava ombra sul suo comportamento il pari trattamento verso i Parsi o il suo sforzo per favorire, con scarsi risultati, dicono gli annali, i sacerdoti del nuovo culto del Sole, inclini al panteismo, dicevano i teologi e tal culto essere incompatibile col cristianesimo, dannò l’Indice Sacro. La presenza dei Gesùiti era stata però la più efficace e preparava l’editto di tolleranza per tutti i culti del 1583. Akbar, il grande imperatore moghul dell’India, invecchiato sul trono dal 1558 fino al 1605, appariva un potenziale antagonista del papato: aveva tentato di imporre con successo la Dine Liahi (Fede Divina) come religione universale dei suoi sudditi indù, sostenendo il vegetarianesimo e altre pratiche piacevoli di indù o musulmani. Tuttavia l’Occidente sapeva bene che l’Islam avrebbe comunque trionfato.
L’anno prima, nel 1581 il padre Gesùita Ricci, assieme ad alcuni altri confrati catafratti della Compagnia di Gesù, in forte ascesa numerica, avevano fatto breccia nel cuore di Wan-Li, l’imperatore dell’immenso Celeste Impero cinese, che l’aveva accolto (senza mai vederlo) nientedimeno alla sua corte, rimpinzata di prede tolte al nemico di sempre - i pirati Giapponesi - vinto gloriosamente e fugato. L’ammirazione verso i matematici e i tecnici europei - la veste di Gesùiti contava poco ai loro occhi - fece il giro del mondo e colse di sorpresa lo stesso Pontifice, che non poteva credere alle sue orecchie, né ai suoi occhi e al suo cuore, diffidente assai delle ispirazioni dello Spirito, che tolto avealo dal Sacro Offizio.

L'anno istesso Turibio di Mogrovejo arrivò alla sua arcidiocesi ed era maggio lasciando la nobil sua famiglia a Maiorca ove nato era nel 1538. Dottore in Diritto a soli 40 anni era Presidente del Tribunale di Granada quando Filippo II impose a Papa Gregorio la sua nomina ad Arcivescovo di Lima. così da un giorno all'altro, da semplice laico fu caricato degli ordini minori e poche settimane dopo ordinato presbitero e consacrato vescovo.  
La Ciudad de Los Reyes, chiamata poi Lima, era sede di un vicerè spagnolo, e i conquistadores a comandare si proclamano cristiani e propagatori della fede. I suoi 25 anni di episcopato sono occupati da visite pastorali, concili locali e sinodi diocesani.
Severissimo con i preti succubi dei conquistadores, rievangelizza gli indios e abbandona le cerimonie di corte.
Quanto al Giappone c’èrano problemi interni da affrontare e soprattutto creava terrore l’importazione di armi dall’Europa a sostegno dell’Attila giapponese Oda Nobunaga, che un decennio prima aveva rovesciato l’ultimo shogum degli Ashikaga e per indebolire lo strapotere dei monaci buddisti, non aveva esitato a chiamare i monaci cristiani e ad appoggiarne l’opera evangelizzatrice. L’ombra del suo generale Toyotomi Hideyoshi, cancelliere da quell’anno - il 1582 - avrebbe consolidato il potere all’interno e iniziata la marcia trionfale - presaga della lunga marcia di tanti secoli appresso - per assoggettare qualche anno dopo la Corea.
In tutta segretezza nell’aula quasi buia del conclave improvvisato, ogni Cardinle giurava e spergiurava di eligere il migliore, senza indebite interferenze delli laici, fussero puranco sovrani e principi, fusse pure il dissoluto granduca di Toscana, Francesco, marito di Bianca Capello, in eterna lotta con il fratello Ferdinando. Al suo confronto Carlo Emanuele I di Savoia era solo capace di emettere vagiti. Pesava lo spettro dello scisma, che dal 1378 al 1417, cioè due secoli prima, aveva creato confusione magna tra li christiani, e nessuno più ricordava la causa, perché ad Urbano VI eletto sventuratamente nel 1378 e defunto nel 1389, era stato subito contrapposto il gallico Clemente VII, fiero di sedere ad Avignore dall’istesso 1378 fino al 1394, fino a che alla successione romana di Bonifacio IX (1389-1404), Innocenzo VII (1404-1406), Gregorio XII (1406-1415), Alessandro V (1409-1410), Giovanni XXIII (1410-1415), contrapposta a quella avignonese di Benedetto XIII (1394-1417), aveva posto fine il concilio di Costanza (1414-1418) con l’elezione di Martino V (1417-1431). Nel ricordo di tali infauste vicende ottima scelta sembrava il card. Melchior Khlesi (1552-1630), che aveva ricattolicizzata l’Austria, ma di contro era la sua nazionalità germanica, la stessa dell’empio e nefandissimo Luther, i cui seguaci potevano alzare la testa. Altra buona candidatura era il francescano Felice (ma solo di nome) Peretti, inquisitore di Venezia, severo repressore del banditismo e ostinato oppositore del Pontefice Gregorio. Ma proprio per tal motivo era inviso, al momento, alla maggior parte dei Cardinali, per non parlare dei Francesi Gallicani e degli stessi romani, chierici e laici, che raramente coniugano beneficenza e gratitudine.




Bocciata l’antifona O Emmanuel’, per non sembrare che si favorisse il cardinal Savoyardo, candidato del suo re Victorius Emmanuel, e incipiando l’oratione santa allo Spirito col 'Veni, Veni, Spiritus’, il collegio cardinalizio, con a capo il camerlengo, cameriere volgarmente, ma cameriere padrone in assoluto, inviò il consueto messaggio ai sovrani e principi cattolici e alla nobiltà romana, perché volessero propiziare l’elezione di un candidato 'dignus et iustus’, canonicamente e politicamente accetto ai sovrani e al popolo. La regina Elisabetta I (1558-1603), fece subito frustare il messo cardinalizio, e l’avrebbe dannato a morte senza il tempestivo, ma senza pioggia, intervento dello inquisitor di Reame: "Io, frate Domenico, riconcilio alla Chiesa il nominato Ruggero, latore della presente, a condizione che egli si farà frustare da un prete per tre domeniche consecutive dall'entrata della città fino alla porta della chiesa; che mangerà di magro tutta la vita, che digiunerà per tre quaresime all'anno, che non berrà mai vino, che porterà come abito il san-benito con su delle croci, che reciterà il breviario tutti i giorni, dirà dieci pater al giorno e venti all'ora di mezzanotte; che osserverà d'ora in poi la continenza, e si presenterà tutti i mesi al curato della parrocchia, ecc. ecc. Il tutto sotto pena di essere trattato come eretico spergiuro e impenitente".
Al contrario il cattolicissimo Filippo II (1556-1598) di Spagna, lo ricevette genuflesso, perché dovevasi farsi perdonare l’annessione forzata di Lusitania detta Portogallo, avvenuta nel 1580. Carlo Borromeo (1538-1584) non voleva sentirne di candidatura, eppure era nepote di un Papa! e molti gli davano il voto su un piatto d’argento, ma egli forse lo preferiva d’oro.
Rideva invece Filippo Nerio (1515-1595), che aveva sempre rifiutato la porpora offertagli ad ogni cambio di pontificato, per la serietà con cui il Gesùita Generale Acquaviva (1581-1615) prendeva per vero “iuxta traditionem ecclesiae” l’intervento dello Spirito Santo negli affari della Chiesa, sostenuto dalle argomentazioni dogmatiche di Suarez (1548-1617).
Indifferente sembrava El Grieco (1541-1613), indaffarato ad aggiungere luce ai suoi colori brillanti e stupendi, mentre Miguel Cervantescu (1547-1616) era ancora alle prime stesure del suo famoso romanzetto ilariano e caballero.
Più pensoso e preoccupato sembrava al contrario Galilei (1564-1642), per la scarsa attenzione alla scienza dei pontefici e degli uomini di Chiesa, che sapevano tutto a priori e riuscivano a divinare e trovare persino l’orario delle carrozze pubbliche nella bibbia sacra, da abscondere alli profani e rudi.
La questione olandese non lasciava dormire i protagonisti Guglielmo di Nassau-Orange (1533 - assassinato a Delft nel 1584), Oldenbarneveldt (1547-1619) governatore, e il quattrenne Alessandro Farnese (1578-1592), del quale neppure oggi si sa cosa c’èntrasse con quei paesi civili e leali.
Gli inquisitori premevano per un pontefice coraggioso e autoritàrio. Ma anche il campo medico era in subbiglio, non avrebbe mai pensato che la  medicina, preparata in tanti mesi di ricerché accurate e meticolose, mescolata a non pochi Paternoster e litanie, potesse essere gettata nel fuoco in nome della Bibbia. Buttata al rogo per accertato commercio col demonio, una salutare medicina, preparata da una schiava della scienza, per alleviare i travagli del parto era opera diabolica e quindi il giusquiamo era materia sufficiente per essere portata sul rogo. Non resistette al pensiero delle fiamme che l’avrebbero avvolta e bevve serenamente la cicuta e s’addormentò nel Signore. Era notte, la notte ufficiale del 4 divenuto subito per pudore il 15 ottobre dell’anno di grazia 1582. Per mulierem culpa successit.

Ispente le flamme del rogo, chicchessia lodava le meraviglie del libro di Luigi di Paramo, stampato palamente a Madridium, con l'approvazione dei dottori, gli elogi dell'arcivescovo, e il privilegiùm del re. Al punto secondo del suo secondo libro, alla linea seconda, et secundo verbo, ei dimostra dottamente che il primo istitutore del Santo Uffizio fu Iddio, e che egli primo esercitò precisamente il potere dei frati domenicani, contro Adamo, invero dapprima citato in tribunale: Adam ubi es? E difatti il difetto di citazione avrebbe reso nulla la procedura di Dio. così gli abiti di pelli che Iddio fece ad Adamo ed Eva furono il modello del san-benito che il Santo Uffizio fa portare agli eretici. E’ vero che con questo argomento si prova altresì che Iddio fu il primo sarto del mondo, ma non è per questo meno evidente che egli fu il primo inquisitore. Così Adamo fu privato di tutti i beni immobili che egli possedeva nel gran paradiso terrestre: esattamente come il Santo Uffizio confisca i beni di tutti quelli che ha condannati. Il Paramo osserva ancora brillantemente (oh deliziosa delizia!) che gli abitanti di Sodoma furono bruciati come eretici, perché la sodomia è un'eresia formale. Gesù Cristo fu il primo inquisitore della nuova Legge. Inquisitori li papi furono per diritto divino; e finalmente essi comunicarono questo loro potere a San Domenico. Così si addivenne proclamar giustamente Frate Ambrogio de Cavoli eretico, Adì 15 di giùgnio 1582. Essendo costituito in carce in Castel Torrione de’ barbari detto frate da Milano et condennato dalla giustizia a morte per eretico, non si volse mai confessare né udir messa, anzi stette sempre fermo nella sua falsa oppinione, presenti li sottoscritti. Lassò un anello d'oro che haveva che si dovessi dare per amor di Dio. Confortatori: Banco Neroni, Pagolo Guarnacci, messer Giovanni da Cepperello, messer Gianbatista Perini. Poi fu menato in Campo di Fiore e lì apiccato e poi abrugiato. Per Francesco Pogini proveditore. Antonio Strambi scrivano mano propria. Giuseppe Morelli.
De la Bibbia venerata ardentemente da sempre dalla Iglesia e inconcessa alli eretici e inquisiti, nel libro di 352 pagine in quarto, stampato a Parigi nel 1661 (leggesi sì, ma invece è del 1582) per ordine del clero Gallicano, sono riportati i pareri dei più celebri teologi e canonisti, ed i decreti dei papi, de' concilii, della Sorbona, che vietano assolutamente la lettura della Bibbia in lingua volgare. Prima formale proibizione nel decreto del Concilio di Tolosa nel 1229, l'Inquisizione proibì onninamente la lettura della Bibbia: Prohibemus etiam né libros Veteris et Novi Testamenti laicis permittantur habere, nisi forte psalterium aut breviarum pro divinis officiis, ac horas B. Virginis aliquis ex devotione habere velit: sed né proemissos libros habeant in vulgari translatos. Osa vertere l’anonymo: "Vietiamo eziandio che si permetta alli laici di avere libri del Vecchio e Nuovo Testamento; ammenoché non voglia qualcuno per sua divozione avere il salterio, o il breviario pe' divini uffici, ovvero le ore della B. Vergine. Però non gli sieno permessi neppure tali libri, se sono tradotti in volgare". Gersone cancelliere dell'Università di Parigi et caterva theologorum, Spirito Rotero Domenicano ed inquisitore, Jacopo Ledesma Gesùita, Maurizio Poncet Benedettino, Alfonso De Castro Francescano, Ambrogio Caterino e Pietro Soto Domenicani, Roberto Bellarmino e Giovan Battista Scorza Gesùiti, sopra tutti il cardinale Osio, giunsero a summo acume di odio avverso la sacra scrittura e diceano che "permettere la lettura della Bibbia à laici, è un dare le cose sante ai cani, e gettare le perle à porci". L'Indice de' libri proibiti stabilisce nella sua regola IV, che non si possa né leggere né ritenere la Bibbia in lingua volgare; e chi osasse averla non può essere assoluto dal confessore: tanto un tal peccato è grave! E sibbene essa proibisce di leggere la Bibbia senza licenza del confessore o dell'inquisitore Clemente VIII tolse questa clausola, e vietò ai vescovi, confessori ed inquisitori di dare tali licenze. Clemente XI, nella famosa unigenitus, condannerà la lettura della Bibbia, perché essa non è né necessaria, né utile; e i laici non debbono nella domenica occuparsi di quella lettura”, acciocché non infiammin d’ira l’Onnipotente.
Pio VII, nel breve 29 giùgno 1816 dirà che la Bibbia volgare è "la più maligna delle invenzioni; una peste; la distruzione della fede; il più gran pericolo per le anime, nuovo genere di zizzania seminata dal nemico, ruina di nostra santa religione", e profetia volle che anche, tal furore contra, passerà, passerà.
Adorazione sine quando e Papale electione tra inutili discorreri, con spietata ruspa del progresso avvenne, abbattendo memorande tradizioni secolari et privilegia con li habbiti propri porporei, che li canonici privileggiati portavansi nelle processionari. La Cappa Magna al Capo Cannonico ditto Decanno stretta era pur se gran toga di largo cappuccio munita e lunghissima ed amplissima coda viola, che vietato era pestar, su la mozzetta di ermellino e lo zucchetto, i guanti, le calze, viola, in tempo penitenziale, e la mogassina nera con fibbie d'argento. Come a veri Cardinali pure Croce pettorale e anello pastorale porgevasi, quando alle ore none venivano alla vestizione adiuvati dai paggi. II mazziere del Capitolo non rinunziò al privilegio di vestire il Prevosto Cardinale.
Subbito intraro in la Cappella, un po’ ammuffita e fredda, ove gremitissima folla con confrati e principeschi li attendeva e godeva a vederli prender posto nello stallo del coro. Immobili stavansi tutti da sembrare Canonici di legno, e iniziò così la solenne adorazione della croce, adagiata ai piedi dell'Altare! Ad uno ad uno essi si alzaron dalli stalli, il paggio toglieva scarpe e lui si avviava scalzo per la nave secondaria all'ingresso principale. Quivi scioglievasi la coda. Niuno fiatare osava! II Cardinale incede a lentissimi passi, muto e solenne, verso la Santa Croce, in silenzio spaventoso assoluto e agghiacciante, sol la coda frusciva alquanto con lugubre melodia. Poi scompare! Dove? disteso completamente a terra, la bacia umilemente dicendo in maniera che niuno oda: Miserere, miserere! E questo per tre volte, mentre in fondo alla Chiesa un altro Cardinale ripete lo schema e poi tre quattro, tutti! Li presenti in grosse lagrime pregano un novello degno papa. Uno alla volta i Cardinali imprimono con indicibile amore tre baci al Crocifisso, al piede, al ginocchio, al costato. Poi doppo li lamenti schierati tutti in processione di retro el Cristo Morto e della Addolorata. Lungo la scalinata tenevansi la coda avvolta al braccio per scioglierla e buttarla a terra appena giunti sotto l'Arco di bronzo. Lungo la strada, mirabile miracolo! il più assoluto e devoto silenzio. Poscia la Cappa Magna, in pura seta, regalata dai familiari o dai fedeli ovvero tramandata da familia o da qualche monaca, come bonum dotale. Così compunti ingredirono nel conlave.

Un tuono tremendo, come nel dì Pentecostale, scosse la dimora dei cardinali riuniti. Era il segnale dello Spirito e la elezione fu naturalmente fulminea. “Mi chiamerò Giovanni”. Il card. Charles de Bourbon-Vendome, vescovo di Saintes, Francia, assolo creato nel concistoro del 9 gennaio 1548, esplose di gioia, perché finalmente potea scancellare dall'elenco l'empia papessa Giovanna e collocare il numero venti - XX - due icse, mai usato nella serie per divina Provvidentia; per cio rispose: Dio gratias! Sarai Johnne XX.

Preoccupati di far presto dapprima i Cardinali avevano puntato il loro coraggioso dissenso sui colleghi di Venezia e di Milano, poi sul segretario di Stato, cardinale nepote, esponente delle principali tendenze progressiste e una conservatrici. I sostenitori di una soluzione più spirituale volevano il cardinale di Firenze, ma i cattivi effetti di Celestino, monaco spirituale, bruciavano ancora, e alcuni sussurravano esser giunto il tempo per uno delle lande americane e africane, soluzione di compromesso se fosse stata necessaria. Chiunque sarebbe stato eletto si trovava a fare i conti con il non risolto riassetto delle istituzioni internazionali, scosse dalla fine del bipolarismo franco-ispano e dalla crisi perpetua dell'Oriente, eretico ortodosso, che ricambiava con pari generosità siffatto iudicio alla Chiesa Santa Romana romanaccia.

Molti italici si interrogavano se per il Santissimo non sarebbe stato meglio cessare lo stato della chiesa d’essere uno Stato per diventare una Organizzazione sopranazionale, ma ribattè il card. Laur (non si legge tutto): “Lo statuto di soggetto internazionale statuale, consente non solo di avere rappresentanti presso tutti gli Stati e gli organismi internazionali, interloquendo nelle questioni d'interesse mondiale, ma anche di controllare direttamente l'episcopato nelle singole nazioni attraverso i nunzi’ o i delegati apostolici’, veri e propri ambasciatori (che i nemici dell'uman genere dicono spie) accreditati presso i governi”. Il loro potere, lamentavano altri, supera di molto quello dei vescovi, sempre ignorati e lasciati a cantare le loro lagnanze.

L'assoluta supremazia del papa decide in omnibus et in singulis, consultis vel inconsultis episcopis. Come primate d’Italia ha potere ancora più forte con la Curia e più diretto. I deliberata dei vescovi, titolari e onorari, giovani, nobili e forti, alla guida di diocesi, abbazie, chiese, sono tutti autoritàri, fieri oppositori di qualunque governo che osi attentare alle loro immunità e privilegi, e sostengono in genere senza molto seguito una moderata politica difesa ad oltranza. Ma alla Chiesa universale fanno capo le associazioni e movimenti di laici, congregazioni e ordini religiosi maschili e femminili, scrittori, ecclesiastici e non, ammoniti, scomunicati e posti all'indice dei libri proibiti, onde si diffonde una larga (ma segretissima) autonomia di giudizio su questioni ritenute indiscutibili, di indole biblica, di teologia speculativa, di morale pratica, di giudizio sull'aborto, di bioetica, quale scienza futuribile, di pedagogia scolastica, di dottrina cristiana sul lavoro.

L'ombra dell'Anticristo


La sera sull'imbrunire era stato portato un codice degli Annali del cielo, su cui il profeta Soloviev aveva scritto: "Il professor Pauli e nove compagni, cavalcando degli asini e trainando una carretta, penetrarono in Gerusalemme; passando per vie traverse, vicino a Haram-es-Scerif, sboccarono a Haret-en-Nazara e raggiunsero l'entrata del tempio della Resurrezione, dove sul pavimento giacevano i corpi di papa Pietro e dello starets Giovanni. A quell'ora la via era deserta: tutta la citta al completo si era riversata a Haram-es-Scerif. I soldati di guardia erano immersi in un sonno profondo. I nuovi arrivati trovarono che i corpi non èrano stati toccati dal processo di decomposizione e addirittura non èrano diventati rigidi e grevi. Li issarono su barelle, li ricoprirono con mantelli che avevano portato con sé e, percorrendo le stesse vie traverse, ritornarono dai loro fratelli, ma non appena ebbero posate a terra le barelle lo spirito della vita rientrò nei due morti. Essi si agitarono, cercando di sbarazzarsi dei mantelli che li avviluppavano. Tutti presero ad aiutarli con grida di gioia e ben presto i due resuscitati si alzarono in piedi sani e salvi. E il redivivo starets Giovanni prese così a parlare: «Ecco dunque, figlioli miei, che noi non ci siamo lasciati. Ed ecco ciò che vi dirò adesso: l'ora è giunta che si adempia l'ultima preghiera di Cristo per i suoi discepoli: che essi siano uno, come Lui stesso col Padre è uno. così per questa unità in Cristo, figlioli miei, veneriamo il nostro carissimo fratello Pietro. Gli sia concesso finalmente di pascere le pecore di Cristo. Proprio così, fratello! ». Ed egli abbracciò Pietro. A questo punto si avvicinò il professor Pauli: «Tu es Petrus!» - disse rivolto al papa - «Jetzt ist es ja grundlich erwiesen und ausser jeden Zweifel gesetzt». Gli strinse forte la mano con la destra, mentre tendeva la sinistra allo starets Giovanni, dicendogli: «So also, Vaterchen, nun sind wir ja Eins in Christo». così si compi l'unione delle Chiese nel cuore di una notte oscura, su un'altura solitaria.

Il Cardinale Camerlengo chiamò in causa il Conclave celeste con insalata insolita, sia salata che in salita, de’ antipapi.
Pure il vescovo di Ostia, Decano del Sacro Collegio, aveva ottenuto una seduta straordinaria e c’èrano tutti, anche perché dopo si promettea lauto pasto e immenso banchetto di lingue di pappagallo e code di ranocchi infelici.
Il potere di Novaziano, per Ippolito, testardamente fermo all’anno di grazia 251, era solo forza e costrizione, a prescindere dal morale.
Et Graziano, nel 1150, empiamente insinuò: "Petrus cogebat Gentes Judaizare et a veritàte evangeli recedere", cioè, por nescienti di latinitade: "Pietro spingeva i Gentili a vivere come Ebrei allontanandosi dalla verità del Vangelo". Solo i Concilii Generali esprimono universali decisioni di Chiesa.
Anticipò - cronlogia scomparsa - che Clemente XI, pose fine alla lite caritatevole tra Gesùiti e Domenicani, e nel 1715 con mirabil intolleranza, proibì nella gloriosa Cina i riti tradizionali, causa di espulsione immediata dei missionari e cruda repressione dei convertiti.

Questa disputa sulla libertà religiosa appassionava il conclave e tutti avevano detto qualcosa senza cronologia sempre da Ursicino nel 366-367, anticipando Pio IX nel Syllabario de’ suoi Errori con "Quanta Cura" potea, nel 1864, infallibilmente scomunicava quicumque dice: Ogni homo libero essere di abbracciare e professare la religione che, guidato dalla luce della ragione, considera vera. E puranco: La Chiesa non avere potere usare la forza, anzi niuno potere temporale indiretto o diretto (o accelerato o exspress, como usasi per li futuri treni). E blasfemia esser puranco dicere: "Saggiamente stabilito essere in alcuni stati cattolici che persone che vengano a risiedere possano continuare a esercitare la propria fede. Et persino che forsennati dican: Il Romano Pontifice può e deve riconciliarsi e venire a patti col progresso e moderna civiltà.
Allora Constantinus illo Magnus si sollevò furibondo e ricordò lo suo editto: Noi abbiamo da lungo tempo stabilito che la libertà di fede non debba essere negata... idee e desideri di ciascun uomo debbono essere garantiti, rendendo possibile dedicarsi alle cose spirituali come egli meglio decida... e ordinammo che a ciascuno sia permesso avere le proprie credenze e praticare la propria fede come meglio desidera.
C
hi può capire, capisca.

La capacità di giudicio morale essere supposta (termine decisamente volgare), in tutti i soggetti umani adulti, perfetta e incorrupta, come tribunale infallibile, e luogo di rivelazione religiosa. Costantino II del 767, brievemente come il suo regno, dava alle istituzioni religiose e statali, potere e forza, una cum Filippo, dell'VIII secolo, che distinti facea potere secolare e sacro. Anastasio dell' 855 ammoniva che per via il potere diventa sinonimo di forza. Sicché è difficile dire sin dove sia sacro; e Leone del 956-963 spiegò che il potere diventa secolare se ricorre alla forza.

Ma nessuno capiva, nonostante la presenza dello Spirito rivelatore. Sonno profondo.

Chiesa faceva bene a usare il potere come forza, cercando di rafforzare la vita morale con la dottrina dell'inferno, deterrente ottimo e infallibile per tutte le evenienze, e la promessa del paradiso come premio ai più buoni. Questa affermazione svegliò tutti creando parapiglia.
Più furibondi furono quelli a cui non si diede loro facoltà di loquela, essendo più recenti e mancanti di esperienza e di tradizione.
Unanimi finalmente gridarono: Habemus papam! Descendat l’antipapam. E contra Gregorio lanciaron cosa orribile e contra tutti li sacri canoni la Excommunicatio Major Et Maxima, che più non si puote: Ex auctoritate Dei omnipotentis, Patris, et Filij, et Spiritus santi, et santorum canonum santaeque et intemeratae Virginis Dei genetricis Mariae, atque omnium caelestium virtùtum, angelorum, archangelorum, thronorum, dominationum, potestatum, cherubin ac seraphin, et santorum patriarcharum, prophetarum, et omnium apostolorum et evangelistarum, et santorum innocentum, qui in conspectu Agni soli digni inventi sunt canticum cantare novum, et santorum martyrum et santorum confessorum, et santarum virginum, atque omnium simul santorum et electorum Dei, Excommunicamus, et + anathematizamus hunc furem, (vel hunc malefactorem), et a liminibus santae Dei ecclesiae sequestramus, et aeternis suppliciis excruciandus, mancipetur, cum Dathan et Abiram, et cum his qui dixerunt Domino Deo: Recede a nobis, scientiam viarum suarum nolumus; et sicut aqua ignis extinguitur, sic extinguatur lucerna ejus in secula seculorum nisi resipuerit, et ad satisfactionem venerit. Amen.

Maledicat illum Deus Pater qui hominem creavit.
Maledicat illum Dei Filius qui pro homine passus est.
Maledicat illum Spiritus santus qui in baptismo effusus est.
Maledicat illum santa crux, quam Christus pro nostra salute hostem triumphans ascendit.
Maledicat illum santa Dei genetrix et perpetua Virgo Maria.
Maledicat illum santus Michael, animarum susceptor sacrarum.
Maledicat illum militia coelestis: omnes angeli et archangeli, principatus et potestates.
Maledicat illum patriarcharum et prophetarum laudabilis numerus.
Maledicat illum santus Johannes Praecursor et Baptista Christi, et santus Petrus, et santus Paulus, atque santus Andreas, omnesque Christi apostoli, simul et caeteri discipuli, quatuor quoque evangelistae qui sua praedicatione mundum universum converterunt. Maledicat illum cuneus martyrum et confessorum mirificus, qui Deo bonis operibus placitus inventus est.
Maledicat illum sacrarum virginum chorus, quae mundi vana causa honoris Christi respuenda contempserunt, omnes santi qui ab initio mundi usque in finem seculi Deo dilecti inveniuntur, coeli et terra, et omnia santa in eis manentia.
Maledictus sit ubicumque fuerit, sive in domo, sive in agro, sive in via, sive in semita, sive in silva, sive in aqua, sive in ecclesia.
Maledictus sit vivendo, moriendo, manducando, bibendo, esuriendo, sitiendo, jejunando, dormitando, dormiendo, vigilando, ambulando, stando, sedendo, jacendo, operando, quiescendo, mingendo, cacando, flebotomando.
Maledictus sit in totis viribus corporis, intus et exterius.
Maledictus sit in capillis; maledictus sit in cerebro; maledictus sit in vertice, in temporibus, in fronte, in auriculis, in superciliis, in oculis, in genis, in maxillis, in naribus, in dentibus mordacibus, sive molaribus, in labiis, in guttere, in humeris, in harnis, in brachiis, in manubus, in digitis, in pectore, in corde, et in omnibus interioribus stomacho tenus, in renibus, in inguinibus, in femore, in genitalibus, in coxis, in genubus, in cruribus, in pedibus, et in unguibus.
Maledictus sit in totis compagibus membrorum, a vertice capitis, usque ad plantam pedis, non sit in eo sanitas.
Maledicat illum Christus Filius Dei vivi toto suae majestatis imperio.
Maledictus sit et insurgat adversus illum coelum cum omnibus virtùtibus quae in eo moventur ad damnandum eum, nisi penituerit et ad satisfactionem venerit. Amen. Fiat. Fiat. Amen.

TRADUZIONE
dal Textus de Ecclesia Roffensi, per Ernulfum Episcopum.


Avrei fatto volentieri a meno di tradurre così belle e dolci parole rivolte a qualsiasi persona - fratrem odisti et nescis - ma il solito dovere di storico mi forza la mano e col copista attuario riporto : "Per l’autorità di Dio Padre Onnipotente, del Figlio e dello Spirito Santo e dell'immacolata Vergine Maria, madre e patrona del nostro Salvatore, e di tutte le virtù celesti, angeli, arcangeli, troni, dominazioni, potestà, cherubini e serafini, e di tutti i santi patriarchi, profeti, e di tutti gli apostoli ed evangelisti, e dei santi innocenti, che in presenza del Divino Agnello sono stati giudicati degni di cantare il nuovo cantico dei santi martiri e dei santi confessori, e delle sante vergini e di tutti i santi, insieme con i beati e gli eletti di Dio, sia egli maledetto.

Noi lo scomunichiamo e lo anatematizziamo, e dalla soglia della Santa Chiesa di Dio Onnipotente lo isoliamo, affinché possa essere tormentato, ceduto e consegnato con Dathan e Abiram e con coloro che dicono al Signore Iddio: Allontanati da noi, non desideriamo conoscere nessuna delle tue vie. E come il fuoco è estinto dall'acqua, così sia estinta la sua luce per sempre, a meno che non si penta ed espii. Amen.
 Lo maledica il Padre che creò l'uomo. Lo maledica il Figlio che soffrì per noi. Lo maledica lo Spirito Santo che ci fu dato col battesimo.

Lo maledica la Santa Croce che Cristo ascese, trionfando sui nemici per la nostra salvezza. Lo maledica la santa e sempre Vergine Maria, madre di Dio. Lo maledica San Michele, patrocinatore delle sante anime. Lo maledicano tutti gli angeli e arcangeli, principati e potestà, e tutti gli eserciti celesti. Lo maledicano San Giovanni il Precursore e Battista, San Pietro e San Paolo, Sant'Andrea e tutti gli altri apostoli di Cristo riuniti, tutti gli altri discepoli e i quattro evangelisti che con la loro predicazione convertirono il mondo intero.

Lo maledica la santa e meravigliosa schiera dei martiri e dei confessori, che per le loro sante opere sono bene accetti a Dio Onnipotente. Lo maledica il santo coro delle sante vergini, che per la gloria di Cristo hanno disprezzato le cose del mondo. Lo maledicano tutti i santi, che dal principio del mondo fino alla fine dei secoli sono stati amati da Dio. Lo maledicano i cieli e la terra e tutte le sante cose che sono in essi.
Sia maledetto dovunque si trovi, o in casa, o nelle stalle, o nel giardino, o nei campi, o sulla via maestra, o sul sentiero, o nel bosco, o nell'acqua, o in chiesa.

Sia maledetto in vita e in morte. Sia egli maledetto mangiando, bevendo, affamato, assetato, digiunando, dormendo, sonnecchiando, vegliando, camminando, sostando, sedendo, giacendo, lavorando, riposando, pisciando, cacando, flebotomando. Sia egli maledetto in tutte le facoltà del corpo. Sia maledetto internamente ed esternamente. Sia maledetto nei capelli del capo. Sia maledetto nel cervello e nella sommità del capo, nelle tempie, nella fronte, nelle orecchie, nelle sopracciglia, negli occhi, nelle guance, nelle mascelle, nelle narici, nei denti incisivi o molari, nelle labbra, nella gola, nelle spalle, nei polsi, nelle braccia, nelle mani, nelle dita. Sia maledetto nella bocca, nel petto, nel cuore e nei precordi e più giù fino allo stomaco.
Sia maledetto nelle reni e nell'inguine, nelle cosce, nei genitali, nelle anche, nelle ginocchia, nelle gambe, nei piedi e nelle unghie dei piedi. Sia maledetto in tutte le giunture e articolazioni delle sue membra, dalla cima della testa alla pianta dei piedi. Possa non èsservi alcuna salute in lui. Lo maledica il figlio del Dio vivente, in tutta la gloria della sua Ma e  està.
Possa il cielo, con tutte le potenze che in esso si muovono, insorgere contro di lui, maledirlo e dannarlo, a meno che non si penta e faccia espiazione. Amen. così sia, così sia. Amen.

Gregorio Papa sue Meditabunde meditazioni  sempre alle prese con l’iscriptum del rotolo, con buona volontà e beneficio d'inventario, estrasse Sigle misteriose  IL GRANDE SCHEMA

TO MEGA SXHMA



volsi così cola dove si puote
(capisca chi può)

I(ESU)S  CH(RISTU)S
Gesù Cristo

NI KA'

vince

F X F P
Fos Christou Fainei Pasi

in tenebrosa valle brilla il Cristo luce a tutti



TH TH TH TH

THEOU THYGATIR THEOTOKOS THONOS



T C D F

Tabernaculum Christi Dei Filii

[

K P G
(topos)  Kraniou Paradeisos Gegonen

quivi d’Adam lo teschio è paradiso



X X X X

Christos Christianois Charizetai Charin

non trattasi di cose per adulti


E E E E
Eoforos Epeisen Eirekamen Eden

Lucifer cecidit invenimus paradisum. Cadde Lucifero e ritrovammo il Paradiso


]

Segue poi “… pia del rege empio inedita poesia del Federico Altero ovverossia Secundo di nattione Svevio cum sangue Siculo et Normanno mezclato, approvata da Ippolito de' Medici, arcivescovo di Avignone, Francia, amministratore di Monreale di Sicania, vice cancelliere di Santa Romana Chiesa: La fici a modu so' l'eternu patri, | riggina in angelica natura, | riggina supra li celesti squadri, | su' tri persuni e fannu una figura, | la vosiru pi figghia, spusa e matri (“Creolla secondo la sua divina prescienza l’eterno Padre, come Regina di natura angelica e Regina sopra tutti i cori angelici, la creò la Trinità: sono tre le persone divine, ma sono un solo Dio, e la vollero per Figlia, Sposa e Madre”). Si mise in ginocchio e iniziò il Pio Rosario, con la corona del Santo Pio V, glorioso predecessore domenicano, glorificando la Fattura divina di Maria, Vergine e Madre di Dio, liberatrice da ogni male, capolavoro del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Un sonno benefico gli fece dimenticare al momento tutte le altre preoccupazioni. E un angelo gli dettò l’enciclica Perpetua Ecclesia: “La perpetua Chiesa non sarebbe sopravvissuta se tutti fossero stati martiri o apostati. Figlia eterna dell’Iddio etterno Lei detta leggi e precetti divini umani e scienziali. Tutto sa la Chiesa, passate presenti et future. Si deve approvare solennemente la teoria pazzesca e inaudita ma verissima e infallibile della 'dissimilitudine' o dei quanti diseguali, cioè che: in rerum natura non ci sono 'quanti' uguali, ma famiglie di quanti che sono simili, in un dato tempo o tratto o loco; detta serie di famiglie quantiche è infinita; si che in ogni equazione (=) o equivalenza (~) è sempre sotteso un vettore il cui valore tende all’infinito; leggi fisiche, psicologiche, sociali sono stabilizzazioni di osservazioni temporanee statistiche; ad ogni 'quanto' corrisponde in natura un 'antiquanto', da intendersi come valore negativo, del 'quanto' (A) ~ (-A) e esistente e reale al pari dell’antagonista sussistente; cioè, in parole più facili, il nulla è pieno. E chi non lo sapesse deve imparare che quanto’ è la particella infinitesimale prossima al nulla, di cui non si può pensare più poter esserci più piccola o divisibile: è il mattone primordiale della materia, scoperto tre secoli dopo, dal pio e santo scienziato Zighigi sui monti venerei ericini, i più belli del mondo visibile... Ma un'altra intelligentia a forma cherubica gli dettò la vera consistenza del mondo visibile con la sempliciotta spiegazione della formula di Einstenius, di cui ammirò subbito lo cerebro immenso, e che dicea essere tutto il visibile, visibile nella forma visibile, solo nella lunghezza dei corpuscoli quanti ondulati dalla velocità della luce, et come tu, homo, vedi dell'infinità delle onde elettriche e magnetiche, solo quel piccioletto tratto che eccita i tuoi sensi e colorati vedi, ma hai scoperto esserci moltissimi, la più parte, deducibile solo da instrumenti e moltissimi altri restare oscuri, così dell'infiniti quanti o quanticelle mattoni dell'existenz sol parzialmente usare possiamo, essendo le altre, la maggior più parte occulta nell'infinita serie delle quanticelle. Onde e=mc2 leger si debba: existenz è prodotto di quanticelle sulla velocita della luce, onde calcolar puoi la sezione dell'existenz che ti riguarda e immaginar quant'altra esiste da te fuori. Onde (che belli questi onde ripetuti) l'Existenz potrebbe raffigurarsi come infinito per infinito nel cui abisso criatura chiunque immergersi puote, parte essendo di tal mirabile presentia, senza cui sussister non potria. Amen”. E svegliossi.

Rompicapo curiale e apostolico

Pareagli sull’orlo essere stato de li precipizi ove affondava la santa barchetta di Pietro e gemeva ohibo per la insanabile frattura dividente in più parti e fazioncelle oramai il Sacro Collegio dal Pontefice prigioniero. Il papa era straniero e credeva solo ancora nella forza della ragione e dell’osservazione; fidem esse rationalem seu rationgerianam e non occorreva più credere nel potere delle sacre reliquie e nei miracoli. Il papa guardava al futuro e al progresso contro i signori orgogliosi di proclamarsi conservatori e abitudinari e tradizionalisti. Il papa esser nel fior di giovinezza mentre loro, entrati già adulti nella burocrazia clericale, rimpiangevano la perduta pubertà dentro squallidi seminari, nascondendo accuratamente le loro abominevoli tendenze, per giungere in  maturità all’iniziazione al potere sacro, completamente imbevuti di tradizione lateranense e gregoriana, e del tutto avversi a qualsiasi cambiamento. Giovanni dunque co la mente cercava scegliere davanti a Dio la retta via, mentre loro avevano in mente un modo giusto e un modo sbagliato di fare le cose, e il modo giusto era come avevano sempre fatto.
Iniziò quindi la prima delle cinque adorazioni dei cardinali al papa, previste dal ceremoniale. Il papa appena eletto si pone nel suo seggiolone e tutti i cardinali per ordine vanno alla adorazione in abito di conclave e giunto davanti al papa s'inginocchia e gli bacia il piede, poi si leva e gli bacia la mano, poi finalmente gli bacia il viso; e questa è la prima adorazione. Il dopo pranzo del giorno della sua elezione il papa va a S. Pietro in grande solennità; non si siede sopra il suo trono, ma sopra l'altare, e là riceve la seconda adorazione dai cardinali vestiti di porpora, in grande cappa che forma uno strascico o coda lunga almeno due metri, e saliti i gradini dell'altare, s'inginocchiano, e baciano il santo piede, poi si alzano e baciano la mano, poi montano sopra uno sgabello coperto di velluto e baciano in viso il papa. La terza adorazione si fa il giorno della coronazione nello stesso modo; con la differenza che il papa non è seduto sull'altare, ma sul suo trono, ed i cardinali non sono in cappa, ma in abiti sacri.
Per la cappella papale solenne quando il papa assiste alla messa, i cardinali nel tempo del Kyrie o Kirie o Chirie (che si prolunga finché sia finita l'adorazione) vanno col loro strascico lungo a baciare la mano al papa sul suo trono, ed egli la presenta loro sotto il suo pluviale. Poi il papa e i cardinali vanno alla adorazione in abiti sacri con la mitra in mano e baciano la mano del papa coperta di guanto di seta con ricamo in oro. In questa circostanza anche i patriarchi, arcivescovi e vescovi sono ammessi all'onore dell'adorazione; ma mentre i cardinali fanno solo un profondo inchino, gli altri devono inginocchiarsi avanti al papa, ed in luogo di baciare la mano, hanno l'onore di baciare il ginocchio.
Il corteggio papale passa nello spazio vastissimo formato dal cordone di truppe. Aprono il corteggio gli scudieri pontifici, vestiti di nero alla foggia de' cavalieri spagnuoli del tempo di Carlo V, sieguono a due a due i procuratori generali degli ordini religiosi, ciascuno di essi avendo dietro il suo frate converso; poi vengono i bussolanti ed i camerieri d'onore, in gran numero, tutti vestiti con una immensa cappa rossa che gli scende fino ai piedi; vengono poscia i cappellani comuni ed i cappellani segreti, vestiti nello stesso modo, ma alcuni di essi portano in bella mostra le mitre ed i triregni preziosi del santissimo successore del pescatore di Galilea. Viene poi il procuratore fiscale col commissario della Rev. Camera apostolica, ambedue in abito prelatizio. Sieguono gli avvocati concistoriali con un abito di strana forma che non è cappa né pluviale, ma che ha dell'una e dell'altro. Vengono poi i camerieri segreti, ed i cappellani cantori. Succedono tre canonici delle tre patriarcali che hanno il diritto di essere uno suddiacono, l'altro diacono, l'altro prete assistente nelle cappelle papali; i prelati referendari di segnatura vengono poi in rocchetto e cotta; gli altri prelati che sieguono sono gli abbreviatori del parco maggiore, i votanti di segnatura, i chierici di camera, gli uditori di Rota, ed in mezzo ad essi il maestro del sacro palazzo. Vengono poscia i due cappellani uno de' quali porta la mitria, l'altro il triregno leggiero di cui si serve il papa nelle funzioni. Dopo vengono sette prelati in cotta e rocchetto, ciascuno de' quali porta un candeliere d'oro d'altezza di circa un metro, con cerei accesi superbamente dipinti; in mezzo ai sette candelieri, procede il suddiacono apostolico parato di ricca tonacella, e portando la croce d'oro astata; sieguono il diacono e suddiacono della Chiesa greca co' loro paramenti; poi vengono i penitenzieri della basilica vestiti di pianete semplici, e sono preceduti da due fanciulli che portano due enormi mazzi di fiori dal mezzo de' quali sorge una lunghissima verga, segno del loro potere. Dopo i penitenzieri vengono gli abati mitrati in pluviale e mitra di tela bianca; vengono poi tutti i vescovi, arcivescovi e patriarchi che sono in Roma, compresi i vescovi greci ed armeni; i vescovi portano pluviale e mitra di tela, ad eccezione degli orientali che portano la loro preziosa tiara. Ai vescovi succedono i cardinali; prima i diaconi vestiti di tonacelle di tela d'oro con ricchissimi ricami in oro; poi i preti con pianete preziosissime; poi i sei cardinali vescovi suburbicari in pluviale, il quale è fermato avanti il petto con tre pigne di perle orientali; i cardinali hanno tutti la mitra di damasco bianco. Vengono poi i tre cardinali diaconi che devono assistere il papa nel pontificale, poi viene il papa.
Il papa è portato sul suo trono a spalle di uomini; a questo effetto sono scelti dodici giovani ben fatti e robusti della stessa altezza, che sono addestrati appositamente per questo ufficio; essi sono vestiti tutti di damasco rosso. Il trono è sormontato da ricco baldacchino di tela d'argento raccomandato a dodici aste di metallo dorato, e portato da dodici prelati. Due prelati camerieri segreti portano i flabelli, che sono due enormi ventagli formati con le più rare e preziose piume, raccomandati ad aste coperte di velluto e di oro, che servono per far fresco al papa, e per impedire alle mosche di posarsi su lui. Intorno al trono cammina la guardia svizzera vestita con corazze di ferro e con elmi del medio evo, e con alabarde; ai quattro lati del trono quattro svizzeri in quell'arnese, reggono ritti sulle loro spalle quattro spadoni a due mani del medio evo; la guardia nobile con squadroni sfoderati circonda pure il trono portatile. Subito dopo il trono viene il senatore vestito in gran toga di tela d'oro, co' suoi conservatori, il governatore di Roma, i due prelati uditori di Rota che hanno l'onore di reggere la lunghissima coda della sottana di sua santità, i principi assistenti al soglio, ed i generali degli ordini religiosi. Un picchetto di truppa scelta chiude il corteggio.
Celebrata la solenne Messa, il senatore presentò in un vassoio d'argento, la offerta a nome del popolo romano: era una borsa di tela d'oro con cinquanta scudi d'oro che si chiama la offerta pro missa bene cantata. Il senatore genuflesso presentò la offerta e il papa si degnò di prenderla, trinciando una croce colle dita sul senatore, che partì tutto contento come un antico console dopo il trionfo.
Il papa agiva, costruiva, viaggiava, interveniva rapidamente, e la sacra burocrazia divenne angusto e ingombrante governo, con la vastità di una complessità labirintica. Il papa aveva voluto un solo ufficio e loro vagavano in centinaia di uffici, ognuno dei quali aveva una propria gerarchia, un proprio settore gelosamente e segretamente custodito, e responsabilità, mai chiaramente definite.


Qui si assommano dotte discussioni della genesi della religione, con nessuna riferenza a la sacra Genesi nostra della Bibbia,
dicendosi la parola e solo il verbo dell’uomo (tal discorso è malizioso assai)

Seduti intorno alla mensa come figlioletti affamati li Cardinali di S. Salvatore in Lauro con a capite Scipione Lancellotti baldanzoso di anni 55 et Silvio Antoniano, cum Seraphin Olivier-Razali et Orazio Lancelotti distratto, principia l’eminenzia grigia, dottore maestro in universal filosofia: Dalla preistoria dell’homo sapiens sapiens, como diranno li me’ successori, l’impegno conoscitivo, mediato dal linguaggio, ha sempre accompagnato l’esperienza del fare.
La religione ristagna a livelli mistificatori, consolatori e magico-mitologici. La parola e il segno e la misura dell’uomo, delle sue fantasie, delle sue ragioni, delle sue invenzioni, delle sue creazioni culturali: nella religione associata alla politica invece l’uso della parola è dalle origini artificiosamente scisso”.
Disse qui Matthew Lang von Wellenberg, arcivescovo di Salisburgo, Austria. La parola è comando, è Legge, è sacrata emanazione divina, rivelazione e scrittura divina, da niuno sindacabile, ma cui tutti debbono obbedienza. I sacri testi dunque da scribi confetti, essere classici prodotti letterari, sacralizzati dalle gerarchie. Gli apostoli e gli evangelisti hanno utilizzato la Bibbia dei LXX per i rimandi e le citazioni dell'Antico Testamento: circa 300 citazioni su 350 riferimenti. Pertanto, quasi tutte le parole pronunciate da Cristo - che si rifanno all'Antico Testamento - sono state tratte dalla Bibbia dei Settanta, che considerare puossi versione con "l'imprimatur del figlio di Dio". Questi novatori malvaggi vertende dall’ebreo satanissimo sconfessano la divina Parola per fine dicon sfacciati ancor più divino ovverossia rimuovere alcune delle inammissibilita di Dio.
Disse puranco Nicolo Ridolfi, vescovo di Vicenza, amministratore di Imola e Salerno. mentre qualcuno sbadigliava: Ora, se da qui ci s’inoltra nello studio della origine delle religioni storiche, il quadro regressivo e impressionante per sfrenatezza immaginativa e difetto incolmabile delle verità millantate. Giovanni di Lorena, vescovo di Metz, amministratore di Narbonne, Verdun e Reims, Francia. Disse: Da millenni esigue minoranze di asceti ispirati, dediti alla esperienza mistica, alla ricerca illusoria della unione col divino, si esibiscono come possessori di rivelazioni divine, di inverosimili profezie, di dettami da trasmettere per la salvezza dell’uomo.
Ippolito de' Medici (sempre malaticcio), arcivescovo di Avignone, Francia, amministratore di Monreale, Sicilia, vice cancelliere di Santa Romana Chiesa, aggiunse: Stupiscono con prodigi e miracoli, riuscendo facilmente a suggestionare la maggioranza degli uomini, creduli e infelici, succubi della portentosa sacralità di quei privilegi e di quei poteri. L’oggetto inaudito di questa scienza soprannaturale, che è Teologia, è l’Assoluto, cioè Dio stesso, la sua natura innaturale, la sua esistenza inesistente, le relative prove nulla provanti.
La teologia è illusionistica scienza di Dio. A questo scopo istituzionale siam noi pure addetti, come in tutte le religioni, ricomponendo in unità il tradito in trinità, colmando trattati, e descrivendo l’onnipotente e onnisciente, ineffabile, indefinibile, inattingibile, con somma perizia di parole senza senso su cattedre, e con esercitazioni verbali arrogantisi il diritto di sapere e dire, di affermare e dogmatizzare pretese verità rivelate.
Che somma gioia rivelare il mistero di Dio, che ignoriamo, che somma perizia antropomorfizzarlo, senza mai saperne un tantino di più, che non sia vano come il sogno o l’ombra di sogno. Come vane ci appaiono ora le lotte per le eresie, gli scismi, le inquisizioni, le scomuniche, le condanne, le dispute teologiche: sul nulla”.
Conclusero tutti unanimi: “Realmente la religione à stata e continua a essere una costante sottrazione all’uomo, di verità conoscitive e di autentici valori umani. E’ in particolare questa religione che sottrae all’uomo, alla natura tutto ciò che  conferisce al sovrumano, al soprannaturale. L’avvenire di un’illusione (la religiosa appunto) ci ammonisce che "Se [l’uomo] distoglierà dall’aldilà le sue speranze e concentrerà sulla vita terrena tutte le forze rese così disponibili, riuscirà probabilmente a rendere la vita sopportabile per tutti e la civiltà non più oppressiva per alcuno".
Due bicchieri di nero vino furono scagliati contro gl’imprudenti oratori. Ma un d’essi continuò imperterrito e con più insana blasfemia: Chi, conoscendo la natura cosmica, può senza vergogna pensare, non delirare, che esistano miseri fantasmi chiamati dei, a cui nei millenni l’umanità passivamente, ha affidato la propria vita e la propria morte, il proprio destino e la propria salvezza individuale e collettiva?
Chi può seriamente credere impunemente la favola del nostro mondo centro dell’universo, un microcosmo creato mirabilmente armonico, secondo un disegno intelligente, governato da un Dio-Padre e diodamore solo benefico, che si fa uomo nel povero Cristo-Figlio per la salvezza del mondo? E i cataclismi, i terremoti, le alluvioni, le invasioni di cavallette, di termiti, di animali? E la morte? E la Kriminalgeschichte des Christentums, sia pure accanto alla Heiligegeschichte? L’ossessione della salvezza dell’uomo, da che? la salvezza dell’anima da che? Dal peccato, dalla dannazione del dio furente? Questo tripudio salvifico è insegna fondamentale delle religioni, grandi creazioni umane, nell’organizzazione sociale, per esigenze comuni, di protezione e consolazione. Il cardinale ostiense sbuffò: Che cos’è la religione? Rispuose l’istesso: E’ un "sentimento" primario, una "emozione" superiore, una "ragione" di vita e azione, una pratica e ripetizione di atti cultuali, rituali et altri ancora, che accompagnano l’uomo dalle origini in tutta la sua vita, in tutta la sua storia. L’origine antica che accomuna tutte le religioni storiche, ancora in gloriosa vita dopo millenni, è un marchio o blasone che le impronta caratterizzandole in tutta la loro storia, nonostante ogni apparenza di "trasformazione", di trasformismo ingannevole. Poco importa l’origine incerta della parola, sapere se "religione" deriva da "relegere", secondo Cicerone, o "religare" secondo Lattanzio, come tutti invariabilmente ripetono. Certo è molto poco probabile un monoteismo preistorico, nell’evidente presupposto del tutto indimostrato della sua superiorità storica, dove si era solo all’inizio, della fede nella divinità. La religione concorda con la ragione e con la scienza, l’uomo confida in sé e nell’altro, nelle proprie energie in concorso con le energie di altri, nei miracoli dell’amore, nelle relazioni e nell’organizzazione sociale, nella famiglia, nell’amicizia, nella collaborazione, nella legge dello Stato”… ma qui finisce improvvisamente il caput primum.
Attaccate però son due paginette sanza numero del cardinale il cui nome illegibile forse è Marius Jonas Niocolaus (son tre nomina o cognomina? - il nescio), che tempo avuto non avea in quanto addormentossi per crapula. L’origine sua francesca pare, in quantum la primera parola dice evolution e pare volesse comporla col cristianesimo. Ecco i frammenti leggibili. Non so come seguitarli in ordine. Benivole leggitore fallo tu, se sonno non hai. (squarcio) …

Utrum ex inanimata materie per evolutionem eiusdem ortus sit homo sapiens, et utrum monophiletica an polyphiletica facta sit humana congeries. Respondeo: la santa religione temer non deve neque è tacta nella essentia sua quinimmo ipsissima assecura la coerenzia all’evoluzione e le dà un senso. Quia nella prospettiva evoluzionistica l’Intellighentia organizzatrice risulta ancor più manifesta che nella supposizione fissista, quale fora la creazione realizzata d’un colpo. Imperocché quivi è potentia improvvisa e grande la intellighentia somma e permanente.

Praeterea la concezione evoluzionista mette maggiormente in risalto la natura dell’azione divina che non è esterna bensì intima alle cose. In quantum Deus agit ab interno degli esseri, con la loro natura (cioè la sua natura). Et niuno dica che dubbia è la imago di un uomo primo perfetto trascendente e immortale, quale l’immaginazione cristiana ha fatto. Quod nec scritura santa neque dogma datum christianis umquam affermarono, neque concilia disputarono. Dicitur che il primo homo aver dovea un minimo sviluppo per avere vita morale di grazia e purtroppo di peccato. Laonde li teologi inclinano a credere che gli ominidi - esseri precedenti l’homo sapiens - siano preadamiti… Cardinale Kurtenius Bjoenius dixit: Non dalle scimmie ma dagli ominidi, quia il meccanismo dell’evoluzione si serve di casuali mutazioni e di selezioni. Respondeo: affermazione gratuita, quia non mai dimostrato tale meccanismo, essere pura ipotesi con difficoltà insormontabili e urta contro l’assurdo. Ora io dico, non è meglio dare alle fiamme queste cartacce e pensare a cose serie? Ecco la charta più interessante: “Vivaddio essendoci homini nati sanza intellighentia e rimasti animali tutta la vita con aspetto d’homo, non è più scienziato dicere che tutto è frutto della legge di gravità che compone il … [DNA aggiunta dell’intemperante trascrittore] humano, capace di infinite forme al solo spostare per gravità o per accidente una piccioletta particella delli sui milliardi di mattonelle? E che le imperfezioni dovute sono proprio a tali spostamenti naturali o provocati o accidentati? C’è bisogno di ricorrere a trascendenti e inutili discorreri? E poi … (quivi non si leggesi amplius più. Diogratias). Non comprendo purtuttavia cosa c’èntri questo monito di Jeronimo a Paulino, che suona sic: Haec a me perscripta sunt breviter… (di che ha scritto poco) … ut intellegas (per fargli capire perché era di duro comprendonio) te in scripturis santis (attento a quando leggi la scrittura!) sine praevio et monstrante semitam non posse ingredi (non puoi intendere nulla senza di me che ti mostro la strada vera). Sembra quasi Lutero con schema preconcetto.

gli stanchi occhi del poverello epitomatore cede confuso a chiunque proseguir vuole i troppi fogli 

2.CAPVT Alterum ovvero alteratum

decreti apostolici sabato 6 ottobre con i motupropri del regimine universale del Papa Santissimo,
delli episcopi, e delli altri quanti pastori di Chiesa

Premissa lunghetta troppa

Questo capitolo è di difficile comprendonio, destinato essendo alli chierici di dura cervice, figlioli de li Farisei antichi. Ammetto e confiteor che ho capito quasi nihil di niente e l’ho trascritto malavolantieri, sapendo che la verità ed anco la Historia mi prenderanno a calci se lo butto dalla finestra, commo fe’ il perduto Luthero contra lo dimonio in forma di porcello apparsogli che egli con summo coraggio e virtùte quella volta caccio sapientemente gettandolo dalla finestra del castello, ove traducea la sacrada Biblia sacra, ma trattossi di un povero dimonio se si lasciò catturare e gittar fuori da Lutero, che così castigò quel rubello uscito dal branco di securtà colli altri.
La mole dei problemi era tanta, ma più di tutti alla radice stava il tipo di governo da proporre. Quale tipologia sostituire sic et simpliciter alla millenaria struttura della Chiesa e dei Suoi santi e augusti stati? e il Munus regendi totum orbem terrarum, cioè il diritto di governare, spiegavano, supra principes et universas potestates, christianas et paganas, visibiles et invisibiles?
«Signori Cardinali, Illustrissimi e Colonne della Santa Chiesa, sapete tutti che per divino diritto tutto ci appartiene, persone, animali e cose, e su tutto data est mihi omnis potestas (taccio solo del divorzio disgraziato a chi mi aggrada). Eppurtuttavia molti empi et sacrileghi et scellerati insidiano il calcagno nostro sostenendo che il Nostro Augusto Potere è tanto debole da non poter unificare la penisola Italiana, a noi legata da vassallaggio, per divino volere, ma tanto forte da impedire che altri possano farlo. Tali empi e sacrileghi uomini, capitanati da messer Niccolo Machiavelli, degni sono della Geenna. Alle soglie dell'età moderna, i nostri Stati Apostolici e Pontifici non ponno perdere la funzione di garantire con la integrità territoriale l'indipendenza della missione universale della Chiesa e fugare il rischio che una forte monarchia nazionale possa ostacolarla. Gli impedimenta in verità verranno presto, o Venerabili, nei secoli successivi, dalle grandi potenze europee, finquando una breccia dissolverà l'equivoco intreccio di interessi temporali e di prospettiva spirituale, rendendo alla Chiesa cattolica la ricchezza della sua complessità unum temporale et spirituale.
Occorre che pure gli episcopi considerino indispensabile per la Curia Romana lo status’ di soggetto internazionale sovrano di territori, al cui centro dominano i nostri Augusti Apostolici Palazzi, illuminati dal sepulcrum Petri, sanciti in perpetuum dalla donatio Constantini, che lo scellerato Cardinale ha dichiarato falsa contra ius possessionis et traditionis, mentre è questa la sede, la Santa sede, l'apostolica e augusta sede del Papa e del governo della Chiesa cattolica, articolato in Segreterie, Congregazioni e Tribunali. A questi uffici presiedono cardinali a Noi fedeli, nepoti nostri o al massimo italiani e galli, di nessun altro potendoci fidare.
A questi Cardinali detti Curiali, aggiungiamo li cardinali che sono a titolo delle più importanti diocesi del mondo cattolico. Tutti da Noi nominati in pubblici e segreti concistori, han diritto in conclave eleggere quando Dio voglia (al più tardi possibile) il successore Nostro. Agli Cardinali ottuagenari e infermi consentiamo l’ingresso con quattro acolithi. Riconosciamo che questo è il governo di divino diritto per la reggenza della Santa Chiesa. Le trasformazioni delle relazioni internazionali e di governare non ci tangono. Noi supereremo le ricorrenti tensioni interne alla Chiesa emergenti dai processi di adeguamento ed aggiornamento col divino aiuto. Con la fine del nostro pontificato, che molti non ritengono lontano per l'età e la nostra salute malferma, il governo non traballerà essendo la chiesa cattolica il naturale punto di riferimento culturale europeo e mondiale, che l'Occidente laico cerca di usurparci dopo la caduta degli imperi centrali e il declino delle utopie. Con determinatezza dobbiamo guidare le nazioni per ristabilire ove occorre la centralità della Chiesa e per riaffermare senza mutamenti la dottrina perenne benché ahime! fortemente ridimensionata dai Concili”.
Alla lunga requisitoria pontificia tutti balbettarono un assenso incondizionato: il riesplodere dei conflitti intercapitalistici e l'aggravarsi dello sfruttamento dei popoli con il seguito di conflitti sociali e di guerre rese più feroci dalle tensioni interetniche, cancelleranno l'immagine del capitalismo dal volto umano. “L'esplosione dell'integralismo islamico toglierà ogni speranza al disegno di affidare alle religioni il compito di riscrivere la tavola dei valori del secolo XVI. La povertà teologica e la indisponibilità al dialogo vanificheranno lo sforzo di aggiornamento culturale avviato con i documenti e il nuovo Catechismus ad parochos, mentre, l’autoritàrismo e le censure riveleranno l'inconsistenza delle timide aperture alla libertà introdotte dalle nuove leggi canoniche”. Condizioni davvero molto difficili la fase di ristrutturazione degli equilibri internazionali, il rapporto con le pullulanti confessioni cristiane e le altre religioni e il crescente disagio interno alla comunità ecclesiale e alla stessa istituzione ecclesiastica.
Alla presenzia dunque del Santissimo e dei signori Cardinali il Cancellarius della Santa Romana Ecclesia lesse esterrefatto il testo latino che gli aveva rovesciato il suo abituale ottimismo, alimentato dalle frequenti crapule, in un indiscusso pessimismo antropologico (per usare parole comprensibili): ”quaeris veluti in somniis lucem, patriam olentem suavissimos odores; somnias possessionem aeternam Creatoris omnium istarum rerum memorabilium; cogitas te posse exire ex tenebris, quae te circumdant: procede, procede; laetare de morte, quae tibi non quae optas sed noctem praebitura altiorem, noctem scilicet nullius rei” (docta et in herba theologa Theresia a Iesu Infante): non posso vertere in nostra vulgare sermocinatione. Per somma fortuna intrò l’Eminentissimo Archiepiscopus di cui lapide devota elogiante leggesi in cattedrale ecclesia di Praeneste, portando fichi e uliva dolcissime con cassatelle sicule gelatate dalla Bella Trinacria, di cui era Vicerege ovverossia Siciliae prorex, nonché puranco Protector Maior, che non si sa come tradurre, Cancellarius della Castellae, Consigliere di Stato etc. del Re Cattolicissimo Carolo, capo de’ Lanzichenecchi infausti assassini di diecimila e dieci romani nel 1527, et iniziò lasciando la bocca di tutti spalancata, enarrando per filo e segno quanto come extraordinarius legatus fatto avea e Primate non d’una ma tante e tante Hispanie, sì da dirsi Hispaniarum Primas et Protector. cose che per vero non interessato m’hanno e addormentommi puranch’io un pezzettino piccolo piccolo.

E disse anco volere dar principio finalmente a Vento di riforme irreformabili.

Il 2 settembre 1566 erano state inaugurate fra salve di artiglieria le carceri del palazzo della Congregazione del Sant’Uffizio, già  palazzo Pucci. I carcerieri erano dodici cardinali, quanti gli Apostoli santi, chiamati con dolcezza esemplare e apostolica inquisitori generali’. Loro prefetto naturalmente non poteva che essere il Papa stesso, Vicario del Cristo, che aveva scacciato e schiacciato i mercanti dal tempio. Davanti al commissario di turno, assistito da un padre commissario e da due aiutanti, che abitavano nel palazzo, ogni lunedì venivano esaminati gli atti processuali di quanti erano accusati di eresia, di bestemmia eretica, di sollecitazione ad turpia con abuso della confessione, di disprezzo delle sacre immagini, di divinazione, di sortilegi. Al giovedì nella sala del Concistoro davanti al Papa venivano fatte le relazioni e ratificate le sentenze. Quelle contro i sortilegi erano particolarmente severe: “Condanniamo te, creatura infetta e infestata dal diavolo, all’arcto carcere in perpetuo, in questo Santo Officio, senza speranza di gratia, accioché in esso debbi continuamente piangere li tuoi peccati e fare penitentia per implorare dal Dio nostro la misericordia e il perdono de li tuoi peccati e passati nefasti errori. Nel nome del Santissimo Iddio Padre et Filio et Spirito santo ”.
Del resto il rogo di Giordano Bruno risonava ad etterna ammonittione contra gli heretici, imperciocché il grande universale teologo, attingendo lumi da s.Roberto Bellarmino, con apostolica saggezza et mirabolante raziocinio aveva sentenziato: “L’eretico deve essere giustiziato, primieramente perché è più pericoloso di un pirata - infatti il pirata attenta alla vita del corpo, che è mortale, mentre l’eretico attenta alla vita dell’anima, che è immortale; in secundis perché il supplizio di un infedele è per gli spettatori più efficace di un quaresimale per il consolidamento della fede; terzieramente perché la morte è utile all’eretico istesso, in quantum non potrà più fare dell’altro male, né aggravare la sua eterna condanna”. Era costui Bruno contro avversari di tutti i paesi e di tutte le confessioni, che spregiava di "porci", "pedanti", "barbari e ignobili". Ben fu aggredito, a sassate, dagli spiriti, e fuggendo giunge a Ginevra abbracciando occultamente il calvinismo, e costretto in ginocchio a lacerare un suo opuscolo. Era dunque a Parigi nel 1581, esperto nell'ars memoriae e favorito di re Enrico III. A Londra spia divenne addirittura rivelando segreti in confessione. Ma nolano com’era conflisse puranco col rettore, Petrus Nigidius, e approda a Wittenberg, citta simbolo del luteranesimo. Ma a niuno piacque la sua explicazione di metempsiosi, affermando che coloro i quali abbiano viso, volto, voci, gesti, affetti ed inclinazioni, altri cavallini, altri porcini, asinini, aquilini, sono stati o sono per essere porci, cavalli, asini, aquile, o altro che mostrano. Praga, la citta dell'imperatore Rodolfo II, è una centrale di maghi, alchimisti e occultisti giunti da tutta Europa.
Con Campanella predica ora grandi mutamenti, età dell'oro e congiura con i Turchi, e i feroci pirati di Bassan Cicala, fondare Stato magico, dittatoriale, comunistoida. Inesorabile condanna: “Empio, scacciato se’ da almeno dieci città  diverse, condannato da cattolici, calvinisti, protestanti e professori; se’ spia, violator del segreto confessionale, rinnegato, innumere volte cercator di magia, intrigante, attentator de l'ordine una politico e religioso”. costituito nella suddetta carcere il detto giorno “et condennato dal ufitio della santa Inquisitione alla morte Bartolomeo di Giovanni Bartoccio da Citta di Castello per eretico pertinace et ustinato, quale perseverando nella sua pessima ostinatione, non gli valse persuasione di theologhi né di dottori, ma sempre più ostinato si dimostrò, al fine fu condotto in Ponte, dove di nuovo fu combattuto, ma non si potendo far profitto nessuno, fu abruciato vivo, presenti quasi tutto il popolo di Roma. Adi, 25 maggio”. E ancho: “Costituto nella suddetta carcere il detto giorno et condemnato a morte per l’ufitio della santa Inquisitione, don Francesco di Galeazzo Venicellario de la Chiarella diocesi de Milano, sacerdote apostata del ordine minore, chiamato altramente frate Jacomo, quale stando ostinato, et non volendo mai con persuazione ridursi alla santa confessione, al fine la nostra compagnia si risolve mandare per il padre Pistoia scapucino et altri theolohi zocholanti et di quelli del Jesus, quali disputarono con il detto ostinato sopra la sua opinione sino alle 13 hore. Al fine con l’aiuto dello spirito santo si ridusse con grande umiltà a confessarsi et domandar perdono a Dio de li soi peccati. Non fece testamento, né lassò memoria alcuna presenti li sotto scritti testimonii. Confortatori della notte: Messer Bastiano Caccini, Messer Agniolo de Orso, Messer Mariotto de Rossi, Messer Gian Battista Italiani, Poi fu menato in Ponte, dove fu appiccato e poi abruciato. Per Monte Zazera provveditore. Antonio Strambi scrivano”.

Un cardinale (nella confusione il segretario non riuscì a sapere il nome, ma da fonte sicura trattasi di Georges d'Armagnac, vescovo di Rodez, ambasciatore di re Francesco I di Francia a Roma) osò dire: “Il mondo è pur vero sotto il dominio dello spirito di Satana, presente nell’umanità che rifiuta Dio. E questo non è perfetto manicheismo. Imperocché Dio permette, non vuole, mentre l’altro, il dimonio con occhi di brace, vuole e ottiene contro Dio e i santi tutti. Il demonio esiste, ha un suo regno, ha suo pianoforte, cum stricta loggica agendi, regnum malum, che regge, quinimmo sviluppasi per homines. E Dio – il Dio buono - sta a guardare come va a finire”. Il tremendo cardinale Alessandro Farnese, iuniore, vescovo di Parma, creato cardinale da Paolo III il 18 dicembre 1534, assieme a Guidascanio Sforza di Santa Fiora, nipote di Sua Santità, vescovo di Montefiascone, fino ad allora silenzioso disse in bel senese: “Vi sono già segni di un ritorno di forze oscure, mentre crescono nel mondo secolarizzato i riti satanici. Il diavolo è una presenza misteriosa, ma reale e personale, non simbolica”.

Ma a Claude de Longuy de Givry, vescovo di Poitiers, amministratore di Langres, questo pessimismo schopenhaureniano avvenire non piaceva, per essere francese, e aggiunse: “Ma povero diavolo! Perché lo condannate per lo più al sesso maschile e ad avere carnal commercio soprattuto con le donne!”. Ma la sua proposta di creare la diavolessa, che magari imitasse il maschio diavolo nell’assalire gli incauti adolescenti, non fu approvata perché contraria alle Sante scritture. L’egemonia ottomana forte già dal 1512 e all’apogeo in Marocco nel 1578-1603 col regno di Ahmad al-Mansur, preoccupava il pontefice, e particolarmente l’organizzazione del makhzen per il mantenimento dell’ordine e l’esazione delle imposte, fondato su un esercito regolare, formato di rinnegati, di mauri andalusi, di negri e di istruttori turchi. Ma non sapeva che fare: dialogare, patteggiare, combattere? Non uno voleva esporre la vita propria per gli altri.

Terre alle tribù dell’Algeria orientale, cacciate dai Turchi, date in cambio del servizio militare. Buone relazioni con spagnoli, francesi, inglesi, tanto che a Marrakesh il palazzo al-badi consolidava vecchie aspirazioni. Ma a Roma succedevano cose strane, con cardinali assenti al conclave, tal Francois Guillaume de Castelnau-Clermont-Lodeve, arcivescovo di Auch, vescovo di Frascati, amministratore di Agde, Alfonso di Portogallo, arcivescovo di Lisbona, Albrecht von Brandenburg, arcivescovo di Mainz, amministratore di Halberstadt, Eberhard von der Mark, amministratore di Valencia, Niccolo Gaddi, vescovo di Fermo, amministratore di Cosenza e di Sarlat, Antoine du Prat, arcivescovo di Sens, amministratore di Albi e Meaux, Bernhard von Cles (o Bernardo Clesio, o Clesius o de Closs), principe-vescovo di Trento, Louis de Gorrevod de Challant, vescovo di Saint-Jean de Maurienne, Garcia de Loaysa y Mendoza O. P., vescovo di Siguenza, Inigo Lopez de Mendoza y Zunig, vescovo di Burgos. Alfonso de Manrique, arcivescovo di Siviglia, Juan Pardo de Tavera, arcivescovo di Toledo, con dippiù Papi effimeri: Gilio III (1550-1555), contestato dal vecchio Gerolamo Simoncelli, e morto di crepacuore per non aver dato a sufficienza ad un certo buffone di nome Fabiano le spettanze in un banchetto; di crepacuore mori anche Marcello II (1555), immortalato dalla messa di Palestrina nel giorno di Pasqua; l’antiimperiale Paolo IV (1555-1559), impiegò tanto tempo per l’inutile Bolla Cum secundum Apostolorum: voleva poveretto obbligare i futuri cardinali in conclave a non trattare prima del conclave; Pio IV (1559-1565), avversato specialmente da Marcantonio Colonna, mori nella braccia di S. Carlo Borromeo; Pio V santo (1566-1572), amareggiato dal pronepos Michele, fu invece consolato dalla vittoria di Lepanto. Finalmente però lo Spirito divino si era svegliato con Gregorio XIII, dicendo le profezie: "13 numero fortunato" (1572-1585).  Il 15 agosto 1582 Camillo de Lellis a 32 anni fonda i Camilliani, destinati a vivere e operare con industre pietà in una società effervescente al massimo, ammirato da S.Luigi Gonzga (+ 1591), dal vecchio Tintoretto (1518-1594), da Palestrina (1525-1594), dall’inquieto Bruno (1548-1600), e pur ancho Shakespeare (1564-1616), Cervantes (1547-1616), mentre Bacone (1562-1626), Keplero (1571-1630), Campanella (1568-1639), Galilei (1564-1642) si divertivano a giocherellare con la natura rerum.

Del electione del Pontifice Summo e regimine universale

In Concistoro dunque adunati e gli spiriti santi invocati cominciò la discussione del primo urgente decreto sulla electione del Summo senza eguali e poi sul regimine universale: “Ed è ora – dicea ad alta voce per isvegliarli tutti - che io faccia alcune considerazioni sopra li conclavi e necnonne sovra l’elezione delli vescovi et abbati. Ecco qua: giunto mi sembra il tempo che l’elezione papale sia fatta da tutti gli patriarchi et cardinali metropoliti, con totale esclusione degli altri chicchessia, et avvenga in questo cotal modo: prima si radunino li quattro grandi patriarchi della Pentarchia che umilmente debbonsi venire nec plus credere essere la elezione del vescovo romano fatto intimo della Chiesa Latina, ma del generale e cattolico popolo d’Occidente e d’Oriente, di Austro e Mezzogiorno. Detta quindi la messa in santo latino come debbesi per quattro giorni faccian l’appello delli altri metropoliti mondiali per nazione di cattolici e cristiani superiori a cinquanta milioni di teste e così l’Europa abbia 10, l’Asia 5, l’America del Nord 5, l’America del Sud 5, l’Africa 5, l’Australia 3, Oceano 3, che fanno tutti un masso di quadraginta e tanti bastano, imperòcché tanti di più fanno solo confusione et puranco lo santo spirito si confonde a scegliere. E poi tutti son no che quadraginta sacrato numero è per tutti i secoli. Fatto dunque prece e dijiuno per tre giorni presto di mattino si rechino nel luogo e indicano quelli tre o al massimo cinque che reputano essere capaci et probi per tanto offizio et avvien lo primo spoglio e il primo elenco. Se qualche ottiene 30 voti è subito e statim eletto. Se no, si vota poi solo per quelli che hanno superato in primis li dieci voti, esclusi li altri. E sono due scrutini. Se qualche ha ottenuto 30 voti è eletto. Se niuno, si vota ancora per la terza volta nel primo die ma solo per chi ha ottenuto più di 15 voti. Se anco niuno ha 30 voti si sospende e detto l’inno allo Spirito si cena. Alli vespri fatta orazione in silenzio, come li santi monachi, per una hora si vota ancora per quelli due che hanno havuto il mattino il maggior numero e così è chiamato chi ha havuto più voti in tutto nel giorno istesso. Eppoi si fan grazie a Dio e il seguito come si suole. Amen nel Padre et Filio et Spirito Santo.

Dictatus Bellarmini

Dopo la frugal colazione, protattasi fino alli vesperi, si esaminò il dictatus Bellarmini: quod Romana ecclesia a solo Domino super Petrum sit fundata.
Dass die romische Kirché vom Herrn allein gegrundet worden ist (questo lo disse chiaramente perché capisse Lutero e puranco li tristi suoi seguaci, in biforcuta et cornuta lingua).

Quod solus Romanus, minime Constantinopolitanus, pontifex iure dicatur universalis.

Dass allein der romische Bischof mit Recht „allgemein“ genannt wird. Quod cum excommunicatis ab illo inter cetera nec in eadem domo debemus manere. Dass Wir mit von ihm Exkommunizierten unter anderem nicht in demselben Haus bleiben durfen (precetto diktat troppo difficile, ma con la grazia divina tutto è possibile). Quod solus possit uti imperialibus insigniis. Dass er allein die kaiserlichen Herrschaftszeichen verwenden kann (si udì uno scricchiolio di tutti li scranni). Quod solius pape pedes omnes principes deosculentur. Dass alle Fursten allein des Papstes Fusse kussen (era davvero troppo). Quod illi liceat imperatores deponere. Dass es ihm erlaubt ist, Kaiser abzusetzen (come il povero Enrico IV). Quod a fidelitate iniquorum subiectos potest absolvere. Dass er Untergebene von dem Treueid gegenuber Sundern losen kann.

L'abate di S. Paolo, entrato sul momento, urlò: Mai mai passato per la mente a Pietro, mentre predicava al suo minuscolo gregge ad Antiochia o a Roma, che in un giorno futuro avrebbe avuto il potere sull'intera Chiesa. Solo dopo il trasferimento della corte imperiale a Costantinopoli (la nuova Roma) si cominciò a separare Pietro da Paolo e il primo documento papale indirizzato alla chiesa universale essere la Bolla di Bonifacio VIII "Unam santam" del 1302.

Tutti sanno – noverunt omnes - che dopo aspre lotte per le strade i seguaci di Ursino si asserragliarono in S. Maria Maggiore, la nostra Signora della neve, dove vennero sterminati dai seguaci di Damaso. Ursino in esilio mandato dall'Imperatore seppe che Damaso, per cancellare il massacro, assunse per la prima volta l’investitura di successore di Pietro (382). "Una volta che hai raggiunto l'incarico, uno se la gode, in pace, con una fortuna assicurata dalla generosità dei fedeli e delle matrone. Gira in carrozza, vestito splendidamente. Offre banchetti assai più lussuosi di quelli imperiali".

Gelasio iniziò la selvaggia guerra contra il Patriarca di Costantinopoli, Akakios, essendo esso troppo liberale verso i presunti eretici monofisiti, e contro un tale Thiudareichs (Teodorico), re goto che governò saggiamente l'Italia pur barbaro per alcuni decenni (re dal 493 al 526), arrogandosi di imporre inanamente contra il rege, forma biforcuta di supremazia della Chiesa sul laicato. Gli Ostrogoti sui sudditi ardenti, guardanti le sciabole ferme e innocue, appese alle querce antique, sacre a Zeus, rimpiangevan li massacri gloriosi, e mormoravan contra l’Editto, di tolleranza e comprensione delli laici immondi sopra il sacrato clero, scritto, in latino ed in goto: "Religionem imperare non possumus, quia nemo cogitur ut credat invitus - Galaubeins ni mag weis anabudaima; ni ains hun galaubjaith withra is wilja." (non possiamo imporre la religione con la forza; nessuno può essere obbligato a credere contro la propria volontà). Et inoltre infino all'undicesimo secolo li papi eleggeransi in directo dal popolo di Roma con le osservanze poche de li cardinali soli cardinali elettori poi et ufficiali del Papa. Niuno ardisca essere papa senza sedia vacante, niuno eleggesi in punto di morte, niuno fingasi morente per essere eletto. Io, rege Teodorico, sono il solo unicio e semplice successore di Costantino e dono cosa voglio alli clerici e alli laici, ma più alli clerici, che obbidienti sono maggiori de li laici e dal 330 in Costantinopoli, ovverossia vecchia Bisanzio, ordino che li Papi, diventano sempre maggiormente interessati negli affari del Regno, exemplo traendo da il Grande Leone (440-461), fugator di empio Attila l'Unno, e da Gregorio pur esso Grande (590-604), Patriarca dell'Occidente.

Vollo fortissimo che li Lombardi, barbara tribù proveniente dal Baltico, pervenutane in Italia nel 568, dal papato militari fatti persin li chierici, Roma etterna defenduta sia per ogni secula. E tu, Stefano III, viaggia da Pipino, re dei Franchi, e nella santa abbazia di St.Denis, noma l’istesso e il di lui figlio Carlo, un dì saria Magno, patrizi dei Romani e cotanto in obtemperantia al documento fededegno, benché polveroso e dilacerato in tante parti, del 30 marzo 315, pel vulgo donazione di Costantino a Silvestrio, vicario del figlio di Dio, e a tutti i suoi successori in perpetuo: “In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale ò terreno, noi decretiamo che si debba venerare ed onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Imperò e trono terreno. Il vescovo di Roma regna su le principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo. Financo noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della citta di Roma e dell'Italia e delle regioni occidentali." Quel grande Costantino nostro predecessore volle Roma, dove la religione cristiana fondò l'Imperatore del Cielo Cristo, senza rivale alcuno sulla terra. Pipino giurò esser vero il documento, come testimoni eran li siggilli, e puranco stalliere fu di Silvestro, come in musaici si attesta e bulle pure.

Per lo quale nostro Signore Adriano IV, Nicola Breakspear, figlio del prete Wanager, regalò l'Irlanda ad Enrico II d'Inghilterra, spudorando il malvagio Lorenzaccio Valla, che il dicea falsissimo. Oh spudorato!, mettea a posto di Silvestro, l’incognito Milziade, profetizzar Costantinopoli per Bisanzio, iscriver barbaro latino, e occultar Stefano III presso li Franchi.

Lo quale nell'anno 782, benedisse Carlo, occisore di 4.500 sassoni, empi e caparbi adorator d’idoli, rifiutando sulla riva dell'Aller il lavacro sacro del battesimo e preferendo lo scorrer del sangue proprio. Per nobili motivi imperiali divorziò dalla prima moglie, e dalla seconda avuti sei figli, staccossi pure e come il grande profeta Davide anco due figlie ebbe dalla terza moglie e un’altra ancor dalla bella concubina. Ripristinando Stefano la tetragamica unione, orrore delli Greci santi, unissi alla quarta maledetta senza eredi e sepoltala tenne quattro concubine con un figlio da ciascuna. E dopo sì nobili prodezze e guerre, come dice Einhard, seguito da Alcuino, fu da Leone III papa coronato di gloria in Santo Petro la notta di Natale, per completare la trimurti cattolica: Carlo, Imperatore, Papa, che superiore era tuttavia alli altri due peccatori laici.

Leone, adultero proclamato, assalito da una folla ostile, ebbe cavati entrambi li occhi e tagliata la lingua. cossì cieco e semi muto, brancolava cercando la testa dove incassare la corona al Re imperatore e Augusto, giurando prima sedes a nemine iudicatur e toccava a lui creare sovrani. Di contro, Carlo creò vescovi e abati, dannò di capo monaci e preti simoniaci, sodomiti, e fornicari, ed ebbe lo ius primae noctis nell’elezione dei papi.

Gli apocalittici, spiegò all’assemblea dormiente, sopravvivono confezionando teorie sulla decadenza, mundi istius universi et potissimum Ecclesiae suae santae, mentre gli integrati (i computer non èrano stati ancora inventati) raramente teorizzano e più facilmente operano. L'Apocalisse è l'ossessione del dissenziente. L'integrazione è la realtà di quanti non dissentono. L'apocalittica consola: profetizza superuomini che s'innalzano sulla banalità. Il superuomo del apocalittico oppone alla banalità imperante il rifiuto, il silenzio, si nutre della sfiducia totale in qualsiasi modifica l'ordine.

La superumanità è un mito nostalgico delle comunicazioni di massa, fornite, aggiunse con visione profetica anticipatrice di cinque secoli, dall'esistenza dei giornali, della radio, della televisione, della musica riprodotta e riproducibile. Questi prodotti in messaggi a getto continuo metteranno in crisi i valori precedenti, ma questo non deve escludere il giudizio severo di questo Supremo e Sommo Tribunale della Santa e Universale Inquisizione, la cui condanna rigoristica, è mitigata dal vecchio: Index Auctorum et librorum qui ab officio S. Rom. & universalis inquisitionis caveri ab omnibus & singulis in universa Christiana Republica mandantur (Romae, ex Officina Salviana, 1559). Onde iste nescioquis Conradus Lycosthenes in elencho ponesi de’ Auctores quorum libri & scripta omnia prohibentur. I homines culti costruiscano non vestano habiti più facili e comuni di profeta. Le vie del Signore sono infinite e la malattia può avvicinare a Dio, tuttavia il medico credente o no debbe curare le malattie. Il Divino disegno della vita si sbriciola in submolecole, reazioni all'interno della cellula, interazioni a livello planetario degli esseri viventi tra loro e con l'ambiente fisico, processi che guidano lo sviluppo dall'uovo all'individuo adulto, alla ricerca delle radici della vita nel profondo passato della storia della Terra. Questo sviluppo tumultuoso crea problema acuto e complicatissimo.

La tentazione di voler legiferare previamente su tutto, e non apparire disinformati, ci obbliga ad un accumulo di termini, di concetti, e concentrati di informazioni, degeneranti in non-senso e quindi rigettati, come oscuri o astrusi.

In primis la vita rispetta regole inviolabili, fondamentali, naturali processi in salita. In secundis i sistemi vitali sono organizzazioni complesse, miracoloso congegno di reazioni accoppiate, autoregolate, in rapporto controllato con l'ambiente esterno, visibil nelle cellule, nei tessuti, in organismi, con trasmettitori chimici, in fondamentale equilibrio. In tertiis nel disegno della vita c’è il ruolo del caso, chiaramente visibile nella riproduzione sessuata, come le future leggi di Mendel in statistica fermano. Il caso entra in tutta la storia della vita, e alla base di tutta l'evoluzione, la condizione mutevole degli esseri, contro la nostra santa dottrina dell’immutabilità della natura creata dal sommo Iddio, perfetta, etterna, fissa. Ebbene il caso, si dice, è alla base anco della nascita e della scomparsa delle specie. La natura vivente tuttavia si difende dai rischi del caso, e conserva gelosamente il patrimonio di esperimenti validi, e nello stesso tempo è aperta, proprio tramite gli eventi casuali, a nuove continue avventure. Affascinante è lo sviluppo e l'affinamento del sistema nervoso, l'invenzione del pensiero. “Sacrilego!” gridaron tutti.

De li episcopi et eguali elezioni

Per permettere una boccata di respiro al tavolo del ristoro mattutino, detto Bar Jona, per distinguerlo da quello sospetto che ab immemorabili diceasi Bar Abba, con apparecchio di mele maledette e affascinanti, tanti bona frutta e bevande liquide genuine, si intromise il Decano del Sacro Collegio, lamentando che ancora non si era provveduto alla nomina dei seguenti episcopi universali e sollecitando la provvisione delle santissime chiese, ancorché titolari, ovverossia senza territorio, sottratto da tempo alla santa Madre Chiesa dai cattivissimi eretici ed empi musulmani et turchi potissimum, nonche lutherani. A tali sedi si provvide, costatata la regolarità delle nomine con innumere commendatizie delli imperatori e principi e duchi, cui puranco molti eran meravigliati, ma consegnata la targa tacquero tutti insieme, che dicea: ed approvata la limosina conseguente da esse nomine, in siffatto modo, per poi andare alla mensa, detta Bar Abba. Ad Abecornia fu promosso l’illustrissimo segretario del Re cristianissimo, ad Afroditopoli, il portaborse del Re Cattolicissimo, ad Anatetarte, il cerimoniere di Sua Altezza, ad Avitta Bibba, il coppiere del Re, a Bacata di Arabia, Monsignore Baccalaureo, a Bulgarofigo, l’amanuense della regina, a Cardabunda, unita pro hac vice a Crepedula, l’Illustrissimo precettore di Sua Maestà; ad Ecdamauva, il sacrista della cappella regia, a Fessei, il precettore del Delfino, a Fico, lo smidollato ed effeminato abate di Santacroce, a Fiumepiscense, l’ubriacone Erminio, a Forconio, lo zelante estintor deretici Erasmio, a Guzabeta, il coppiere della Regina Ermenegildo, a Igilgili, il portinaio di Santa Cristina, a Lamiggiga, Basilio monaco inquieto, a Lindisfarna, Lucrezio de’ Mori, a Lupadio, il mite e imbelle Agnolo de’ Filistei, a Mascula, il femineo Isidoro, a Mattiana, Guglielmo il savio, cameriere della regina d’Inghilterra, segretamente converso, a Menefessi, Ugo degli Sciancati di Firenze, mediceo, a Numluli, Savakanna profugo dalla Nigeria, convertitosi in nave corsara, a Oca, Pavo di Tuscia, a Pappa, Bambo il Giovane, a Pompeopoli di Paflagonia Atenagora greco, a Rodosto, Rodolfino d’Absburgo, a Ruspe Vittore di Roma de’ Colonna, a Sagalasso Laurenti di Santa Veronica, a Scardona Giuseppe detto Josepho, a Sfasferia Melantone il Pio, a Sibidonda Ernesto maestro, a Simidicca Lentinio siculo, a Soldaia Francesco detto il Milite, a Stratonicea di Caria Soterio della Giudecca, a Strongoli Ermenegildo il Pazzo, a Sutunurca Cesario il Simpatico, a Tanaramusa Umbertino il Piccoletto, a Tibuzabeto Blasio lenticchioso, a Titiasso Lusore di Terranova, a Tubernuca Silvestro di Porto Empedocle, a Tubusuptu Mosco di Canicatti, a Unizibira Agatino messinese, a Uziparri Salvo di Santa Venera, a Vanariona Bertuccio genovese, a Velebusdo Cecicio buono, a Zarzela Zocco il Magnifico, a Zucchabar Monteleone di Montelepre. Tale uggioso elenco sarebbe continuato, ma molti si erano addormentati e assentivano convinti ad ogni nome, di cui sconoscevano esistenza e provenienza. Svegliaronsi quando furono portati al Santissimo amuleti sacri di oro massicio: “La benedizione si attaccherà meglio” commentò il Pontefice rivolto ai Cardinali stizziti per tanto oro profuso in inutili oggetti, che si avvolgevano in pavoneggianti artistici stracci di porpora. Il Cattolico di Spagna col Fedelissimo della Lusitania gareggiò col Cristianissimo di Francia e l’Apostolico d’Ungheria nel porre immantinente’ a servizio della Madre Chiesa la spada vendicatrice contro Lutero, il porcello e cinghiale infernale che la devastava, e il Defensor fidei dell’Anglia avara, traditore e guerrafondaio contro il Re Ortodosso’ di Polonia.
De li canonici e uguali mala nova diffusasi essere molti prebendari arraffoni e venales statuiamo si accontentino del loro e faccian l’ore al tempo statuto in presentia del decano e del cantore.
Il palazzo pontificio del Quirinale, cominciato da Gregorio XIII neI 1574, coll’ architettura di Flamminio Ponsio, e diretto dai migliori, qual Fontana e Bernini, avea magnifico cortile di quattrocentoquarantadue palmi, largo duecentoquaranta; da tre lati circondato da magnifico e larghissimo portico, e il quarto lato, ossia il fondo del cortile, decorato di facciata d’ordine ionico, terminata da orologio sotto cui mosaico della Madonna.

Nel 1582 il Papa abitava ancora nell’immenso palazzo vaticano, che ha circonferenza di palmi ottocentonovemilasecento, vale a dire ventiquattro rubbia di terreno. La biblioteca assai rinomata sia per i codici, sia per i rarissimi libri che contiene, come divino Sisto V, nella prima sala custodisce opere di diverse lingue, latina, greca, ebraica, araba e siriaca; in essa sala sono i ritratti di tutti i cardinali bibliotecari, passati presenti e futuri. Vastissima sala lunga palmi trecentodiciasette, e larga sessanta nove, è divisa da sei pilastri in due navate, ed è decorata di pregiatissime pitture; sopra il cornicione, che gira intorno alla sala, rappresentanti eventi principali di Sisto V; sotto il cornicione, nella navata sinistra sono dipinte celebri antiche biblioteche; sopra le quattro faccie dei pilastri di mezzo sono rappresentati gl’ inventori dei caratteri di varie lingue; sul muro della navata destra sono dipinti i concili generali. Sonvi quarantasei armadi ornati di bellissime miniature, li quali contengono rarissima collezione di codici. Sopra gli armadi è disposta collezione di vasi etruschi. Dopo vi sono due lunghissime corsie con molte stanze e altri manoscritti appartenenti già alle biblioteche dell’ elettore palatino, dei duchi di Urbino, della regina Cristina, della casa Capponi, e della casa Ottoboni. Queste due corsie unite misurano la lunghezza di quattrocento passi. Nella terza stanza vi sono statue antichissime sedenti: una di Aristide da Smirne, l’altra di S.Ippolito vescovo di Porto, nella cui sedia è scolpito l’antichissimo calendario pasquale. La quarta stanza contiene una raccolta di antichità cristiane e bassirilievi incassati, con armadi di radica di noce, nei quali si conservano vetri, croci, vasi sacri, dittici. Siegue la sala dei papiri, ornata di marmi, pitture e altri oggetti preziosissimi. Siegue una lunga galleria nella quale dentro scaffali decorati di dorature e cristalli si conservano i libri stampati. Finalmente vi è la camera del medagliere.

Approfittando di un momento di distrazione del Sommo, alcuni andarono in detta Biblioteca, a cui si accedeva, come Dante nell’Inferno, per una porta stretta e istoriata e così scritturata:


BIBLIOTHECAM APOSTOLICAM
INGRESSVRIS EXCOMMVNICATIONEM LATAE SENTENTIAE
CODICVM ET VOLVMINVM FVRIBUS
MALEDICTIONEM AETERNAM

In un angolo polveroso eravi Federico da Montefeltro, duca di Urbino, che a voce elata leggeva: “Il bibliothecario vole essere docto, de bono aspecto, de bona natura, accustumato, et bona et expedita lingua, el quale a scontro de la guardarobba de' havere lo inventario de tucti li libri, et quelli tenere cum ordine et a lochi de possere ritrovare ciò che  '1 vole in uno subito, cusì i latini commo li greci o li hebrei o quale altro ce fosse, et sciorare insieme cum li libri la stantia, et vedere che la non sia humida et guardarla da tignole, vermetti et omne altra cosa nociva et da le mano de inepti et ignoranti immundi et stommacosi, et mostrarli lui proprio cum diligente ale persone de auctoritade et de doctrina, cum farli cum bel modo intendere la prestantia, belleza et gentileza d'essi et de caracteri et de miniature, et de' veder quando se serrano che non se pighe alchuna carta et revederli spesso, et quando se mustrano a persona ignorante che per curiosità li volesse vedere, se non è de troppo auctoritade, basta una ochiata; et cusì havere cura quando li manchasse una serratura de supplire presto et ad omne altro diffecto; et non lassare portare alchuno libro fuore dal suo locho, excepto se '1 signore lo comandasse, et recordise de riaverne el scripto de mano de quello a chi fussino imprestati et tenerne conto da per sé, usando diligentia de pigliare cura quando in libraria vene moltitudine, che niuno ne fusse portato furtivamente, commo fa el presente bibliothecario, acorto et diligente meser Agapito”.
Si capì subito il motivo di quel sotterfugio quando si videro due eminentissimi rientrare in collegio carchi di un codice e un volumine dal titolo eguale o poco differente. Passarono ad aliud, che imperò non so esporre in quantum non capisco, come sopra, quel che disse il Sommo e quel che vociferarono i presenti alquanto indiavolati o per rispetto dell’angel divino molto incavolati. Pertanto trascrivo le loro sententiae una dietro l’altra senza distinguerle, cosa che farà il sapiente lettore si vult, ovvero ne voglia. Di chi sono non ho potuto sapere, perché affeddio non lo so proprio e mi duole la testa se voglio separarle e renderle a mo’ di domande o proposte e repliche.

Opinioni di scholastici empi

Incipiamo con quanti blaspheman contro la virgo sacrata e lagnansi delle Dee Paganorum allorché il Sommo pregò: "Vorrei che la Madonna di Montserrat e la Madonna di Pamplona mi aiutassero". Il Nunzio di Loreto ricordogli immantinente essere quella la Madonna delli Stati Pontifici e augusti. Non doversi tradire per li dèi stranieri, a mo’ delli Ebrei nel deserto, puniti dall’Iddio Iahvè.
Del verbo proprio in questi dì dell’anno Domini 1582 escita è l'edizione Luthergebetbucher da Casper Melissander e di Conrad Porta. Bellarmino non parlo perché già  Erasmo in una famosa inedita lettera a Lutero aveva detto cinquant’anni prima testualmente, sciorinando la sua immensa erudizione, accumulata leggendo di E. A. Wallis Budge, Egyptian Magic, p. XI: «II mondo cominciò ad esistere attraverso l'espressione di una parola di Thoth», evidentemente risonante nel misterioso passaggio biblico: «Da principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era con Dio in principio. Attraverso di lui tutte le cose sono state create, niente è stato fatto se non attraverso lui» (leggi tosto l’evangelio di Giovanni all’inizium di 1, 1-3).

La strabiliante coincidenza sorprese Erasmo, che lasciò tracce segrete per isfuggire alle certe scomuniche nelle tabulae secretae Scripturae in ebraico, in tedesco, in egizio, laddove il dio Thoth, il dio-luna, aveva mille e mille anni prima anticipato quanto Yahweh, il Dio di Mosè, prescrisse come Legge positiva divina cui ubbidire in ogni luogo, in ogni tempo, in ogni civiltà. Dieci furono i Comandamenti dati a Mosè sul Monte Sinai, incisi su tavole di pietra, e gelosamente custodite nell'Arca dell'Alleanza: «Non avrai altro Dio all'infuori di me. Non ti farai alcun idolo. Non nominare il nome di Dio invano. Ricordati di santificare le feste. Onora il padre e la madre. Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non desiderare la donna d'altri» (và diritto al libro della bibba intitulato Exodus, cioè Esodo al capitulo 20, 3-17).
Questo codice legale assoluto era ritenuto il più antico. Ora invece Erasmo era riuscito a decifrare infallibilmente il capitolo CXXV dell'antico Libro dei Morti egiziano in cui un reo confesso in forma negativa faceva recitare alla sua anima uscita dal corpo davanti a Iboth, giudice inesorabile e scriba divino: «Non ho disprezzato Dio. Non ho ucciso. Non ho fatto adulterio. Non ho derubato. Non ho violato la donna di un uomo. Non ho maledetto Dio.
Non ho dato falsa testimonianza» (E.A. Wallis Budge, The Egyptian Book oft Dead: The papyrus of Ani, British Museum Publications, Londra 1895, pp. 195 -204). E come se non bastasse, una rubrica a una parte del Libro dei Morti affermava testualmente: «Questo capitolo fu trovato in un mattone d'alabastro, sotto i piedi della Maestà di questo venerabile luogo, il dio Thoth, e fu scritto dal dio stesso». Yahweh copista di Thoth. Ce n’era a sufficienza per essere sbattuto fuori della Chiesa. Erasmo tremò, chiuse le sue tavole sinottiche e non si ricordò più dove le aveva nascoste, e le affidò al tempo. Giovanni XX, onde controbattere il monopolio della Sola Scriptura “de li maldetti riformatori – che Iddio li fulmini, col fuoco di Sodoma”, voleva con Bulla aggiungere “glosse sottili con le quali si suol fare della Sacra scrittura un naso di cera”, come ebbe a lamentarsi anche Lutero (Spiegazione del Padre nostro, quinta petizione).

Del methodo

“Contra gli empi autori delle ricerché storico-religiose dichiariamo che le divinità dei vari popoli esistono e non fa distinzione tra figure mitiche e attuali, comportandosi gli dèi in modo decisamente umano e poco divino. Quelle chiaramente benevoli e potenti, nelle storie mitiche si comportano in modo malevolo e perverso. Si confondono i caratteri mitici con quelli derivati dal culto, ciò che  un essere era al tempo del mito (caotico e precosmico) con ciò che  invece è nell'attualità (garante dell'ordine). Un essere sovrumano (Essere supremo o divinità che sia) è tale perché riceve un culto e non perché ha miti: una divinità che ha culti è diversa dalla stessa divinità narrata nel mito. Questa confusione che mescolava personaggi mitici e figure oggetto di culto nasce dalla tendenza occidentale a personificare, tendenza che viene poi proiettata arbitrariamente nelle altre culture. Sulla base di questa tendenza i primi etnologi, missionari, esploratori, si domandavano chi fossero gli dèi dei vari popoli e cercavano poi di darsi una risposta ricercando gli elementi per ricostruire queste personalità nelle tradizioni mitiche. Una cultura può avere personaggi mitici veri e propri, con nomi propri individualizzanti, come la cultura greca classica, ma può mancarne come nella Roma arcaica, ove le divinità non erano realmente persone, e la logica personalizzante sovente ha frainteso testi descrittivi del cosmo. A tale logica cosmicizzante si contrapponeva la logica personificante successiva.

Contra lo perfido Lutherro iam mortuo
judicio e Scommunica in alquanto germanico idioma

Un vero tumulto successe quando difender voleansi Tesi talune di Lutero, contrabbandate come dottrina. La numero 25 era chiarissima in tedesco. Die gleiche Macht, die der Papst bezuglich des Fegefeuers im allgemeinen hat, besitzt jeder bischof und jeder Seelsorger in seinem Bistum bzw. Seinem Pfarrbezirk im besonderen. Cioè, tradusse monsignor interprete: La stessa potestà che il papa ha in genere sul purgatorio, l'ha ogni vescovo e curato in particolare nella propria diocesi o parrocchia. Apriti cielo! Livellare il Santissimo a qualsiasi espiscopetto.
La condanna fu unanime (con solo riserve generali mentali e in pectore, per l’innata tendenza di volersi sempre distinguere dagli altri, nostri prossimi nemici). Ma la numero 50 era troppo insidiosa per il potere economico: Man soll die Christen lehren: Wenn der Papst die Erpressungsmethoden der Ablassprediger wusste, sahe er lieber die Peterskirché in Asche sinken, als dass sie mit Haut, Fleisch und Knochen seiner Schafe erbaut wurde. Cioè, tradusse il solito interprete ma stavolta con voce più gridata: Si deve insegnare ai cristiani che se il papa conoscesse le esazioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di S.Pietro andasse in cenere piuttosto che essere edificata sulla pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle (Lutero non aveva scoperto che c’eran di certi villani tra li clerici li quali per cuocersi le proprie due uova, di vanitosissima episcopite, erano pronti a dar fuoco a tutta la basilica di S.Pietro – tal generazione di carrieristi e mai scomparsa, chiosa con amarezza).
E quando si passò alla numero 62, il tumulto fu generale: Der wahre Schatz der Kirché ist das allerheiligste Evangelium von der Herrlichkeit und Gnade gottes. Cioè, riuscì a mala pena a sussurrare il Protonotario: Vero tesoro della Chiesa di Cristo è il sacrosanto Vangelo, gloria e grazia di Dio. Non si fece in tempo a iniziare la discussione che sopravvenne la tempesta del Syllabus, ovverossia abecedario Degli Errori Principali Del Nostro Tempo (non si tratta del giornale odierno), contenuti nelle sante allocuzioni concistoriali e diverse del santissimo signor nostro Papa.
Una caterva di proposizioni era che non finiva di condannare la prima che subentrava la seconda vertiginosamente. Danniamo la quarta subito, che troppo troppo birichina: Tutte le verità della religione derivano dalla forza ingenita dell'umana ragione, quindi la ragione è norma precipua, per cui l'uomo possa e debba conseguire la cognizione di tutte le verità di qualsiasi genere. Ma la quindicesima proposizione fu accolta da un “scandalo, scandalo”, perché diceva: Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione, che, col lume della ragione, reputi vera. E la sedicesima al pari della settima decima con un urlo disperato: Gli uomini nel culto di qualsiasi religione possono trovare la via dell'eterna salute e l'eterna salute conseguire. Et: Almeno si deve sperare bene dell'eterna salute di tutti quelli, che affatto non si trovano nella vera Chiesa di Cristo.
Dopo una boccata d’aria, ché si era fatta pesante la seduta, prosegui con la condanna dell’empia pretesa ventesima septima: I sacri ministri della Chiesa e lo stesso Romano Pontefice si debbono al tutto rimuovere da ogni cura e dominio delle cose temporali. Qualche intellettuale incominciò a parlare di scristianizzazione del cristianesimo, di deislamizzazione dell'Islam, di debraizzazione di Israele, e in genere di dereligionazzazione (che brutta parola, ma non ce n’era altra) di tutte le credenze, tutte autoritàtive, nessuna dimostrabile, omnes necessarie nella cultura in cui sopravvivono, totae deleterie per la costruzione della pace cosmica.
A rafforzamento della vera fede nel Sacro arsenale e nel Santo Macello il notaio deve essere presente a tutti gli interrogatori e trascrivere maxima diligentia tutte le risposte del reo, anco tutti i ragionamenti e pensamenti, anco li moti e le parole che farà né tormenti, anzi tutti i sospiri, tutte le grida, tutti i lamenti e le lacrime che manderà.
Fu pure condannato il concilio di Lima dello stesso anno 1582 tollerante che gli Indiani, diversamente da quanto era imposto agli altri allievi della dottrina cristiana, non dovevano essere costretti ad imparare le preghiere in latino, contra il Tridentino: Si quis dixerit Lingua tantum vulgari missam celebrari debere, Anathema sit.
Non meno pericoloso era il Tractatus de reparatione kalendarii, edito a Parigi nel 1514 da un certo Nicolaus Cusanus, autore pure di una fantasiosa Coniectura de ultimis diebus, edita nel 1471, vulgato da Prosdocimo dei Beldomandis. Tra Dio (massimo e infinito, l'unico nella cui assoluta unità infinita coincidono senza opposizione dell'ente gli opposti, il massimo e il minimo assoluti) e l'universo contratto e, perciò, finito e creato, non si pone altra mediazione che quella della natura di Cristo, il mediatore per eccellenza, l'unico che sia insieme assoluto e finito, divino ed umano, e che per l'unità ipostatica che egli realizza, dell'assoluto e del creato, possa permettere l'elevazione della natura finita e creata all'unità con quella assoluta e increata. Tutta la sua speculazione filosofica e cristologia, con presupposti teorici saldamente esposti nel terzo libro della dotta ignoranza. Esaltando la umanità della natura di Cristo, Cusano esalta l'umanità e le sue possibilità espressive, futuro fondamento di umanesimo e rinascimento. L'uomo è microcosmo, non perché riflette l'universo, ma perché, come dio secondo, o dio occasionato, immagine di Dio tramite Cristo, con la sua mente costruisce il grande cosmo: umanesimo cristologico, dunque, e non cosmologico. L'uomo vuole essere solo uomo, non angelo. Egli non può trovare la felicità che in se stesso, nel proprio perfezionamento interiore. Ma non c’è nessun uomo in cui tale perfezionamento sia completo e massimo, tranne che nella umanità di Cristo. E’ così che in Cristo la natura umana raggiunge il suo modello, realizza l'aspirazione all'eternità, trovando ciò che c’è di divino in lui, la sua immanenza in Cristo, la più alta esaltazione dell'umanità. Si addormirono tutti davanti a pensieri così alati.
Del lungo sermone ariano che niuno compreendeva da taluni mesclato in madrelingua (per non irritare ulteriormente i Luterani sempre ostili al Latino, lingua ufficiale della Chiesa fino ad allora), si è tramandato solo quanto segue: der Mensch steht in der Mitte der Schoepfung. Zwischen Stoff und Geist, zwischen Zeit und Evigkeit che tradotto alla men peggio suona: L’uomo è al centro della creazione, fra materia e spirito, tempo ed eternità. Al senire L’uomo al centro’, come il pallone nel campo di calcio, i copernicani fremettero, ma nessuno osò superare la propria coraggiosa paura. Pertanto seguì senza interruzione: Die vornehmste Kraft des Menschen ist die Vernunft. Das hoehste Ziel der Vernunft ist die Erkenntnis Gottes e cioè: La forza più potente dell’uomo è l’intelligenza. La mèta più alta dell’intelligenza è la conoscenza di Dio (non tutti però furono d’accordo, specialmente quelli che inclinavano alla fede’ dei luterani).

Wer sich mit goettlichen Dingen beschaeftig, wird nach ihrem Bild umgestaltet: Chi si occupa delle cose divine, viene trasformato a loro immagine (le solite esagerazioni di noi papisti – pensarono).

E la conclusione fu: O Herr, ich wollte, ich waere ein Mensch nach deinem allelierbesten Willen: O Signore, io vorrei essere una persona secondo la tua santissima volontà (sottinteso, purché coincida con la mia. Amen’).

Altre asserzioni poco comprensibili, ma posti in ordine sparso, osavano e dicevano: Ciò che  non può essere guarito deve essere sopportato. Non si crea armonia quando tutti intonano la stessa nota. L’intelligenza senza ambizione è come un uccello senza ali. Dio dà ad ogni uccello il suo verme, ma non glielo fa cadere nel nido. E anchora: Chi sposa la moda diventa presto vedovo (molti fischi). E’ facile ingannare la gente, ma è difficile convincerla che è stata ingannata (rumore assordante). L'abito de' preti sarà di tre sorte: l'abito talare, l'abito di campagna, l'abito corto o di città. L'abito talare consiste in una sottana che scende fino à piedi, con una folta fila di bottoni nella parte anteriore, poi un mantello che scende dietro le spalle fino à piedi. Questo è l'abito de' parrochi e dei chierici studenti. L'abito di campagna consiste in un soprabito nero che scende fino alla metà della gamba: e questo è l'abito che si usa dà preti come si deve, in viaggio ed in campagna; e si usa anche dai preti di minor conto in città; ma con quell'abito non sarebbero ricevuti né da un prelato né da un cardinale. L'abito corto è un abito di panno nero che giunge fin sotto le ginocchia, abbottonato per il davanti fino allo stomaco, ed ha attaccato dietro le spalle un mantellino di seta lungo quanto l'abito. Questo è l'abito usuale de' cardinali, de' vescovi, de' prelati, de' canonici, e di tutti i preti che stanno sul loro decoro; è l'abito con il quale si può andare a far visita, eccettoché al papa, dinanzi al quale bisogna andare in abito talare.

“Regina di tutte le scienze fanno la Teologia, scienza di Dio, dell’Assoluto, di natura innaturale, d’esistenza inesistibile, di prove improbabili. La teologia è l’illusionistica scienza di Dio, rapinatrice di speculativo pensiero, evasore di critico esame. Et exemplo universale quando sproloquia di creatione et evolutione”. Frate Agnello si turo le orecchie ed esplose pure: "Della creazione oggi non si sa nulla di certo". Un coro grido: Blasfemia, blasfemia! Al rogo, al rogo’. Sed per nulla intimorito il frate continuò: “Di certo c’è solo che non si può utilizzare la bibbia per risolvere i problemi della Scientia: 'nihil certum neque verum in ea esse confiteor'. Non bastava più turarsi le orecchie, appena lavate con il Savon de Paris. Mai si era udita tanta temerarietà contro l’autorità della Scrittura, in vero da sempre trascurata dai cattolici cristiani e solo di recente rimessa in onore dai cattolici Protestatari d'Oltralpe.
“L’evoluzione - il Frate continuò - come dice puranco qualcuno, che già divina il divino nostro confrate Darwinius, è un’ipotesi che dobbiamo accettare, ma non spetta a noi provare. Il Nulla è. Et quidem se c’è il Tutto deve necessariamente esserci il Nulla. Il Tutto non è tutto pieno. Non comprende il Nulla. Il Nulla non è tutto vuoto non èsclude il Tutto. Il Tutto cambia istante per istante e si annulla nel Nulla, momento per momento. Ma anche il nulla è fatto di vortici senza inizio e senza fine. Il Tutto è la manifestazione religiosa della Provvidenza. Il nulla è la infinitesima dimensione reale del kosmo dopo 1.altezza 2.lunghezza 3.larghezza 4.tempo 5.energia 7.moto 8.direzione 9.massa, et reliqua, per infinita infinità".
Voleva continuare ma il mormorio sommesso esplose in uno scandaloso: "al rogo al rogo, subito al rogo". Aizzati da tante aberrazioni non si capiva più chi parlava, chi interrogava, chi rispondeva. Il problema non era poi così semplice e sicuro come era sempre apparso agli aristotelici. Il Frate imperterrito disse: "Tanti DNA esistono, tanti sono morti, tanti ne nascono ogni giorno. L'uomo e i successori dell’uomo al pari dei suoi antenati modifica il suo DNA. So che per voi la Natura è immutabile. Ma Natura è un segmento del Tutto, nelle due dimensioni dello spazio e del tempo. Natura e struttura (perdonatemi la rima involontaria) che appare costante nell’arco di una generazione umana". Chiusero immediatamente la seduta, anche perché non sapevan che fosse il DNA, e lo condannarono al rogo in Campo dei Fiori.
Ma la Discussio infinita ipnotizzò alcuni che avevano per rispetto umano e per non incorrere nelle ire del Santissimo approvato la condanna di Frate Agnello. Quinci e quindi si riunirono segretamente nelle grotte di S.Michele vicino a Roma, invocando il profeta Elia e non Eliseo, per discutere sul de veritàte spezialmente sul valore della humana scientia et cognittione.
Apri il sermone sulla Epistemologia il domenicano Gregorio di Altavilla: "Episteme, disse, e il sapere valido, fondato, e l'epistemologia significa discorso che tende a giustificare la certezza della scienza. Le scienze, infatti, si dicono esatte, non perché la loro certezza sia scontata, ma perché i loro dati vengono formulati in termini matematici. L'esattezza non va, quindi, confusa con la certezza. L'esattezza fa parte del linguaggio delle scienze, mentre la certezza riguarda il loro contenuto di sapere sulla realtà". Quei pochi furono d'accordo, ma non pubblicarono il risultato della loro disputa per non interferire sul processo a Galilei, una spina nel cuore della Chiesa.
Quando però usci l’anonimo trattato De veritàte ci fu una enorme commozione’ tra i cardinali del Santo Offizio, che improvvisamente si videro tolta ogni autorità e potesta.
Si leggeva dalle prime pagine: “Ogni proposizione e sententia della Chiesa è solo assiomatica e autoritàtiva - quod omnis sententia in seipsa nonnisi auctoritative et axiomatice pronuntiatur”.
“Ogni proposizione e sententia della Chiesa è vera perché il grado della sua autorità è il massimo sulla terra (d'Occidente), non essendo affatto dimostrabile, ma solo intuibile - ex solo intuitu affirmari - e applicabile a tutti i sistemi filosofici e religiosi e politici e sociali esistenti e futuri, imperocché niuno esiste alcuno sistema filosofico che nelle sue premesse e alla sua origine non contenga una affermazione ex auctoritate, ex traditione, ex communi sensu, ex natura, cioè non esiste alcun sistema filosofico che sia giustificabile per la sua documentata intrinseca affermazione - quod valeat intrinsecus demonstrari”.
“Non sfuggono a queste premesse le grandi (cioè numerose per fedeli) religioni che si autodefiniscono rivelate, cioè vere ex auctoritate revelantis Dei Summi. Solo il buddhismo non ha tali pretese e si presenta nella sua intrinseca debolezza di consiglio, che è la sua fortezza. La religione cattolica - autem - colloca la verità secondo questi livelli: la legge di Dio rivelata, la legge naturale, la legge positiva della Chiesa, la legge positiva dello Stato: cioè sanziona dogmaticamente il principio della sua autoritatività e della sua autoreferenzialità della verità, di cui si fa garante in prima persona, non avendo altro senso la legge divina rivelata se non quello che essa intende darle (anche in contraddizione con quello dato da essa stessa in passato). Il che equivale a dire che la Chiesa è la verità di Dio che si rivela, la Chiesa è la verità naturale che essa proclama, la Chiesa è l’unica legge legiferante su tutti e tutto, la Chiesa è la legge dello stato, che deve conformarsi ad essa in tutto. Cioè l’autorità della Chiesa poggia sul nulla - et quia una ipsa manet veritas, nulla est veritas in semetipsa nullaque est innixa veritate”.
Ce n’era abbastanza per iniziare la ricerca di quell’infausto anonimo, sovvertitore della autorità della Chiesa, cioè dell’infallibilità - Summi Ecclesiae Pontificis et cardinalium suorum - come diceva luteranamente. E iniziò la caccia all'Anonimo.
Particolarmente gravido di conseguenze doveva rivelarsi il capitolo di quell’intelligente - che tale si autodefiniva - sul rapporto tra la scienza e la religione: "Nunc capitulum quintum contumeliosum incohamus oportet tractantes de necessitudinibus scientiam inter et paganorum mythos".
Fin dalla prima riflessione su se stessa la scienza ha avvertito l’esigenza di un sapere rigoroso dal carattere di fondatezza valida e comunicabile a tutti, e atto a comprendere la realtà così pienamente da poterla padroneggiare e sottomettere.
Epistème diceva l’umanista cardinal Camerlengo - presso i Greci già dal V secolo a.C. si contrappose al sapere precedente detto mito, che pur essendo espressione di conoscenza del reale, anzi di come sono le cose alla loro origine, non era però tale da essere padroneggiato dall'uomo, avendo esso la pretesa di essere il sapere esauriente. Il mito si ascolta - e voleva forse zittire i chiacchieroni incalliti che parlottavano tra loro - si accoglie. La scienza parla - loquitur - impone alle cose significato e valore. E fu per misurare e dominare tutto con la ragione che nacque la metafisica, teoria generale della realtà, fondata rigorosamente sul ragionamento, sulla logica, sulla dialettica. Ma razionalismo ed empirismo si contendono la pretesa di aver individuato la fonte e il criterio supremo e infallibile della certezza, contro l’infallibile magisterio della nostra madre Chiesa, mater et magistra.

Dunque, sentenziò solennemente, all'origine della scientia havvi la ragione o l'immaginazione.

Niuna osservazione potrà  mai verificare definitivamente una ipotesi, ma solo smentirla in tutto o parzialmente. Surse qui il sacrista di Sua Santità e concluder volea sì lungo eloquio, e disse: Interessi sociali, religiosi, morali, politici, possono falsificare le ipotesi o scomunicarle, eppur, l’atteggiamento di rispetto per l’oggettività della scienza, o di difesa della sua neutralità o autonomia, non ha fondamento nella fede ed è  insostenibile sul piano strettamente scientifico. Rumoreggiò la sala e molti bevvero un bel bicchierin di nettare di Tuscolo per continuare il primo assopimento. Proseguì allora il discorso l’eminentissimo Tudertino: Il metodo storico pone in crisi la sistematicità di ogni sistema, ed è periglioso assai per la nostra scholastica teologia, proprio perché relativizza ogni conoscenza e dà all'uomo la coscienza dei limiti della sua certezza. L’un certo è Cogito, io penso, io vivo.

3.CAPVT TERTIARIUM sive Tertium del regimine delli imperi e regni dominica 7 ottobre
da Obsequiale cum multis rubricis quae non sunt in breviariis neque in missalibus.

De lo imperatore del sacro universale Romano et Germanico imperio

La seduta inizia scontrosamente con la immonda richiesta del Re cattolico, di innumeri privilegi tra li quali tra l'altro, dell'abolizione di taluni istituzioni ecclesiali molto denarosi, del potere papale e dei ministri ordinati, per essere tutti eguali nella Iglesia; chiedeva inoltre l’abolizione se non di tutti ma almeno di molti dei dogmi inutili e difficili, una spiegazione dottrinale sull'Eucaristia e sulla divina Rivelazione. Quattro però erano i muri delli curiali: Il papa essere superiore all’imperatore, il papa non sbaglia mai, il papa decide senza concilio, il papa è re per sè, non per consenso di chiesa.
I problemi superavano il numero dei rari capelli sulle cervici dei presenti. Si balbettò così ma con scarsa convinzione. In primis non possiamo abolire gli santi offici delli indovini et stregoni, in basso et in alto loco. Il mito prima, la religio poi, han stabilito la loro immutabilità, che equivale a confini territoriali stabili, immutabili, e a un tempo che non porta mai nulla di nuovo, non muta, ovvero ritorna ciclicamente. Il rito sposta i confini e i cicli naturali, stabilendo chi quando dove fare l’azione, in un giorno in una settimana, in un mese in un anno in un giubileo, compilando calendari e rituali.

Il massimo potere della funzione rituale si ottiene quando è concentrata nelle mani di un unico operatore impegnato in un unico immane rito, che può essere il re o meglio ancora il re-pontefice. Egli è il re-indovino, il re-operatore rituale, il re-giudice. Il re è anche il sacerdote supremo, anteriore alla regalità. Il Cristianesimo nostro solo propone escatologia individuale salvifica, erede di dottrine soteriologiche misteriche. La questione andava per le lunghe né si venia a capo di niente, perché tutti facevan sfoggio delle imparaticce nozioni sulle varie religioni e gridandosi reciprocamente bugiardo’, che era la parola più dolce, voltarono pagina.

Saltando altre innumere questioni inutili, esaminate tutte diligentissimamente, tra urla e insulti e qualche blasfemia con ragione, si volle verificare la giustezza della spartizione con la bolla inter caetera del 4 maggio 1493 del Santissimo nostro Papa Alessandro VI (1492-1503), insultato dalli regi anglici per abuso di potere, Al nome di quel Santissimo, tutti si alzarono e benché freddoloso ottobrino, levaronsi dagli capi e occipiti berrette e papaline o zucchetti, e attenti ascoltaron la lettura dello arci diacono Onesimo, che scandiva ad verbum, como fusse lui il Pontifice: Alessandro, vescovo, servo dei servi di Dio, agli illustri sovrani, il nostro diletto figlio in Cristo Ferdinando, re, e la nostra diletta figlia in Cristo, Isabella, regina di Castiglia, Leon, Aragona, Sicilia e Granada, salute e benedizione apostolica. Tra le altre opere gradite alla Divina Maestà e dilette al nostro cuore, questa con certezza è la più elevata, che nei nostri tempi specialmente la fede cattolica e la religione cristiana siano esaltate e dovunque vengano aumentate e diffuse, che si abbia a cuore la salvezza delle anime, e che le nazioni barbariche siano rovesciate e condotte alla stessa fede.
Poiché, in virtù della clemenza divina, noi, nonostante i nostri meriti insufficienti, siamo stati chiamati a questa Santa Sede di Pietro, riconoscendo che, come veri re e principi cattolici quali abbiamo sempre saputo che voi siete, e come dimostrano le vostre illustri azioni note già a quasi tutto il mondo, voi non soltanto ardentemente desiderate, ma con ogni sforzo, zelo e diligenza, senza riguardo alle difficoltà, alle spese, ai pericoli, persino a costo dello spargimento del vostro sangue, siete impegnati in questo fine; riconoscendo inoltre che da molto tempo avete consacrato a questo scopo la vostra anima e tutti i vostri sforzi, come testimoniato in questi tempi dalla riconquista del regno di Granada dal giogo dei saraceni, a gloria del Nome Divino…

Abbiamo anche appreso che voi, che per lungo tempo avete inteso cercare e scoprire alcune isole e terre remote e sconosciute e non ancora scoperte da altri fino a quel momento al punto da poter guadagnare al culto del nostro Redentore e alla professione della fede cattolica i loro residenti ed abitanti, essendo stati fino al momento presente impegnati intensamente nell'assedio e nella restaurazione del regno stesso di Granada, siete stati impossibilitati a realizzare questo santo e lodevole proposito; ma essendo stato il suddetto regno da tempo riacquistato, come è piaciuto al Signore, voi, col voto di realizzare il vostro desiderio, avete scelto il nostro amato figlio, Cristoforo Colombo, un uomo di certo valore e delle più alte credenziali e dotato per una impresa così imponente, e lo avete fornito di navi e uomini equipaggiati per questi disegni, non senza le più ardue difficoltà, pericoli, e spese, per fare una ricerca accurata di queste remote e sconosciute lande ed isole per mare, dove finora nessuno ha navigato; ed essi con l'aiuto divino e con la massima diligenza navigando per l'oceano, hanno scoperto certe isole molto remote ed anche continenti che finora non erano stati scoperti da altri; lì dimorano moltissimi popoli che vivono in pace e, come è stato riferito, che vanno in giro nudi e non mangiano carne. Inoltre, come ritengono i vostri suddetti inviati, questi popoli che vivono nelle dette isole e paesi credono in un unico Dio, creatore nei cieli, e sembrano sufficientemente disposti ad abbracciare la fede cattolica e ad essere educati nella buona morale. E si spera che, una volta istruiti, il nome del Salvatore, nostro Signore Gesù Cristo, possa facilmente essere introdotto nelle dette terre e isole. Inoltre, su una delle isole maggiori il suddetto Cristoforo Colombo è già  riuscito a mettere insieme e costruire una fortezza ben equipaggiata, dove ha posto come guarnigione alcuni cristiani, suoi compagni, che hanno il compito di cercare altre isole e continenti remoti e sconosciuti…

Per tutto ciò, com'è proprio di re e principi cattolici, dopo serissima considerazione di tutti gli argomenti, specialmente del sorgere e della diffusione della fede cattolica, e come è stato uso dei vostri antenati, re di rinomata memoria, voi vi siete posti il fine, con il favore della divina clemenza, di mettere sotto la vostra influenza i suddetti continenti e isole con i loro residenti e abitanti e di condurli alla fede cattolica.

Perciò, affidando di cuore al Signore questo vostro obiettivo santo e lodevole, e nel desiderio che esso sia doverosamente realizzato, e che il nome del nostro Salvatore sia portato in quelle regioni, vi esortiamo molto seriamente e vi ingiungiamo, nel Signore e in virtù del vostro santo battesimo, con il quale siete vincolati ai nostri comandi apostolici, e grazie alla misericordia di nostro Signore Gesù Cristo, a che, con lo stesso grande zelo per la vera fede con cui progettate di equipaggiare e inviare questa spedizione, vi proponiate anche, conformemente al vostro dovere, di condurre le popolazioni che risiedono in quelle isole e terre ad abbracciare la religione cristiana; ed in ogni momento non lasciate che i pericoli e le difficoltà vi scoraggino, con ferma speranza e fiducia nei vostri cuori che Dio onnipotente vi accompagnerà nelle vostre imprese.

E affinché voi possiate intraprendere un'impresa così grande con maggiore prontezza ed entusiasmo, con il beneficio del nostro favore apostolico, noi, di nostra volontà, non su vostra richiesta né su richiesta di nessun altro a vostro riguardo, ma per nostra sola generosità e conoscenza e in virtù della pienezza del nostro potere apostolico, grazie all’autorità di Dio onnipotente conferitaci in san Pietro e della vicaria di Gesù Cristo che noi deteniamo sulla terra, noi vi facciamo questi doni; se alcuna di queste isole dovesse essere trovata dai vostri inviati e capitani, questo dà, assicura e assegna a voi e ai vostri eredi e successori re di Castiglia e di Leon, per sempre - insieme con tutti i loro domini, città, campagne, luoghi e villaggi, e tutti i diritti, giurisdizioni e annessi - tutte le isole e i continenti trovati e ancora da trovare, scoperti e ancora da scoprire, verso l'ovest e il sud, tracciando una linea dal polo Artico, cioè dal nord, verso il polo antartico, cioè verso il sud, senza badare se le suddette isole o continenti siano stati trovati o si troveranno nella direzione dell'India o verso altre direzioni, la detta linea dovendo essere distante 100 leghe verso ovest e sud dalle isole comunemente conosciute come Azzorre e Capo Verde.

Con la clausola tuttavia che nessuna delle isole e dei continenti, da trovare o già  trovati, da scoprire o già scoperti oltre la detta linea verso ovest e sud, sia possesso di re o principe cristiano fino al passato compleanno di nostro Signore Gesù Cristo con il quale comincia l'anno corrente 1493.

E noi nominiamo e deleghiamo voi, e i vostri suddetti eredi e successori, signori di essi con pieno e libero potere, autorità e giurisdizione, di ogni tipo; con la clausola che con questo nostro dono, premio e assegnamento nessun diritto acquisito da nessun principe cristiano che possa essere in attuale possesso delle dette isole e continenti da prima del detto compleanno di nostro Signore Gesù Cristo, dev'essere inteso come ritirato o annullato. Inoltre vi ordiniamo in virtù della santa obbedienza, che, impiegando la dovuta diligenza nelle premesse, anche voi promettiate - né qui noi mettiamo in dubbio la vostra compiacenza in accordo con la vostra fedeltà e con la regale grandezza di spirito - di nominare nei suddetti continenti e isole uomini valorosi, timorosi di Dio, colti, abili e esperti, allo scopo di istruire i suddetti abitanti e residenti nella fede cattolica e di educarli nella buona morale. Inoltre, sotto pena di scomunica latae sententiae che verrebbe emanata ipso facto per chiunque contravvenisse, vietiamo assolutamente a tutte le persone di qualsivoglia rango, persino imperiale o regio, o di qualunque stato, grado, condizione, ordine, di osare, senza il vostro permesso speciale o quello dei vostri suddetti eredi e successori, di recarsi per scopi commerciali o per altre ragioni nelle suddette isole e continenti, trovati o da trovare, scoperti o da scoprire, verso ovest e verso sud, tracciando e stabilendo una linea dal polo Artico al polo antartico, senza badare se le isole e i continenti si trovano in direzione dell'India o verso altre terre, dovendo essere la detta linea distante 100 leghe verso ovest e sud come già  detto, dalle isole comunemente conosciute come Azzorre e Capo Verde; nonostante costituzioni apostoliche e ordinanze e altri decreti che dicessero il contrario.

Noi confidiamo in Lui, da cui procedono imperi e governi e ogni cosa buona, e nel vostro intraprendere, con la guida del Signore, questa impresa santa e lodevole, in breve tempo le vostre difficoltà e sfide raggiungeranno l'esito più felice, per la felicità e la gloria di tutta la cristianità. Ma poiché sarebbe difficile inviare queste lettere a tutti i luoghi che si vorrebbero, desideriamo, e con simile accordo e conoscenza decretiamo che copie di esse, firmate dalla mano di un pubblico notaio a questo incaricato, e sigillate con il sigillo di un ufficiale ecclesiastico o della corte ecclesiastica, venga osservato nella corte e fuori lo stesso rispetto che dovrebbe essere attribuito altrove a queste lettere se venissero mostrate o esibite. Perciò non consentite ad alcuno di infrangere o contravvenire con grave baldanza questa nostra raccomandazione, esortazione, richiesta, dono, premio, assegnazione, costituzione, delega, decreto, mandato, proibizione e volontà. Se qualcuno presumesse di attentarvi, sia noto a costui che incorrerà nella maledizione di Dio onnipotente e dei santi apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, San Pietro, nell'anno dell'incarnazione di nostro Signore, 1493, il quattro di primo anno del nostro pontificato.

Dopo sì estenuante lectio, applauso generale e strilla scomposte dagli esclusi. Solo questo, qui si registra. Ma si volle dare la rosa d’oro ugualmente.  A nessun candidato rege o principe era stato possibile inviarla.


La benedizione della Rosa aurea si faceva nella quarta Domenica di Quaresima, chiamata la Domenica della Rosa, con pensieri e sentimenti in attesa della gioiosa Pasqua. Leone IX, nel 1049, nell'abbazia di S. Croce di Woffenheim e Innocenzo III nella Basilica di S. Croce in Gerusalemme e altri in Laterano, benedissero la Rosa, e tutto il sacro Collegio, seguiva in processione portando in testa la mitra. Alla soglia del palazzo, un principe reggeva la staffa e riceveva la Rosa, unta col sacro Crisma e polvere profumata. Durante la messa era posta sull'altare. Era benedetta con bella preghiera: "O Dio, tutto hai creato con la tua parola e la tua potenza, e ogni cosa governi con la tua volontà, tu sei la gioia e l'allegrezza di tutti i fedeli, supplichiamo la tua maestà a voler benedire e santificare questa Rosa dall'aspetto e dal profumo gradevoli, che noi dobbiamo oggi portare fra le mani, in segno di gioia spirituale, affinché il popolo a te consacrato, strappato al giogo della schiavitù di Babilonia con la grazia del tuo Figlio unigenito, gloria ed allegrezza d'Israele, esprima con sincero cuore le gioie della Gerusalemme di lassù, nostra madre".

In directum ora trascrivo ad litteram senza comprendonio di niente, col cipiglio del Grande Inquisitore, quanto il Cardinale di Taormina, doctor quadratus, nello sperduto villaggio siculo osò pronunciare sacrilegamente con la parola libertà unita spudoratamente con la parola coraggio (I fratelli Karamazov ancora inchiostrato non era): “Guarda autem quello che hai fatto in seguito - nescio a chi parla - . E sempre in nome della libertà! ti dico che non esiste per l'uomo preoccupazione più tormentosa che quella di trovare al più presto qualcuno a cui restituire il dono della libertà, con cui nasce quella infelice creatura. Ma si può impadronire della libertà degli uomini soltanto chi è in grado di tranquillizzare la loro coscienza. Con il pane ti si offre una bandiera al di sopra di ogni discussione: dagli il pane; e l'uomo si inchinerà, poiché non c’è nulla di più indiscutibile del pane; ma se qualcun altro, nello stesso tempo, accanto a Te si impadronisce della tua coscienza, oh, allora l'uomo butterà via anche il Tuo pane e seguirà colui che ha sedotto la tua coscienza! In questo Tu avevi ragione. Il segreto dell'esistenza umana, infatti, non consiste solo nel vivere, ma nel sapere ciò  per cui si vive. Senza un concetto sicuro di ciò per cui vive, l'uomo non accetterà di vivere e preferirà sopprimersi piuttosto che restare sulla terra, anche se attorno a lui non ci fossero pani. Questo è vero, ma che cosa è avvenuto? Invece di impadronirTi della libertà degli uomini, Tu l'hai ancora accresciuta! O forse avevi dimenticato che la tranquillità, e persino la morte, è all'uomo più cara della libera scelta tra il bene e il male? Non c’è nulla di più seducente per l'uomo che la libertà della sua coscienza, ma non c’è neppure nulla di più tormentoso. Ed ecco che, invece di solidi principi, per tranquillizzare, una volta per sempre, la coscienza degli uomini, Tu hai scelto tutto ciò che è più enigmatico e impreciso, hai scelto tutto ciò che superava la forza degli uomini e hai agito come se Tu non li amassi per nulla. E chi ha agito così? Proprio Colui che era venuto per fare il dono della Sua vita! Invece di impadronirti della libertà umana, Tu l'hai ingrandita e hai gravato per sempre, con il peso dei suoi tormenti, la vita dell'uomo. Tu volesti il libero amore dell'uomo affinché liberamente egli ti seguisse, attratto e conquistato da Te”. Piangevano senza sapere per chi o che.

Occorreva un colpo di genio per riinventare la Santa Chiesa: “Il clima di fine del cristianesimo sotto l'urto barbarico dell'Islam, addormentano i propositi e le attese di riforma. Le altalenanti relazioni sociologiche a fondamento del fascino provvisorio di nuove forme religiose, dicono anche ai sordi che la crisi della Chiesa non è un processo occasionale, né si lega a gravi controtestimonianze dei suoi figli (un sospiro di sollievo si fece sentire nell’aula concistoriale).

La mareggiata che trascina via la civiltà in cui viviamo porta via anche la Chiesa, il glorioso modello «gregoriano», Noi abbiamo coscienza viva del primato della verità, il primato del papa e l’universale sua giurisdizione, sempre più vasta, e crediamo che solo il prete, santo e continente, salverà la Chiesa. Il popolo deve solo obbedire: oboedientia et pax. Danniamo la communicatio in sacris tra tutti i credenti in Cristo, contraria ai Santi Padri e pure danniamo alle pene atrocissime infernali chi fa scambio dei pastori e dei riti, come scambio di coppia oscena. I Nostri predecessori, nel risolvere e condurre a termine tali cose, sapientemente scelsero la via che reputarono idonea a superare le agitazioni degli animi, e a soffocare qualunque disputa o spirito di fazione. Tralasciarono quel molesto metodo che di solito si usa nei processi forensi e seguirono solamente le leggi della prudenza, con quella pienezza di potestà, la quale come Vicari di Cristo in Terra, e supremi moderatori della Cristiana Repubblica ampiamente possedevano, cercarono di risolvere ogni caso vietando agli Ordini regolari, destinati alla soppressione, qualunque facoltà di provare le loro ragioni, e di rimuovere le accuse gravissime o di dissipare i motivi per cui erano state indotte tali risoluzioni. Così il nostro successore Clemente XIV col lungo Breve Dominus ac Redemptor nel 21 luglio 1773. Ma Noi ci poggiamo sull’autorità di Papa Niccolo V (1447-1455): "Rafforzati dall'amore divino, spinti dalla carità cristiana, e costretti dagli obblighi nel nostro ufficio pastorale, desideriamo, come si conviene, incoraggiare ciò che è pertinente all’integrità e alla crescita della Fede, per la quale Cristo, nostro Dio, ha versato il suo sangue, e sostenere in questa santissima impresa il vigore delle anime di coloro che sono fedeli a noi e alla vostra Maestà Reale. Quindi, in forza dell’autorità apostolica, col contenuto di questa lettera, noi vi concediamo la piena e libera facoltà di catturare e soggiogare Saraceni e pagani, come pure altri non credenti e nemici di Cristo, chiunque essi siano e dovunque abitino; di prendere ogni tipo di beni, mobili o immobili, che si trovino in possesso di questi stessi Saraceni, pagani, non credenti e nemici di Cristo; di invadere e conquistare regni, ducati, contee, principati, come pure altri domini, terre, luoghi, villaggi, campi, possedimenti e beni di questo genere a qualunque re o principe essi appartengano e di ridurre in schiavitù i loro abitanti; di appropriarvi per sempre, per voi e i vostri successori, i re del Portogallo, dei regni, ducati, contee, principati; come pure altri domini, terre, luoghi, villaggi, campi, possedimenti e beni di questo genere, destinandoli a vostro uso e vantaggio, e a quelli dei vostri successori. Inoltre, a rimediare al gran disordine dei Giudei, che è in questa terra, al quale io per quel che ho potuto ho cercato di rimediare senza stimar alcuna sorta di difficoltà, sebbene non n'e riuscito l'effetto, forte del nostro Sfondrati e dell'intervento del Borromeo, condanniamo gli Ebrei e le loro sacrileghe parodie per l’istesso fatto e informiamo voi tutti: De Iudaeis multa cavimus, quo diligentius perniciosae eorum consuetudini atque divini cultus offensionibus occurratur, secondo le disposizioni della bolla Antiqua Iudaeorum l0 julio 1581. Sappiamo del nostro diletto Borromeo nel Concilio Provinciale sesto - 1582 – quanto disse con grande coerentia: Gravis illa santio qua summus Pontifex Gregorius XIII Iudaeorum blasphemiis et flagitiis obviam ire voluit, in omni nostra Provincia, praesertim ubi judaeos habitare permissum est, quotannis non semel atque iterum, sed etiam saepe prout Episcopus opus esse censuerit, de more promulgetur (Acta Ecclesiae Mediolanensis II, 730). Proibiamo, iuxta praecepta del santo Pio, alle donne cristiane di entrare quali nutrici in case di Ebrei, come anche di servirsi dei loro medici nelle proprie infermità”.

Il 14 agosto consiglio pubblico decretò l'espulsione degli Ebrei da Cremona con tanta concordia e prontezza. Il Visitatore lodò (onde Lodi nacque) la pia e buona risoluzione e dispose che Gentile, ritrattasse il giuramento: "Ego extraxi de tractatu magistri Arnaldi de Villanova quod adventus Antichristi et ipsius persecutio erit in mundo infra annos Domini 1576". Non accadde infatti nulla ma la Santa e Suprema Inquisizione addi 7 ottobre 1582 alla presenza del Santissimo, del molto ecc.mo etc., (non si intende più … troppi buchi e tarme).

De li regi particulari in memoriam


L’honor della chiesa et de lo amperio romano esigon intenzione particulare a li regi transmettere con l’ausilio de ipso Deo, principio rerum omnium et fonte, attencion fatta pur delli antiquorum patrum doctoribus. Certe in nullo imperio Regnoque, Potestatis Regiae Maiestas sollennius instructiusque vel ante vel post culta est, ut in santa Dei Ecclesia. Perciò  tutti li regi e principi sottostar deggiono allo imperio del Pontifice como dettò Enrico il santo allo filio suo.

E poscia che Pacem, Dei munus pulcherrimum affermiamo essere, ma nessuna pace consistenza aver può se non si sopiscono odi e inimicizie con riconciliazione fondata sulla carità vicendevole, pertanto perdoniamo di gran cuore a tutti e singoli i Nostri nemici che consapevoli o inconsci ricoprirono o coprono anche ora la persona e l'opera Nostra con ogni sorta di ingiurie, e tutti abbracciamo con somma carità e benevolenza non tralasciando alcuna occasione per beneficarli quanto più possiamo”.

Ma la carità cristiana non si limita a non odiare i nemici e ad amarli come fratelli, ma vuole ancora "dilatare i confini della carità" in questi giorni di universale angustia e dolore, volgiamo lo sguardo dovunque la guerra ha imperversato furibonda. Immense regioni sono desolate e squallide, moltitudini ridotte a tale estremo da mancare di pane, di indumenti e di letto; vedove ed orfani innumerevoli nell'attesa di un qualche soccorso; infine un'ingente schiera di esseri debilitati, specialmente bambini e fanciulli, i quali attestano nei loro corpicciuoli miseri l'atrocità della guerra. L'opera dunque delli regi in una col compito della Chiesa, madre di tutti, si servino specialmente dei sacerdoti, come ministri di pace. Giornalieri scrittori puranco esprimano nei loro scritti non false e vane accuse con intemperanza e asprezza di linguaggio, ma il dovere di praticare la carità, e riprendere le relazioni amichevoli fra tutti i popoli della terra. E desideriamo ardentemente che tutti gli Stati, rimossi i vicendevoli sospetti, si riuniscano in una sola società o meglio famiglia dei popoli, sia per garantire la propria indipendenza, sia per tutelare l'ordine del civile consorzio. Questa grande Città delle nazioni fondiamo sulla legge cristiana della giustizia e della carità, per affratellare tra loro gli uomini, e attraverso i beni temporali non perdere gli eterni.

Niuno sia costretto né con imposizione di qualche pena, né in nessun'altra maniera ad ascoltare prediche. Prima di tutto è necessario trattarli bene e che si possano convertire nel più breve tempo possibile per loro propria volontà, senza che sia fatta alcuna pressione.

Appare chiaramente assurdo ed oltremodo ingiurioso per la Chiesa proporsi una certa restaurazione, quasi che la si potesse ritenere soggetta a difetto, o ad oscuramento o ad altri inconvenienti di simil genere

L’onorando matrimonio dei Cristiani esige le vostre comuni premure affinché in esso nulla s’introduca o si tenti introdurre di meno onesto che sia contrario alla sua santità o leda l’indissolubil suo vincolo, opponendovi altresì all’immonda congiura contro il celibato clericale.

Dalla corrottissima sorgente dell’indifferentismo scaturisce quell’assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato, alimentata dalla pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita libertà della stampa nel divulgare scritti di qualunque genere. Per tanto clamore inorridiamo nell’osservare quale stravaganza di dottrine opprime o, piuttosto, quale portentosa mostruosità di errori si spargono e disseminano per ogni dove con quella sterminata moltitudine di libri, di opuscoli e di scritti.

Saggezza apostolica sull’homo sapiens: sulla Doctrina è saggio stendere un lungo documento così chiaro da confondere le idee e così breve da non poter essere contenuto nei normali libbroni.

La Parola e il solum verbo dell’uomo

Dalla preistoria dell’homo sapiens sapiens l’impegno conoscitivo, mediato dal linguaggio, ha sempre accompagnato l’esperienza del fare, in lento sviluppo dalle prime nozioni empiriche cioè tecniche, inserzionate nelle intuizioni magico-religiose, fino alla gnosi, cioè scienza filosofica fisica e metafisica, fino alla complessa scienza sperimentale e alla filosofia teorica e metodologica della scienza. Una scala che è ascendente (e a fiate puranco discendente) verso la crescita intellettiva e l’acquisto di rigorose garanzie della costruzione numquanco assoluta ma sempre parziale del sapere.

Ita la faticosa cultura dell’uomo, dalla religione fin dall’antico custodita nel sacro, ristagna a paludosi livelli mistificatori, assicurativi e consolatori con formule magico-mitiche originali.

L’irrazionale primitivo, la suggestione seguente, la psicosi conseguente dànno alla fantasia accesso all’occulto, favorito dalla mistica verbale o dal non verbale linguaggio, potente lo stesso, perché sacralizzato e creduto come incontestabile parola di Dio.
Ma occorre ribadire che la parola, anche quella predicata come divina, o come Verbo persona addirittura, è sempre e solo parola di uomo. Nella religione associata alla politica l’uso della parola è artificiosamente scisso, e vale a dire, terrena umile preghiera di molti e soprannaturale parola di Dio, pronunciata e strumentalizzata dagli iniziati ai misteri, sovradotati di sacri poteri, che sono l’autorità privilegiata: sciamani, stregoni, maghi, preti, capi, re, i quali per necessità di comando, di esercizio del potere, conferirono alla (propria) parola, al proprio discorso, una superiore misteriosa efficacia.

I sacri testi, le sacre scritture, opera di scribi sacerdotali, cioè opera dell’uomo, sono classici prodotti letterari rigidamente sacralizzati dalle gerarchie che gestiscono il sacro. D’altra parte anche la riflessione filosofica consiste di parole e si comunica con parole organizzate in discorso (logos), espressione peculiare dell’uomo.

Il punto debole di tali tutte dottrine è che non possono ricondursi a un impegno scientifico di ricerca, di scienza oggettiva e di razionale costruzione del sapere. La stessa debolezza investe la filosofia, che è  insieme di postulati e affermazioni autoritàtive di quanti hanno lasciato traccia di pensiero personale. Acquisizione pre-scientifica del sapere (epistème) fu forse in antico con ipotesi e immagini sulla natura peri physios e sull’uomo.

Manipolatori spirituali del Dio sommo antropomorfizzato, dalle origini del cristianesimo disputano fra loro con accanimento, asserendo con la medesima (in)competenza e (im)probabilità le tesi più diverse, sulla "natura" e gli "attributi" del Dio, riconosciuti "conoscitori" del loro Dio incognito. E’ la lunga storia disciplinare, con pulpiti e facoltà e cattedre universitarie, della profusa "teologia cristiana", che vede avvicendarsi nei secoli schiere di tali "scienziati", dentro le istituzioni ecclesiastiche, mai pacifici e anzi in rissa perpetua, anche quando fu instaurata una ortodossia dogmatica ecclesiale. Una storia acerrima di conflitti teologici, di lotta cruenta al dissenso, di caccia alle "eresie", di scismi di dimensioni continentali, di inquisizioni e scomuniche, di durissime condanne penali, in tutta l’esistenza storica della Chiesa cattolica, e delle altre chiese cristiane, che si direbbe abbiano sempre volutamente incarnato e attivamente perseguito solo il maleficio dei credenti.

Tali presupposti culturali di privilegio sapienziale hanno come conseguenza che, nel sacro assillo della Verità eterna, i fondamentali pilastri conoscitivi delle religioni (mono)teistiche, che hanno sostenuto la visione teocentrica cristiana del mondo e dell’oltremondo, siano cementati nelle verità rivelate della sacra scrittura: la creazione del mondo e dell’uomo a opera di un sommo Dio-Padre creatore, la pre-tolemaica centralità cosmologica della terra immobile, la visione materialistica dei corpi celesti di Anassagora, la costruzione quasi elio-centrica di Aristarco di Samo (V-III sec. a. C.!). L’una e l’altra concezione, fondate sulla parola di Dio, miseramente rovinate, dissolte coi soli strumenti di osservazione e calcolo della scienza naturale.

Ma per riaprire gli occhi sugli spazi del cosmo, con autonomia critica, si aspetta la rivoluzione copernicana. Keplero e Galileo liberano la cultura occidentale dalla teologia. Il ritorno all’osservazione dell’uomo, risituato nell’ordine della natura, della sua materialità corporea, si aspetta la scoperta evoluzionista. Ma la dogmatica sacralità della creazione resisterà  in eterno: è la verità biblica. Il cristianesimo nella sua incarnazione ecclesiastica, divinamente tetragono per volere divino è più di ogni altra religione universale col suo impero dello spirito sui due saldi sostegni della fede collettiva e popolare, arcaicamente paludata. La potenza conserva intatte le sue prerogative divine nella funzione docente e santificante. Se stridenti, anacronistiche, grottesche, acquistano più forza e credibilità.

Asceti invasati di mistica sono le elites ecclesiastiche in assemblea laicamente in espansione. Il pessimista ebreo ateo Freud, Il disagio della civiltà definiva il credo religioso manifestamente infantile, irrealistico, doloroso per la mente umana, e in L’avvenire di un’illusione (quella religiosa) richiama: "Se l’uomo distoglie dall’aldilà le sue speranze e concentra sulla vita terrena tutte le forze disponibili, riuscirà probabilmente a rendere la vita sopportabile per tutti e la civiltà non più oppressiva per alcuno".

Gli indirizzi filosofici sperimentali rivolti da secoli al superamento del divario fra cultura sacra elitaria e profana comune dell’uomo cristiano degradato dai valori umanistici della paideia greca, fantasie deliranti, psicosi allucinatorie delle trascendenze, inibiscono la creatività della cultura profana umana, asservita alla teologia come unica e vera scienza, e come strumento del regno di Dio pontificio.

In questa visione adulta della realtà, di esperienza controllabile, nulla può indurre a credere, se non a  livelli degradati di analfabetismo. Chi può ancora ragionevolmente appagarsi delle improbabili prove logiche, cosmologiche, ontologiche della Scolastica, indegne di una intelligenza filosofica. Il facile consenso che per millenni si è prestato e in notevole misura si presta ancora alle religioni deriva proprio dal loro carattere illusionistico, fondato cioè sulla inesauribile capacità d’illusione dell’uomo.

L’ossessione della salvezza è comune a tante religioni. Ma sono sempre nient’altro che uomini quelli che s’ingannano ciecamente e ingannano la devozione altrui, sono uomini pure i consacrati nelle istituzioni ecclesiastiche, che operano perpetuando scientemente la mistificazione del sacro, per la durata del loro potere sugli altri uomini: il potere che si arrogano sulla vita e sulla morte, su un oltrevita che si ha ancora l’impudenza di garantire.

Più di ogni altra religione la Chiesa cattolica, con la sua finzione assembleare presieduta da uno Spirito Santo sapientemente, astutamente governato, e con la sua costituzione monarchica assoluta, col suo imperialismo possessivo, esercita dalle origini il suo odioso dominio spirituale sull’uomo.


le ascesi mistiche delle antique religioni d’Occidente  che in Oriente con pace bona de li scettici sempre

Realmente la religione è invenzione e non solo rappresentazione del divino, nelle più diverse e mutevoli fogge. Pur essendo originaria espressione creativa dell’uomo, tuttavia nel suo lungo trascinamento superstizioso durante i secoli è stata e continua a essere una costante sottrazione all’uomo, di verità conoscitive e di autentici valori umani: perché gli enormi poteri politico-religiosi, che vi si instaurano, si garantiscono con ogni strumento e accorgimento tattico e strategico la propria durata, l’ambita immortalità trasferita nella perennità istituzionale, prerogativa speciale della ecclesia triumphans.

Alla fine della vita un incognito Torquato Accetto di Trani, pessimista nato e sprezzante dell’epoca sua, in rime sconclusionate espresse la sua delicata coscienza morale. Meditando sul conformismo e sull’ipocrisia della società del tempo, si interrogava su quale potesse essere la risposta e la reazione dell’uomo onesto costretto a vivere in mezzo a una società dai rapporti moralmente corrotti. Si mise la coscienza apposto pubblicando De honesta dissimulatione e invitava al raccoglimento e alla cautela. Poneva la questione su un piano di accurata indagine morale, differenziava la simulazione, moralmente riprovevole perché viziata da intenzioni utilitaristiche, dalla dissimulazione, che gli pareva l’unico rimedio per difendersi da una società di simulatori. Voleva dimostrare che la dissimulazione, quando si identifica con la prudenza e non arriva alla volgare menzogna, diventa nelle mani del saggio un’arma per difendersi dall’oppressione dei potenti. Libro andato a ruba durante il regno e l’interregno della futura mafia in ogni ordine e grado eccezzion fatta de’ poverelli, stracci sempre in su.

“Ci piace credere che più un individuo è intelligente, più sale in alto sulla scala del successo, e meno è vulnerabile alle lusinghe. In realtà, sembra che sia proprio il contrario. Chi ha successo, e una maggiore autostima, interpreta gli elogi nei propri confronti non come lusinghe ma come dimostrazione di sagacia da parte dell’interlocutore… Chi non riesce a sopportare gli stupidi tollera facilmente gli adulatori”. Per cui gli adulatori non sarebbero mai stupidi. Anzi intelligentissimi. Bella botta di autostima. Tratta con la forma più elevata di piaggeria i suoi amici, pronti ad abbagliarsi all’autoconsiderazione “intelligente, lo sento così affine a me”.

L’adulazione, in ogni sua forma, è la perniciosa variabile del diffuso servilismo, per quanto ognuno sarebbe portato a negarlo. Dilaga. E trova il suo acme tra i politici, nel clero, tra letterati, artisti, baroni d’università… fino a portinai e tranvieri, bottegai e domestici, uscieri e pubblici funzionari, implicando ricconi e reietti, primari e portantini… Rappresentazione senza copione di chi ambisca a un favore, a un avanzamento di carriera, farsi riconoscere come un possibile premio Nobel, lucrare una mancia o un posto per il figlio. Strana onnicomprensiva vocazione dei viventi… Al tempo nostro, non la si spiega. Sta sotto gli occhi d’ognuno. Ci pervade. E siccome il vizio non si perde mai, assistiamo  all’esibito leccaculismo di certi anchorman di stratosferica fama. Vederli come vezzeggiano gli ospiti, per essere ricambiati, specie in scriteriate trasmissioni. “Abbiamo tra noi il più importante e celebre scrittore italiano”. “Ho l’onore di presentarvi la più famosa vedette”.

Facce di bronzo note per le più trucide malefatte. Tipi leccati come straordinari, eccezionali, insuperabili. E moda di pubblicare libri, scriventi senza talento che si sono arrampicati sulle classifiche, per avere sviolinato l’editore, flattato l’ufficio stampa, incensato per la sua eccezionale bravura il giornalista che recensisce il loro “sonoro e sublime” capolavoro letterario. Onore dell’ostensione: il ruffianissimo presentatore accoglie la vedette nella sua celebrata trasmissione, dove si lecca il “personaggio”: sfileranno campioni di ogni genere, cuochi e affini, ministri illetterati che scrivono romanzi, “personaggetti”, che raccontano il proprio ciclo mestruale. Una vocazione sociale. Propalata dall’eccesso del comunicare, dove ognuno, in un ossessivo scambio di esaltazioni vien conclamato magnifico, eccellentissimo, splendido.

Dall’antico Egitto fino a noi sempre c’è stata anche una corte di disposti a qualunque leccata per una fettina di potere e di prestigio. La cortigianeria ha toccato il suo apogeo in uno dei periodi più risplendenti per intelligenza e creatività: il Rinascimento, con le sue corti, sentine di piaggeria. Chi è  meno sicuro del proprio posto si preoccupa sempre di occultarlo e preservarlo. Una massoneria di intoccabili votati alla conservazione di se stessi attraverso le più sottili forme della cooptazione.

CAPVT QUATRIDUANUM Missarum, indulgentiarum er reliquiarum
Lunedi 8 ottobre

In gran fretta si raunar quelli d’oltrape per imporre alli altri le charte affin che li luterani e li calvinisti si piegassero alla santa dottrina della Iglesia. E così dicea il primo nella charta: De la santa Missa - santamessa o superrito ricelebra in eternum, simbolice ma in actu il sacrificio-dono, il sacrificio-comunione con pasto sacro del Dio-Figlio per volontà del Dio-Padre, con arcana assistenza dello Spirito santo, compresenti quale divinità trinitaria ad abundantiam, fra preci antiche in lingua morta, gesti magico-ieratici, calici e turiboli e tabernacoli, in ripetizione quotidiana stancamente iterativa, per secula seculorum. Rappresentazioni mitiche transitano dalla religione alla magia, e tolto il rito cade il mito e la magia.

E stabiliamo che tutta la quaresima abbia vangeli come in antiquo stabili, ovverossia: in Quinquagesima L’Adultera – In prima Il Tentatore – In Secunda La Samaritana - In Tertia Il Prodigo – In Quarta Il cieco nato – In Quinta Lazzaro – In sexta Le palme. Sui riti de’ Cinesi lasciamo decidere quando sarà. Semplifichiamo, a mo’ dei Muslim la Santa legge in quattro, come li punti cardinali dell’Universo: Non uccidere - Non rubare - Non tradire - Non bestemmiare. Et sia innoto a tutti che l’ Esegesi è  chirurgia: una cosa si esalta, l’altra si omette, l’altra ancora s’aggiunge, in modo che il pensiero sia chiaro e coherente con l’attuale confuso.

Concentrando e personificando in esseri sovraumani ciò che  nella realtà appare come incontrollabile, e stabilendo un rapporto mediante il culto, l'uomo risolve problemi che altrimenti continuerebbero a rimanergli addosso in ogni momento. Scaricando le sue preoccupazioni sugli esseri sovraumani le destorifica e riducendo le sue angosce di fronte all'incontrollabile al gesto rituale di rendere un culto l'uomo può dedicare il resto delle sue energie alle attività vitali.

Il ruolo dei simboli e principalmente quello di mettere ordine nel mondo costruendo un cosmo ordinato - kosmos, ordine, una realtà comprensibile, significativa per l'uomo, al fine di renderlo comprensibile e culturalmente controllabile. "Si crede in ciò in cui si ha bisogno di credere": si disegna un universo di significati nel modo in cui si ha bisogno di disegnarlo.

Al giorno c’era ancho l’infame richiesta del cardinale ostiense: doversi abolire la prova del miracolo come segno divino della santità delli suoi servitori. Mai ci fu tumulto di reazione come appena finì di dirlo. Imperterrito tra li schiamazzij più alti delle ochette capitoline continuò, anzi gridò: La religione non è sempre esistita ma è un prodotto della cultura occidentale nel suo sviluppo ed anzi un prodotto rivoluzionario tale da connotare in modo decisivo l'Occidente. Si è costruita una abitudine nostra, un nostro condizionamento culturale, a pensare certi fatti in termine di religione, del quale dobbiamo prendere coscienza per eliminarlo. Non solo dunque non abbiamo alcun diritto, se non quello derivante da un pregiudizio, di interpretare come religiosi fatti di altre culture ma dobbiamo anche ammettere che se il concetto di religione si è formato nella nostra civiltà, e con essa si trasforma, non potrà  avere un significato eterno. La funzione del mito e quella di attribuire alla realtà un senso, di giustificarla, di dare significato al mondo. Raccontando come nel tempo mitico azioni ed esseri irripetibili hanno dato origine al mondo così come è attualmente, la società fonda se stessa e le sue condizioni.

Il tempo delle origini è un tempo nel quale la realtà era fluida, instabile, priva di normalità, un tempo nel quale i valori che oggi sono consolidati dovevano ancora essere stabiliti e fondati. Gli stessi caratteri avevano le cose, gli animali e i personaggi che agivano in quel tempo: tutti mantengono un carattere precosmico, imperfetto, caotico.

Mito, rito, elementi religiosi, norme di comportamento, divinità, hanno la funzione di controllare la realtà sottraendola alla sfera disumana della casualità e conferendole un significato umano. Il mito non è oggetto di fede, è vero perché lo si racconta, con tante varianti diversissime, tutte vere nel senso che senza di esse la cultura di quel popolo sarebbe mutilata e la realtà sarebbe incomprensibile.

Gli esseri mitici possono essere creatori e ordinatori ma anche stravaganti, falsi, irrazionali, mostruosi nell'aspetto e nel comportamento, distruttori, ladri. Fondano costumi e istituzioni, sono promotori di sagge usanze e del vivere civile ma sono anche affamati insaziabili di cibo e sesso, incapaci di obbedire e di rispettare limiti, assurdamente abnormi in tutto.

La loro funzione è di sottrarre gli eventi di importanza vitale al dominio del puramente naturale, del casuale, dell'incontrollato, per inserirlo in un ordinamento umano, retto da regole comunitarie. così il gruppo si assicura il controllo di quanto potrebbe altrimenti turbare l'equilibrio.

Tra i riti più diffusi per rendere culto ad una divinità o ad un essere sovrumano vi è il sacrificio. Questo può assumere la forma di offerta primiziale, dono, o comunione. Nel primo caso il sacrificio precede il consumo umano ed equivale alla consacrazione di una parte del prodotto per riservare agli uomini il resto. La festa è un rito.

De le sante indulgentie - Niuno più osi ripere a vanvera il paradossale motto luterano: "pecca fortiter sed crede fortius". Conservar debbesi la prassi antica: meriti e peccati sono personali del credente, non conteggi capitalistici per pretendere la salvezza divina. Il miglior merito iusta i santi Padri è quello di ritenersi senza meriti, così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi e stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare. Le indulgenze - numerum Deus solus scit - solo Dio ne conosce il numero, tante son quante sono le gocce che cadono in una pioggia che duri tre giorni e tre notti.

Chiunque, con pia devozione, salga i gradini di san Pietro, ottiene, per ogni gradino 1.000 anni di indulgenze; nella medesima basilica si ottengono 4.000 anni di indulgenze presso l’altare sotto cui riposa il corpo dell’apostolo Pietro, e 14.000 anni all’altare maggiore del coro, dove nel contempo si può liberare un’anima dal purgatorio.

Nella basilica di Santa Maria Maggiore si ottengono 12.000 anni di remissione, durante tutte le feste mariane; nella chiesa di san Sebastiano si ottengono 48.000 anni di indulgenze; in quella di Aracoeli 60.000 anni, mentre nella chiesa di santa Maria del Popolo l’indulgenza sale a 555.293 anni e 285 giorni. “Che nessuno dubiti di queste indulgenze che la nobile chiesa promulga: chi ne dubita, si macchia di peccato gravissimo”.

I Principi, arcivescovi e vescovi pagano 25 fiorini d’oro; prelati, baroni e conti pagano 10 fiorini; borghesi ricchi 6 fiorini; altri 1 fiorino, o mezzo o un quarto per avere l’assoluzione. Et anchora per sodomia 12 ducati; per sacrilegio 7; per stregoneria 6; per parricidio 4; altri meno per minori peccata. Un quarto di fiorino era salvacondotto pel Paradiso; al suon di monetina offerta un’alma benedetta dal purgatorio vola in cielo.

 Le santissime reliquie in motu proprio


La Santità di NS decerne e statuisce in Urbe Sacram congregazionem indulzendiarum et sacre reliquie, composta di cardinali, e teologi chiamati consultori. Cotesta congregazione giudica della veracità delle reliquie ne' rari casi che la questione è trattata giuridicamente. Ma in Roma ove è la miniera delle reliquie, ed il magazzino generale chiamato custodia, giudica della verità di esse, apparentemente e per la forma, il cardinal vicario; realmente poi, un padre Gesuita preposto alle catacombe.

Alcuni contadini, praticando degli scavi per trovare corpi di santi e si chiaman corpisantari,  trovando  ossa, chiamano il rev. Padre, il quale dichiara se quelle ossa hanno appartenuto ad un santo o ad un martire. Se le giudica ossa di santo, sono poste in una cassa apposita e portate dai corpisantari alla custodia delle reliquie, e si distribuiscono. Se vi è una lapide col nome, si chiamano santi di nome proprio; se non vi è, allora il cardinal vicario gl'impone un nome a suo piacere, e questi si chiamano santi battezzati.

Il P. Mabillon, Benedettino ha scritto un libretto intitolato Lettera di Eusebio romano a Teofilo francese sopra il culto dei santi non conosciuti  per provare che quelle reliquie non sono reliquie di santi, e che Egli non parla per far dispute, né per far dispiacere a chicchessia, ma solo per lo zelo della religione, la quale è egualmente disonorata per i due eccessi o di credere troppo, o di credere poco. Parlando dice che la più parte di essi non solo non presentano prove della loro santità e del loro martirio; ma anzi alcuni di essi né presentano tali da escludere l'uno e l'altra.

"I segni sui quali si decide la santità ed il martirio sono una croce, il monogramma di Gesù Cristo, un A ed un Omega, la immagine del buon pastore o di un agnello, o alcuni simboli dell'Antico e Nuovo Testamento. Ma cotali segni indicano tutto al più il sepolcro di un cristiano, non il sepolcro di un santo". Nel sepolcro di Flavia Giovinia, figlia di Flavio Giovinio console nell'anno 367 vi erano il monogramma di Cristo, circondato da una corona di alloro, vi erano due bellissime palme; e la iscrizione diceva che essa era neofita, ed era morta in pace (deposita neophita in pace IX Kal. octobr.).

Le iscrizioni sono spesso fallaci. In Spagna vi è un S.Viar in gran voga; la cui santità è autenticata da un pezzo di lapide trovata vicino al suo corpo nel quale è scritto S.Viar: gli archeologi han dimostrato che essa è un frammento di una lapide innalzata ad un prefetto delle strade: PRAEFECTUS VIARUM; e della quale non è restato che la S. di praefectus, e il VIAR di viarum.

Il corpo di S. Andrea Apostolo è in cinque differenti luoghi, la sua testa, in sei luoghi, si contano di lui 17 braccia. Il corpo di S. Clemente è in tre diversi luoghi, e la sua testa in cinque. S. Ignazio martire, che fu mangiato dalle fiere nell'anfiteatro, ha tre corpi, sei teste, e sette braccia in diversi luoghi. S. Giacomo il minore ha quattro corpi, dieci teste, e dodici braccia. La testa di S. Giovanni Battista sta in dieci luoghi, e si venera il suo dito indice in undici chiese.


della sol religgione mono e poli teistica senza dogmi chiese riti

La quarta notte l’argomento senza fine con numerosissimi templa et edicule persino in sino al mare, come rimprovera Ottavio al suo amico Cecilio, appresso Minuzio Felice, auctore bellissimo cristiano una et ciceroniano.

Certuni sono convinti che con uno sguardo a una statua o a una pittura di S. Cristoforo per quel giorno non morranno, oppure, salutata una Barbara scolpita con le parole giuste, torneranno dalla battaglia sani e salvi, oppure, andando incontro a un santo nei giorni prescritti, con le candeline prescritte e le preghierine prescritte, in breve diventeranno ricchi.

Hanno trovato un altro Ercole in S. Giorgio, come anche un nuovo Ippolito. Il suo cavallo viene ornato con la massima cura con borchie e decorazioni, e ci manca solo che si mettano a venerarlo; continuamente si acquistano meriti verso di lui con qualche nuova offertina; giurare sul suo elmo di bronzo è ritenuto cosa da re. Certuni con fittizie indulgenze misurano i periodi del purgatorio con l'esattezza delle clessidre, contando secoli, anni, mesi, giorni, ore come da un calendario. Altri confidano in preghierine magiche, inventate da qualche devoto, e si ripromettono ogni bene, ricchezze, onori, piaceri, opulenza, buona salute, lunga vita, vecchiaia robusta e infine un posto in cielo vicino a Cristo.

Altri diversi paesi hanno santi particolari con particolari poteri: ce n'è uno per soccorrere mal di denti, un altro per assistere le donne che partoriscono, un altro per restituire un oggetto rubato, un altro per splendere durante un naufragio come un astro salvatore, uno per custodire le greggi, e così via. Alcuni congiungono più poteri, come la vergine Madre di Dio, a cui gli uomini del volgo attribuiscono quasi più poteri che al figlio.

La discussione fu immediatamente sospesa per il venir meno dei lumi, poiché le api in quel giorno non produssero cera sufficiente, impegnate com’erano negli appartamenti della regina e nell’amorevole cura delle pupette in soprannumero rispetto alla capienza delle arnie. Tutti benedissero il Signore e andarono a dormire accompagnati dai clienti.

5.CAPVT QUINTINUM cio è Quintum
sul libero celibato de’ preti, monachi e moniali decreti martedi 9 ottobre
dal Libellus sive thesaurus clerici vagantis nel volumine: Si non caste

(… havvi vuoto di righe o forsanco di paggine) Ma al risveglio senza logica alcuna e senza sapere il perché sentenziò, nullo adstante teste: “Una donna dotta non può essere casta”. E stese a memoria il seguente decreto De Libertate coeundi (che non si può tradurre ad litteram): “Irrita facimus decreta necnon consuetudines iura cuiuslibet generis privilegia generalia et particularia et personalia a praedecessoribus nostris concessa indulta vel data quibus vetatur et excommunicationis quoque poena multantur qui coeundi ius exercent diebus dominicis feria quarta et sexta, diebus quadragesimae et feriis rogationum, vigiliis festorum et octava pentecostes et ceteris diebus, ita ut semper Dominus glorificetur in istis ducentis et viginti diebus quoque per sacras nuptias a Domino santificatas ratas benedictas. Quibuslibet minime obstantibus etiam mentione dignis et anulo piscatoris signatis”. Non si è capito il fine, la cosa in sé, la causa di tutto questo.

I capelli della donna sono la rete con cui Satana cattura l’anima dell’uomo, per questo devono essere coperte dal velo alla presenza dell’Onnipotente. Iddio grande e misericordioso – a Lui ogni lode - è sdegnato con la nostra famiglia perché abbiamo mandato a scuola Stefania, una donna. Tu non devi leggere né Platone né Aristotele né Cicerone; a noi basta Agostino, Boezio, Isidoro. Tieni bene in mente che la fede è fundata  solo sull’autorità della Scrittura, così come viene letta dal Papa e da nessun altro, non sulle prove della logica o della matematica o della chimica. A causa della curiositas avventata di provare tutto, come avvenne nel Paradiso terrestre, spesso la fede degli uomini vacilla e muore. Tutta la matematica, tutta la chimica, tutta la geografia, tutta la grammatica si trova nella scrittura. Abbi fede: ivi ci sarà puranco l’orario ferroviario, allorché verranno le ferrivie strepitose. Viario.

“La ragione è la scintilla dell’essenza divina nell’uomo, creato a immagine di Dio” sentenzi  asciutto il canonico. “E allora perché temi di sottoporre la fede alla ragione? Se te l’ha data Dio, come può allontanarti da lui?” incalzò il filosofo. Il canonico, avvolto nei suoi paludamenti, in vero molto ingombranti, sussultò sullo scanno, scomodo ma di preziosa fattura e non seppe replicare. Per lui la fede era cieca sottomissione al libro, così come diceva il Papa. Ma il filosofo crudelmente: “Non è forse la mancanza di fede che conduce l’uomo a temere lo scrutinio della ragione? Se l’embrione dell’uomo può essere prodotto con l’aiuto dell’alchimia, perché continui a sostenere che l’anima viene creata direttamente e immediatamente da Dio? Sai cos’e l’anima? Hai visto mai l’anima dell’uomo svolazzare nell’etere per soddisfare i tuoi capricciosi sofismi e giocherellando con l’onnipotenza divina?” il canonico si morse le dita e pensava al povero Baruch Spinoza, col terribile keret ovverossia maledizione, per aver solo pensato tante brutture.

Come torrente in piena non desistette dal citare autorità su autorità, luoghi biblici, in vero assai poco pertinenti, ma resi certi dall’autorità pontificia. Forse cominciava a vacillare davanti alla lucida replica della ragione e alle luminose argomentzioni del filosofo scienziato, che solenne: “Se la conclusione è dubbia, allora il cammino deve essere lastricato di paura. Una fede gagliarda non ha paura, non deve temere né le coclusioni della ragione né i risultati della scienza. Se Dio esiste allora la ragione non può che guidarci a Lui: Penso, dunque Dio esiste”.

La fede della scienza appariva paradossalmente più teologica della fede, che imponeva di credere autoritativamente e senza controbattere, tanto che il canonico non seppe o non volle continuare su questa linea. Voleva ben morire credendo che il sole girava ancora attorno alla terra e che se anche i calcoli matematici comportavano deduzioni contrarie, non era ancor più degna di ammirazione l’onnipotenza divina che operava in senso contrario ai calcoli matematici? Così come nel Divin Sacramento, non era l’onnipotenza divina che sosteneva gli accidenti del pane e del vino senza la sostanza? non riusci tuttavia ad addormentarsi. La ricerca chimica e fisica erano un bene o l’inizio della dannazione, come pena alla superbia dell’uomo? E lui, lui stesso non era stato mai curioso? Non aveva mai cercato di varcare le soglie della fede impostagli per proiettarsi nella verità del creato e raggiungere non un qualsiasi Dio, ma il Dio creatore di quanto esiste, visibile o invisibile?

L'aforisma, la sentenza, sono le forme dell'eternità, ma questo non c’èntrava proprio nel discorso ed erano semplici appunti da non so che fonte. E prosegui.

La mia ambizione è dire in poche frasi quello che chiunque altro dice in un libro, quello che chiunque altro non dice in un libro. Poi gli sovvenne in inglese una filza di citazioni, tutte senza capo né coda: Progress consists in replacing a theory that is wrong with one more subtly wrong. Nothing is ever done for the right reasons. If you cannot convince them confuse them. When people are free to do as they please, they usually imitate each other. Things will get worse before they get better. Every instructor assumes you have nothing to do but study for his course. cose tutte che non sono riuscito a capire, essendo la lingua assai Barbara.

Dalle streghe alle fattucchiere, fino alla donna fatale, gli autori dei malefici sono qualificati come donne. La ricorrenza di questa concezione nasce dal fatto che finora la straordinaria capacità di far sorgere dal nulla nuove vite è compito solo e unico loro. Esse sono donatrici di vita e mediano il passaggio dei neonati dall'universo extraumano al mondo degli uomini, con la straordinaria capacità di far sorgere dal nulla nuovi esseri. Ma come la nascita avviene tramite le donne anche la morte – aggiungono tutti i maligni – è legata all'universo femminile: proprietarie della vita, e proprietarie della morte. E tuttavia le azioni culturali contro una naturalità femminile avvengono sotto il segno "maschile": maschile è  l'inserimento del bambino nella comunità e il controllo culturale della morte, femminile è il dato naturale della nascita e quello della morte stessa. “Io non capisco niente, ma chi può capire capisca”.

De sexto

Rossi in volto e famelici di lussuria tutti si smuovevano nelli banchi, e sembravan dimoni incarnati quando surse allora il Doctor Parvulus de Furcis in difesa di uno sventurato, insultato come homo factus e disse: "La natura dell'azione è biofisica e noi non abbiamo diritto né dovere di dannare quel che la Bibbia sacrata non condanna e anzi approva. Per onestà dobbiamo ricordare le figlie di Lot: quale azione più incestuosa? E tu perché condanni l'incesto? E poi la storia di Giuda e Tamar: e tu con quale diritto e pretesa fondazione biblica condanni il seme versato?". Allibbirono tutti e lividi di rabbia ripetevano: si, ma, si, ma. "Attitudine disordinata, continuò, non dipende dalla volontà, è un'espressione che emerge nello sviluppo della persona".

Il mondo bipolare, assolutamente contrapposto, è inesistente ad ogni livello, e risulta in certo momento dell'evoluzione del maschio e della femmina. La mascolinità e la femminilità assolute non èsistono. Nessuno è  maschio al cento per cento, nessuna è femmina al cento per cento. Non ci sarebbe stata evoluzione (urla: “che dici, che dici?”) e varietà di forme in rerum natura. La bisessualità umana (animale) deriva dalla specializzazione cellulare nel di enne a (DNA: che nessuno capì e sembrogli magico verbo di sortilegi stranissimi). Chi non sente mai in un momento della sua esistenza l'attrazione all'altro simile uguale di sesso è anormale. L'eterosessualità è semplicemente maggioritaria nella cultura occidentale soprattutto ma l'omosessualità, benché di fatto minoritaria, non è deviazione né eticamente riprovevole (nota dello copista: niuno capiva ma tutti urlavano, e quello più dicea), nolite fare schiamazzare, perch’io prosieguo imperterrito finché posso. Ripeto non è deviazione, ma concedo esserlo solo culturalmente. Le figlie di Lot anche nella cultura del tempo hanno agito incestuosamente, ma la Bibbia non le rimprovera. Esse sono state l'evoluzione del popolo di Dio. La pulsione sessuale è benedetta: "Crescete e moltiplicatevi". Gli atti che la pongono in esse non possono essere considerati perversi. La sessualità umana, biofisicamente parlando, non è solo eterosessuale ma anche omosessuale". Purtuttavia imperciocché  la tradizione cristiana considera male l'esercizio della sessualità in tutte sue forme sterili e la tollera solo in funzione generativa.

Questo spiega tutta la morale del cristianesimo. Le poche voci che la valorizzano in antico e di recente, sono state sempre soffocate e lo saranno fino a tanto che non entrerà nel costume, cioè temo che mai. Fino a che il patrimonio della rivelazione cristiana verrà stabilito ex cathedra, non ci sarà posto per posizioni difformi dalle affermazioni autoritàtive. Naturalmente l'evoluzione della sessualità umana prenderà altre strade. Il sistema filosofico dell'Antichita ha sempre condizionato il pensiero della Chiesa. Anche il sistema monastico ha imbavagliato i fedeli. Al punto che oggi tutti sono invitati a recitare le ore canoniche, le Lodi e i Vespri, come i monaci, senza senso, come le moniali, senza utile, come i perdigiorno. Non è conquista, è violenza contro le espressioni popolari della pietà, contro le formule brevi e sicure degli atti di fede, speranza, carità, dolore, che traducevano i salmi in moti spirituali efficaci. Persino il Rosario, surrogato antichissimo dei 150 Salmi, ha ceduto il passo alle duecento avemarie, inventate in una notte e da tutti applaudite come teatro novello e più bello. La Chiesa, cioè il Papa, ritiene di avere l’autorità - omnis potestas – ma a spizzico e secondo il suo gradimento, che masnade di teologhi e teologhesse, ci sono ora anch’esse, avallano e trovano inventate nella bibbia, o nel silenzio dei padri antichi, o nelle consuetudini di popoli che conoscono sol loro, per opinare anche su questioni su cui il Vangelo dice niente. Vero è pure, ma affermato in perfetta infallibile incoerenza, che su alcune di esse non ha l'omnis potestas. L'esercizio della sessualità non è problema, ma dignitatis humanae.
Un grido levossi unanime in choro: “Taci, taci, empio|”. Ma il Magnifico più forte: “… che di tutte le aberrazioni la più bizzarra è la castità:  Inter omnes sexus deformitates fortasse novissima castitas est". Tumulto generale, seguito da silenzio universale. Ognuno pensava e niente concludeva.

Decretum: Quasi nos non infirmi fuerimus in hac parte

Il protonotario lesse scandendo le sillabe ad una ad una, il decreto sulla castità dei sacerdoti e dei chierici, imperocché molti sonnecchiavano impudicamente: de castitate presbyterorum et clericorum servanda. Era il decreto più impasticciato e perciò non puossi vertere in italico sermone, e incipiava ita così: “Quasi nos … praeter delicta de quibus in innumeris canonibus a clericis fugienda haec firmiter statuimus in posterum abstracte et purissima ratione ad perpetuam rei memoriam”.
Dicevano in tante proposizioni (senza anatemi però e questo innervosì i zelanti purissimi, tementi rilassamento assai in cosa da tutti rilassata assaissimo):

Castitas elegans: deve essere elegante come un bel vestito che attrae e si vuole indossare di preferenza. Vi si oppone una castità rassegnata e formale. Deve essere luminosa e splendente di luce verginale e gioiosa riflesso della vergine Madre di Dio.
Castitas libera: deve essere disinvolta cioè senza complessi.

Castitas sanctificat matrimonium: nozze caste sono il sigillo dell'Amore.
Castitas positiva sit et supernaturalis.
Castitas canit hymnos Christo suo: fide vivit, spe innititur, amore ardet.
Castitas est virgo vigilans, est mulier fortis, habet omnia bona pariter cum illa.

Forse doveva seguire subito dopo, citato attentivamente, il liber ritualis, Perugia 1582: De sacramento matrimonii. Observanda ante illius administrationem… Ma purtroppo vi mancano tutte le pagine. E allora il Cantor reverendo lesse o fu costretto a rileggere, qualcosa che riportava ordine, a chi non sragionava, tra santità e purezza: “Destituita è di fondamento la genesi sacro-profana e mistica delle religioni e dei reami, incentrati tutti sulla sacralizzazione dei poteri, comunque acquisiti su uomini-gregge, governati da "pastori". Sacro e profano sono due punti di vista concorrenti ma antagonistici, come i cristiani politici e i politici cristiani, o come li laici e li clerici, né meno né piu. Fra tanti distinzionismi filologici e concettuali una e certo: in antiquo non poteva essere realmente, distintamente, oppositivamente sacro opporsi a profano, essendo ogniqualsivoglia cosa indistintamente sacro-profana sia in natura che in regimine che in famiglia. Financhora si sostenne forsennatamente essere il sacro maior del profano, come l’alma esser superior al corporeo. Oggidi l’eclissi del sacro giustizia lo profano e vulgare, ma resta vigente puranco tra agnostici e atei, come tra religioni.
Allora il sacro, potenza è divenuta in una con l’economico, e inseparabile dal profano, necessario e utile essendo, in funzione dell’esercizio del potere economico-politico sacralizzato.
Al dire del Cardinale nostro confrate ispano Josephus Gillius, e del gallicano Aloysius Heuschensius, et sorvolando sulle leggerezze del cardinale diacono Eugenius Canunculus nonché del teutonico Cardinale di Silva Candida Joseph Hillmannus, chi dice sacro (ebraico qadosh, greco hagios / hagnos, latino sacer / santus, inglese Holy, tedesco Heilige), indica più o meno concordemente e ricorrentemente l’idea precostruita di superiorità, separazione, separatezza, purezza, splendore, ineffabilità, in sintesi sacralità associata in assoluto all’idea di Dio, estesa a persone operanti e a cose inerenti agli atti rituali celebranti la "divinità", il "divino". Sacro e santo, cioè superiore, separato, dotato di "carisma" e di "autorità", di arcani "poteri" e anche il celebrante, a scala fino alla "somma" autorità – la più "santa"! – del "sommo pontefice", somma di tutti i poteri umani e "divini".

 


dell’ellenismo et platonismo et resistentia unum pagana e italiana contra li fasci sfasciati
interessante assai, nonché dell’importantia del latino, che interessò niuno

“Affermo, iniziò solenne il Card. Praenestinus, che le religioni amano associarsi a lingue presunte originarie, addirittura adamitiche, e dotate di un flavor esoterico e iniziatico, anche se nessuno le capisce: anzi esattamente per quello. Assicurano in tal modo la propria autenticità e continuità cogli inizi. Le formule rituali, soprattutto gli esorcismi come dicesi, possono trasformarsi niun contradicendo, in magici mantra, come ne ho trovato molti, ma sono scarabocchi così che leggesi senza mio comprendonio Tat Savitur Vare e altre formole sono ancora come “sicuterat”. Non importa che si capisca, quel che conta è che ci si distingua dagli altri. La difesa del latino da parte di molti uomini di Chiesa, ove mai vanno all’infuori di quando vi sono forzati, è proprio inconsistente, non ragionando che il latino cristiano, e più ancora quello della chiesa, latino propriamente non è, il primo essendo nella traduzione delle Scritture e nella Patristica una metamorfosi semplificata e contaminata dell’idioma di un tempo, e l’altro un’invenzione delle cancellerie e una sorta di esperanto, dei secoli avvenire, per preti. Occorre smontare gli equivoci e iniziare con questo semplice e obliato dato di fatto: il latino è lingua di tradizione, vuoi ecclesiastica, vuoi laica.
Da qui movendo puossi porre a fondamento per la costruzione e l’identità dell’Europa, puossi altresi verificare le sue potenzialità per la scienza, ma non si tratta di convincere i cristiani cattolici o gli scienziati cattolici o no che il latino serva loro a qualcosa in liturgia o in termini scientifici e politici. Il latino non è vessillo mortificato, del quale si rivendica il restauro. Il latino è abituato a essere coinvolto in rivendicazioni e nella storia gli è toccato prestarsi alle maschere più diverse. Per lo più è stato usato come bandiera del ritorno a un’origine imprecisata e ai presunti valori che questa rappresenta. Insomma come simbolo di conservazione o di reazione. né il latino può essere ripristinato, se di ripristino si parla, come puro suono, cantilena o assonanza, fonte più di confusione che di raccoglimento. L’incomprensione di formule liturgiche sono numerose e frequenti, ma non bisogna calcare la mano richiamando anche la storiella di Gramsci e di sua zia Grazia, per la quale da nobis hodie del Padrenostro era diventato la nobile Donna Bisodia; né vale riferirsi all’etimologia delle parole latine, quasi celassero segreti e arcani, come fece Jean-Pierre Brisset, che, ai primi del Novecento, scomponendo parole, arrivò a dimostrare l’origine “batracica” del linguaggio, cioè la sua provenienza dal cracrà delle ranocchie.
Apparentemente più efficace appare l’argomentazione che il latino è  lingua logica e razionale, studiando la quale ci si addestra a ragionare; ma i linguisti sanno bene che lingue logiche non esistono, perché a esser logiche e ordinate (o il contrario) non sono le lingue, ma semmai le teste di quelli che le usano. Alcuni tratti della struttura del latino lo espongono davvero al rischio di esser preso per una lingua-calcolatore, che richiede un lavoro mentale particolarmente intenso, ricco com’è di casi e di flessioni complicate, con sintassi raffinata e mobile, tendente a distanziare le parole che hanno a che fare tra loro e con forte propensione all’ellissi. Ma se si volesse davvero insistere su quelle forme di complessità, la scuola avrebbe a disposizione un’altra lingua più ricca e complicata, il greco: ancora più folto di flessioni e di forme, ancora più drastico nelle “parole mancanti”, ancora più ricco di problemi da risolvere prima di cominciare a capire qualcosa.
Occorre togliere di mezzo questi pregiudizi e affermare una buona volta che il latino si studia per imparare il latino, non in prima istanza per gli usi che se ne possano fare e i risultati che se ne possono ottenere usandolo. Il latino nella cultura della modernita deve essere promosso come tale, cioè come una lingua dalla magnifica struttura, come la porta di una formidabile letteratura e il vessillo di una civiltà che ancora ci intriga. E’ la costituzione Apostolica “Veterum Sapientia”, disattesa persino dai dicasteri pontifici. Dotte considerazioni filosofiche sul latino e sull’estetica della lingua latina è deformante, falso e strumentale per scelte destabilizzanti, mistificatorie e sbagliate. I dogmi cristiani sono strutture pneumatiche – nulla a che fare con le gomme delle auto - di somma bellezza e di significato meraviglioso, intuibili, certo non adeguatamente, con strutture retorico-linguistiche e pertanto spesso contraddittorie, perché fondamentalmente assai povere di parole sacre, ed enormemente più ricche di pathos ed emozionalità umana.

CAPVT SEXTIUM  mercoledi 10 ottobre
del santissimo coniugio decretum "Si non caste" et Excommuneticatio impii viri Abelardi

"Perit rerum cognitio, ut Isidorus ait, si nomina ignorentur; et fides Catholica eversum iret, si abstrusa primorum Doctorum vocabula, seu ab haereticorum fallaciis corrupta, immo etiam pestiferis aspersa venenis, in sensum traherentur iniquiorem". Occorre chiamar tutto col proprio nome e soprattutto in teologia è rischioso usare la terminologia patristica in senso eretico o strumentale.
Sfoggiando l’abito bianco intercalato col manto nigro, come l’anima sua, il relatore reverendo e molto reverendo così parlò de religiosis mulieribus et viris citando lo sinodo toletano al capo xiii: “INLIBATE CARITATIS INSTINCTU” – senza camuffamenti: la vita religiosa istintivamente è un dono di puro amore. Radunati in unum coetum per divina ispirazione nella chiesa dei santi Pietro e Paolo, nell’anno quarto di re Ervigio, il 4 novembre DCCXXI, dopo aver preso posto ciascuno nel suo scanno, si presentò il re in persona pleno fidei ardore et humilitatis gratia decoratus, per far conoscere quanto da lui desiderato e deliberato. In parole semplici presentò il piano di riforma della Chiesa e le sanzioni per punire i trasgressori.
Accolto il thomos come un regalo, ringraziammo Dio, e apertolo vi leggemmo: “In Nomine Domini Flavius Ervigius Rex santissimis Patribus In Hac santa Synodo Residentibus”. “Luce enim clarius constat, quod adgregatio sacrosanta pontificum, quicquid censuerit observandum, per santi spiritus donum omnino est ad aeternitate praefixum”. Le decisioni del sinodo sono ispirate dallo Spirito.  


Maghi guaritori e fattucchieri


Contra li guaritori e fattucchieri ordiniamo che d’ora innanzi li religiosi homini et donne havranno per monastero le case delli infermi et delli poverelli, per cella cameretta affittata, per chiesa et cappella la ecclesia parrocchiale, per chiostro le vie della citta e dei borghi e soprattutto le sale et corsie delli hospitali, per clausura l'obbedienza, per grata l'amor di Dio e per velo la santa modestia. Il guaritore non è medico e la sua azione si svolge prevalentemente a livello simbolico. Egli viene chiamato ad operare in una situazione di crisi Si agisce su uno stato di sofferenza per cancellarla ristabilendo la situazione di normalita compromessa dal dolore oppure si agisce sul dolore umanizzandolo e togliendogli il carattere di assurda irruzione del caos nell'ordine normale. Gli operatori rituali operano normalmente estraendo dal corpo dell'ammalato un oggetto estraneo. Oppure allontanado la causa di un maleficio operato da altri. Esemplare quanto avvenne ed è fedegno al nobile Cupani Francesco, antenato di lungo corso, nato a Mirto nel 1657, ma revocato a vita nelli anni 1582, come Marcello dell’Eneide. Poiché l’argomento sul sesso faceva entrare in tentazione, con nobile strataggemma tal nobile medico e teologo, del terzo ordine francescano di Misilmeri, ove aveva predisposto in orto botanico, coltivava piante esotiche e dato nome avea al Pamphyton siculum, come giustamente si appellerà in anno Domini 1713. Quivi egli mando a chiamare l’altrettanto nobile Maurolico Francesco, sacerdote Messinese nato e vissuto qualche anno prima, dal 1494-1575, insigne matematico, naturalista, astronomo, letterato, autore e inventore di congegni idraulici, orologi, globi, direttore della zecca, coniatore di antiche monete, di tavole trigonometriche, di cosmographia (1543) dedicata a Pietro Bembo. La conversazione assai animata verte sul Sicaniorum rerum compendium di Pasqualino Francesco antenato di quello II del 1753-1845, marchese di Marineo, giurista avvocato fiscale. L’Orlando politico che uscirà nel 1841, sentenzia (chi può capire capisca! ): I tuoi difetti mi hanno reso consapevole dei miei - Un vecchio errore è sempre meglio accetto di una nuova verità - Più facile è combattere per i propri principi che uniformare ad essi la propia vita - Un libro di pagine bianche: è vero non puoi leggere niente, ma a quante cose puoi pensare - Disse il maestro: Perché imprechi contro la pioggia invece di prendere l’ombrello?- Non devi credere a quanto ti si dice per non ubriacarti leggendo l’etichetta di una bottiglia di vino - Molti educatori continuano a dare lezioni di navigazione mentre la nave sta affondando - Non c’è rimedio per la nascita e per la morte, occorre godere l’intervallo - Peccatum non in sensu sed in consensu - La carità riesce a fare di ogni contesa un’intesa, di ogni disunione una fusione - Il male non si distrugge mettendolo in vetrina - Le leggi di Sisto V (1585-1590) sul breviario: Nessuno osi più nei secoli mutarne la struttura! Guai a chi viola la porta dell’Archivio Segreto Vaticano: Intrantes ipso facto excommunicantur.


Contra lo monaco spogliato Abelardo, viro ingenioso

“Et damniamus ethicam Abelardi, che nulla fa distinctione fra bene e male, in quantum non è mala l'azione in se stessa, né l’immaginaria ferita a Dio, che costituisce il peccato, ma piuttosto l'elemento psicologico dell'azione, cioè l'intenzione di peccare: «Il vizio dell'anima non si identifica col peccato; per esempio, l'iracondia è un vizio che spinge la mente a compiere cose che non si devono fare, alla lussuria sono inclini per complessione fisica molte persone che però non per questo peccano: il vizio dell'animo ci inclina ad acconsentire a cose illecite e peccato deve intendersi solo il fatto dell'acconsentire. Come non si possono eliminare le inclinazioni, perché fanno parte della natura umana, così non si può chiamare peccato la volontà o il desiderio di fare quel che è illecito, ma il peccato e il consenso dato alla volontà e al desiderio». E dunque nel consenso, anche solo interiore, la radice del bene o del male che commettiamo: possiamo fare del bene senza rendercene conto, senza intenzione buona: non per questo possiamo essere considerati buoni e virtùosi; allo stesso modo, possiamo fare del male senza intenzione: non per questo dobbiamo essere considerati malvagi e peccatori. Per lo quale gli persecutori de’ cristiani non è certo aver peccato se consideravano, in coscienza, giustamente punibili Cristo e i cristiani, perché l'ignoranza non è in sé peccato e anche il peccato originale, che colpisce i successori di Adamo, non può essere considerato peccato. Onde per cui ortodosso non è questo praecursor Lutheri negante valore alle opere, sicut la grazia non è il dono divino della permanenza dell'uomo nel bene ma solo la conoscenza del regno dei cieli. Cristo solo essere un maestro, non un mediatore di salvezza. Occorre criticare lo rigorismo ascetico, che combatte le inclinazioni della natura umana, e il legalismo etico, che si conforma a schemi esteriori di comportamento. Ma il rifiuto del conformismo non puossi estendere alla valutazione del ruolo delle gerarchie ecclesiastiche il cui prestigio sarebbe dovuto essere conforme alla dignità morale dei singoli e non al carisma del potere di cui sono investiti”.

Antidogmaticon Contra Li Dogmatici E Theologie Complicate

C’erano Testimonianze di Papi e Autori cristiani contro alcuni articoli di fede della Chiesa cattolica romana ribaditi nel Catechismus e bisognava chiarire.

Incipiamo col pacifico ma battagliero Ireneo che attribuisce agli gnostici l’introduzione nella Chiesa del culto delle immagini dipinte o fabbricate, dicendo che sono l'immagine di Cristo fatta da Pilato nel tempo in cui Gesù era con gli uomini, e che le incoronano e le espongono con le immagini dei filosofi del mondo, cioè con l'immagine di Pitagora, di Platone, di Aristotele e degli altri, e riservano ad esse tutti gli altri onori, proprio come i pagani (Contro le eresie, I, cap. 25,6). I santi non vanno subito in cielo appena morti, ma vi entreranno solo dopo la risurrezione, e questo vale anche per le anime dei discepoli di Cristo, che “andranno nella regione invisibile, assegnata loro da Dio, e lì dimoreranno fino alla risurrezione, aspettando di riprendere i loro corpi e risuscitare  integralmente, cioè corporalmente, come risuscitò il Signore, e così andranno al cospetto di Dio” quelli che il Signore giudicherà degni di questo (Lib. V, 31,2).  Atenagora e Arno biu di Sicca non vogliono si usi incenso a Dio, perché l’artefice e il padre di questo universo non ha bisogno né di sangue, né di grasso, né di profumo di fiori o di aromi.
Tertulliano afferma che solo a Pietro personalmente Gesù dice: "Tu sei Pietro" (La pudicizia 21). Afferma che Maria non rimase vergine dopo il parto di Gesù. Sulla eucaristia: “Prese il pane e lo distribuì ai suoi discepoli e fece di esso il suo corpo, dicendo: 'Questo è il mio corpo', cioè 'la forma del mio corpo', corpo reale”. Un fantasma, non avrebbe potuto ammettere una raffigurazione. “La nostra offerta non consiste già  in grani di incenso di poco prezzo, in lacrime di pianta arabica” Il diavolo ha introdotto nel mondo gli artisti che fanno le statue e le immagini e tutte le altre rappresentazioni, mentre Dio ha comandato: tu non farai alcuna somiglianza delle cose che sono sul cielo né sulla terra né nel mare’, proibendo ai suoi servi in tutto il mondo di abbandonarsi all'esercizio di coteste arti (Sull'idolatria, libro 3, IV). Il Signore ha detto: Non impedite ai bambini di venire a me . Vengano pure, ma quando saranno più grandi e potranno essere istruiti, vengano pure quando potranno sapere dove vanno; diventino pure cristiani, quando saranno in grado di conoscere Cristo! Perché mai bambini innocenti dovrebbero aver tanta fretta di ricevere il perdono dei peccati? Per gli affari della nostra vita ordinaria nel mondo ci comportiamo con prudenza assai più guardinga; ad un bambino nessuno affida l'amministrazione di beni terreni, perché allora affidargli la responsabilità di beni divini? imparino pure anche loro a chiedere la salvezza perché si veda con chiarezza che tu la salvezza la dai a chi la chiede!.
Origene: Se tu immagini che solo su Pietro sia stata fondata la Chiesa che cosa potresti tu dire di Giovanni, il figlio del tuono, o di qualsiasi altro apostolo? Chiunque fa sua la confessione di Pietro può essere chiamato un Pietro. L'anima dell'uomo non è stata creata assieme al corpo ma prima del corpo e poi è stata inserita nel corpo. E gli uomini sulla terra sono premiati o puniti da Dio in base a dei loro meriti o demeriti della  precedente vita. A riguardo di Giacobbe ed Esau, esaminata più a fondo la scrittura, troviamo che non dipende da ingiustizia di Dio che prima di essere nati e di avere fatto alcunché di bene o di male in questa vita, sia stato detto che il maggiore avrebbe servito al minore; se crediamo che per i meriti della vita precedente a ragione egli sia stato amato da Dio sì da meritare di essere preposto al fratello. Inoltre tutti i peccatori, il diavolo e i demoni, un giorno saranno salvati, perché un giorno tutti i nemici di Cristo saranno posti sotto i suoi piedi: secondo la bonta non dobbiamo credere che Dio ponga i nemici di Cristo come sgabello dei suoi piedi nello stesso modo in cui i nemici sono posti sotto i piedi dei re terreni che li sterminano. Invece Dio pone i nemici di Cristo come sgabello dei suoi piedi non per la loro distruzione ma per la loro salvezza. Questa dottrina,  denominata apocatastasi, sosteneva che le pene per i malvagi non sono eterne. Alla fine anche i peccatori, dopo un periodo di purificazione, saranno salvati.
Cipriano scrisse che Gesù a Pietro non gli attribuì autorità speciale, ma  rivelandosi ad uno solo rese visibile il fatto che la chiesa dev'essere tutta unita nella fede di Cristo. Pietro è solo il 'simbolo', il 'tipo' di tutti gli apostoli e di tutti i vescovi. Eusebio di Cesarea: Nessuno è esente dalla macchia del peccato originale, neanche la madre del Redentore del mondo. Gesù solo è esente dalla legge del peccato, benché nato da una donna sottoposta al peccato.
Ilario di Poitiers affermò che Gesù Cristo sulla croce non sentì dolore (La Trinita, Lib. 10,23).
Ambrogio: Pietro “ottenne un primato, ma un primato di confessione e non d'onore, un primato di fede e non di ordine” - Primatum egit, primatum confessionis utique non honoris, primatum fidei non ordinis (De incarnationis dominicae sacramento IV). Gesù e il solo che i lacci del peccato non abbiano avvinto; niuna creatura concepita per l'accoppiamento dell'uomo e della donna, è stata esente dal peccato originale; è stato esente Colui solo il quale è stato concepito da una Vergine per opera dello Spirito Santo (In Psalm. 118).
Lattanzio: 'Quindi non c’è dubbio che dovunque c’è una statua o un immagine non c’è religione. Perché se la religione consiste di cose divine, e se non c’è niente di divino eccetto che in cose che sono celesti, le immagini mancano di religione, dato che non ci può essere niente di celeste in quello che è fatto di terra (Istituzioni divine, Lib. II, cap. 18).
Epifanio, vescovo di Cipro, avendo veduto in una chiesa del Cristo, contro l’autorità delle Scritture, l'immagine di un uomo soospesa, lacerai quel velo. Non si deve onorare che Iddio e Colui cui dobbiamo servire. La Vergine non è stata proposta alla nostra adorazione, poiché ha adorato ella stessa Colui il quale secondo la carne nacque da essa. Nessuno dunque adori Maria. A Dio solo, Padre, Figlio e Spirito Santo, appartiene questo mistero, e non a qualsiasi uomo o donna. Laonde, cessino certe donnicciuole dal turbare la Chiesa, smettano dal dire: Noi onoriamo la Regina del cielo, perciocché con questi discorsi e coll'offrirle le loro focacce, adempiono ciò che è stato preannunziato: 'Alcuni apostateranno dalla fede, dandosi in braccio a spiriti seduttori e alle dottrine dei demoni'.  (III, Comment. II, tom. 2, Haeres 79).
Giovanni Crisostomo: Ebbe Pietro un primato? Si! poiché fu il primo a confessare il Cristo, divenne anche il primo apostolo all'inizio della Chiesa (Or. 8,3 Adv. Jud.).
Agostino, parlando dell'Apostolo Pietro, disse che la Chiesa è basata in lui come sulla pietra, come è cantato anche da molti, nei versi del beatissimo Ambrogio, dove dice del gallo: Con il canto di questo la stessa pietra della Chiesa pianse la sua colpa. Ma: Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa raffigura la persona della Chiesa edificata sopra questa pietra, ed ha ricevuto le chiavi del regno dei cieli. Non gli è stato detto infatti: Tu sei pietra, ma Tu sei Pietro; pietra era il Cristo, e Simone che lo aveva riconosciuto come lo riconosce tutta la Chiesa, fu detto appunto Pietro (Ritrattazioni, Libro primo, cap. XXI). Risposarsi dopo avere lasciato il proprio coniuge, non è lecito, né all'uomo né alla donna, neppure per qualsivoglia forma di fornicazione, sia della carne, sia dello spirito, e in quest'ultima bisogna intendere anche la mancanza di fede. Infatti il Signore senza fare nessuna eccezione dice: Se la moglie lascia il proprio marito e prende un altro, è adultera, e ogni uomo che ripudia la propria moglie e prende un'altra, e adultero (I Connubi adulterini, 1, 31).
Gelasio I, papa dal 492 al 496: Abbiamo scoperto che alcuni prendono solamente il sacro corpo e si astengono dal sangue consacrato, bisogna che costoro o ricevano ambedue le parti o sien privi di ambedue, poiché la divisione d'un solo e medesimo sacramento non può farsi senza un gran sacrilegio; 'Il sacramento del corpo e del sangue di Cristo è veramente cosa divina; ma il pane e il vino vi rimangono nella loro sostanza e natura di pane e vino (Delle due nature).
Gregorio di Nissa, commentando le parole di Paolo: "affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra" (Fil. 2:10): 'A mio parere l'Apostolo divino, tenendo presenti nella sua profonda sapienza queste tre condizioni che si notano nelle anime, ha voluto alludere all'accordo nel bene che un giorno si stabilirà tra tutte le nature razionali. Distrutto il male dopo un lunghissimo periodo di tempo, non rimarrà altro che il bene. Il proposito di Dio è uno solo: rendere possibile a tutti la partecipazione ai beni che si trovano in lui non appena il numero naturale di noi uomini avrà raggiunto la sua pienezza - parlo sia degli uomini che si sono purificati dal vizio già  in questa vita, sia di quelli che, dopo questa vita, sono stati curati dal fuoco per un periodo di tempo conveniente, sia di quelli che in questa vita non hanno conosciuto né il bene né il male.
Girolamo: I veri adoratori non adorano il Padre né a Gerusalemme né sul monte Garizim, perché Dio è Spirito, ed è necessario che i suoi adoratori lo adorino in spirito e verità.
Dopo questa lettura qualcuno con voce solenne proclamò: “Queste affermazioni non volevano dire quello che hanno detto, e del resto anche la Scrittura si contraddice e bisogna difenderla dai vani ragionamenti dicendo che essa non è ambigua, non si contraddice su nessun punto, e non può essere presa a sostegno delle eresie; e anche la Tradizione cattolica può dire infallantemente oggi quello che negava ieri e dire domani quello che condanna oggi. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito. Amen”.
Clemente d'Alessandria: Gesù non èbbe né fame né sete perché se egli mangiò e bevve lo fece solo per dimostrare la sua natura umana e non per necessità.

Girolamo per scoraggiare una vedova di nome Furia dal risposarsi scrisse: 'Quante spine porti con sé il matrimonio, l'hai constatato a tue spese durante la vita matrimoniale. Te ne sei saziata fino alla nausea, come gli Ebrei della carne di quaglia. Il tuo palato ha provato l'amarezza infinita del fiele, hai vomitato cibi acidi e malsani, hai mitigato l'arsura dello stomaco; perché vorresti ancora ingerire cose che ti sono state di danno? proprio come un cane che ritorna ai cibi vomitati, o un maiale al fango dove s'e voltolato? Persino gli animali che non hanno la ragione, compresi gli uccelli migratori, non vanno a ricadere nelle medesime trappole e reti!
Che uomo disgraziato! Bisognerebbe dar sfogo a tutte le sorgenti di lacrime per piangerlo! Leggi, leggi le autentiche verba: “Igitur fidem facimus indubiam et attestamur has reliquias sigillo munitas et in theca repositas, bene clausa et funiculo serico coloris rubri colligata nostroque in cera rubra hispanica impresso sigillo obsignata, esse particulam ex velo Beatissimae Virginis et ex pallio S. Ioseph Sponsi B.M.V. , ex authenticis locis extractas legitimeque recognitas. Nostra manu subscribimus nostroque sigillo munimus. In nomine Domini”.
Tralasciata la scomunica ipso facto per chi confeziona false reliquie, successe il finimondo essendo molti ad aver sottoveste tali protettrici reliquie. Per lo que si passo a discutere del vescovo di Roma e la lettera a Damaso: 'Per questo ho deciso di consultare la Cattedra di Pietro, dove si trova quella fede che la bocca di un apostolo ha esaltato; vengo ora a chiedere un nutrimento per la mia anima lì, dove un tempo ricevetti il vestito di Cristo.
Io non seguo altro primato che quello di Cristo; per questo mi metto in comunione con la tua beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro. So che su questa pietra è edificata la Chiesa.
Lattanzio: Bisogna difendere la religione non uccidendo ma morendo per essa, non con la crudeltà ma con la pazienza, non con il delitto, ma con la fede. Poiché se tu vuoi difendere la religione con il sangue, con i tormenti e con il dolore, questo non sarà difenderla, ma sporcarla e oltraggiarla.
Tertulliano: Tuttavia è un diritto umano ed una esigenza naturale che ciascuno veneri la Divinità di cui è convinto. Inoltre la religione esige di per sé il rifiuto di ogni coazione, la religione deve essere accettata con spontaneità e non per la violenza, dal momento che anche le vittime da offrire in sacrificio si pretende che vengano presentate con sincerità.
Agostino: Dapprima ero del parere che nessuno dovesse essere condotto per forza all'unità di Cristo, ma si dovesse agire solo con la parola, combattere con la discussione, convincere con la ragione, per evitare d'avere tra noi come finti cattolici coloro che avevamo già  conosciuti tra noi come critici dichiarati. Questa mia opinione però dovette cedere di fronte a quella di coloro che mi contraddicevano non già  a parole, ma che mi portavano le prove dei fatti. Mi si adduceva innanzitutto in contrario l'esempio della mia città natale che, mentre prima apparteneva interamente al partito donatista, s'era poi convertita alla Chiesa cattolica per paura delle sanzioni imperiali.

Il concilio di Costantinopoli del 754: Iddio è spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in ispirito e verità. Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra.  Dio ha parlato agli Israeliti dal mezzo del fuoco e dalla cima della montagna e non gli ha mostrato nessuna immagine. Noi dunque appoggiandoci sulla santa Scrittura e sui Padri, dichiariamo unanimemente, in nome della santa Trinità, che noi condanniamo, rigettiamo ed allontaniamo con tutte le nostre forze dalla Chiesa cristiana qualsiasi immagine di qualsiasi maniera che sia fatta con l'arte della pittura. Ma il concilio di Nicea del 787 negò il concilio del 754 e approvò la legittimità delle immagini e la natura del culto relativo, con quattro condanne degli iconoclasti: 'Noi definiamo con ogni accuratezza e diligenza che, a somiglianza della preziosa e vivificante Croce, le venerande e sante immagini sia dipinte che in mosaico, di qualsiasi altra materia adatta, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, nelle sacre suppellettili e nelle vesti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l'immagine del Signore e Dio e salvatore nostro Gesù Cristo, o quella della immacolata Signora nostra, la santa madre di Dio, degli angeli degni di onore, di tutti i santi e pii uomini. Infatti, quanto più continuamente essi vengono visti nelle immagini, tanto più quelli che le vedono sono portati al ricordo e al desiderio di quelli che esse rappresentano e a tributare ad essi rispetto e venerazione.

Nel concilio di Francoforte del 794 venne condannato di nuovo il culto delle immagini che era stato approvato al concilio di Nicea del 787. Infine il culto delle immagini venne approvato dal concilio di Trento (Sess. XXV). E' molto meglio affidarsi totalmente alla Scrittura che è la Parola di Dio che non si contraddice su nessun punto, benché sia formata da libri scritti nell'arco di più di mille anni da autori diversi, e che in tutti questi secoli si è rivelata infallibile e immutabile.

 


Jacopone Tudertinus come apparve feroce nelli sogni insonni.

de li somnii non amorosi ma diabolici su la teocrazia mussulmana 'ad portas!'

“Ho 88 anni e da un po' ho sogni riguardo al Diabolo et amici sui”, esordi non so che cardinale. Tutti si preoccuparono, ma non sapevano come parlarne imperocché tutti l’avean sperimentato e preoccupati eran del Ninferno per li pecccatacci sua.
Svegliarsi piangendo niuno dicea, e aver paura sì, sì, di tornare a dormire. In un primo, incubo incendi dalla mano infocata di satanasso, fogli di papiro novissimi imbrattati e volar qua e là. Se afferrare puossi qualcuni a volo niente vedesi se non sporco qualcosa e puzzolente e fetente. Oppure la firma: Diavolo son con sette teste e deci corna.
A svegliarsi di colpo, terrorizzati ed impressionati sanguina il naso. Se si siede sul pancino delicato scafazza tutti quanti e colpisce le parti infedeli.
Orsù non parliamone più, che stanotte mi appare di nuovo”.
Il Diavolo è l’angelo nero, il male per eccellenza, la dannazione. La connotazione di male, che si contrappone a quella di bene comunemente accettata. Simbolizza nei sogni tutti i contenuti del subconscio più rinnegati: sesso, istinti, aggressività, odio, rabbia, tutte queste cose vengono comunemente seppellite nelle profondità dell’inconscio. Le immagini perseguitano, corrispondono ad emozioni forti represse, reputate cattive o sporche, si incarnano in questo o quel Diavolo. L’immondo vuol figli e s’accoppia con chi prima viene a tagliola, femmina o maschio, per lui pari sono, e l’homo ospitare il male a forza deve. E così tutti esperienza dicevano. Ma con prudenza il cardinale ostiense, che stava alla porta di Ostia, anchor non consacrata, introdusse la teocrazia papale per isconfiggere lo dimone incarnato e li arabi sarracenni alle portas come Hanniballe ai suoi tempora.

«Il primato della sede apostolica, che Iddio ha stabilito, è provato dalle testimonianze dei Vangeli e degli Apostoli; da esse derivano le costituzioni canoniche che asseriscono concordemente che la Chiesa romana è sopra le altre come maestra e madre; come uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, così Gesù Cristo volle che nella sua Chiesa uno solo fosse il capo di tutti; Cristo mise a capo di tutti uno solo che ordinò suo vicario in terra perché, come a lui si piega ogni ginocchio, così a quello tutti ubbidiscano affinché vi sia un solo ovile ed un solo pastore; il potere delle Chiavi abbraccia ogni uomo e ogni cosa; Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi successori l'impero universale del cielo e della terra.

Le forze dei contendenti nella battaglia di Lepanto erano 30.000 soldati Cristiani e 80.000 tra marinai e rematori, tutti imbarcati su 208 galere, spagnole al comando di Don Giovanni d'Austria, veneziane di Sebastiano Venier, duca di Candia, pontificie di Marcantonio Colonna, genovesi di Giannandrea Doria, sabaude e Maltesi, oltre sei galeazze venete di Agostino Barbarigo e 78 tra galeoni e brigantini.

I Turchi schierarono circa 270 tra galere e galeotte complete d'equipaggio che poteva avere dai 180 ai 250 rematori tutti schiavi cristiani, e soldati giannizzeri sino a 400 per imbarcazione sotto il comando di Al' Mehemet Pascià, considerato imbattibile per il possesso di un prezioso amuleto che altro non era che un dente canino destro di Maometto. L'ultimo scontro in mare con navi a remi vide morire circa 8.000 cristiani e oltre 25.000 musulmani, e furono liberati 12.000 schiavi cristiani incatenati al remo.

Il Comandante Venier, capitan generale da mar, d'anni 75, responsabile della flotta veneziana prese parte attiva alla battaglia esponendosi a dardi e ogni altro pericolo dell'arrembaggio. Tra i feriti spagnoli, ci fu Miguel de Cervantes, immobilizzato per sempre in un braccio, che lasciò la carriera delle armi per scrivere il capolavoro Don Chisciotte della Mancia. Dopo la battaglia di Lepanto l'influenza turca nel Mediterraneo diminuì, ma i pirati saraceni continuarono sino alla fine del 1800, quando la flotta inglese rimase incontrastata nel mare nostrum.

 

7.CAPVT SEPTIMIUM 

dei laici stregoni e femmine stregonesse venditori di fede per dinaro stercorario

 giovedi 11 ottobre

Apostasia consummata, sentenza: Esaminati i processi di fronte a noi contro gli accusati e denunziati, da noi riconosciuti colpevoli, tanto attraverso le vostre dichiarazioni o quelle di qualsivoglia di voi o attraverso una confessione vera e propria, fatta di fronte a noi giudizialmente e più volte ripetuta con vostro giuramento. Che attraverso le deposizioni dei testimoni e le loro accuse e altre prove legittime, risultanti da detti e atti del processo, legittimamente ci constò e consta che voi, e qualsivoglia di voi, avete rinnegato Dio nostro creatore e fattore, uno e trino e avete onorato il Diavolo, crudele e antico nemico dell'umano genere e vi siete votati a lui per sempre e distogliendo dal Benedettissimo Battesimo anche coloro che lo avevano prima ricevuto ed avete rinunciato di fronte al suddetto Demonio, che aveva assunto aspetto umano, alla vostra parte del paradiso e dell'eterna eredità che Gesù Cristo nostro Dio con la sua morte ha acquistato a voi e a tutto il genere umano.
Il Diavolo stesso ruggente vi ha versato sul capo l'acqua che voi riceveste, ha mutato il vostro vero nome, che vi era stato imposto presso il sacro fonte battesimale (forse in previsione dei radicali italiani di farsi sbattezzare), e così tolleraste e accettaste che vi fosse imposto un altro nome fittizio con un falso battesimo. E come pegno della fedeltà promessa al Demonio gli deste un pezzetto dei vostri abiti perché il padre delle menzogne vi togliesse dal libro della vita. Di vostra mano, su suo ordine, apponeste la vostra firma nel libro nerissimo dei reprobi e dei dannati e della morte perpetua, preparato per questo. E per vincolarvi con un legame più stretto a tanta perfidia ed empietà, impresse un segno o marchio a tutti voi, come a cosa di sua proprietà, e voi prometteste di eseguire i suoi mandati e ordini, dopo che voi e chiunque di voi ebbe prestato il giuramento dentro un cerchio (che è il simbolo della divinità) tracciato in terra (che è lo sgabello dei piedi di Dio). E per obbedirgli, dopo esservi spalmati di un nefandissimo unguento prescrittovi dal Diavolo, saliti su un bastone (eufemismo  per scopa), foste guidati e portati dal tentatore attraverso l'aria a notte fonda, ora adatta ai malfattori, in un luogo fissato e in giorni stabiliti.
E in una riunione generale di numerosi Maghi, Stregoni, eretici, incantatori e fedeli dei Demoni, acceso un oscuro fuoco, dopo molti schiamazzi, danze e dopo aver mangiato, bevuto e giocato in onore di Belzebù principe dei Demoni che presiedeva la riunione, con la figura e l'aspetto di un ripugnante capro nerissimo, lo adoraste con gli atti e le parole come se fosse Dio e, inginocchiati, supplichevolmente vi avvicinaste a lui e gli offriste nere candele accese spente e baciaste con somma venerazione con la bocca sacrilega il suo sozzissimo e turpissimo ano (oh vergogna!).

E lo invocaste col nome di vero Dio e chiedeste il suo aiuto. E chiedeste di potervi vendicare contro tutti quelli che vi fossero nemici o vi avessero rifiutato ciò che  avevate chiesto loro.

E da lui ammaestrati, esercitaste vendette, malefici, incantesimi tanto contro gli uomini che contro gli animali. Commetteste numerosissimi infanticidi, lanciaste maledizioni, provocaste l'esaurirsi del latte nelle madri, epidemie, e altre malattie gravissime con l'aiuto di Satana. Bambini furono da voi soffocati, trapassati, uccisi con la vostra arte malefica, essendo la cosa a conoscenza e consentita da alcuni, e, sepolti nel cimitero, di notte e nascostamente li esumaste e li portaste nelle suddette riunioni degli incantatori e li offriste al principe dei Demoni seduto su un trono.

Dopo averne tolto e conservato il grasso e averne tagliato la testa, le mani e i piedi, cuoceste il tronco, lo lessaste o talvolta lo arrostiste e al comando del vostro suddetto padre lo mangiaste e lo divoraste colpevolmente.

Infine aggiungendo male al male, vi deste alla fornicazione, voi uomini con succube, voi donne con incubi. Compieste vera e propria sodomia e un nefandissimo delitto, miserevolmente, e ciò che  è ancor più esecrabile, talvolta assumeste nella santa chiesa di Dio il santissimo sacramento dell'Eucarestia e tratteneste l'ostia in bocca secondo l'ordine di quello, già  chiamato Serpente cacciato dal Paradiso ed empiamente la …

De le stregonesse diaboliche continua: Tutto quanto nel reale non è oggetto di diretto controllo tecnico viene controllato simbolicamente. Tramite questo controllo simbolico si riconduce all'uomo ciò che è tecnico  incontrollabile investendolo di valori umani e attribuendogli un significato. Vengono così giustificati, resi accettabili e possibili tutti quegli sforzi indispensabili all'esistenza.
Et quidem anzi, il piano del controllo tecnico del reale e il piano del controllo simbolico si intersecano e si fondono al punto che revera le azioni tecniche sono possibili soltanto in un quadro simbolico che fornisca loro giustificazione morale e motivazione, che doni loro un significato.

Nessuna azione è per l'uomo una semplice azione pratica e tecnica: tutte comportano un valore simbolico non separabile dall'azione concreta e significano qualcosa, non sono qualcosa (ripetizione non mia) in più, una aggiunta di cui si potrebbe fare a meno.

E' il significato che vi proiettiamo a rendere una qualsiasi azione pratica un'azione dell'uomo.

Come li semi – diffusi dal vento – portaron vita nell’orbe, così eziandio perciò la cultura seminata dovunque contraddistingue l'uomo e lo contrappone alle altre specie animali e al complesso della inerte semovente natura.

La diffusione dell'uomo sulla terra diffuse puranco culture differenziate e mutevoli, continuamente intrecciate e implicate, con permanente scambio e reciproca assimilazione.

L’humana natura è l’umana historia, categoria beffarda della cultura occidentale, la sola che ha elaborato tale categoria come istrumento per ordinare il reale, presumendo possibile conoscere gli altri e se stessi.

Allora, dica Eminentisime, non ci sono culture migliori e culture peggiori? ed ogni sistema di pensiero (come ogni sistema di valori) è relativo ad ogni singola cultura? Tal è in verità.

Non possiamo dire che le nostre categorie interpretative, in particolare la storia, siano migliori.

Nella nostra cultura è possibile una comprensione storica, non mitizzata, degli altri. Solo nel nostro storicismo è possibile inquadrare istituti e uomini che in sé non si comprendono affatto come storici. Tal è la nostra santa Religione. Rinunciare alla nostra responsabilità significa rinunciare alla nostra cultura.

Il senso della ricerca non è conoscere gli altri ma conoscere noi, aumentare il nostro livello di consapevolezza. Ciò avviene ampliando e modificando l'uso delle nostre categorie interpretative e di pensiero mediante la loro applicazione ad argomenti apparentemente "irrazionali" (quali erano definibili quelli religiosi).

Il risultato è la relativizzazione delle nostre categorie, la presa di coscienza che queste categorie non sono assolute, ma storicamente condizionate e prodotte.

In altre parole le epoche storiche sono costrutti storiografici.

La cultura occidentale è l'unica capace di pensare in modo storico e l'unica pertanto in grado di comprendere non solo gli altri ma anche se stessa non come un assoluto ma come un prodotto storico. A voler essere complicati e ad usare termini difficili potremmo dire che ontologicamente la storia produce lo storicismo come spirito dell'Occidente, mentre gnoseologicamente è l'Occidente a costruire la nozione di storia.

“Dunque le nostre categorie di giudizio non sono eterne? Non universali?”.

No, fratelli, ma noi, se non vogliamo abdicare a quella che nei nostri termini è la Ragione, non possiamo fare a meno di esse. Si tratta di un possesso non permanente, non garantito, da conquistare ogni volta.

La riforma liturgica è l'apparato rituale – preso dalli Romani nostri antecessori - ha avuto la nobile funzione di elaborare un sistema mitico e simbolico in grado di comporre o limitare le crisi esistenziali connesse con i rischi del bisogno e della morte.

Così potemmo risolvere o mascherare conflitti e contraddizioni; item potemmo donare significato alla presenza storica degli uomini; item iterum costruire e giustificare un sistema di valori che costituiscono poi la caratteristica peculiare della nostra peculiare santa cristiana civiltà.

Miti e riti crearon la cultura nostra.

Nulla è mai veramente nuovo nel tempo perché tutto è già  stato fondato in modo definitivo "in illo tempore" e ogni volta che il mito viene narrato avviene una riattualizzazione della realtà dei primordi. I riti son finalizzati al controllo di ciò che  le culture vogliono come mutabile.

Gli apparati mitico-rituali hanno ancora la funzione di proteggere dalle novità assolute. Le dinastie imperiali et regali bisognano di conferme mitiche.

La storia è ineluttabile mutamento cronologico, che rinviene l'estremo e radicale sviluppo nel Cristianesimo nostro, ove la santissima Incarnazione di Dio nella storia qualifica in modo irreversibile il passato ed il presente.

La "storia della salvezza" procede nel segno della diversità qualitativa del tempo e dell'apertura all'avvenire. Alla ciclicità temporale del mito si contrappone un decorso temporale unico e irreversibile, il cui centro è un fatto pienamente storico: l'Incarnazione.

Alla stabilità mitica, nella quale il senso della vita è posto una volta per tutte in seguito alle vicende primordiali, si contrappone un ordine escatologico articolato nei momenti del presente, del passato, dell'avvenire. All'agire miticamente concluso degli esseri extraumani si contrappone la manifestazione in vari e successivi momenti, del disegno divino per la salvezza dell'uomo, dalla creazione, alla caduta del peccato, al Patto con Israele, al secondo e definitivo Avvento. Anche il Cristianesimo è  organizzato secondo una ripetizione liturgica e rituale della settimana, dell'anno liturgico, della celebrazione della messa e degli eventi particolarmente significativi ormai trascorsi.

Tuttavia esistono differenze di base tra i simboli mitici e quelli cristiani, differenze che rendono il Cristianesimo originale e rivoluzionario rispetto alle altre culture. La funzione mitica (e rituale), mediante il suo articolarsi in azioni ed eventi inaugurali, è quella di riassorbire la concreta molteplicità storica, il divenire incontrollato del tempo, nella ripetizione (narrata nel mito ed agita nel rito) delle origini, e comunque di azioni fondatrici ed autenticatrici.

Il simbolismo cristiano, unico e differente da tutti gli altri simbolismi mitico-rituali, non è riconducibile ad un mito delle origini.

Al Cristianesimo più che il nuovo, quando accade, si sostituisce il nulla. La stessa critica alla realtà contemporanea e alle sue disfunzioni avviene in termini di valori cristiani.

Il Cristianesimo non ha esaurito, all'interno della nostra cultura, il suo ruolo di produttore di valori. All'interno del generale processo di laicizzazione della cultura, il ruolo proprio della Storia delle religioni procede nella direzione di una storicizzazione e relativizzazione totale.

“Ma ciò conduce, fratelli, a considerare il cristianesimo come un fatto totalmente umano”.

La sua storicizzazione significa negarne l'aspetto trascendente e svilirne la pretesa di porsi come verità universale. “Le sue risposte possono essere solo di carattere storico”.

Non può pronunciarsi affatto sul valore trascendente delle cose studiate. La Storia delle religioni non è la disciplina che dimostra l'esistenza di Dio. Ma non è, non può essere, la disciplina che dimostra che Dio non esiste.

  • Il cambio dei nomi, secondo l’insegnamento dell’Aquinate, è segno di spirtuale mobilità: congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica sono un balletto di parole per non dire semplicemente fedeli consacrati. Magistrati e Chierici hanno spesso trovato i colpevoli d'un delitto che non c’era, ma che si voleva.

Furon più complici e meno ministri d'una moltitudine che, accecata, non dall'ignoranza, ma dalla malignità e dal furore, violava con quelle grida i precetti più positivi della legge divina, di cui si vantava seguace.

Ma la menzogna, l'abuso del potere, la violazion delle leggi e delle regole più note e ricevute, l'adoprar doppio peso e doppia misura, son cose che si posson riconoscere anche dagli uomini negli atti umani; e riconosciute, non si posson riferire ad altro che a passioni pervertitrici della volontà; né, per ispiegar gli atti materialmente iniqui di quel giudizio, se ne potrebbe trovar di più naturali e di men triste, che quella rabbia e quel timore.

Ora, tali cagioni non furon purtroppo particolari a un'epoca; né fu soltanto per occasione d'errori in fisica, e col mezzo della tortura, che quelle passioni, come tutte l'altre, abbian fatto commettere ad uomini ch'eran tutt'altro che scellerati di professione, azioni malvage, sia in rumorosi avvenimenti pubblici, sia nelle più oscure relazioni private.

Homini siam e non pecore: De ratione et fide

Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all'abitudine e quelle meschine alla paura. I Fidanzati messi insieme dalla convenienza spesso si sforzano di innamorarsi, per sottrarsi al rimprovero di freddo e calcolatore utilitarismo.

Così pure, coloro che per i loro vantaggio si volgono al cristianesimo, si sforzano di diventare veramente pii; in tal modo la mimica religiosa riesce loro più facile. Imperocché cosa buona non ci piace quando non ne siamo all'altezza. Anima nobile non è quella capace di voli più alti, bensì quella che si innalza poco e cade poco, ma dimora sempre in un'aria e ad un'altezza più libere e luminose.

Non adulare il tuo benefattore. Fu scritto: Pronunciate queste parole in una chiesa cristiana e l'aria sarà purificata da tutto ciò che è cristiano. La decisione cristiana di trovare il mondo brutto e cattivo, ha reso brutto e cattivo il mondo. Chi sa di essere profondo, si sforza di esser chiaro.

Chi vuole apparire profondo alla folla, si sforza di esser oscuro. La folla ritiene profondo tutto quel di cui non riesce a vedere il fondo. Basta un uomo soltanto senza gioia perché su tutta la casa gravi un cielo cupo e un perenne malumore.

Occorre superare i confini del bene e del male: non esistono fenomeni morali, ma solo un'interpretazione morale dei fenomeni. Il cristianesimo fece bere a Eros il veleno: in realtà egli non ne mori, ma degenerò in vizio. La demenza è rara nei singoli, ma è la regola nei gruppi, nei partiti, nelle epoche. Non si odia finché la stima è ancora poca, ma solo quando si stima qualcuno come uguale o superiore. Non la forza, ma la costanza di un alto sentimento fa gli uomini superiori.

Così muoiono gli idoli: per vivere soli bisogna essere o un animale o un dio, dice Aristotele.

Manca il terzo caso: bisogna essere l'uno e l'altro, un filosofo. L'uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è soltanto un errore dell'uomo? La volontà di sistema e una mancanza di onestà.

Quando la donna ha virtù virili, c’è da scappare: e se non ha alcuna virtù virile, è lei stessa a scappare.

Il Medioevo non è terminato nel 1492, con la scoperta dell’America, come dicono i libri di storia. Perché nel 1492, Isabella la cattolica, con il suo editto, costrinse 200mila ebrei a fuggire dalla Spagna, altri 200mila furono costretti a convertirsi al cattolicesimo – i cosiddetti marrani – e 200mila annientati. Il Medioevo ha termine con l’illuminismo, che è stato un vasto e multiforme movimento intellettuale, civile e politico, sviluppatosi nel corso del XVIII secolo.

E il carattere dell’Illuminismo è il razionalismo. Come scrisse Kant in una pagina diventata celeberrima, “l’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità, l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di altro. Abbi il coraggio di servirti della propria intelligenza. Questo è il motto dell’illuminismo”. La maggior parte degli illuministi ritiene che la filosofia e la scienza possono procedere autonomamente da presupposti ultraterreni. Non è un caso, a questo proposito, che proprio nel 700 illuministico nasca lo studio scientifico-comparato delle religioni.

Non sorprende neppure rilevare il grande successo ottenuto in un vasto ambito del pensiero illuministico. Non meno significativo è l’impegno con il quale gli illuministi promuovono tutta una serie di nuove scienze dell’uomo (questa espressione è di netta marca illuministica) dalla fisiologia umana alla psicologia, dalla antropologia fisica alla antropologia culturale e alla linguistica, dalla economia politica alla organizzazione sociale.

La battaglia degli illuministi per la trasformazione e il miglioramento della realtà coincide anzitutto con la battaglia contro l’ignoranza. Oltre alle battaglie e alle riforme attuate nell’ambito dei diritti civili, e in seno alla scottante problematica dell’autonomia dei poteri pubblici da quelli ecclesiastici, nasce un sistema politico precisato e perfezionato attraverso l’elaborazione di principi costituzionalistici e parlamentaristici.

A partire poi dagli anni 1750-1760 la nuova parola d’ordine dell’illuminismo risuona negli scritti di Voltaire e Diderot, e sono: libertà, uguaglianza, fratellanza, democrazia e Repubblica. Ecco perché il Medioevo è terminato con l’illuminismo, con il secolo dei lumi. Gli illuministi sottoposero a revisione critica, minuta e implacabile, gli istituti tradizionali, il feudalesimo, l’assolutismo monarchico, la Chiesa, per cui l’illuminismo fu l’antecedente ideologico della rivoluzione francese. L’illuminismo è la causa prima di tutti i mali dell’umanità, perché la figlia sua – la Rivoluzione francese – ha tentato di rendere assoluto il dominio della ragione e della libertà.

Ha detto anche che la scienza e il progresso non portano alla costruzione di una società perfetta, anzi possono produrre orrori e sono quindi una minaccia per l’uomo e per l’umanità; ed ha detto anche che non è la fuga dal dolore che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettarlo, perché il dolore fa avvicinare l’uomo al suo Dio.

Per il Pontefice dei cattolici è la laicità (la scienza laica, la libertà laica, la verità laica) la madre di tutti i mali, che porta all’annientamento totale dell’umanità. Ma essere laici significa credere nella libertà di tutti e di ognuno per un progetto di nuovo umanismo e di un nuovo illuminismo, per un “contenitore” che rispetti tutte le convinzioni secondo l’immortale pensiero di Voltaire, “non condivido le tue idee, ma difenderò sino alla morte il diritto di esprimerle e propagandarle”.

La società ideale è una società dove vi sia la massima libertà per ogni credenza religiosa ed eguali diritti per coloro che non hanno credenze religiose. La società con la sola scuola pubblica, quella statale, dove non venga insegnata - neppure in maniera facoltativa - la religione, perché chi sente questa necessità si deve rivolgere alla sua chiesa. La società che non ha il concordato con una sola religione, perché tutte le religioni debbono essere uguali dinanzi allo Stato. La società dove il concetto che il dolore “sublimi” la vita venga respinto decisamente, perché è innanzitutto una grande bestemmia verso il vero Dio. La società che riconosca a tutti il legittimo diritto di morire quando la malattia è devastante e non vi sono speranze di guarigione. La società dove la scienza sia il grande pilastro per l’umanità, perché è ormai l’ora di capire il mondo con la forza della ragione. La scienza deve essere parte prima della vita, perché ha molto da dire, soprattutto sul miglioramento della vita e per la sconfitta delle grandi malattie. Attaccare la scienza laica non è solo mettere a tacere, ma addirittura addomesticarla, indicando “l’attualita della teologia come bussola per la scienza”.

“La ricerca scientifica è diventata un processo sempre più rapido, più veloce delle capacità morali dell’uomo di comprendere cosa sta avvenendo. Perché se io non mi accorgo che con la mia ricerca intacco le origini dell’uomo, ne minaccio la vita all’origine e ne consegno le chiavi all’industria medica e farmaceutica, imbocco un tunnel senza ritorno.

Ma è tempo di togliere la teologia dal frigorifero dove è stata consegnata per far arrivare il suo messaggio agli uomini di oggi. Allora la scienza comprendera i suoi limiti. Quando si vuole far tacere la scienza, la ragione ha una sola strada: schierarsi decisamente e apertamente a suo favore.

Straordinario Darwin, con lui rivoluzioniamo il futuro, perché è una eredita che continua a produrre conoscenze e dimostra che la scienza deve diventare il pilastro della società. Lo spirito darwiniano non è un argomento polemicamente antireligioso o ateo. Non sostiene se Dio esiste o no. Chi a questo principio si ispira vuole provare a capire il mondo con la forza della ragione, perché è l’ora di riammettere la scienza nel dibattito e nella strategia del futuro. La scienza deve essere parte integrante della vita culturale perché ha molto da dire: sul miglioramento della salute dell’umanità, sulla sconfitta delle grandi calamita, come la fame, la siccità, l’inquinamento, sull’utilizzo delle risorse disponibili sul pianeta e il reperimento di altre forme di energia per migliorare la qualità della vita delle future generazioni.
Un lungo Breve: “Quoniam Mulieres” sull’emancipazione femminile avvenire nella Chiesa dalla tirannia clericale converso dal latino per maiore intellegentia de li lectori.

Poiché le donne sono sempre state soggette all’imperio delli clerici, con il tenore della presente epistula dogmaticamente fermissimamente e etternamente deffiniamo che il carattere sacerdotale non è prerogativa esclusiva dei maschi e quindi possa essere validamente ricevuto non soltanto dal battezzato maschio, che pure le femmini hanno l’anima, sono battezzate nel nome di Cristo e sono persone ad immago Dei.

E conciossiacosacché riferiamo l’attenzione al sacerdozio, vogliamo dirimere inclusive pure la vexata quaestio dell'accesso delle donne al diaconato. Essendoché li ordini maggiori sono diaconato presbiterato e hora anche episcopato, chi è capace di uno è pure capace delli altri tutti per la gloria di Dio e il bene delle anime. Ora chiaro è che tutta la reverenda traditione della catholica ecclesia ha sempre ritenuto diaconesse le femmine poste al servizio sacro e alla mistione dell’acqua e del vino nel calice, pertanto sacerdozio sono i secondi e terzi gradi come sacerdozio lo è  pure il primo, e conciosiacoacché non lo fussero, con la suprema nostra potestade apostolica lo facciamo e lo raccomandiamo a tutta l’universa Chiesa.

Omnis potestas data est mihi e per questo dichiaro sollennemente che anche le donne posson essere fatte diaconesse come per l’antico ed eziandio sacerdotesse ed episcopesse, imperciocché l’ordine non è dato al sesso ma alla persona, e financo, se così vorra l’Eterno spirito, pure papesse. Hanno dunque la facultas sacrificandi pro vivis et pro mortuis, siano esse nel secolo siano in qualisivoglia ordine et congregatione religiosa, sive italico sive femminile germanico et angelico et saxone. Che non avvenga l’infame Luthero non usurpi per sé né si vanti di quanto appartiene a priori et ab aeterno alla santa ecclesia cattolica. Esse sempre hanno presieduto ad azioni cultuali pubbliche nella chiesa dei primi secoli, come narrano le fonti soprattutto d’Oriente. Et quanto alla canonica giurisdizione continueranno ad esercitarla come in preterito.

La pari dignitas esige dunque che a partire dalli ordini minori tutti siano uguali davanti a Dio e possano adempiere quanto è degno del nome santissimo suo. Lo sacerdozio non dassi al sesso, ma alla persona hummana, creata uguale dall’Onnipossente Dio, due in una carne sola. San Paolo nella lettera ai Romani dice ten adelphen emon ousan kai diakonon tes ekklesias.

La completa assenza di disposizioni normative non impedisce di collocare queste parole nel solco della testimonianza storica fin dall'età apostolica. Tutti sono ministri ordinati, tutti possono accedere al sacerdozio, tutti furono sono e saranno, se chiamati da Dio, diaconi e diaconesse, ministri e ministre col loro ruolo nella celebrazione del santo sacrificio. Il ministero ordinato fa riferimento all'ordine in senso sacramentale e giurisdizionale.

Nell'antica chiesa di Nitria, comunità monastica dell'Egitto, un gruppo numeroso di monaci, circa seicento per Palladio, si riuniva soltanto il sabato e la domenica in occasione della divina liturgia. In quella comunità vi erano otto sacerdoti, ieromonaci, ma di essi solo o protos celebrava, benediceva, predicava; gli altri sacerdoti si mantenevano in silenzio come si farebbe pur ora nella concelebrazione di più sacerdoti. Molti avevano i poteri sacramentali, ma solo il priore, il più anziano, in assenza del vescovo li esercitava ed attraverso quel solo la chiesa di Nitria riceveva il necessario.

Tale buon ordine nell'esercizio del sacramento non era ignoto in Occidente ma ebbe modo di perdurare più a lungo in oriente. In tale spirito leggansi le testimonianze su alcune azioni sacre affidate alle donne; in funzione del corpo mistico. Le diaconesse si affiancavano ai pastori, non solo nelle attività di assistenza ai poveri, ma anche nei compiti di insegnamento.

Ed oggi tali uffici alle donne sono fondati sulla disciplina di San Paolo alla diacona Febe, autorevolissimo e prova irrefutabile assieme a tutte le fonti in cui si tratta di ministeri esercitati da donne come diaconesse. Devono essere prese in considerazione le costituzioni Apostoliche, il canone 19 del Concilio di Nicea, il canone 15 del Concilio di Calcedonia.

Preziosa appare una testimonianza di Epifanio, nel trattato Adversus Haereses, che si esprime con grande chiarezza. Un'interessante testimonianza esterna è offerta da Plinio il giovane, intorno all'esistenza del ministero femminile. Nel suo epistolario libro 10, il governatore romano riferisce: quo magis necessarium credidi ex duabus ancillis quae ministrae dicebantur quid esset veri et per tormenta quaerere. Le due ministre sembravano, percià, al pagano abbastanza autorevoli nella comunità cristiana da poter costituire fonte attendibile sulla vita della comunità stessa.

Un'altra fonte è la costituzione Sacratas, attribuita a papa Sotero (165-174) ma probabilmente più tarda, perché vi ricorre il termine diaconessa, di uso comune in occidente solo dopo il quarto secolo. La costituzione fa divieto alle donne consacrate, appunto sacratas, di trattare i vasi sacri e di incensare.

Nell'antica raccolta di canoni nota come costituzioni Apostoliche, si trovano testimonianze circa la natura del diaconato femminile. La raccolta si presenta come parte dei canoni ecclesiastici dettati dagli apostoli; il testo della preghiera di ordinazione delle diaconesse (ai diakonoi) è attribuito a San Bartolomeo e ricorda molto le preghiere di ordinazione per il conferimento degli ordini maggiori, senza traditio instrumentorum ma solo coll'imposizione delle mani da parte del vescovo.

Nella stessa raccolta, in altra parte, si vieta alle diaconesse ed ai ministri minori di distribuire la comunione. Nel quinto secolo, il testamentum Domini Nostri Iesu Christi, come i diaconi portano la comunione agli uomini malati, così le diaconesse devono portare la comunione alle donne malate. Viene però stabilito che le diaconesse comunichino con il popolo mentre la precedenza sui lettori è accordata alle vedove. Si può ritenere che, in eta più avanzata, i due collegi delle vedove e delle diaconesse siano divenuti uno solo, con relativo fusione dei rispettivi originari diritti e di doveri. Il concilio di Nicea del 325 tratta delle diaconesse al canone 19, per  riammettere alle funzioni il clero paulianista che avesse abiurato l'eresia. Il concilio afferma che, poiché le diaconesse paulianiste non avevano ricevuto l'imposizione delle mani, esse devono considerarsi laiche.

Il concilio di Calcedonia del 451 interviene per mutare la disposizione apostolica che richiedeva l'età di 60 anni per iscrivere una donna onorata fra le vedove; in forza del canone 15, basteranno quaranta anni per iscrivere una donna fra le diaconesse, ma dovrà precedere un serio esame.

Entrambi i concili riconoscono infallibilmente al diaconato femminile i tratti di ordine sacro; l'espressione cheirotonia, che designa l'imposizione della mani, invero, significa in origine l'elezione del candidato (il termine originario e cheirotesia).

Sant'Epifanio, Adversus omnes haereses precisa che l'ordine delle diaconesse non è costituito per l'azione sacerdotale né alcun ufficio del genere, ma in ragione della verecondia del genere femminile, sia per aiutare nell'amministrazione del battesimo sia per visitare le donne che soffrano di qualche malattia o abbiano subito qualche violenza, sia intervenendo ogni volta che bisogna scoprire i corpi di altre donne, testimonianze estremamente chiara e teologicamente consapevole e sembra pertanto sciogliere il problema.

Nella chiesa giacobita e in quella nestoriana l'istituzione si è mantenuta molto a lungo. Il canone secondo del sinodo di Darim (676 d.C.) dispone che la diaconessa unga d'olio santo le donne che sono battezzate in età  adulta e compia per loro tutti riti del battesimo nelle cose in cui il pudore lo esige. Merita di essere sottolineata la conformità delle ragioni addotte da Sant'Epifanio con la disposizione siriana.

Sempre del settimo secolo Giovanni Bar Cursus, vescovo di Telle, concede  la consacrazione diaconale alle superiore religiose che possono offrire l'incenso nel santuario, ma non cantare l'orazione relativa; possono anche prendere cura dei vasi sacri e dei ceri ma non dell'altare del sacrificio; infine, hanno diritto di versare acqua e vino nel calice.

Queste funzioni le avvicinano agli accoliti latini, ma altri compiti le collegano alle diaconesse dei primi tempi: possono infatti distribuire la comunione ai bambini fino ai cinque anni e si prendono cura delle donne malate e bisognose. Per Giacomo di Edessa sono diaconesse non dell'altare ma delle donne malate. Il sinodo del Maroniti del monte Libano del 1736  autorizzò i vescovi a consacrare diaconesse nei monasteri dove loro sembrasse necessario, con compiti non dissimili da quelli attribuiti alle superiore religiose nestoriane. Ancora nel 1599, il rituale nestoriano per Persia e Caldea del metropolita Giuseppe riporta il rito di benedizione delle diaconesse.

L'esame di pochi elementi normativi, spesso assai remoti, non permette conclusioni di tipo generale; sono però interessanti le consuetudini liturgiche osservate nei monasteri femminili in Oriente, in continuità con l'antica partecipazione di ordines di donne alla preghiera pubblica della Chiesa.

Nell'esercizio di poteri giurisdizionale, la chiesa latina dà giurisdizione piena, esente ed immediata della badessa di Las Huelgas sui cappellani dell'ospedale del Re; la giurisdizione della badessa di Conversano, su popolo e clero di Castellana; la giurisdizione della badessa di Santa Giulia di Brescia che conferiva direttamente il chiericato ed i benefici del territorio dei monastero.

Sul piano strettamente liturgico era la particolare benedizione delle badesse e la stola diaconale con mitria e pastorale, privilegio della badessa di Las Puelsas in Portogallo, il diritto delle monache certosine di usare stola diaconale e manipolo nell'ufficiatura in cui ricorre il canto del vangelo.

La loro riconosciuta eccezionalità può costituire un argumentum a contrario nei confronti di chi vede in tali usi e discipline la memoria di antiche ordinazioni femminili al diaconato, propriamente intese.

Canones

IV. “Faustino, vescovo della Chiesa Potentina, legato della Chiesa Romana, ha detto: Sembra buono che un vescovo, un presbitero, un diacono, o chiunque compia i sacramenti, sia custode di modestia e si astenga da sua moglie”.

XXV. ([xxviii] greco.) “Aurelio vescovo ha detto: Aggiungiamo inoltre, che i suddiaconi che aspirano ai misteri santi, e i diaconi, ed i presbiteri, secondo quanto i vescovi decisero nei precedenti statuti, dovrebbero astenersi dalle loro mogli, così che dovrebbero comportarsi come se non le avessero e coloro che non agiscono in tal modo, siano rimossi dall' ufficio. Ma il clero rimanente non è obbligato a questo, a meno che non sia di età matura. E da tutto il consiglio e stato detto: Quello che Sua santità ha detto è giusto, santo, e gradevole a Dio, e lo confermiamo.
LXX. ([lxxiii] greco.) “Inoltre sull'incontinenza addebitata ad alcuni ecclesiastici con le loro mogli legittime è sembrato buono che vescovi, presbiteri e diaconi debbano astenersi, secondo gli statuti già emanati, anche dalle loro mogli legittime; e se non si comportano in tal modo dovranno essere rimossi dall'ufficio ecclesiastico. Ma il rimanente clero non sarà obbligato a ciò.

Breve di perdonanza del santissimo Uffizio dell’Inquisizione

Molte volte il decreto supersederi, contiene clausole siffatte,  supersederi et consulatur santissimus, e questo vuol dire che si deve consultare il papa, il quale ordina ciò che si debba fare in quel caso ovverosissia supersederi et ad mentem, e il processo resta aperto e sospeso, o supersederi donec resipiscat, e cio vuol dire che il processo è sospeso, per dar tempo all’accusato di ravvedersi.

Ordunque poiché i giudici del S. Uffizio non sono come i giudici profani che hanno un codice per applicare le pene secondo esso, ma le pene si applicano in modo puramente arbitrario, per cui si vede nelle congregazioni che un consultore opina per la pena di morte, un altro per la prigionia perpetua, un altro per la prigionia temporale, ed un altro per la reclusione in un convento, e parimente il papa secondo la sua volontà, con l’autorità apostolica, d’orinnanzi niuno sia condannato per tali fisime dell’Uffizio e tutte le carceri siano aperte e i poverelli liberati.

E solo i briganti e assassini vengano puniti severamente in patrimonio loro e famiglie sue, sequestrate ricchezze e dinari fino alla terza generazione, e ciò vuolsi dire che niuna casa posseggano in proprio, niun denaro in capitale, niun oggetto prezioso, ma si vivano col lavoro delle loro callose mani in espiazion de li peccati fatti, con una sola mogliera, infin che puonno e poi assunti sian dalla Camera apostolica infino a morte e curati dalli ospedalieri apostolici.

Gesù accettò di essere sottoposto alle tentazioni durante i 40 giorni passati nel deserto. Come resistere? "Vigilate e pregate per non cadere in tentazione" (Mt 26,41). Per azione straordinaria di satana si intende l'opera del diavolo che si manifesta con effetti visibili o percepibili: disturbi esterni, possessione, vessazioni, ossessioni e infestazioni.

1) Disturbi esterni: Sono quelle sofferenze fisiche che ad esempio ritroviamo con una certa frequenza nella vita di determinati Santi come Santa Gemma Galgani ad esempio, battiture, percosse, cadute di oggetti. In pratica, il demonio agisce rimanendo all'esterno della persona.
2) Possessioni diaboliche: la forma più grave nella quale si possa espletare l'azione straordinaria del demonio. Comporta la permanenza continua del demonio in un corpo umano, pur essendo la manifestazione malefica limitata a determinati momenti di "crisi". Il posseduto perde il controllo di se solamente durante le "crisi" da possessione, nelle quali il Male (il demonio) agisce per mezzo del pieno controllo del corpo, delle capacità intellettive, mentali ed affettive, e volitive della persona posseduta. Le manifestazioni possono essere le più disparate: il posseduto può parlare lingue a lui sconosciute, al contrario, rimettere dalla bocca oggetti impensabili all'interno del corpo umano, manifestare una forza spropositata, avversione al sacro.
3) Vessazioni diaboliche: in forme di disturbi saltuari, che possono colpire il singolo o interi gruppi di persone. Le tipologie sono svariate: disturbi dell'umore (arrabbiature improvvise ed immotivate) affetti, rapporti con gli altri salute.
4) Ossessioni diaboliche: pensieri ossessivi e ricorrenti anche assurdi in un continuo stato di avvilimento, che può portare anche alla tentazione del suicidio. A differenza della possessione la volontà resta libera.

5) Infestazioni diaboliche: mali malefici sull'uomo, cose o anche animali.
6) Soggezioni diaboliche: una persona si assoggetta al potere del diavolo in maniera volontaria, con un patto esplicito o implicito, alla sua signoria.

Nella possessione straordinaria realmente e fisicamente sono possedute dal demonio o per loro scelta o a causa di fatture o di consacrazione al diavolo, ad esempio, da parte di genitori appartenenti a sette sataniche e si può restare vittime di mali malefici straordinari.
a) Innanzi tutto dobbiamo specificare che Dio deve permetterlo. Il motivo Dio e l'unico capace di ricavare il bene anche partendo dal male. A volte si parla di un'azione del demonio intenta a tentare una persona Santa al fine di farla rinunciare alle Vie di Dio.
b) Una maniera "classica" e frequente di rimanere vittime dell'azione straordinaria del demonio e a seguito di un maleficio. La vittima non ha colpe: può trattarsi di fattura, malocchio, maledizione, legatura.
c) Certamente quanti tentativi deve aver fatto Gesù perché Giuda potesse vincere la sua cupidigia del denaro. Anche in questo caso si tratta di una azione straordinaria del diavolo rarissima a trovarsi.
d) Infine frequenza di persone e luoghi malefici partecipando a sedute spiritiche o a sedute di magia o consultando maghi e loro simili, o aderendo a sette sataniche, è una maniera per aprire volontariamente le porte della propria anima a satana.

"Spirito del Signore, Spirito di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, santissima Trinità, Vergine Immacolata, angeli, arcangeli e santi del paradiso, scendete su di me. Fondimi, Signore, plasmami, riempimi di te, usami. Caccia via da me tutte le forze del male, annientale, distruggile, perché io possa stare bene e operare il bene. Caccia via da me i malefici, le stregonerie, la magia nera, le messe nere, le fatture, le legature, le maledizioni, il malocchio; l'infestazione diabolica, la possessione diabolica, l'ossessione diabolica; tutto ciò che è male, peccato, invidia, gelosia, perfidia; la malattia fisica, psichica, morale, spirituale, diabolica. Brucia tutti questi mali nell'inferno, perché non abbiano mai più a toccare me e nessun'altra creatura al mondo. Ordino e comando con la forza di Dio onnipotente, nel nome di Gesù Cristo salvatore, per intercessione della Vergine immacolata, a tutti gli spiriti immondi, a tutte le presenze che mi molestano, di lasciarmi immediatamente, di lasciarmi definitivamente, e di andare nell'inferno eterno, incatenati da S. Michele arcangelo, da S. Gabriele, da S. Raffaele, dai nostri angeli custodi, schiacciati sotto il calcagno della Vergine santissima immacolata".

"Signore Gesù, ti adoro e ti ringrazio per la fede che mi hai dato nel battesimo. Tu sei il Figlio di Dio fatto uomo, tu sei il Messia Salvatore. In questo momento voglio dirti come Pietro: "Non c’è sotto il cielo altro nome dato agli uomini nel quale possiamo essere salvati". Ti accetto, Signore Gesù, nel mio cuore e nella mia vita: voglio che tu ne sia l'assoluto Signore. Perdona i miei peccati, come hai perdonato i peccati del paralitico del Vangelo. Purificami con il tuo sangue divino. lo metto ai tuoi piedi la mia sofferenza e la mia malattia. Guariscimi, Signore, per il potere delle tue piaghe gloriose, per la tua croce, per il tuo preziosissimo sangue. Tu sei il buon Pastore e io sono una delle pecore del tuo ovile: abbi compassione di me. Tu sei il Gesù che ha detto: "Chiedete e vi sarà dato". Signore, il popolo della Galilea veniva a deporre i propri malati ai tuoi piedi e tu li guarivi. Tu sei sempre lo stesso, tu hai sempre la stessa potenza. lo credo che tu puoi guarirmi perché hai la medesima compassione che avevi per i malati che incontravi, perché tu sei la risurrezione e la vita. Grazie, Gesù, per quanto farai: io accetto il tuo piano d'amore per me. Credo che mi manifesterai la tua gloria. Prima ancora di conoscere come interverrai, ti ringrazio e ti lodo. Amen".

"Signore Gesù, tu sei venuto a guarire i cuori feriti e tribolati: ti prego di guarire i traumi che provocano turbamenti nel mio cuore. Ti prego, in particolar modo, di guarire quelli che sono causa di peccato. Ti chiedo di entrare nella mia vita, di guarirmi dai traumi psichici che mi hanno colpito in tenera età e da quelle ferite che me li hanno provocati lungo tutta la vita. Signore Gesù, tu conosci i miei problemi, li pongo tutti nel tuo cuore di buon Pastore. Ti prego, in virtù di quella grande piaga aperta nel tuo cuore, di guarire le piccole ferite che sono nel mio. Guarisci le ferite dei miei ricordi, affinché nulla di quanto mi è accaduto mi faccia rimanere nel dolore, nell'angustia, nella preoccupazione. Guarisci, Signore, tutte quelle ferite che, nella mia vita, sono state causa di radici di peccato. lo voglio perdonare tutte le persone che mi hanno offeso; guarda a quelle ferite interiori che mi rendono incapace di perdonare. Tu sei venuto a guarire i cuori afflitti, guarisci il mio cuore. Guarisci, Signore, quelle mie intime ferite che sono causa di malattie fisiche. lo ti offro il mio cuore: accettalo, Signore, purificalo e dammi i sentimenti del tuo cuore divino. Aiutami ad essere umile e mite. Concedimi, Signore, la guarigione dal dolore che mi opprime per la morte delle persone care. Che io possa riacquistare pace e gioia per la certezza che tu sei la risurrezione e la vita. Fammi testimone autentico della tua risurrezione, della tua vittoria sul peccato e sulla morte, della tua presenza di vivente in mezzo a noi. Amen".

"O Signore tu sei grande, tu sei Dio, tu sei Padre, noi ti preghiamo per l'intercessione e con l'aiuto degli arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele, perché i nostri fratelli e sorelle siano liberati dal maligno.
Dall'angoscia, dalla tristezza, dalle ossessioni. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Dall'odio, dalla fornicazione, dalla invidia. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.
Dai pensieri di gelosia, di rabbia, di morte. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Da ogni pensiero di suicidio e aborto. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore. Da ogni forma di sessualità cattiva. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore. Dalla divisione in famiglia, da ogni amicizia cattiva. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Da ogni forma di maleficio, di fattura, di stregoneria e da qualsiasi male occulto. Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

"O Signore che hai detto: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace", per l'intercessione della Vergine Maria, concedici di essere liberati da ogni maledizione e di godere sempre della tua pace. Per Cristo nostro Signore. Amen".

"Kirie eleison. Signore Dio nostro, o sovrano dei secoli, onnipotente e onnipossente, tu che hai fatto tutto e che tutto trasformi con la tua sola volontà; tu che a Babilonia hai trasformato in rugiada la fiamma della fornace sette volte più ardente e che hai protetto e salvato i tuoi santi tre fanciulli. Tu che sei dottore e medico delle nostre anime: tu che sei la salvezza di coloro che a te si rivolgono, ti chiediamo e ti invochiamo, vanifica, scaccia e metti in fuga ogni potenza diabolica, ogni presenza e macchinazione satanica, e ogni influenza maligna, ogni maleficio o malocchio di persone malefiche e malvagie operati sul tuo servo ... (nome).

Fa che in cambio dell'invidia e del maleficio né consegua abbondanza di beni, forza, successo e carità; tu, Signore che ami gli uomini, stendi le tue mani possenti e le tue braccia altissime e potenti e vieni a soccorrere e visita questa immagine tua, mandando su di essa l'angelo della pace, forte e protettore dell'anima e del corpo, che tenga lontano e scacci qualunque forza malvagia, ogni veneficio e malia di persone corruttrici e invidiose; così che sotto di te il tuo supplice protetto con gratitudine ti canti: "Il Signore è il mio soccorritore e non o timore di ciò che  potrà  farmi l'uomo.

Non avrò timore del male perché tu sei con me, tu sei il mio Dio, la mia forza, il mio Signore potente, Signore della pace, padre dei secoli futuri. Si, Signore Dio nostro, abbi compassione della tua immagine e salva il tuo servo… (nome) da ogni danno o minaccia proveniente da maleficio, e proteggilo ponendolo al di sopra di ogni male; per l'intercessione della più che benedetta, gloriosa Signora la Madre di Dio e sempre Vergine Maria, dei risplendenti arcangeli e di tutti i tuoi santi. Amen". (Rituale greco)

 



8.CAPVT OCTAVIUM

de li profeti veracissimi come Giuda et de le profezie certissime e innumere
nuperrime ad commodum reverendorum patrum sacerdotum parrochialium
venerdi 12 ottobre

Li testimoni dell’eterno profeti tutti son quanti lo son.  S’alza Paolo nella prima alli ribelli cristiani corinzij, 13.12; s’alza l’ignoto autor de li Proverbi 4.18, e alzano la mano contra li corruttori de la sacrada escritura. Al presente vediamo a contorni vaghi come per mezzo di uno specchio di metallo, Ma il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito.

Terror sacro incusse la lettura delle visioni profetica della tedesca Caterina.

Udite, udite."Vidi anche una grande oscurità... e la Chiesa di Pietro minata da una setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Non c’erano angeli a vigilare e niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos... una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda. Ho visto la strana grande chiesa e non c’era niente di santo in essa. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni... Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine della Messa. In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione.

"Vedo il Santo Padre in grande angoscia, in un palazzo diverso da quello di prima, solo con un numero limitato di amici.Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente. "La scorsa notte vidi il Santo Padre, molto debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni e gli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma. "Quando vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione - nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri – e tutti scappano... vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione e una totale cecità. O città! O città!

Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!". Poi vidi che il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. "Vidi molto chiaramente gli errori, le aberrazioni e gli innumerevoli peccati degli uomini.Vidi la follia e la malvagità delle loro azioni, contro ogni verità e ogni ragione. Fra questi c’erano dei sacerdoti e io con piacere sopportavo le mie sofferenze affinché essi potessero ritornare ad un animo migliore". "Vidi che molti pastori stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante.br> Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione."Un uomo dal viso pallido gettò la pestilenza sulla Russia, l’Italia e la Spagna. "

Gli ebrei ritorneranno in Palestina

Come gli apostoli compresero molte profezie sul Messia solo dopo la morte e risurrezione di Gesù, così i cristiani odierni comprendono le profezie bibliche nei minimi particolari solo dopo che si sono adempiute. Grande, grandissima scoperta erodotea de le profetie sul passato. Karolus Tazeus Russellius, grandissimo profeta giudaico fecesi e relegossi ne la Torre splendente di luce e diamanti e così dicea: Proclamatori del Regno di Dio, probito mi fu pubbblicare il libro della vita durante la mia vita, ma ora la speme mia è reale, come li soldi de le banche virtuali che ci sono e non ci sono per li poveri diavoli che disperati lì li pongono. Leggete e mandate a mente cotal mio commento a Rivelazione, il Cantico dei Cantici ed Ezechiele. Tutto ispirato di spirito divino. Lo libro appare stupido, ma stupido non è, che l’intelligentia ivi è riposta nascosta.



Michele arcangelo figura del Papa di Roma e, e li angeli suoi raffigurano i vescovi della Chiesa cattolica romana! Distanzia di 32 chilometri coincide lo spazio di Scranton in Pennsylvania dalla Betel di Brooklyn, meravigliosa alcova ove scrivei tali profetiche profezie e dove pubblicate furono. Quanto fumo nella fossa! Il fondatore della Chiesa metodista causa accecante confusione nella mente delle persone. Il sole e l’aria oscurati son l’Evangelio santo e la Chiesa anglica, danneggiati dal messaggio metodista. Son dunque sol io portavoce di Dio, quantunque l’Onnipotente misterioso revelato tutto non m’ha né il vero significato di scritture talune difficilottine. In attesa di tale illuminazione, leggete, leggete, qualcosa resterà nel cuor vostro. Nel settimo volume degli Studi sulle Scritture, a imitazione del Creatore che riposare volse, anch’io spiegai laboriosamente i libri di Ezechiele e Rivelazione.

Ma la conoscenza vostra è incompleta. Seguite il modello di condotta di chi crede in Dio. Ora vediamo la verità divina solo indirettamente, come mediata da uno specchio; dunque non vediamo l’oggetto in sé, ma solo un’immagine imperfetta; allora invece lo vedremo incontrandolo di persona, senza i legami che ci vincolano al mondo e ci separano da lui, così come già ora Dio ha penetrato con lo sguardo e scrutato fino in fondo il credente. Allora i figli di Dio lo vedranno faccia a faccia. Qui i cristiani non possono stare senza gnosi e profezia, là tutto è luce "diretta", rivelazione immediata della gloria; lo "vedremo così com’e". Verrà certo, verrà.

Anonime profettie certissime

Nascostamente ciascun tenea in pectore il libro novello di Nostradamus e le sue certissime profezzie, dettate a suore veggenti, a tre e a quattro insimul per maggiore verità. Dicea cotale per l’anno 1582 nella centurie di presagi mai pubblicata e per icciò stesso da tutti creduta giurata: Civitas magna capite suo amputabitur (la city perderà sua testa), Orientales gentes templum polluent (barbari della parte del sole, gozzoviglieranno nel santo tempio), sol decem diebus obscurabitur, identidemque Luna castissima (il sol per dieci giorne adombrarsi ed altrettanti la bella luna). Tutti eran terrorizzati da sì pie profezie tanto consolanti e pertanto giustamente anatematizzaron quanti non credean potersi credere a mille apparizioni di madonne in un colpo, di cristi sanguinanti e moventi gli occhi divini, di santi visionari con molta discrezione e abbondanza di fuochi infernali, di soli ballanti visibili a tutti e a nessun manifesti, e appuntamenti cronometrizzati di apparizioni pietose ripetute per anni.

Amor che move il sole e l’altre stelle

e=mc-2

E Energia – potenza, dynamis, virtùs, motus, Spiritus santus = uguale, non somma, ma moltiplicazione, l’amore è fecondo, genera, prodotto di 1 x 1 x 1 uguale uno, non 1 + 1 +1 uguale tre, consostanziale M Mater, Dio Madre, che genera, mem ebraico acqua, in principio si muoveva sulle acque C Cristo, prodotto uguale, consubstantialis, in ebraico |C è aleph, l’unità in assoluto, la costante del tempo, l’eternità 2 in Cristo l’infinito sposato al finito in amore, in ebraico beth, la molteplicità, per quem omnia facta sunt, e non semplice 2, ma quadrato: Elevato al di sopra di tutto, perfetto e uguale in ogni parte, sempre in azione. Vestigia Trinitatis: A l’alta fantasia qui mancò possa e vicino l’incontro nella fossa, un abbraccio sentii del Crocifisso… l’abbracciai, come il termine fisso: Christum amplecti. Amen. Alleluia! 

Maghi chiaroveggenti

Su magia e religione l’em.mo Frazerius procedeva nello studio comparativo vastissimo delle origini del pensiero umano, sbalordendo i presenti col volger l’animismo in magia. Avea confidato non darsi anima viva, né cotale esser immortale, ma alla magia sì, credea per certo, credenza sua era e prassi fondamentale. “Perciò – dicea con solenne bocca - valutare la magia come falsa scienza e falsa arte, e tessuto di errori, è frutto d’ignoranza chr certissimamente pugna contro la scientia”. Ciò bellamente mostrava in lapide sofiacale insculpta laddove Fancesco visioni celestiali ebbe, innocentemente raccontate nei dolori de li occhi, che l’accecavano. Leggila tu pure, immodico lettore, curiosone impentito, e dimmi se vero non è quanto io dico fino ai nostri giorni di eclissi del sacro."Tutti e due i rami della magia, il verde dell’omeopatica e il rosso della contagiosa, si possono con giusto iudicio comprendere sotto il nome generale (o sottoufficiale se aggrada) di magia simpatica, poiché ambedue affermano che le cose agiscono l’una sull’altra a distanza. Ecco perché presto i carri e i cavalli saran soppiantati da uccelli meccanici che annebbieranno il sole e renderan puzzolente l’aere fino a soffocare questa società empia e atea. Si evolverà la magia fino a confondersi bellamente con la santa nostra religione, e sarà più seguita per essere i nostri preti divenuti congiuntamente sacerdoti e maghi, che compiran sacrifici per ottenere il favore degli dèi, e contemporaneamente operazioni magiche, contra le forze del ninferno. La scienza sarà fede, implicita ma ferma e reale, nell’ordine e nell’uniformità della natura. Il mago sa che, facendo gesti e pronunciando parole, dovrà ottenere. Magia e religione vengono ad essere i poli opposti di una alternativa che è tutta interna alla nostra tradizione e alla nostra cultura. Solo per noi, grazie alla nostra eredità greco-romana filtrata dal Cristianesimo e dall'Umanesimo, esistono queste due categorie distinte - magia e religione - ciascuna con una valutazione opposta all'altra. Proiettare quest'opposizione in altre culture, con storie e tradizioni estranee alla nostra, che non hanno avuto né la tradizione greco-romana con la loro opposizione per Magi e i Caldei né la polemica umanista, equivale a fraintenderle. Fuori dall'opposizione con la religione la magia svanisce e se non possiamo parlare di religione per gli altri a maggior ragione non potremo parlare di magia.

Alzossi l’Albertini cardinale Pattense e disse con acume: "Il culto fu la più antica cultura. Esso si trova all’origine di ogni civiltà. La profezia il siegue con arte, linguaggio, istrumenti propri. Per cosa primera tuttavia per esser vero profeta basta essere un tanticello pessimista e profetizzar sul passato. Mai sulpresente e men che mebo sul futuro, che niuno saprà mai e giammai. Dall’incontro dell’uomo con Dio, nasce l’operosità dell’homo faber, le sue straordinarie, et eziandio mortifere arti. Gli dèi e le religioni esser non son che invenzioni delli profeti fattisi così nomare e che perdurano, per le loro irresponsabili profetie ovverossia detti incomprensibili e che son dette veraci sol dopo che accadute siano e sacrate entro libri divini quomodocumque. Culti e miti e riti sieguon tali dicerie abbondanti, e il profeta parla a nome di Dio. Ecco quanto disvelare posso quello letto nelli libri secretissimi che conservansi in loco ove niuno possa leggere nemmenoanco con mille candele accese e puzzolenti di fumo nero. Profetia decimanona: “L’Albion deficerà sette n’anciderà tralcio staccato sara ne’ secoli”. Profetia vicesima octava: “Di sua mobilità la chiesa perirà ma poi trionferà”.

Profetia trigesima: “Risse infinite e chiese cristiane. Forme riforme controriforme deforme”. Io veggio lungimirante cogli occhi di grifo lontano lontano. La storia del Borgia cos’è in fronte ai Conti di Tuscolo, discendenti di Alberico, gloriosi di sette papi per la Roma Deplorabilis detta da Lutero. Nei 150 anni dopo l'880 si succedettero 35 papi, con regno quadriennale, veraci profeti delle elezioni presidenziali americane, e non perché vecchi o infermi. Che anzi nel nono e decimo secolo molti papi eran trentenni o addirittura ventenni. De’ quali chi durò due settimane, qualcuno un mese o tre mesi; sei vennero detronizzati, molti assassinati, con precisione non si sa il numero vero dei papi o degli antipapi, assassinati, trovati in bordello, percossi e menomati come Stefano VIII, cui nel 930 tagliarono orecchie e naso, e che non mostrò più in pubblico la sua faccia; taluno scappato con l'intero tesoro di S. Pietro, come Benedetto V nel 964, fuggito a Costantinopoli dopo aver disonorato una ragazzina e riapparso, dopo aver sperperato tutto, alcuni anni dopo, provocando ulteriori tumulti.

Perciocchè Gerberto definì Benedetto "il più iniquo di tutti i mostri di empietàa", e venne sgozzato da un marito geloso e il suo cadavere, accoltellato decine di volte, venne trascinato a lungo per le strade prima di essere sbattuto in una fogna. Stefano VI, da matto, disseppellì suo predecessore Formoso (891-6) ben oltre nove mesi dopo la morte, e in Sinodo Cadaverico vestì il putrefatto e puzzolente cadavere di abiti papali, lo pose sul trono e lo condannò per essere diventato papa senza averne il diritto, essendo vescovo di un altra località, come con grande giudizio tuttora fassi nella chiesa santa spostando come i candelabri d’argento li vescovi da ponente a levante e da nord a sud per il bene delle pecorelle e della sposa che non resti adultera. Invalidati quindi tutti i suoi atti, giudicato colpevole, il cadavere venne spogliato, amputato delle due dita con le quali impartiva la sua falsa benedizione, e buttato nel Tevere. Ma Stefano morì strangolato dal dimonio, non essendosi potuto sapere da chi. Oh i bei tempi della formosissima Marozia dei Teofilatti, figlia di Teodora, l'amante di Papa Giovanni X (914-29), con il quale ebbe anche un'altra figlia. Queste due donne (Marozia e Teodora) in meno di dieci anni crearono e distrussero a piacere almeno otto papi. Marozia con Sergio III (904-11), uccisor di Leone V (papa per un mese) e di suo usurpatore, Cardinal Cristoforo, aveva cominciato la carriera riesumando lo sfortunato e perseguitato oltre la morte papa Formoso, morto da dieci anni, e condannandolo per eresia , come con infallibile giudizio fatto avea Stefano VI. Ma Sergio era stato ordinato da papa Formoso, ma niente da fare, avrebbe dovuto considerare anche se stesso, ma anche lui asportò altre dita a Formoso ed anche lui lo gettò nel Tevere, dopo averlo per buona misura decapitato. Fortuna volle che Formoso anche senza testa trovato fosse nella rete di un pescatore e riportato la terza volta in S.Pietro. Marozia aveva 15 anni, Sergio né aveva 45, il figlio nel palazzo Laterano sognava divini allori, ma era sfacciatamente troppo piccolo e la madre di Marozia dal nome Teodora, dono divino, aveva già  dato nobili doni alla chiesa portando il suo amante, vescovo di Bologna, all'Arcivescovado di Ravenna e poi al Papato con il nome di Giovanni X. Costui prudentemente convinse Marozia che aveva già  22 anni,  a sposare il famigerato conte Alberico, che fece mutilare e uccidere quando quest’altro tentò di impadronirsi del potere. Marozia, vendetta personificata, alla morte della madre Teodora (928), fece strangolare il pontefice, e dopo due brevissimi papi, elevò al pontificato suo figlio con il nome di Giovanni XI. Da lui ricevette la dispensa per sposare il fratellastro, Ugo di Provenza, dopo averne fatto uccidere la moglie legale. Il matrimonio fu celebrato personalmente e con grande sfarzo dal Papa (e figlio) nella primavera del 932. Il secondogenito di Marozia, Alberico II il giovane, con un colpo di mano si impadronì del potere in Roma, depose ed imprigionò il fratellastro, papa Giovanni XI, fino alla sua morte, e, cosa ancora più spiacevole, imprigionò per sicurezza anche la sua pericolosa madre nel terribile Mausoleo di Adriano (che sarebbe poi diventato il famoso Castel Sant'Angelo). Sessantenne e prigioniera, nel 955, Marozia seppe che il suo pronipote Ottaviano, figlio di suo figlio Alberico (morto nel 954/5), era diventato papa con il nome di Giovanni XII, nell'inverno del 955, mutando il nome di battesimo.

Giovanni XII, papa a sedici anni, nel palazzo Laterano manteneva un harem perenne, nel quale madre e sorelle avevano un posto d’onore. Aveva una scuderia di duemila cavalli che nutriva a mandorle e fichi conditi nel vino. Un cartello invisibile invitava le donne a tenersi prudentemente lontane dal papa. Temendo per la sua vita si rifugiò a Tivoli. Otto di Sassonia, incoronato imperatore nel 961, incaricò il vescovo di Cremona, di convocare un sinodo apposito, per giudicare la condotta del papa, che messa dicea senza comunione, ordinava i diaconi nelle stalle, facea simonia, adulterava con lungo elenco di signore, tra cui l'amante di suo padre e sua nipote, aveva accecato il suo consigliere spirituale e castrato un cardinale, provocandone la morte.

“Tutti quanti, religiosi e laici, accusano Voi, Santita, di omicidio, spergiuro, sacrilegio, incesto con le vostre parenti, comprese due vostre sorelle, e di aver invocato, come un pagano, Giove, Venere ed altri demoni”. Firmato Ottone.

Giovanni minacciò tutti di scomunica, alla quale non credea in vero, poi saltò a cavallo e se n’andò a caccia, ma rientrò a Roma con un’armata fornitagli dai parenti e procedette subito a far storpiare o uccidere tutti coloro che avevano contribuito al suo breve esilio. Mori a 24 anni, pel braccio di un marito geloso che lo aveva colto in flagrante adulterio ("in flagrante delicto"), tuttavia almeno era morto su un letto colui che "Fuerit fieri omnium deterrimus" (il peggiore di tutti (i papi). Firmato Bellarmino.

I Romani scelsero come successore Benedetto V, provocando l’ira di Otto: "Nessuno può essere papa senza il consenso dell'imperatore, questo è come è sempre stato." Eletto Leone VIII, il papa legittimo si prostrò alle sue ginocchia, strappandosi di dosso le insegne pontificie e spergiurando che Leone era il vero successore di Pietro. 

Morti Benedetto e Leone, Otto (Ottone) mise sul trono papale Giovanni XIII, costretto dai Romani a fuggir subito. Ma Ottone lo riportò,  accompagnato dall'esercito, a Roma. Liutprando dice che era crudelissimo, faceva strappare via gli occhi ai suoi avversari e passare a fil di spada chiunque lo guardasse storto, e nel 965 fece uccidere 24 ribelli. Segui Benedetto VII, morto anche lui poco dopo, per mano di un marito geloso.

Era il tempo come scrive lo historico fededegno de li papi "non apostolicos sed apostaticos", che "sullo scanno di Pietro siedono, non uomini ma mostri con l'aspetto di uomini. Vanagloriose Messaline piene di brame carnali ed esperte in ogni forma di orrore governano Roma e prostituiscono lo Scanno di San Pietro per i loro favoriti o le loro puttane". "La principale lezione di questi tempi è che la Chiesa può andare avanti benissimo senza i papi. Ciò che è vitale per la Chiesa non è il papa ma Giesu Christo. Gesù è il capo della Chiesa e non il papa.". così il santo historico Baronio. Pace e lode a lui, così divoto di Santa Chiarezza.

Cinquant'anni dopo, nel 1032, mori il predecessore del papa attuale, Giovanni XIX, della casa di Tuscolo e il Conte Alberico III pagò una fortuna per conservare il posto in famiglia, precisamente per suo figlio Teofillatto undicenne, che prese nome di Benedetto IX. Narra Raoul Glaber, monaco di Cluny, che quando divenne papa nel 1032, appena quattordicenne, superò tutti i predecessori in stranezze e follie, come indimoniato fosse e mostro di turpitudini, per lo che lasciò Roma più fiate per tema di essere ammazzato.

Che bei tempi! Nel 1033 un eclisse di sole precipitosamente il costrinse a fuggire, ma l'imperatore Corrado lo riportò. Nel 1036 fu eletto, come fosse sede vacante, Silvestro III, ma dopo cinquanta giorni il papa-bambino venne rimesso sul trono dalla sua famiglia, persuadendo Silvestro a ritirarsi. Fortuna volle che una donna formosa lo attrasse con nodi così stringenti da costringerlo ad abdicare in favore di suo padrino Giovanni Graziano, arciprete di San Giovanni alle Porte, ignorantissimo delle rerum divine e humane, ma ricco assai e portogli 700 chili d'oro, e nel 1045 questo cotale che prese nome di Gregorio VI, dovette ritrattare col figlioccio in piena crisi matrimoniale, che riprendersi volea il papato. Benedetti tempi con tre papi in pectore ed in lotta gloriosa pel Regno di Dio! Silvestro in San Pietro, Benedetto sui colli Albani e Gregorio in Laterano. 

Enrico di Germania, santo, convoco un sinodo a Sutri nel 1046, e Silvestro venne giudicato un impostore, e ridotto allo stato laico ed a trascorrere il resto della vita in un eremo; Benedetto rinunciò precipitosamente; Gregorio VI simoniaco si dimise, con una pubblica confessione dei propri peccati, Enrico nominò subito papa Clemente II, dal quale si fece incoronare imperatore e se né torno in Germania con Gregorio VI, per impedirgli velleità di rivincita.

Morti entrambi, Benedetto cerco di occupare di nuovo il sacro seggio, ma Enrico ordino al Conte Bonifacio di Tuscolo di espellerlo e nominare Damaso II, spirato subito, avvelenato, secondo i maligni, da Benedetto, che rinunciò definitivamente, ritirandosi nel Monastero di Grotta Ferrata, dove spiro in grazia Dei, pentendosi di avere occupato il sacro soglio dal 1032 al 1034, nel 1045, dal 1047 al 1048. Siano rese grazie a Dio!

Solo il papa può deporre i vescovi. Solo il papa può portare le insegne imperiali. Il Papa può detronizzare imperatori e re e liberare i loro sudditi dagli obblighi di obbedienza verso i sovrani. Tutti i sovrani (principi) gli devono baciare i piedi. I suoi ambasciatori, anche non preti, hanno la precedenza su tutti i vescovi.  Un papa eletto regolarmente è senza alcun dubbio santo, in ragione dei meriti di Pietro.
Un solo commento del patriarca Pietro di Antiochia nel 1054 ripetuto a sproposito per il santo celibato: I latini hanno di certo perduto i documenti originali del concilio di Nicea durante l'occupazione dei Vandali, per legge in Oriente i sacerdoti possono ancor oggi sposarsi, secondo quanto prescritto a Nicea. La scuola di falsi, diretta da Anselmo da Lucca, fornì documenti appropriati per ogni futura azione intrapresa dai pontefici. I Decreti dello Pseudo-Isidoro sono complessivamente 240 documenti, di cui 125 falsi palesi, con scomuniche contro l'imperatore Greco e contro Boleslao, re polacco.

In Graziano e Tommaso d'Aquino su 324 citazioni di papi dei primi quattro secoli soltanto 11 (leggesi undici) sono autentiche. Da qui i Capitula Martini, di Cesario, di Reginone di Prum, di Burcardo di Worms, di Hubertense, di Teodoro, e altri anocra senza numero, con peccati inventati e penitenze innominabili, che carità verso Chiesa impone non indagare o raccontare o trascrivere.

La scatenata, cioè senza limiti e freni, legislazione di Gregorio trasformò in prostitute migliaia di stupefatte ed innocenti mogli di meravigliati uomini di chiesa, che fino ad allora avevano contratto e contraevano regolarmente matrimonio ed avevano figli. Un buon numero di queste giovani donne, sole ed abbandonate da tutti, si suicidarono e il pontefice scrisse che avrebbe provveduto lui personalmente a far sostituire le mogli abbandonate da appositi angeli. I vescovi italiani, riunitisi a Pavia nel 1076, scomunicarono Gregorio, ed Enrico convocò un concilio a Worms per deporlo. L’anatema di Gregorio fu terribile: “Per ordine dell'Onnipotente, io proibisco ad Enrico di governare i regni d'Italia e di Germania. Assolvo tutti i suoi sudditi da ogni promessa e/o giuramento che essi gli abbiano fatto o ricevuto; e scomunico chiunque gli presti servigi in qualità di re”.

Gregorio aveva tutti dalla sua parte: la madre di Enrico, Agnese, la formidabile Matilde, contessa di Toscana, Feudatari e Principi tedeschi, Rodolfo, Duca di Svezia, proposto come legittimo successore all'imperatore ventunenne scomunicato. Nel 1077 nella fortezza di Canossa, di proprietà di Matilde, cinta da una triplice cerchia di mura, l'imperatore attese nella neve per tre giorni, spogliato delle insegne imperiali e vestito con una tunica di lana, il perdono del pontefice.  In una lettera ai principi tedeschi lo stesso Gregorio afferma: “Le persone che hanno interceduto per Enrico mormoravano per la durezza di cuore del papa. Qualcuna ha persino detto che un tale comportamento era più degno di una crudeltà barbara o di un tiranno che la giusta severità di un giudice ecclesiastico - Per triduum, ante portam Castri, deposito omni regio cultu, miserabiliter, ut pote discalceatus, et laneis indutus, persistens, non prius cum multo fletu apostolicae miserationis auxilium et consolationem implorari destitit, quam omnes, qui ibi aderant, et ad quos rumor ille pervenit, ad tantam pietatem, et compassionis, misericordiam movit, ut pro eo multis precibus et lacrymis intercedentes, omnes quidem insolitam nostrae mentis duritiem mirarentur; nonnulli vero in nobis non Apostolicae sedis gravitatem, sed quasi tyrannicae feritatis crudelitatem esse clamarent”. Sistemato quindi Rodolfo di Svezia, convocò un concilio e nominò papa Guilberto di Ravenna, con il nome di Clemente III.


di Magia dei diaboli satanici e ancor più terrificanti sermoni che tutti tremavan di spavento

Come in antiquo magia è la più solida base della religione.  Magia e religione sono modi rituali concorrenti, con preghiere e sacrifici, di riti simbolici reiterati per tradizione o innovati per istituzione, sante messe bianche e nere, comunioni sante e sacrileghe, per nutrirsi di Dio stesso, battesmi d’acqua dolce o salata, nozze matrimoniali, oli santi, dai rituali di ecclesiastici gestiti, eletti e iniziati, per tali sublimi funzioni, accanto a miracoli annuali con preghiere e turpiloqui, guarigioni attese da masse intere, nei divini santuari, suffragi e penitenze, purgatori oranti e supplicanti.
Il nostro Avvocato del diavolo sostiene energicamente avere la santa magica religione consolidato il rispetto del governo, della proprietà privata, del matrimonio e della morale sessuale, della vita umana, contribuendo al costituirsi e al mantenimento dell’ordine sociale. La evoluzione verso l’occultismo, lo spiritismo, l’esorcismo, preoccupa le alte sfere del dominio religioso che temono di essere scavalcaTe dall’innegabile abilità manuale di questi tecnici ciarlatani e allucinanti.
La medicina, la farmacia, l’alchimia, l’astrologia, si sono sviluppate nella magia attorno a un nocciolo piccolissimo di scoperte puramente tecniche. Parte delle scienze è stata elaborata dai maghi, alchimisti, astronomi, medici, fisici, chimici, naturalisti.
Si può dire che non c’è atto religioso che non abbia il suo equivalente nella magia. L’opposizione che le religioni fanno alla magia, è da essa ricambiata, in termini di incoerenza, essendo essi sistemi di credenze collettive cristallizzate e coercitive, dette canoniche, e perciò inflessibilmente ripetitive, predeterminate d’autorità come fuori del tempo, da parte di poteri sacerdotali e anche politici, che resistono strenuamente all’innovazione e inibiscono la pericolosa individualità della ricerca creativa. Un potere mondano violento paralizza ogni attività profana.

9.CAPVT NOVIUM

Delle apparizioni innumere, gli abbagli degli ultimi eventi e domata rivolta

sabato 13 ottobre dal Familiaris laicorum liber inutilis et perutilis

La controversia hispanica dell’anno 1582. ... E al predetto Juan de Yepes di Fontiveros che usurpa il nome dei grandi Giovanni e della Croce di nostro Signore Iessu Christo, molestato da donna Teresa vanitosa et girovaga siccome zingara, mandiamo di non litigare vieppiù contra il mitissmo Ignazio e li suoi spirituali esercizi, imperocché li cantici spiritali e la salita al monte essendo anche essi in buia notte né possendosi illuminare da fiamma di verun tipo non contrastan con lo sforzo necessario e ascetico dell’umana volontà. Che anzi la scala segreta costruita dall’istesso colli suoi dieci gradi o scalini assomma li trenta di spirituali. E così sia sempre in futuro per la mistica isposa dell’ascetica. Chi può capire comprenda.
De li fatti straordinari di Benedetto detto il Moro, ovverossia, nero, ma per divina bontà, di pelle beata, dimorante da alcuni anni come converso presso i minoriti di s.Maria di Gesù a Palermo, non voglio intristire lo Spirito, con vereuna condanna, poi che l’Ispirito parla anche per bocca delle asine e gli exempla dei muti. La Congregazione prenda gli opportuni avvisamenti onde non condannare affrettatamente e nuocere all’innocenza di predetto fraticello, che vive sincero la Regola, e non come ceri altri “nonnulli fratres, illius ordinis, neglecta tunica seu habitu religioso, spretaque – maledetti essi siano – religione, huc illuc absque verecundia et pudore aliquo deambulacione recusantes ad que sunt astricti observare”, alle cui preghiere Noi pure ci siamo raccomandati e ottenuto benefici in gran numero. In nomine Domini.
Quello che mi colpisce favorevolmente è la tendenza e propensione – come a me pare – a demitizzare i miti e demistificare i riti, a ricondurre cioè le pratiche religiose, di cui generalmente (e volutamente) si parla per astrazioni "metafisiche", o come in delirio mistico, quasi fossero prodotto d’im-personale o "sovrannaturale" necessità, piovute dal cielo della provvidenza "divina", alla concreta individuale esperienza dei singoli "inventori" di miti e riti, poi imposti d’autorità o adottati per mimesi dalla intera comunità. Che siano precedenti, nelle attività magico-rituali delle varie epoche e latitudini, ora i miti ora i riti, i culti e i miti e i riti furono sempre – come ogni altra opera o attività umana – prodotto dell’iniziativa, dell’intuizione, dell’elaborazione, della fatica o dell’azzardo realizzativo di singoli.

L’autorità della tradizione rassicurante, la osservanza rigorosa degli usi e costumi trasmessi dagli antenati e dai padri, dai sapienti, erano garanti della loro giusta ragione; gli intellettuali delle culture classiche facevano ancora il massimo conto delle auctoritates, della imitatio ricercata dei modelli letterari e artistici ecc. Le antiche tradizioni religiose che ancora ci opprimono traggono la loro immensa capacità di durata già da questa predisposizione di cultura ambiente alla conservazione dei valori culturali e alla osservanza imponente, non certo innata nell’uomo come si vorrebbe dare a credere, poiché il suo individualismo spontaneo fu sempre tendenzialmente eslege, ma imposta dal vivere comune e dalle elites che l’autorità la esercitano direttamente, su ttutte le gerarchie ecclesiastiche e politico-"religiose", più o meno apertamente ieratizzate. Le chiese, i templi, i santuari sono i luoghi deputati delle tradizioni mitico-rituali, che si perpetuano con modificazioni esterne, quasi mai di sostanza, e depositari dei "sacri testi", di una oscura "verità" dogmatica in forma simbolica, che è quella che si delibera di fare "credere" come "sacra".
E solo la "modernità" occidentale, e la "civiltà moderna" europea, con le sue "rivoluzioni" culturali, tecnologiche, economiche, finanche "religiose" nella smembrata cristianità, ha rovesciato gli antichi parametri tradizionali, valorizzando il cambiamento, la genialità "laica" dell’innovazione, il rigetto critico delle mitologie e delle "sacre scritture": da qui l’antagonismo antimoderno irriducibile delle chiese e della cultura "tradizionale", quasi obbligato a sostegno strenuo di "valori" anacronistici, incentrati sempre nel mitico "regno dei cieli", nel culto allucinatorio del "CristoDioSignore".

Sogni visioni ispirazioni rivelazioni sono produzioni irrazionali, inconscie e semiconscie, non rare né speciali ma comuni e quindi ordinarie della mente umana: perciò si comunicano rapidamente, contagiosamente come facili "credenze" mitologiche – non importa con quale variabile grado di credito effettivo –, come gestualità collettiva, ritualità ripetibile all’infinito, nella non meno facile emozionalità corale che ottunde la variabile irrazionalità individuale.
Assai più rara infatti e individualmente selettiva è la ragione, che esige la più difficile elaborazione conscia del pensiero attivo: e la ragione critica che qualifica l’homo sapiens, la nemica inconciliabile delle religioni, delle culture emozionali, visionarie e allucinatorie, che dai primordi continuano a drogare la coscienza responsabile dell’uomo, con false fedi e deleghe devozionali a "enti" puramente fantastici, mistificati ancora oggi come "esistenti" e arbitri del destino umano, mascherando interessi istituzionali di dominio e di controllo sociale. Che fanno leva come in antico sulla psicosi dell’esistenza, si chiami paura o angoscia o ansietà della vita e della morte, nelle incertezze non meno pressanti della società di massa moderna: fanno percio leva sui livelli inconsci, individuali e collettivi, che permangono malgrado tutto negli uomini anche d’istruzione superiore, sempre bisognosi di transfert immaginari, di premunizioni e compensazioni illusorie. Anche perché si vuole renderli asserviti sempre alle false devozioni, prima che alle false democrazie, omologati alle discipline collettive, conformizzati nelle cosìddette "opinioni pubbliche", da un’in-formazione massmediale globalmente manipolata, suggestionati da rappresentazioni spettacolari, da trionfi ecclesiastici costruiti da regie clericali.
E’ inoltre necessario, o superfluo secondo i casi, precisare che, in tutta la preistoria e la storia dell’uomo, a dispetto del predominante principio di "autorità", di conservazione e di continuità, la cultura dell’uomo ha proceduto sempre, e non solo nelle arti, per "invenzioni", per "contrasti" e "deroghe", per cambiamenti parziali e "rivoluzioni" relative. Perfino le istituzioni ecclesiastiche della teocrazia papale cattolica, nella loro dissennata politica di conquista mondana e coazione di consenso che perdura, sono state continuamente squassate – dalle origini – da contese illimitate, conflitti e scismi enormi, perfino la più grande "rivoluzione culturale" inconsapevole dell’Occidente: lo scisma protestante che, marcando fortemente la radicalità di una svolta epocale "moderna", ha sottratto mezza Europa al predominio monarchico papale, e ai suoi "primitivi" dogmi sacramentali, modelli esemplari di statica magico-rituale fuori del tempo.

Domata rebellione contro detto papa Ioanne

La partita cardinalesca rimasta nell’ombra voleva d’un subito disarcionare il signor papa nostro e la curia sua, ma fortunatamente i piani loro furon da Dio sommo revelati ad una pia claustrale che ne fece parola al segretario nepote della santità sua. Ed ecco ch’avvenne. Alle quattro del mattino prima dello scoppio del cannone del Patrenostro, il cardinale camerlendo recossi con un vasetto di café, ben venuto pur or ora dall’Imperò del Brasile, e mescolovvi aromi avvelenatissimi onde sua santità crepasse d’un subito senza rimissione de li peccata. Entrato in anticamera trovovvi sei alabardieri che l’infilzaron d’un subito e il cerusico autor del veneno lo bevve iusta la bibbia: cadde nel fosso preparato per altri. E quanti attendevan nei loro cubicoli fingendo dormire che annunziata fusse la morte, del santo papa iusto mentre leggeva l’imitazione di Cristo, tirati furon dai loro morbidi letti e buttati fuori dalla finestra. Per lo troppo buio tale defenstrazione occulta finora rimase, ma con la cacciata del vice papa e degli ignobili servitori suoi, il governo arrogossi novamente li pieni poteri, aboliti furon omni genere di leggi interferenti e la Reale Apostolica Udienza, dominata da Filippo Colonna, ordinà la difesa di ogni mattone alla milizia popolare. Speranze e progetti svanirono nell’Autogoverno.
Rovinoso prevalere di interessi e appetiti personali e di gruppo, con altri tradimenti e stragi e trasformismi, con opportuni opportunismi e ambigue ambizioni, prima che il mondo a catafascio andasse, tutti sono ritornati in classe.
Doversi ristabilire l'ordine turbato dalla disubbidienza alle disposizioni auguste e reali, doversi non più corrompere da segrete promesse di impieghi e di prebende, nominare d’autorità, senza tener conto dell'antico sistema di terne, quaterne e cinquine, la bella tombola dei nuovi alti ufficiali, del reggente la Reale Cancelleria, li governatori di ognidove, i generali delle milizie, che equipaggiassero se non superassero lo generale de’ Gesùiti, ed infine il sovrintendente del Regno augusto.
Le proteste si levarono violentissime: si inficiavano di illegalità le nomine per non èssersi tenuto conto dell'uso delle terne, si accusava di spergiuro il Camerlengo per non aver tenuto fede al giuramento, si paventava lo spirito reazionario e restaurare l’antico ordine e reprimere duramente i capi della rivolta ancora in vita, e riservassero solo a sé a i propri amici reazionari cariche, benefizi e impieghi escludendo rigorosamente i democratici.
Ma non si giunse alla mobilitazione di massa, e detto un solenne Te Deum, ognuno rientrò a cella sua, come nulla fosse stato.

Sui laici senza pensieri atei ingratissimi senza Dio


Si danno a contorsioni discorsive prolungate come apologeti non di una religione ma della religione, quindi dei suoi mitologemi e dei suoi istituti di "salvezza" e di "riscatto" illusionistici, che non "elevano" ma alienano l’uomo, costituendosi in istituzioni teocratiche addette alla custodia del "dogma rivelato" e all’esercizio magico-rituale sacralizzante, che di "etico" hanno solo la parvenza e una verbosa retorica, non limitandosi a impartire dubbie regole di moralità tradizionale opinabile, ma perlopiù coordinate per l’azione politica, per una politica reazionaria di potenza ecclesiastica, d’intervento repressivo nella intera vita privata e pubblica, anche dell’emancipato e acculturato "laico" moderno.

10.CAPVT DECIMUM

delle sante festività e digiuni obbligati e  non obbligati

disordini religiosi restituti e uccisione dicti Johanne XX, santo subbito

dominica 14 ottobre

Iniziata la sessio ultima et sollemnis, lo Visitatore cardinale con zelo non riesciva a concludere, e tutti stanchi a sentire li benefici corporei necnonne spiritali de' santi digiuni, usati molte fiate in oriente ma negletti in occidente ovunque. Lo spirito, dicea, dentro chiude al corpo, e il corpo si innalza. Guardate me, da trenta dì con multe eccezzioni digiunante. Ridurre tuttavia necesse est a soli tre giorni per la debolezza della fede. Comincerete a scoprire che potete vivere senza cibo, come imparò l’asino, che al quarto dì morì d’inedia. Il Signore ha dato l'exemplo di molti dì.
Mentre ei loquiva sul digiuno, da sotto i mantelli de' cardinali vedeasi leccornie molte, come si discutesse non del santo Vangelio. Sedette senza plausi e alzossi a parlar del divorzio l'anglio pellegrin fuggiasco cardinale innominato per paura della sanguinaria regina Betta! Ma un urlo levossi furioso e grida sonanti: Nec nominetur, nec nominetur! Maledetto Enrico e l’Anglia sua seguace.
Unanimi dictarono che “In considerazione degli effetti disastrosi, in nome e per autorità divina, aboliamo il divorzio di chiccessia, ovunque sia, dei nostri Sudditi e degli altrui”. Uno osò ricordate a proposito: la morte quando arriverà, ridetele in faccia. Scoppiarono a ridere tutti anche senza la faccia della morte: guardavano ceffi sanguinem sitientes.

Ristorazione dell’universal ordo

Mai più indigeni in schiavitù profetarono tutti. Cum sicuti principiava il santo decreto, ma perduto fu subito e traccia non v'è perché dalli ignoranti dotti del secolo lessesi “cum Siculi”, cosa obbrobriosa e maligna avverso la Sicilia, l’insola bella del Mare nostro. Fu rimpiazzato da un non meno chiaro Commissum nobis. Non si sapeva che dir volea. Infine si approvò  – con giubilo Immensa pastorum perché a tutti piaceva la tavola e il cibo dei pastori – in mensa pastorale.
Non fecero in tempo a leggere le relationes ad limina del vescvo di Patti, Giliberto Isfar del 1593, ma forse non vollero per non sminuire la mensa vescovile che vantava Dioecesis quinuquinque oppida complectitur, quorum tria sunt in temporalibus et spiritualibus sub dominio episcopi, reliqua vero duo in temporalibus subijciuntur regimini civitatis. Il vescovo celebrò il Sinodo nel 1584.
Ancora parlarono saltando da pala in frasca: “Gli eretici non hanno diritti, possono essere torturati senza scrupoli o limiti. Essi devono essere messi a morte”. Proprio così.

Nel LIBRO DEI MORTI è scritto: "Se una persona confessa essa è colpevole per la sua confessione, se non confessa sarà egualmente colpevole sulla base di testimonianze. Se uno confessa tutto ciò di cui è accusato, è senza dubbio colpevole di tutto, ma se confessa solo una parte, dovrà comunque essere colpevole di tutto, dato che, comunque, con la sua confessione, ha dimostrato di essere colpevole anche del resto delle accuse. La tortura essere mezzo salutare per condurre al pentimento.

Il Giudice Inquisitore la stabilirà sulla base dell'età, del sesso, e della costituzione della parte. Se, nonostante tutti i mezzi impiegati, lo sciagurato continua a negare la sua colpa, egli deve essere considerato vittima del diavolo, e, quindi, non merita compassione dai servi di Dio, né pietà o indulgenza dalla Santa Madre Chiesa; egli è un figlio della perdizione. Lasciamolo morire tra i dannati."
“Un figlio deve tradire i genitori, una madre deve tradire i figli. Non adeguarsi è peccato contro il Sant'Uffizio (stupenda invenzione!) e merita la scomunica e l'inferno.
Anche i testimoni possono essere torturati, di qualunque età, sesso condizione. La chiesa può anatemizzare vivi e morti iusta il sesto concilio ecumenico”. Ancho li morti ponno esser processati e abbruciati. Gli eredi perderanno tutto. Quanto sequestrato sarà diviso agli scrivani, ai boia, al tesoro papale e agli inquisitori.
Chiunque prende alla lettera la parola di Gesù e limita le sue risposte a Si o No è un eretico e merita la morte. “Uomini e donne allontanandosi dalla fede Cattolica si sono abbandonati ai diavoli, incubi e succubi, e per mezzo di incantesimi, sortilegi, congiure ed altre maledetti peccati, hanno sgozzato infanti ancora nel grembo della madre, vitellini, bestiame, hanno fatto appassire i raccolti, reso uomini impotenti e donne sterili, hanno fatto sì che i mariti non potessero andare con le mogli e le mogli non potessero ricevere i loro mariti" .

Il "Malleus Maleficarum", contro le fattucchiere, fu un vero martello contro interi paesi, li spopolò, bruciò, gli abitanti. Bolle e encicliche contro streghe, imperavano che chiunque patteggiava con Satanasso doveva subire la prigione a vita.

Chiediamo perdono per I fatti che nel 1278 furono impiccati a Londra 267 ebrei accusati di omicidi rituali, e nel 1416 furono arse vive 300 donne nel Comasco; nel 1485, giustiziate 49 persone a Guadalupe, e 41 donne a Bormio, nel 1505, uccise 14 donne a Cavalese, per ordine del vicario del vescovo di Trento; nel 1507, bruciate 30 persone a Logrono di Spagna; nel 1514, altre 30 donne bruciate a Bormio; nel 1518, bruciate 80 donne in Valcamonica; nel 1562, bruciate 300 persone a Oppenau di Germania e bruciate 63 donne a Wiesemberg sempre di Germania, 54 persone a Obermachtal sempre di Germania, per compensare insieme le stragi luterane e calviniste e zwingliane, di non meno barbarie e ferocia; ancora in seguito bruciati 20 ebrei a Madrid, trucidate centinaia di infelici donne nel Sabba delle streghe, il venerdì sera e il sabato ebreo.

Perdonaci Signore tante malvaggità in nome delle religioni, rivelate o create. Eppurtuttavia alli Ebrei attenzione fare occorre, per essere la QUESTIONE giudea irrisolta ancora. "CUM NIMIS ABSURDUM". Feroce gratuito antisemitismo. Il braccio immerso nel sangue fino al gomito. Romani quasi a metà. Si stabilisce che gli assassini di Cristo, gli Ebrei, sono schiavi per natura e devono essere trattati come tali. Negli Stati Pontifici, confinati in un ghetto, ad imitazione della Fonderia Veneziana. In pubblico obbligati ad indossare un cappello giallo. Era loro vietato dare impiego a cristiani, anche solo per accendere il fuoco durante il sabato. In poco tempo sursero ghetti a Venezia, Bologna, Ancona. Nel 1556, proprio ad Ancona, furono bruciati 26 marranos, ebrei convertiti provenienti dal Portogallo, ai quali i precedenti pontefici avevano assicurato libertà di fede. " La colpa degli ebrei nel rifiutare ed uccidere Cristo aumenta ad ogni generazione, giustificando la loro perpetua schiavitu".

Tutti approvarono.

Surse il Cardinale di Spagna per il decreto sulla riforma del capite e disse: "Se per Chiesa Romana voi intendete la sua Testa o Pontefice, è fuori di dubbio il fatto che egli possa errare, persino in materia di fede”. Innocenzo III ammise: "Anche io posso essere giudicato dalla Chiesa per un peccato riguardante argomenti di fede". Innocenzo IV, sebbene affermasse che ogni creatura gli era soggetta, in quanto Vicario del Creatore, nondimeno concedeva che ogni pronunciamento papale che fosse eretico o tendesse a dividere la chiesa non doveva ricevere obbedienza da parte dei fedeli.

Contro il vescovo Bonosius, papa Siricio (384-98) si rifiutò di intervenire sostenendo di non averne il diritto; ed il primo papa che, in qualche modo contorto, sembra per primo appellarsi all’autorità papale è Agato nel 680. E lo fa per una ragione estremamente imbarazzante: il suo predecessore, papa Onorio, era sul punto di essere condannato per eresia dal Concilio Generale. Liberio venne spedito in esilio e meritò la condanna di Ilario di Poitiers: "Anatema su di te, Liberio".

Nel 553 l’imperatore Giustiniano convocò il V Concilio Generale, che si riunì a Santa Sofia di Costantinopoli. Di circa 165 vescovi orientali parteciparono solo 25. Il Concilio decise che Vigilio era un eretico e lo scomunicò. Giustiniano lo esiliò a Proconneso, nel Mar della Marmora. Vigilio chiese perdono con lettera dell'8 dicembre 553, indirizzata al Patriarca di Costantinopoli, dichiarando di essere stato diabolicamente influenzato e di accettare quindi tutte le decisioni del V Concilio. Morì a Siracusa il 7 giùgno 555. Leone II, eletto papa nel 682, confermò la condanna: "Onorio cercò, con profano inganno, di sovvertire la fede immacolata.

Accuse e accuse stavano per annoiare e sdegnare tutti, ma non si potè  negare che Stefano II (752) il matrimonio tra un uomo libero ed una schiava, anche se entrambi cristiani, poteva essere sciolto per permettere all'uomo di risposarsi. Celestino III (1191-8) decise che un matrimonio "consumato" e tra cristiani può essere sciolto se uno dei due coniugi diventa eretico. Giovanni XXII due volte venne dichiarato eretico.

La paura che il papa potesse far sentire il duro sapore del suo temperamento e mettere all'indice i santi di recente fatti subito, silenziosamente approvarono che "Nella pienezza del potere Apostolico, Noi dichiariamo e decretiamo che questa decisione, approvata per l’autorità conferitaCi da Dio, deve essere ricevuta e tenuta come vera, legittima, autentica, ed inquestionabile in tutte le discussioni, letture, preghiere e spiegazioni pubbliche e private". Scrissero: “la Bibbia è come un naso di cera, che i papi modellano a seconda di quello che conviene loro. Se un papa dicesse che quello che è bianco, è nero e quello che è nero, è bianco, nessun cattolico oserebbe contraddirlo".
Noi dichiariamo, annunciamo e stabiliamo che è senza dubbio necessario per la salvezza di ogni creatura assoggettarsi al Romano Pontefice": pertanto, come stabilito da Clemente XI: “La lettura delle Sacre Scritture è lecita a tutti gli uomini", è proposizione
CONDANNATA;

Item: “I cristiani devono santificare il giorno del Signore (domenica e feste comandate) leggendo libri santi, in particolare le Sacre Scritture”, item CONDANNATA;
“Levare il Nuovo testamento dalle mani dei Cristiani è come levare loro la parola di Cristo<”,
item CONDANNATA;
“Proibire ai cristiani di leggere le Sacre Scritture è come proibire l'uso della Luce ai figli della Luce e punirli con una specie di scomunica”, item CONDANNATA;
"Dichiariamo, condanniamo e vietiamo tutte queste proposizioni come false e capziose, offensive per le orecchie pie, scandalose, perniciose, sporche, ingiuriose per la Chiesa e per le sue pratiche, non solo oltraggiose per la Chiesa, ma anche per i poteri secolari, sediziose, empie, blasfeme, sospette di eresia e fomentatrici di eresie ed anche incoraggianti eretici ed eresie e persino scismi, erronee, spesso già condannate e, da ultimo, anche eretiche in senso stretto, contenendo varie eresie chiaramente indirizzate all'innovazione".
Mangiando, grandissimo ausilio al conversare furono li assai numerosi Protocolli de’ Anziani di Sionne'. I Goys, cioè tutti i Gentili, sono corrotti. Ogni uno mira al potere, vorrebbe essere dittatore. L'oro ha sopraffatto i regimi liberali. Un tempo la religione governava. La libertà nessuno sa adoperarla con discrezione. L'autonomia di governo crea una ciurmaglia disorganizzata, piena di dissidi, forieri di guerre civili. Stati virtualmente muoiono, per convulsioni interne e lotte di fazioni. Il dispotismo capitalista, interamente nelle nostre mani, tendera un fuscello al quale lo Stato dovrà inevitabilmente aggrapparsi per evitare di cadere nell'abisso. E se qualcuno asserisce che simili discussioni sono immorali, sappia che la plebe è ignorante e avviluppata in tali dissensi di partito, che rendono impossibile qualsiasi accordo. Le decisioni della massa dipendono da maggioranze casuali o predisposte, e nella totale ignoranza approva risoluzioni assurde, seminando i germi dell'anarchia. Chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia ed all'ipocrisia. L'onestà e la sincerità diventano vizi in politica. Il nostro diritto sta nella forza. La parola "diritto" rappresenta un'idea astratta. La nostra forza, nelle attuali traballanti condizioni dell’autorità civile, sarà maggiore di qualsiasi altra, perché sarà invisibile, sino al momento che saremo diventati tanto forti da non temere più nessun attacco per quanto astutamente preparato.
La forza della folla è cieca e senza acume; ascolta ora a destra ora a sinistra. La folla è barbara, ed agisce barbaramente; appena acquista la libertà, la trasforma subito in anarchia, la massima delle barbarie. La violenza deve essere il principio; l'astuzia e l'ipocrisia la regola di quei governi che non desiderano di deporre la loro corona ai piedi una potenza nuova. Non dobbiamo arrestarci dinanzi alla corruzione, all'inganno e al tradimento, se servono al successo della nostra causa.
Il nostro appello: "libertà, uguaglianza, fratellanza", ripetuto da dotti pappagalli, incapaci di vedere la contraddizione di questi tre termini in accozzaglia, attira intiere legioni nelle nostre file, e queste porta i nostri stendardi a rodere come vermi, il benessere dei Cristiani e distruggere la loro pace, la loro costanza, la loro unione, rovinando così le fondamenta degli Stati. Sfruttando l'avidità di guadagno delle nostre vittime, la loro ingordigia, la loro instabilità, mettiamo il popolo in balia di chi lo priva di tutto il suo potere di iniziativa.

Protocollo Ottavo - Dobbiamo impadronirci di tutti i mezzi che i nostri nemici potrebbero rivolgere contro noi, pubblicisti, avvocati, praticanti, amministratori, diplomatici e docenti. S'intende che questi sapienti consiglieri della nostra potenza non saranno scelti fra i Gentili, che sono abituati a fare il loro lavoro amministrativo senza tener presenti i risultati. Gli amministratori dei Gentili firmano i documenti senza leggerli e prestano servizio o per amore o per ambizione. Noi circonderemo il nostro governo con un esercito di economisti, banchieri, commercianti e milionarii, perché, in realtà, ogni cosa sarà decisa dal danaro. Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni e di tutti i partiti, aggiogati al nostro carro. Con questi procedimenti tutti i governi urlano tranquillità e per amor di pace sono disposti a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e pace. Non ci servirebbe a nulla il solo controllo dei giornali se restassimo esposti ad attacchi con opuscoli e libri. Per sopprimere qualunque pubblicazione prenderemo un pretesto qualunque.
Il cardinale imperiale così scriveva sconsolato: “Questo vecchio e inconsistente Pontefice, venuto da non si sa dove ed eletto da non si sa chi, è attivissimo, vecchio, e stupisce il mondo. Egli ha rovesciato il tradizionale rapporto tra fede potere e malattia. Mentre prega parole incomprensibili, la gente resta ammirata dalla sua capacità di contemplazione. Nell’ultimo concistoro ha fulminato con lo sguardo li scandali de li preti nella Chiesa, spezialmente quilli de li veneti, concubini palesi et altro innominabile, meravigliando per la fermezza l’ambasciatore di Florenzia e di Tuscia, che suggerivano moderazione. La ingravescens aetas non lo ferma et alcuni cardinali, dimoni incarnati, lo vogliono occidere, per far fretta alli desideri sui.
Il Vecchio - dicono - è ammalato, ma lui si fa fenice rinascente e dinamico nelle decisioni et imprevedibile all'esercizio dell’autorità.
Neppure le spie, numerose e scelte, riescono a sapere un minuto prima quanto egli dirà nella prossima riunione delli detti cardinali et persino dell’istesso suo monsignore Segretario, che resta unicamente in attesa dell’elezione a vescovo per la sua liberazione. Egli è Dei gratia Summus Pontifex in saecula saeculorum.

Oh quanto santo fue, detto Joanne. Tempi e die molti non varrebbero tutte elenchare sue virtùte che tralascio alla fantasia ecclesiastica. Sol vorrei memorare che la Regina empia anglica, sanguinante d’omicidi del patre suo Enrico, cavalcante per quaranta anni lo regno dell’Anglia avara, escogitossi poter andare a Roma e donar lo scettro sull’altare di Pietro. Divenir defensor fidei, poter deporre il papista Giovanni e apparecchiar splendori di ricevimenti e molte milizie. Apparvegli in sonno Pietro con la spada sguainante e fermolla.
Magna fu la devozion sua alla Loretana, che giurava e spergiurava essere stata la dimora dell’Altissimo fatto homo, cui niuno creder volea, anche sotto minaccia di perpetua escomunicazione e dannazione all’inferno. E premiollo l’angel dal ciel sceso e collocossi alla destra de l’altare cantando per farsi conoscere come divin messangero e poi dando il calice all’istesso pontifice colle sue mani invisibili: tutti intimorirono sacerdoti e popolo e batteansi il petto dicendo: fede fede.
Vedendo la Chiesa del beato Pietro cadente in ruina, lottò con l’angelo che poner volea la prima pietra per la ricostruzione, e anco a lui come a Giacobbo l’anca restà offesa e zoppo rimase, al par di  Ignazio, zoppo detto di Manresa.
Che splendor d’ornamenti con marmi di Paro, facere volea, che gli ecologisti rabbiosi e ipocritissimi in mente Dei ribellaronsi precipitar blocchi, che non accadesse rubar li marmi che ascostamente essi portavano in suolo italico per sbeffeggiare la legge mai approvata. E affidolla a Petro come insinuan i bei versi:

Aut lux hic nata est, aut capta hic libera regnat.
Lux est ante, venit caeli decus unde modernum,
inclusumque iubar secluso fulget Olimpo.

Marmora cum radiis vernantur, cerne, serenis
cunctaque sidereo percussa in murice saxa.

Fundamen Petrus, Petrus fundator et aula.

Inoltre: multa condidit volumina et valde sapientissimus fuit. E si incontrarono finalmente: lui Galileo di Galileo, aitante diciottenne e lui Roberto Bellarmino, nepote dei potenti Orsini. Era un tramonto dolcissimo a Firenze e tutto invitata a romantiche avventure: “Sei tu Galileo, il superbo e vanitoso inventor di novelle teorie? – Si, il son desso. “Ah! sei tu il fornicator e molestator de le belle femine florentine? – Si, il confesso, son anch’io desso. “E sei pur tu il malefico chiacchierone e maldicente eretico? – Si son io pure chiacchierone e maldicente, ma non sono eretico. Gli amici del Roberto, assistenti a tal insolita conversare, gli chiesero: “Perché, spiegaci, quando ti accusava villanamente di cose gravi, tu le hai accettate e sopportate e quando invece ti ha affibbiato l’eretico hai reagito in siffatto modo? – Ecco, giovin sono, ma credo in Dio e nell’autorità della Santa chiesa: delle cose malvage dette e delli grossi peccati io stesso m’accuso e chiedo umile perdonanza a Dio, e questo è utile all’anima mia, ma l’eresia è separazione da Dio e io non voglio essere giammai separato da Dio.
Ammirollo il futuro Cardinale, inimico suo fin nelle midolla, e se n’obliò. Era il 15 agosto dell’anno di grazia 1582 e la piazza della Signoria era tanto piena di popolo che un ago non lo si saria potuto gittare a terra. L’istesso Roberto spiegava in casa gli undici Comandi della Bibbia, e a quanti gli dicevano essere stati dieci, sorridendo: “Voi ignorate – rispondeva – la lingua sacra degli Ebrei e leggete due per uno e uno per due. Risposta che nessuno comprese. E si rischiò di cadere nell’osceno quando si disse Gregorio xiii – medium corpus pilarum – itnendendo li viziosi come il cazzo in mezzo alle palle profanando lo stemma di quel Santissimo o le cazzate del pontificato, anticipando il divino iudicio oppure sendo verità: un corpo a metà, un pontificato a metà, in due tempi, tra il de labore solis e il de gloria olivae.

Nessuno oso parlare del De pace aeterna e meno ancora del Fumus in canna o del De ruinis ecclesiae, vicine erano a Berta in capella o Brevis vita o Surgit et oritur o Corpus vivit, su cui occorre sorvolare per non incorrere ne l’ira divina. Meglio seguire li motti sapienti: Numquam flectere manus sed caput levare, oppure (illegibile) Cedere hostibus animas oppure Declinare paupertatem.

Ci volle l’intervento del predicatore apostolico per concludere siffatti pettegolezzi con un bel Focus et arma seguito da Domus in domo ed evitando la Terra deserta et inaquosa, iusta il bollario di Urbano II (1088-1099): Noi non riteniamo omicidi coloro che, mossi da zelo per la loro madre Cattolica, hanno ucciso persone scomunicate; Leone X nella sua bolla Exurge condannò come eretica l’affermazione di Lutero: E’ contrario alla volontà dello Spirito Santo che gli eretici siano bruciati. Il dottore angelico Tommaso d’Aquino vuole che gli eretici meritano non solamente d’essere scacciati dalla Chiesa mediante la scomunica, ma che essi meritano altresi d’essere tolti dalla vita mediante la morte (Somma Teologica II, II quest. XI, art. 3).

Il cardinale Baronio esordisce: Santo Padre, doppio è l’ufficio di Pietro: Pascere ed uccidere, giusta il detto: Pasci le mie pecore e giusta quell’altro: Ammazza e mangia. Quando intanto il Papa ha da fare cogli ostinati, e cogli avversari, allora è comandato a Pietro di accopparli e scannarli, e poscia mangiarseli (Epist. Al Papa contro i Veneziani).
Urlarono i seguaci di Crisostomo: Mettere a morte un eretico sarebbe introdurre sulla terra un crimine inespiabile (Hom XLVI in Matth. I).

E ciò contra la legge di Mosè che impera di non avere pietà neppure di un proprio familiare nel caso questi avesse predicato l’apostasia, ma di ucciderlo per togliere il male di mezzo ad Israele. Anania e Saffira morirono per avere mentito allo Spirito Santo. Ma contro la legge di Mosè Gesù ordina di amare i nemici e perciò sotto la grazia non è permesso a noi credenti di uccidere uno che ha abbandonato la fede, perché ha dato retta a dottrine di demoni. L’amore non fa male alcuno al prossimo, dice Paolo. Gli apostati devono essere allontanati dalla fratellanza e considerati come il pagano ed il pubblicano. Anania e Saffira non furono gli apostoli a farli morire, ma Dio giusto e santo, Giudice dei vivi e dei morti.

Venne poi il sognatore Hilarius Raguerus e così parlò: “Eminentissimi signori cardinali, venerabili prelati, degnissimi capi di Stato e di governo, fedeli riuniti in questa santa basilica e uomini tutti di buona volontà, ringraziamo di tutto cuore per le cose dette dall'eminentissimo signor cardinale decano, ma, come dice la Scrittura, "le vie del Signore non sono le nostre vie". La storia, madre di esperienza e maestra di vita, ci dice che in questi ultimi tempi Dio ha dato alla sua Chiesa grandi papi, ma ci fa anche vedere che, per qualcuno dei più grandi, gli ultimi anni di pontificato sono stati penosi quando non decisamente negativi. La vecchiaia, acciacco umano che invano vorremmo allontanare ma a cui tutti vogliamo giungere, comporta serie limitazioni, tra cui non è la minore quella di non avvertirle. Perciò, pensando al bene della Chiesa, abbiamo deciso di promulgare un pacchetto di tre bolle apostoliche e un motu proprio per far fronte al danno provocato dalla decrepitezza papale. Prima di tutto, con la bolla De senectute disponiamo, ordiniamo e comandiamo che i papi, lo stesso giorno in cui compiano gli 80 anni, rinuncino al loro altissimo incarico e mettano in funzione tutto quanto previsto per la sede vacante, eccetto i funerali.

Potrebbe pensarsi, e lo abbiamo pensato, che fosse più conveniente l'età di 75 anni, che è il limite per i vescovi, ma lo lasciamo ad 80, che è la stessa età in cui i cardinali non partecipano più al conclave che elegge il nuovo papa. Di fatto, ad 80 anni la maggior parte dei papi già non governa più molto, ed è l'entourage che comanda. Inoltre, poiché anche prima degli 80 anni il Sommo Pontefice può veder ridursi le proprie facoltà, resteremmo a meta strada se non stabilissimo chi è autorizzato a dirgli che il bene della Chiesa esige la sua rinuncia.

Il Codice sulla rinuncia papale dice che nessuno potrà obbligare il papa, con la qual cosa il problema resta irrisolto. Di conseguenza, con la bolla Triumviri potentes istituiamo un triunvirato, eletto dal Sinodo dei vescovi con mandato fino al successivo Sinodo, che avrà la facoltà e il dovere, se unanimemente conviene sul fatto che il Pontefice, per quanto non sia totalmente incapace, è seriamente ridotto nelle sue facoltà, di comunicarglielo affinché volontariamente e umilmente rinunci e, se non lo facesse, dichiararlo decaduto dal suo ministero e mettere in marcia i meccanismi della successione. Allo stesso modo, ricordando la triste sorte dell'unico papa che ha rinunciato, San Pietro Celestino, che il suo successore, Bonifacio VIII, di infelice memoria, trattenne imprigionato per evitare che qualche canonista sostenesse che la sua rinuncia era invalida, con la bolla Vade retro dichiariamo che incorrerà ipso facto nella scomunica, con perdita inoltre di tutti i suoi incarichi e benefici nel caso fosse un chierico, il canonista, teologo o altro che osi impugnare la validità delle anteriori bolle.

Infine, con il motu proprio Quo vadis, applichiamo le anteriori bolle, e rinunciamo alla sede di Pietro per la quale siamo stati eletti appena tempo fa e annunciamo che ci ritiriamo in un monastero ignoto, che nessuno potrà  scoprire, dove passeremo gli anni di vita che il Signore vuole ancora concederci, facendo penitenza per i nostri peccati e pregando per il nostro successore e per tutta la Chiesa e, in particolare, per tutti coloro che, negli anni in cui abbiamo presieduto avessimo spinto sul viale dell'amarezza. Et benedicat vos onnipotens Deus".
Mentre Sua Santità si disponeva a impartire, per l'ultima volta, la benedizione apostolica a tutti i presenti sinceramente pentiti, con indulgenza plenaria applicabile ai defunti, i rumori che avevano iniziato ad udirsi nella santa basilica dopo l'annuncio della bolla De senectute e che erano cresciuti dopo la Triumviri potentes e la Vade retro, con il motu proprio Quo vadis raggiunsero livelli da tumulto, in cui le espressioni di stupore dei cardinali e di disperazione dei curiali si mescolavano all'entusiasmo dei fedeli, con tanti decibel che mi risvegliai. Che delusione! Era stato tutto solo un sogno. Mi venne però in mente la poesia di Joan Vicenc Foix: "Quando dormo vedo con chiarezza".

Cacciata di tutti

"Non a parole dirovvi cose ma fatti per poter dormire in pace iusta il Protocollo XIV de li figli di Sionne, con le cetre appese ai salici piangenti, come compose Gounod volendo imitare il grande Verdi: Va pensiero. Quando ci stabiliremo come Signori della Terra, non ammetteremo altra religione che la nostra; cioè una religione che riconosce il Dio solo, a Cui il nostro destino è collegato dall'averci Egli eletto, e da Cui il destino del mondo è determinato. Per questa ragione dobbiamo distruggere tutte le professioni di fede. Se il risultato temporaneo di questa distruzione sarà di produrre degli Atei, ciò si frappone al nostro scopo, ma servirà come esempio alle generazioni future, che ascolteranno i nostri insegnamenti sulla religione di Mosè, la quale, con le sue dottrine risolute e ponderate, ci impose come un dovere il mettere tutte le nazioni sotto i nostri piedi.

Inoltre attireremo specialmente l'attenzione su gli errori storici con i quali i governi dei Gentili tormentarono l'umanità per tanti secoli, nella loro mancanza di comprensione per tutto ciò che riguarda il vero benessere della vita umana, e nella loro ricerca di piani fantastici per la prosperità sociale. E hora il cortil loro è presunzione contra Yahvè. I loro piani, invece di migliorare le relazioni fra uomo e uomo, non hanno fatto altro che farle andare di male in peggio. I nostri filosofi dimostreranno tutti gli svantaggi delle religioni cristiane, ma nessuno potrà  mai giudicare la nostra religione nel suo vero significato, perché nessuno né avrà mai una completa cognizione fuorché i nostri che non ne sveleranno i misteri. Nei paesi dirigenti abbiamo fatto circolare una letteratura squilibrata, sudicia e ripugnante. Per un breve periodo dopo il riconoscimento del nostro regno, continueremo a incoraggiare questa letteratura, che mostra più esplicitamente che mai, il suo contrasto con le dottrine che metteremo in circolazione dal nostro seggio elevato. I nostri sapienti, educati allo scopo di guidare i Gentili, faranno conferenze, concreteranno piani, scriveranno appunti e articoli, per influire sugli spiriti degli uomini, piegandoli verso quella scienza e quelle idee che ci converranno.

Oh LEOPOLITANA ECCLESIA, Galatarum deliciae, Polonorumque. Josephum vidi Rothum filium tuum Germanici Sacrosanti Imperii alumnum hebraica imbutum perfidia merentem et querentem Jeremiae lacrimis de amissa Patria, humanitate praecelsa erga innumeros populos libere degentes in eius finibus. Vere Catholica Ecclesia fecit unam de multis gentibus, vere extat paradoxon vivendi formae ut una via progressus fiat statio. Antichristus virtus videtur quotidie mundi formam deformans hilariter quidem contraria dicens verbis veracibus confundens sensum et verborum intellegentiam. Ipse appellatur vere sermonum dominus. Diurnarius et actorum diurnorum redactor naturam malam occultat quin ex toto celat, et huiusmodi instrumenta mendacii vulgus semper corrumpunt et viam sternunt ad inferos. Contemplor tremens fabricam umbrarum futurarum Hollywoodianae civitatis cum asseclis suis virtualibus et socialibus, publicis deliciis fallacibus vere germanorum sermone praedicatis voce Hollewut, inferni delirium.

"Non contento del potere su ciò che è essenzialmente volgare e terreno, cerca di estendere il suo dominio su ciò che è nobile.Ma ciò che è nobile non si sottomette mai al suo dominio se non cessa di esserlo, e si trasforma in male. Il diavolo somiglia a un re violento, il cui paese è sterile e per conquistare le fiorenti nazioni che lo circondano, comincia col trasformarle in contrade deserte che somigliano alla sua. L'Anticristo ha il potere di desertificare una terra fiorente mentre acceca a tal punto da far credere che il deserto sia proprio un giardino fiorente. E mentre egli si dedica all'annichilimento, fa credere che stia costruendo. Ci dà pietre e pensiamo che ci dia pane. Il veleno del suo calice ha per noi il sapore di una fonte di vita. E contempliamo lui, il principe dell'inferno, come si contempla un figlio del cielo e della terra allo stesso tempo. E sembra ancor più eccezionale che se fosse solamente figlio del cielo: "Volevano promettervi il cielo, ma io vi do la terra. Eravate costretti a credere in un Dio incomprensibile, ma io in cambio trasformo voi in dèi. Credete che il cielo sia superiore alla terra, ma la terra è indubbiamente un cielo!". E poiché per natura desideriamo continuamente di trasformarci in dèi, giacché non dimentichiamo mai le nostre origini e siamo dei riflessi che cercano per tutta la vita la loro immagine originale, l'Anticristo riesce a sedurci in modo semplice e riesce a trasformare il nostro anelito più nobile in volgare invidia. L'anelito e l'invidia sono fratelli gemelli, uno bello e l'altra brutta, che però possono confondersi l'uno con l'altra".
Mi recai nel paese in cui non si elevavano più grida di eserciti e persone maltrattate. Arrivai alla capitale, città antica, bella e grande, con centinaia di chiese antiche. Visitai molte cupole e vidi che in esse non si pregava più e che le campane erano state tolte dai campanili, così come le croci dalle cupole e dalle mura interne. "Abbiamo liquidato Dio", mi dicevano. "Tutti dovrebbero imitarci! Come può osservare, non abbiamo eliminato solo la ricchezza, l'oro, l'imperatore e il carnefice, ma abbiamo anche spazzato via dal cielo tutta l'immondizia che vi si era accumulata nel corso della storia. Ora la terra è pulita e il cielo è vuoto". Ed era proprio così. Avevano preso due scope, una per pulire la terra e l'altra per pulire il cielo, e avevano dato loro persino dei nomi. La prima si chiamava 'rivoluzione', la seconda, 'ragione umana’. Ma in questo paese vi erano ancora molti che erano in disaccordo con entrambe le scope o solo con una. Alcuni di essi potevano credere che la terra era stata pulita, dato che potevano constatarlo coi loro stessi occhi. Ma non riuscivano a vedere il cielo e diffidavano della scopa chiamata 'ragione umanà. Se diffidate della vostra stessa ragione", dicevano gli spazzini, "è perché né avete molto poca".

Al che quelli rispondevano: "Forse siete voi che confidate tanto nella ragione perché ne avete molto poca. O forse ne avete persino più di noi, ma è possibile che oltre alla ragione umana ve né sia un'altra divina, e che persino la vostra stessa ragione - pur essendo così grande - non sia sufficiente, come la nostra, che è scarsa, per riconoscere quella divina. Voi credete di sapere. Ma noi crediamo". "Ebbene, anche se aveste ragione", replicavano gli spazzini, "e anche se esistesse veramente una ragione divina al di sopra della nostra, che è umana, non dovremmo riconoscerla. Ricordatevi che tutti i nostri oppressori si appellavano a quella ragione divina irriconoscibile e ci opprimevano in suo nome". "Lo ammettiamo", risposero alcuni credenti più intelligenti. Anch'io poi dissi: "E scritto che giungera un tempo in cui l'Anticristo siederà sul soglio di Pietro ricoperto di tutti i segni della dignità. Mi dica, e già  arrivato questo momento?". "Non lo so", rispose il frate. "Sono solo uno degli ultimi servitori del palazzo del Santo Padre. Ma un giorno ho visto che il Santo Padre si era addormentato. Dormì solo per poche ore, ma durante quel tempo vi fu un'altra persona seduta sul suo eccelso trono. E proprio in quelle ore arrivarono gli inviati dei vari paesi pagani per fare la pace con la Santa Chiesa".

In visione apparve lo scritto “Qui pluribus” di un papa Pio profetico con incompatibili caratteri illeggibili ai Patriarchi, Primati, Arcivescovi e Vescovi:  Venerabili Fratelli, l’ufficio episcopale, sovraccarico di tante sollecitudini,  non senza grandissimo turbamento e trepidazione dell’animo Nostro. Ci stringe a Voi... i nemici della divina rivelazione, con somme lodi esaltando il progresso umano, vorrebbero con temerario e sacrilego ardimento introdurlo perfino nella Religione cattolica; come se essa non fosse opera di Dio, ma degli uomini, ovvero invenzione dei filosofi, da potersi con modi umani perfezionare. Contro siffatto delirare possiamo ben ridire la parola con cui Tertulliano rimproverava i filosofi della sua età, “che fecero il Cristianesimo Stoico, o Platonico, o Dialettico”. Ma quanti meravigliosi e splendidi argomenti esistono per convincere l’umana ragione che la Religione di Cristo sia divina e che “ogni principio dei nostri dogmi venga dal Signore dei Cieli”…  

Venerabili Fratelli, i fedeli seguano la carità, cerchino la pace ed adempiano attentamente le opere della carità e della pace, in modo che deposte le inimicizie, composte le discordie, tutti si amino con vicendevole carità, siano perfetti nell’unità del sentire e del volere, ed abbiano una medesima parola e siano unanimi in Gesù Cristo Signor Nostro. Ma poiché “niente serve ad istruire gli altri nella pietà e nel culto del Signore, quanto la vita e l’esempio di coloro che si dedicarono al divino ministero”, e poiché tale suole essere per lo più il popolo, quali sono i sacerdoti, nella Vostra singolare sapienza vedete chiaramente,  che il Clero sia ornato di serietà di costumi, integrità di vita, santità e dottrina, affinché sia diligentissimamente mantenuta la disciplina ecclesiastica secondo le norme dei sacri canoni, ed ove fosse caduta, si restituisca nell’antico splendore.

Irruppero nell'aula sinodale 500 svizzeri e uccisero tutti i cardinali elettori presenti con Gionne XX.  Rimisero sul trono il papa legittimo portandolo in trionfo dal castello maledetto infino alla piazza, e postisi in ginocchio chiesero perdono dell'abbandono mentre dormivano. La elezione del nuovo vescovo di Roma fu ridata ai parochi romani e ai 5 vescovi suburbicari scampati agli eccidi. Fu stabilito che il nuovo papa fosse sempre un presbitero, consacrato vescovo e intronizzato dal Patriarca della Nuova Roma in unum col Patriarca della terza Roma, alla presenza del vescovo di Ostia. Si ripristina e si rende così certa la successione apostolica, resa dubbia dai nuovi riti volgari e viene spazzato  definitivamente lo scisma dell'Unicae Chiesa Apostolica e Cattolica.

Fu stabilito che il nuovo Papa in ginocchio faccia coram populo la professio fidei  davanti alla basilica, assistito dai due patriarchi, e dal vescovo ostiense con le chiavi della Basilica, sotto il vangelo tenuto sul capo dai due patriarchi, e quindi ricevuta la benedizione solenne di entrambi i patriarchi, riceva il pallio, l'epitrachilion e il sacro Triregno. Poi prenda in mano le chiavi della basilica e entri per primo e si prosti sul sepolcro di Pietro.

QUESTO IL TESTO DEL GIURAMENTO

«Ego, Joannes, accetto e cutodirò fedelmente la fede della Santa Chiesa affidatami. Precisamente:
Credo fermamente tutte e ciascuna le verità che la Chiesa, col suo magistero infallibile, ha definito, affermato e dichiarato, principalmente quei capi di dottrina che si oppongono direttamente agli errori del nostro tempo. E per Primo credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e perciò anche dimostrato col lume naturale della ragione, per mezzo delle opere da Lui compiute, cioè per mezzo delle opere visibili della creazione, come la causa per mezzo dell’effetto.  Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell’origine divina della Religione cristiana; e questi stessi argomenti io li ritengo perfettamente proporzionati all’intelligenza di tutti i tempi e di tutti gli uomini, anche del tempo presente. Terzo: credo anche con fede ferma che la Chiesa, custode e maestra della parola rivelata, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso, vero e storico, durante la sua vita tra noi, e che è fondata su Pietro capo della gerarchia apostolica, e sui suoi successori attraverso i secoli.  Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della Fede trasmessa fino a noi dagli Apostoli per mezzo dei Padri ortodossi, sempre nello stesso senso e nella stessa sentenza, e rigetto assolutamente la supposizione eretica dell’evoluzione dei dogmi da un significato all’altro, differente da quello che la Chiesa ha tenuto dall’inizio; e similmente condanno ogni errore che pretende di sostituire al deposito divino, affidato da Cristo alla Sposa perché fedelmente lo custodisse, un ritrovato fil osofico o una creazione della coscienza umana, formatasi lentamente con sforzo umano e perfezionantesi nell’avvenire con progresso indefinito.

Mi sottometto anche, con tutto il dovuto rispetto ed aderisco di tutto il cuore a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni contenute nelle Encicliche e nei Decreti, specialmente per ciò che  concerne la cosiddetta storia dei dogmi. Così pure riprovo l’errore di coloro che pretendono che la fede proposta dalla Chiesa possa essere in contraddizione con la storia, e che i dogmi cattolici, nel senso in cui oggi sono intesi, siano incompatibili con le origini più autentiche della religione cristiana. Condanno pure e rigetto l’opinione di coloro che affermano che il cristiano erudito si rivesta di una duplice personalità, del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito sostenere ciò che  contraddice la fede del credente, o porre delle premesse da cui conseguisse che i dogmi sono falsi o dubbi, così che essi non siano negati direttamente.
Inoltre rigetto l’opinione di coloro i quali ritengono che gli insegnanti delle discipline storiche e teologiche, o coloro che ne trattano per iscritto, debbano anzitutto sbarazzarsi di ogni idea preconcetta sia sull’origine soprannaturale della tradizione cattolica sia sull’assistenza divinamente promessa per la perenne salvaguardia dei singoli punti della verità rivelata, per interpretare poi gli scritti di ciascuno dei Padri, al di fuori di ogni autorità sacra, solo con i principii della scienza e con quella libertà di giudizio ammessa per l’esame di un qualunque documento profano.

Mantengo pertanto fermissimamente e manterrò fino al mio ultimo respiro, la fede dei Padri nel carisma certo di verità che è, è stato e sarà sempre nell’episcopato trasmesso con la successione Apostolica: non in modo che sia mantenuto quello che può sembrare migliore e più adatto al grado di cultura proprio di ciascuna epoca, ma in modo che la verità assoluta ed immutabile, predicata in origine dagli Apostoli, né mai sia creduta, né mai sia intesa in un altro senso. Mi impegno ad osservare tutte queste cose fedelmente, integralmente e sinceramente, a custodirle inviolabilmente e a non allontanarmene sia nell’insegnamento sia in una qualunque maniera con le mie parole ed i miei scritti.

Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio».

Nulla muterò del Simbolo Niceno Costantinopolitano, professando con i fratelli della Nuova e Terza Roma e diciamo insieme


Το Σύμβολο της Πίστεως – Πιστεύω Προσευχή

Πιστεύω εἰς ἕνα Θεόν, Πατέρα, παντοκράτορα, ποιητὴν οὐρανοῦ καὶ γῆς, ὁρατῶν τε πάντων καὶ ἀοράτων.

Καὶ εἰς ἕνα Κύριον Ἰησοῦν Χριστόν, τὸν Υἱὸν τοῦ Θεοῦ τὸν μονογενῆ, τὸν ἐκ τοῦ Πατρὸς γεννηθέντα πρὸ πάντων τῶν αἰώνων· φῶς ἐκ φωτός, Θεὸν ἀληθινὸν ἐκ Θεοῦ ἀληθινοῦ, γεννηθέντα οὐ ποιηθέντα, ὁμοούσιον τῷ Πατρί, δι᾿ οὗ τὰ πάντα ἐγένετο.

Τὸν δι᾿ ἡμᾶς τοὺς ἀνθρώπους καὶ διὰ τὴν ἡμετέραν σωτηρίαν κατελθόντα ἐκ τῶν οὐρανῶν καὶ σαρκωθέντα ἐκ Πνεύματος ἁγίου καὶ Μαρίας τῆς Παρθένου καὶ ἐνανθρωπήσαντα.

Σταυρωθέντα τε ὑπὲρ ἡμῶν ἐπὶ Ποντίου Πιλάτου, καὶ παθόντα, καὶ ταφέντα. Καὶ ἀναστάντα τῇ τρίτῃ ἡμέρᾳ, κατὰ τὰς Γραφάς. Καὶ ἀνελθόντα εἰς τοὺς οὐρανούς, καὶ καθεζόμενον ἐκ δεξιῶν τοῦ Πατρός. Καὶ πάλιν ἐρχόμενον μετὰ δόξης κρῖναι ζῶντας καὶ νεκρούς, οὗ τῆς βασιλείας οὐκ ἔσται τέλος.

Καὶ εἰς τὸ Πνεῦμα τὸ ἅγιον, τὸ κύριον, τὸ ζωοποιόν, τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον, τὸ σὺν Πατρί καὶ Υἱῷ συμπροσκυνούμενον καὶ συνδοξαζόμενον, τὸ λαλῆσαν διὰ τῶν προφητῶν.

Εἰς μίαν, ἁγίαν, καθολικὴν καὶ ἀποστολικὴν Ἐκκλησίαν. Ὁμολογῶ ἓν βάπτισμα εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν. Προσδοκῶ ἀνάστασιν νεκρῶν. Καὶ ζωὴν τοῦ μέλλοντος αἰῶνος. Ἀμήν.

Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli, e Creatore in ciascun uomo dell’anima spirituale e immortale.Noi crediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios to Patrì; e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. Egli si è incarnato per opera dello Spirito nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore al Padre secondo l’umanità. Egli ha patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra di sé i peccati del mondo, ed è morto per noi sulla Croce, salvandoci col suo Sangue Redentore. Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risorto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Resurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia. Egli è salito al Cielo, e verrà nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all’Amore e alla Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all’ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto. E il suo Regno non avrà fine.
Noi crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dona la vita; che è adorato e glorificato col Padre e col Figlio. Egli ci ha parlato per mezzo dei profeti, ci è stato inviato da Cristo dopo la sua Resurrezione e la sua Ascensione al Padre; Egli illumina, vivifica, protegge e guida la Chiesa, ne purifica i membri, purché non si sottraggano alla sua grazia. La sua azione, che penetra nell’intimo dell’anima, rende l’uomo capace di rispondere all’invito di Gesù: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste».
Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo, colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature,
Associata ai Misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile, lmmacolata, al termine della sua vita terrena elevata in corpo e anima alla gloria celeste, e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, Nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in Cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti.
Noi crediamo in un sol Battesimo istituito da Nostro Signor Gesù Cristo per la remissione dei peccati.
Noi crediamo nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, edificata da Gesù Cristo sopra questa pietra, che è Pietro.
Essa e il Corpo mistico di Cristo, insieme società visibile, costituita di organi gerarchici, e comunità spirituale; essa è la Chiesa terrestre, Popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e la Chiesa ricolma dei beni celesti; essa è il germe e la primizia del Regno di Dio, per mezzo del quale continuano, nella trama della storia umana, l’opera e i dolori della Redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del tempo, nella gloria. Essa è dunque santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l’irradiazione della sua santità.
Noi crediamo che la Chiesa è necessaria alla salvezza, perché Cristo è il solo Mediatore e la sola via di salvezza presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa. Ma coloro che, senza propria colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa e cercano sinceramente Dio e sotto l’influsso della sua grazia si sforzano di compiere la sua volontà riconosciuta nei dettami della loro coscienza, anch’essi, in un numero che Dio solo conosce, possono conseguire la salvezza.
Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue, che di li a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale.
Noi crediamo nella vita eterna, che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora esser purificate nel Purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù in Paradiso, come Egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell’aldilà della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della Resurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi.

Accetto e interpreto la Sacra Scrittura nel modo in cui la Santa Chiesa Orientale, l'ha capita e la capisce. Credo e professo che vi sono sette misteri della Nuova Alleanza: il Battesimo, la Crismazione, l'Eucaristia, la Confessione, il Sacerdozio, il Matrimonio e l'Unzione, istituiti dal Signore Cristo e la sua Chiesa, affinché, per la loro azione e ricezione, noi riceviamo benedizioni dall'alto. Credo e professo che nella Divina Liturgia, sotto le forme mistiche dei santi pane e vino, i fedeli partecipano al Corpo e al Sangue del nostro Signore Gesù Cristo, per la remissione dei peccati e per la vita eterna.
Credo e professo che è giusto venerare e invocare i Santi che regnano nell'alto con il Cristo, secondo la dottrina della Santa Chiesa Ortodossa; che le loro preghiere e le loro intercessioni innanzi a Dio ottengono i benefici di Dio per la nostra salvezza; e che piace a Dio che noi veneriamo le loro reliquie, glorificate con l'incorruttibilità, come memoriali preziosi delle loro virtù. Riconosco che le icone del nostro Signore Gesù Cristo, di Maria semprevergine e degli altri santi sono degne di essere accettate e venerate; non certo per idolatria, ma perché contemplandole noi siamo incitati alla pietà e all'imitazione delle azioni dei santi che esse rappresentano.
Professo che le preghiere dei fedeli offerte a Dio, per la salvezza di coloro che hanno lasciato questa vita nella fede, e più particolarmente quando sono accompagnate dall'oblazione del sacrificio incruento, sono favorevolmente ricevute dalla misericordia divina.

Credo e professo che Cristo il nostro Salvatore ha dato alla Chiesa Ortodossa Cattolica il potere di legare e di sciogliere; e che tutto ciò che è legato o sciolto sulla terra grazie a questo potere sarà legato o sciolto nel cielo.
Credo e professo che il fondamento, il capo, il gran pontefice e primo pastore della Santa Chiesa Ortodossa Cattolica è il nostro Signore Gesù Cristo; che vescovi, pastori e dottori sono istituiti da lui per governare la Chiesa; e che la guida e il pilota di questa Chiesa è il santo Spirito. Professo che questa Chiesa è la Sposa di Cristo, e che in essa è la vera salvezza.

Con fede sicura credo e professo singolarmente quanto è contenuto nel simbolo di fede della Santa Romana Chiesa. Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, mori e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, Una Santa Cattolica e Apostolica. Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen. Fermissimamente ammetto ed accetto le tradizioni ecclesiastiche e le altre osservanze e costituzioni della stessa Chiesa. Ammetto pure la sacra Scrittura secondo l’interpretazione che ne ha dato e ne dà la Santa Madre Chiesa, alla quale compete giudicare del senso genuino e dell’interpretazione delle Sacre Scritture, né mai l’intenderò e l’interpreterò se non secondo l’unanime consenso dei padri. Confesso anche che sono sette i veri e propri sacramenti della Nuova Legge istituiti da Gesù Cristo nostro Signore e necessari, sebbene non tutti a tutti, per la salvezza del genere umano, cioè: Battesimo, Confermazione, Eucaristia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine e Matrimonio; e che infondono la grazia, e che di essi il Battesimo, la Confermazione e l’Ordine non si possono reiterare senza sacrilegio. Accetto e riconosco inoltre i riti ammessi ed approvati della Chiesa cattolica per la solenne amministrazione di tutti i sacramenti sopra elencati. Accolgo e accetto in ogni parte tutto quanto è stato definito e dichiarato nel Sacrosanto Concilio di Trento riguardo il peccato originale e la giustificazione. Parimenti credo che nella Messa viene offerto a Dio un sacrificio vero, proprio e propiziatorio per i vivi e i defunti, e che nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia c’è veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue assieme all’Anima e alla Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, e che avviene la conversione di tutta la sostanza del pane in corpo e di tutta la sostanza del vino in sangue, la qual conversione la Chiesa cattolica chiama transustanziazione. Confesso anche che sotto una sola specie si riceve tutto integro Cristo e un vero sacramento. Ritengo senza esitazione che esiste il Purgatorio e che le anime ivi rinchiuse sono aiutate dai suffragi dei fedeli; similmente poi che si devono venerare e invocare i Santi che regnano con Cristo, che essi offrono a Dio le loro preghiere per noi e che le loro reliquie devono essere venerate. Dichiaro fermamente che si possono ritrarre e ritenere le immagini di Cristo e della sempre Vergine Madre di Dio, come pure degli altri santi, e che ad esse si deve tributare l’onore dovuto e la venerazione. Affermo inoltre che da Cristo è stato conferito alla Chiesa il potere delle indulgenze e che il loro uso è della massima utilità al popolo cristiano. Riconosco la Santa, Cattolica ed Apostolica Chiesa Romana come madre e maestra di tutte le Chiese, e prometto e giuro obbedienza al Romano Pontefice, successore di San Pietro principe degli apostoli e vicario di Gesù Cristo. Accetto e professo ancora senza dubbi tutte le altre cose insegnate, definite e dichiarate dai sacri canoni e in particolare dal sacrosanto Concilio di Trento e nel contempo anch’io condanno, rigetto e anatematizzo tutte le dottrine contrarie e qualunque eresia condannata, rigettata ed anatematizzata dalla Chiesa. Io N.… prometto, mi impegno e giuro, con l’aiuto di Dio, di mantenere e conservare tenacissimamente integra ed immacolata fino all’ultimo respiro di vita questa stessa vera fede cattolica, fuori della quale nessuno può essere salvo, che ora spontaneamente professo e ammetto con convinzione, e di procurare, per quanto sta in me, che sia ritenuta, insegnata e predicata ai miei soggetti e a coloro di cui mi sarà affidata la cura nel mio ministero: così faccio voto, così prometto e giuro. Così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.

E firmarono il Santo protocollo in latino greco e slavo come atto di fratellanza in nome del beati Pietro, Paolo e Andrea, nella Chiesa una santa cattolica

Ego JOANNES servo dei servi di Dio vescovo nell'antica Roma
Η ΑΝΔΡΕΑ patriarca Ecumenico nella Nuova Roma
Я МЕТОД patriarca di tutte le Russie nella Terza Roma

MALEDIZIONE DI NOSTRADAMUS

CAVTIO CONTRA INEPTOS CRITICOS

Qui legent hosce libros mature censunto
Profanum vulgus et inscium né attrectato
Omnesque astrologi blenni barbari procul sunto
Qui aliter faxit is rite sacer esto

Se tua pazienza, lector mio fine, fin qui giunger potte e tu benevolmente
tal historiella bella judicasti o villanella
seppur suggerir modifiche vorrai
con tua propria man digitar potrai
lo seguito che ci liberi di guai
grossi od occulti quantunque avrai
nella mail che qui ti appulchrai

F I N I S  SINE  F I N E

PAGINA DOMESTICA

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